opere di costanzo preve

[SinistraInRete] Carlo Formenti: La filosofia imperfetta di Costanzo Preve

Rassegna – 28/11/2025

Carlo Formenti: La filosofia imperfetta di Costanzo Preve

perunsocialismodelXXI

La filosofia imperfetta di Costanzo Preve

di Carlo Formenti

cop preve.jpgPer i tipi delle Edizioni INSCHIBBOLLETH, è appena uscito il volume IV delle Opere di Costanzo Preve (curate da Alessandro Monchietto). Il volume contiene il saggio “La filosofia imperfetta. Una proposta di ricostruzione del marxismo contemporaneo” la cui prima edizione è uscita nel 1984 per i tipi di Franco Angeli, un lavoro che, come ho più volte ribadito in alcuni libri recenti, considero di gran lunga il suo apporto più importante alla cultura marxista italiana degli ultimi decenni. Non avendo in questo momento il tempo di celebrare l’evento, come meriterebbe, con un articolo inedito (in quanto impegnato a completare l’impegnativa stesura di un libro a due mani con Alessandro Visalli), mi limito a riproporre qui di seguito il primo capitolo – dedicato appunto alla “Filosofia imperfetta” – del mio “Ombre rosse: Saggi sull’ultimo Lukács e altre eresie” (Meltemi 2022). Del resto, mentre lo rileggevo per decidere se valeva la pena di adottare tale soluzione, ho verificato di poterne tuttora condividere il contenuto parola per parola. 

PS Nel teso originale le citazioni erano seguite dal numero di pagina fra parentesi, ma dato che si riferivano all’edizione del 1984 e non ho avuto tempo di riscontrare a quali pagine della nuova edizione corrispondano ho qui preferito eliminare i riferimenti in questione. Ho anche eliminato le note che rinviano ad altre parti di “Ombre rosse” che non si riferiscono al libro di Preve.

* * * * 

Leggi tutto

Karim: Un crimine storico: l’ONU consegna Gaza ai suoi carnefici

sinistra

Un crimine storico: l’ONU consegna Gaza ai suoi carnefici

di Karim

nobile TRADIMENTO html
7fa24ec35d6c106a.jpgDice l’autore della Newsletter BettBeat qui sotto riportata, che “la salvezza non verrà dall’alto”: giustissimo ed assodato! Dice che quello consumato in sede ONU il 17 novembre è “un tradimento”. Non concordiamo con tale giudizio poiché per noi è assodato che l’ONU è un consesso del potere capitalistico mondiale dove si cerca di far quadrare i conti fra i diversi e contrapposti interessi di Stati e “blocchi” capitalistici, comunque e sempre orientati dal loro comune obiettivo di contenere e stroncare ogni potenziale di forza rivoluzionaria che si manifesti ai quattro angoli del mondo.

L’atto di “tradimento istituzionale” siglato dal Consiglio di sicurezza il 17 novembre con un voto schiacciante di 13 a 0 e l’astensione dei due pezzi grossi russo e cinese, non è che l’ultimo atto di una lunga storia di infame e criminale real-politik delle diplomazie e cancellerie borghesi. Vogliamo ricordare fra gli altri e in quanto particolarmente infame e criminale, la liquidazione del grande patriota rivoluzionario africano Patrice Lumumba avvenuta sotto la copertura ONU. Anno 1961!

Sono passati 64 anni da quella operazione criminale e la situazione è ben diversa: la forza rivoluzionaria in Palestina e in tutta l’Asia occidentale è ben lontana dall’essere liquidata. Nonostante tutti i pesanti colpi subiti, l’Asse della Resistenza è in piedi. Non è stato (ancora) disarmato. Non è in ginocchio. Gli accordi criminali siglati in sede ONU senza alcun voto contrario e con l’astensione di Russia e Cina, devono “essere ratificati” sul campo di battaglia a Gaza, in Libano, nello Yemen, in Iran.

Detto questo, lettura altamente consigliata! [Lo Sparviero]

Leggi tutto

Paolo Selmi: Škola kommunizma: i sindacati nel Paese dei Soviet

sinistra

Škola kommunizma: i sindacati nel Paese dei Soviet

di Paolo Selmi

Ventesima parte.Ammettere i propri difetti è privilegio dei forti”: l’intervento di Tomskij al XIV Congresso del Partito Comunista di tutta l’Unione (bolscevico) PARTE X

Škola kommunizma i sindacati nel Paese dei Soviet parte 1 html 98bc8d74546bea8fm. Sindacato e partito

Penso che tutte le nostre osservazioni resteranno parola morta in una risoluzione, l’ennesima bella risoluzione, di quelle che a noi certo non mancano, se tutti gli organi del partito non si faranno finalmente una ragione del fatto che che la questione del lavoro dei sindacati, della vita dei sindacati e dei suoi successi, sia una questione di partito, ovvero se non capiranno che i sindacati non sono un’organizzazione concorrente rispetto all’organizzazione partito. In particolare, ho letto recentemente sui giornali interventi di alcuni famosi compagni, i quali scrivono che, se l’iniziativa operaia avviene nel partito, allora è una buona iniziativa; se invece essa avviene fuori dal partito, e per fuori dal partito si intende principalmente il sindacato, allora non è una buona iniziativa. Da qui, a concludere che le fila del partito si siano ingrossate eccessivamente, il passo è breve.1

È, questo del rapporto fra sindacato e partito, un argomento che Tomskij ha già toccato in precedenza, ma qui si arricchisce di dettagli nuovi, concreti, non di massimi sistemi. In certi punti, sembra di essere alle riunioni di qualche coordinamento fra associazioni o commissione comunale: c’è chi vuole mettere a tutti i costi il cappello su qualcosa, c’è chi minaccia di andarsene, c’è chi la butta sul personale, c’è chi rivanga – per l’ennesima volta – antichi e mai sopiti rancori, eccetera.

A rileggere queste righe ci si accorge di come, ahinoi, viviamo in un momento storico di regressione, dove invece di andare avanti si va indietro, grazie soprattutto a pezzi di plastica luminosi con cui ci interfacciamo tutti i giorni per “comunicare” con altri come noi, e che confondono volutamente i codici linguistici, convenzionali e non, della comunicazione e dell’invettiva, dello “sfogatoio”, della battuta al fulmicotone prodromo dello sputtanamento dell’interlocutore, declassato al ruolo di bersaglio. Pertanto, anche nei rari, pochi momenti di confronto individuale o collettivo de visu, siamo spesso incapaci di elaborare concetti in modo costruttivo, sia nell’immediato che nel lungo termine. In altre parole, rispetto ad allora oggi ci troviamo molto, ma molto peggio.

Leggi tutto

Enrico Tomaselli: Quale potrebbe essere la sorte del piano di pace

metis

Quale potrebbe essere la sorte del piano di pace

di Enrico Tomaselli

Sulla questione del piano di pace in 28 punti – a quanto pare già ridottisi, forse a 19 – si manifesta in modo eclatante tutto l’occidentocentrismo che ci affligge – tutti, eh, europei e statunitensi…

Già l’idea del piano, e la fretta con cui lo si vorrebbe concretizzare, nascono da un’esigenza pressoché esclusiva dell’occidente, ovvero impedire il tracollo dell’esercito ucraino sotto la spinta delle forze armate russe; insomma, trasformare l’imminente collasso dell’Ucraina, con conseguente capitolazione e conclamata sconfitta politico-militare di Kiev, UE, NATO e Stati Uniti, in una negoziazione che sfumi quanto più possibile l’immagine della vittoria russa.

La formulazione del piano originale, quello dei 28 punti, ancorché presentato addirittura come se fosse “scritto da Putin”, è in realtà sì un parziale passo verso le posizioni russe, ma comunque infarcito di elementi difficilmente accettabili per Mosca, ed in ogni caso dettato appunto dall’esigenza di renderlo quantomeno accettabile come base dii partenza, stante la fermezza russa su una serie di principi. Ma, ovviamente, osservandolo dalla prospettiva distorta dell’occidente ombelico del mondo, appare sin troppo favorevole alla Russia.

Il piano, comunque, viene in queste ore sottoposto ad una revisione insieme agli ucraini, che – per quanto sottoposti a ricatto – restano una parte ineludibile di qualsiasi accordo. E benché – almeno sinora – gli europei siano apparentemente esclusi dal tale processo, è chiaro che stanno esercitando le proprie pressioni attraverso gli ucraini stessi.

Leggi tutto

Davide Malacaria: Ucraina: il piano di pace, sabotatori all’opera

piccolenote

Ucraina: il piano di pace, sabotatori all’opera

di Davide Malacaria

Le delegazioni di Kiev e Washington sono convenute a Ginevra per confrontarsi sul piano di pace Usa per l’Ucraina. Il Capo del Dipartimento di Stato Marco Rubio ha parlato di un incontro “molto significativo… probabilmente il migliore che abbiamo avuto finora“. Parole che sembrano confermate dal generale Keith Kellog, l’inviato Usa per l’Ucraina dimissionario, secondo il quale “siamo molto vicini a porre fine a questa guerra“. Insomma, sembra che si siano aperti spiragli, ma…

Ma – appunto – tanto ottimismo stride con il commento prudente di Trump, che suona insolito anche per la propensione del personaggio a brandire successi immaginari. Così, infatti, Trump su Truth social: “È davvero possibile che si stiano facendo grandi progressi nei colloqui di pace tra Russia e Ucraina??? Non crederci finché non lo vedi, ma potrebbe succedere qualcosa di buono”.

Prudenza alla quale ci atteniamo perché consapevoli della complessità del processo in corso. Difficoltà prevedibili sono nate in seno alla Ue, che finora ha parlato solo di guerra e, quando si è materializzato il piano Trump, si è affettata a predisporre un suo piano di pace, che intende confrontare con quello Usa per approntarvi delle modifiche.

Gli ingredienti del piano Ue sono sempre gli stessi: “Nessuna limitazione all’esercito ucraino, porte della NATO spalancate, invio di truppe straniere, sanzioni che si accendono e spengono come luci di Natale – e nemmeno un centimetro di territorio ceduto” alla Russia, come sintetizza Gerry Nolan sul Ron Paul Institute.

Leggi tutto

Giuseppe Gagliano: Non c’è pace per la Ue

lafionda

Non c’è pace per la Ue

di Giuseppe Gagliano

Sembra una barzelletta, ma purtroppo è il riassunto dello stato dell’Unione Europea.

Ogni volta che americani e russi si mettono anche solo lontanamente a parlare di pace, da Bruxelles a Strasburgo fino all’ultimo editorialista embedded scatta lo stesso riflesso pavloviano: scandalo, tradimento, “umiliazione dell’Europa” e, ovviamente, “dell’Ucraina”.

Guai a trattare, guai a fermare la carneficina, guai a mettere in discussione il verbo atlantico: l’unica opzione ammessa è “la vittoria”, possibilmente totale, definitiva, cosmica.

Di chi e a quale prezzo non è dato sapere, ma non disturbiamo i manovratori con domande così volgari.

L’Unione Europea intanto, quella vera, non quella dei discorsi gonfiati di retorica, è ridotta a ciò che i suoi stessi leader fingono di non vedere: un cadavere politico che pretende di fare la morale a chiunque, ma che nessuno prende più sul serio.

Ventisette più uno, con l’Ucraina a mezzo servizio, che brontolano contro Washington e Mosca accusandole di “umiliarli”.

Per essere umiliati bisognerebbe prima esistere, politicamente; qui invece siamo al punto che se togli i comunicati stampa e le conferenze sulla “resilienza”, resta solo il vuoto.

Gli stessi campioni dei “valori europei” che per due anni hanno ripetuto come un disco rotto la formula magica della “sconfitta della Russia”.

Leggi tutto

Umberto Franchi: La resa dell’Ucraina, la disfatta dell’Europa

sinistra

La resa dell’Ucraina, la disfatta dell’Europa

Una storia che viene da lontano

di Umberto Franchi

Come è  noto  con la proposta di Trump/Putin, basata su 28 punti in merito  alla guerra tra Russia e Ucraina,  costringe Zelensky a dare una risposta in tempi brevi, anche se continua ad appellarsi alla NATO/UE,  con i Paesi  UE che considerano la proposta solo una base di partenza, provando a chiedere alcune modifiche. Ma Zelensky sarà costretto comunque ad accettare la proposta che a mio parere vedrà poche modifiche, perché a Trump oggi interessa  sciogliere i nodi della   contesa imperialista, cercando una alleanza con Putin per tentare  di emarginare la Cina.

Il    Presidente USA che è notoriamente  incoerente e inaffidabile, sembra però  puntare a un nuovo equilibrio sul Piano geopolitico mondiale che tenga anche conto del fatto che la realtà sul campo di battaglia non da molto scampo all’Ucraina. L’Europa richiamata in causa con i “volonterosi”,   ha però   di fatto   giocato tutte  le sue carte fondate sulla deterrenza a sanzioni perdendole,  e non può cambiare nella sostanza la bozza di accordo USA/RUSSIA ne tanto meno  le sorti della guerra.

Ma perché siamo arrivati a questa situazione con centinaia di miglia di soldati e civili morti da ambo le parti, e alla fine vi sarà un accordo che poteva essere fatto in modo migliore per l’Ucraina all’inizio della guerra?

 

Come sappiamo la contesa parte da lontano

 Il primo aprile del 1991 in una riunione a Praga venne formalmente sciolto il Patto di Varsavia, con l’impegno da parte degli USA/NATO a non far mai entrare i Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia nella Nato.

Leggi tutto

Gianandrea Gaiani: La pax russo-americana incombe su ucraini ed europei

analisidifesa

La pax russo-americana incombe su ucraini ed europei

di Gianandrea Gaiani

1458507.jpgMentre i russi eliminano le ultime sacche di resistenza ucraina “nell’imbuto” di Pokrovsk/Mirnograd, avanzano nelle regioni di Zaporizhia, Karkhiv e Dniepropetrovsk e soprattutto annunciano la completa conquista di Kupyansk (nel silenzio di Kiev e propagandisti euroatlantici che hanno taciuto finora anche la caduta di Pokrovsk), l’Amministrazione Trump ha messo a punto un piano in 28 punti per mettere fine alla guerra in Ucraina e impostare un accordo su vasta scala con la Russia.

Lo ha riportato il 19 novembre il giornale on line statunitense Axios, citando fonti americane e russe, secondo cui i 28 punti riguardano quattro temi: pace in Ucraina, garanzie di sicurezza, sicurezza in Europa e futuri rapporti degli Stati Uniti con Russia e Ucraina.

Questo l’elenco dettagliato dei punti dell’accordo presentato dagli Stati Uniti:

    1. La sovranità dell’Ucraina sarà confermata.
    2. Verrà concluso un accordo globale di non aggressione tra Russia, Ucraina ed Europa. Tutte le ambiguità rimaste irrisolte negli ultimi 30 anni saranno considerate risolte.
    3. La Russia si impegna a non invadere i Paesi vicini e la NATO si impegna a non espandersi ulteriormente.
    4. Verrà varato un dialogo tra Russia e NATO, con la mediazione degli Stati Uniti, per risolvere tutte le questioni relative alla sicurezza e creare le condizioni per una de-escalation.
    5. L’Ucraina riceverà garanzie di sicurezza affidabili.
    6. Le forze armate ucraine saranno limitate a 600.000 uomini.
    7. . L’Ucraina accetta di sancire nella propria Costituzione la sua non adesione alla NATO e la NATO accetta di includere nel proprio statuto una disposizione che specifichi che l’Ucraina non sarà integrata in futuro nell’alleanza.
    8. La NATO accetta di non schierare truppe in Ucraina.

Leggi tutto

Laila Hassan: Fanon può entrare ma i palestinesi d’Italia no, perché? Perché il palestinese buono è quello morto o rassegnato

effimera

Fanon può entrare ma i palestinesi d’Italia no, perché? Perché il palestinese buono è quello morto o rassegnato

Appunti sull’inadeguatezza della sinistra italiana

di Laila Hassan

Gaza.jpg“La guerra di liberazione non è un’istanza di riforme, ma lo sforzo grandioso di un popolo, che era stato mummificato, per ritrovare il suo genio, riprendere in mano la sua storia e ricostituirsi sovrano” [1] 

A 100 anni dalla nascita di Fanon alcune brevi, forse inutili, considerazioni.

Se c’è un atteggiamento che in questi anni mi ha particolarmente colpita è l’incapacità di alcuni ambienti in solidarietà con la Palestina di comprendere il significato della lotta palestinese. La rabbia palestinese non è un sentimento che il pubblico occidentale, in lacrime, commosso di fronte alle immagini dei corpi dilaniati palestinesi, può accettare. La rabbia del colonizzato è incomprensibile, fuori dalle regole dell’accettabilità, è animalesca per natura. Un sentimento che può generare mostri, e che ci ha attaccato addosso l’etichetta di incivile, barbaro, dannato. Non è la scoperta dell’acqua calda, né la pretesa di teorizzare qualcosa che è già stato scritto da militanti e intellettuali impegnati nelle più disparate tradizioni anticoloniali, ma l’atteggiamento paternalista, colonizzatore e razzista messo in campo da chi “ti vuole difendere” è ciò da cui dobbiamo stare alla larga.

Utilizzo quindi queste righe per diversi motivi: primo, su tutto, dare sfogo alla mia frustrazione, da palestinese, italiana, militante di un’organizzazione palestinese in Italia. In secondo luogo, per condividere con chi leggerà alcuni dei pensieri che hanno abitato i nostri corpi, spesso in tensione e arrabbiati, spesso incapaci di trovare nello sguardo del solidale un alleato di cui fidarsi.

Le lotte anticoloniali che hanno caratterizzato la metà del ‘900 – stesso periodo in cui si ufficializzava l’istituzione coloniale in Palestina, hanno attraversato diverse fasi, tradizioni, pratiche, riflessioni politiche, momenti in cui le scelte dei colonizzati hanno assunto forme e modalità adatte alle contingenze. Allo stesso modo, pensare che i palestinesi abbiano prediletto una forma di resistenza all’altra vuol dire non essere in grado di leggere la situazione coloniale, né di entrare in connessione con la prassi anticoloniale.

Leggi tutto

Gaetano Colonna: Né pace né giustizia per la Terrasanta

clarissa

Né pace né giustizia per la Terrasanta

di Gaetano Colonna

arc e1763571960793.jpgQuanto avvenuto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 17 novembre 2025, con l’approvazione della Risoluzione n. 2803, è un evento rivelatore dell’acquiescenza della comunità internazionale al predominio della forza delle armi in Terrasanta. Risulta oramai evidente che non vi è più spazio per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, e che la violazione del diritto internazionale non trova sanzione nemmeno presso l’ONU: non una riga viene infatti dedicata in questa risoluzione alle molteplici, reiterate, permanenti violazioni dei diritti umani commesse dallo Stato di Israele nella Striscia di Gaza (e non solo).

Oltre a Stati Uniti, Regno Unito, Francia, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, Algeria, Danimarca, Grecia, Guyana, Sud Corea, Pakistan, Panama, Sierra Leone, Slovenia, Somalia, membri non permanenti, hanno votato a favore della risoluzione.

Si sono astenuti gli altri due membri permanenti, Cina e Russia. Una decisione questa di notevole gravità, che sembra costituire il prezzo per ottenere vantaggi in altri scottanti contesti: la soluzione del conflitto in Ucraina per la Russia; un ammorbidimento delle posizioni statunitensi nel conflitto commerciale con la Cina Popolare.

 

Opportunismo russo

Da questo punto di vista, le preoccupazioni esternate dall’ambasciatore russo all’ONU, Vassily Nebenzia, tolgono ben poco al fatto che la Russia ha compiuto una scelta dettata da una ristretta Realpolitik, rinunciando di fatte a proprie autonome posizioni in Medio Oriente, evidentemente per concentrarsi sull’Ucraina: ulteriore conferma dopo l’abbandono di Bashir Assad in Siria.

A poco serve quindi che Nebenzia dichiari: «La cosa principale è che questo documento non dovrebbe diventare una foglia di fico per gli esperimenti sfrenati condotti dagli Stati Uniti in Israele, nei territori palestinesi occupati». La Russia sa benissimo che invece proprio di una foglia di fico si tratta.

Leggi tutto

Fabrizio Casari: Ucraina, finale di partita

altrenotizie

Ucraina, finale di partita

di Fabrizio Casari

La guerra in Ucraina potrebbe veder avvicinarsi il suo epilogo, dato che il piano proposto dalla Casa Bianca accoglie le richieste russe avanzate dal 2014. Pur tenendo conto delle giravolte possibili di Trump e delle isterie europee, non pare vi siano all’orizzonte alternative di sostanza. A meno di non voler considerare che la presa del Donbass e la presenza russa per centinaia di chilometri in profondità e duemila in larghezza lungo tutta la frontiera possa essere ulteriormente incrementata. Magari fino a prendere anche Odessa e a chiudere lo sbocco al mare per l’Ucraina. Quel che è certo è che se non verrà accettato, anche emendato in alcune parti ma alla fine accettato, gli USA non metteranno altre risorse e probabilmente ritireranno quelle già in dotazione. Zelensky, al minimo storico del gradimento nel suo Paese (22%) si è esibito in un discorso demagogico da attore consumato, ma si prepara alla resa perché non ha più il più importante alleato, ha perduto molta parte del sostegno politico interno, non ha più denaro da mungere e non ha più soldati con cui combattere.

Il piano parte dalla presa d’atto della situazione militare sul terreno. I russi avanzano ed hanno già superato le linee di difesa con una tattica più da guerriglia che da manovra classica di fanteria; gli ucraini indietreggiano, fuggono o disertano e persino i suoi battaglioni d’élite come il 37° o l’Azov sono completamente circondati.

Leggi tutto

Enrica Perrucchetti: “Framing Gaza”: lo studio che smaschera la parzialità dei media occidentali

contropiano2

“Framing Gaza”: lo studio che smaschera la parzialità dei media occidentali

di Enrica Perrucchetti*

Le principali testate di otto Paesi occidentali hanno sistematicamente privilegiato la narrazione israeliana e marginalizzato le prospettive palestinesi nella copertura del genocidio di Gaza, omettendo le loro rivendicazioni storiche e il contesto dell’occupazione.

È quanto rivela il rapporto di Media Bias Meter, Framing Gaza: A Comparative Analysis of Media Bias in Eight Western Outlets, che ha analizzato 54.449 articoli pubblicati in cento settimane, dal 7 ottobre 2023 ad agosto 2025, dallo statunitense The New York Times, dalla britannica BBC, dal canadese The Globe and Mail, dal francese Le Monde, dal tedesco Der Spiegel, dal belga La Libre Belgique, dall’italiano Corriere della Sera e dall’olandese De Telegraaf.

Dalla ricerca emerge uno schema coerente: una distorsione strutturale del racconto a favore del frame israeliano. Il risultato è un’informazione che, pur proclamandosi equilibrata, finisce per legittimare la violenza di Stato come «autodifesa», normalizzare l’occupazione e relegare le vittime palestinesi a un ruolo secondario, deumanizzandole e filtrandole attraverso «la lente del terrorismo».

 

Il pregiudizio che unisce i media occidentali

Lo studio mostra come, al di là delle linee ideologiche, l’architettura comunicativa risponda allo stesso schema: Israele al centro del discorso, la Palestina confinata a nota a margine o a cornice funzionale.

Leggi tutto

Fulvio Grimaldi: UE, USA, Israele, suicidio assistito?

mondocane

UE, USA, Israele, suicidio assistito?

di Fulvio Grimaldi

Fulvio Grimaldi in “Spunti di riflessione” di Paolo Arigotti

Due scoop. Uno grosso, di grande portata. L’altro piccolo piccolo, ma personale.

Pur essendo considerato come un successo della professione a cui tutti dovremmo ambire, lo scoop, che pure ha appassionati cultori, non mi ha mai detto molto. Lo vedo, mi stupisco, lo ammiro, poi finisce a morire lì. Perché penso che più dello scoop, che, come i dadaisti, ha la funzione di epater le bourgeois, stupire il borghese, vale la ricerca e illuminazione dei retroscena.

Fatta questa rivelazione dottrinale, rinnego tutto, come fossi una Meloni qualsiasi, e procedo agli scoop. Il primo, grosso, non è mio, ma del più rispettato e corretto dei quotidiani israeliani, per queste sue qualità spesso bastonato dal regime degli ultrà sionisti (dargli dei nazi sta diventando un eufemismo).

Del resto, agli scoop di Haaretz siamo abituati, anche se sembra esserci un’intesa politico-mediatica internazionale per ridurli al silenzio. Ricordo quello relativo al 7 ottobre di Hamas, seppellito sotto l’omertà della sopra nominata combine politico-mediatica. Si tratta dell’inchiesta del giornale che aveva smascherato le bugie circa le “atrocità” dei terroristi di Hamas con “decapitazioni e infornate di neonati, stupri di gruppo, uccisioni di massa, culminate con 1.200 vittime”.

Leggi tutto

Roberto Iannuzzi: Ucraina: lotta alla corruzione o campagna di pressione contro Zelensky? 

Ucraina: lotta alla corruzione o campagna di pressione contro Zelensky? 

di Roberto Iannuzzi

L’attuale operazione anticorruzione sembra finalizzata a ridurre Zelensky all’obbedienza, inducendolo ad abbassare l’età di reclutamento sotto i 25 anni. Obiettivo: prolungare la guerra

L’Operazione Mida lanciata dalle agenzie anti-corruzione NABU e SAPO ha sollevato un polverone in Ucraina.

Essa ha fatto emergere un sistema di tangenti e riciclaggio di denaro del valore di 100 milioni di dollari che coinvolge la compagnia di stato Energoatom, vedendo implicati importanti ministri e Timur Myndich, amico di vecchia data ed ex socio d’affari del presidente Volodymyr Zelensky.

E la partita potrebbe essere appena cominciata. Nuove rivelazioni esplosive legate agli appalti della difesa potrebbero seguire nelle prossime settimane, stando alle dichiarazioni rilasciate dal direttore del NABU Semen Krivonos.

Ma la vera questione sollevata da quello che è solo l’ultimo scandalo in ordine di tempo non è la corruzione dilagante (problematica ben nota sia nel paese che presso le cancellerie occidentali), quanto piuttosto se l’Ucraina si stia avvicinando a un punto di non ritorno dopo aver condotto per più di tre anni una guerra che è al di sopra delle sue possibilità.

L’Operazione Mida che sta facendo tremare i vertici del potere ucraino si somma alle crescenti difficoltà militari sul fronte, e a una crisi finanziaria resa ancor più seria dalla manifesta incapacità europea di sostenere economicamente l’Ucraina dopo il passo indietro degli Stati Uniti.

Leggi tutto

 

Sharing - Condividi