Jenin è una cittadina della Cisgiordania occupata dove vivono 50.000 palestinesi. Jenin, storicamente, è una città ribelle. A Jenin infatti, durante il mandato britannico (l’occupazione coloniale britannica della Palestina), nacquero gruppi di ribelli anticoloniali. Se avessero vinto oggi li chiamerebbero “resistenza”, ma hanno perso e dunque vengono considerati terroristi. La storia la scrivono sempre i vincitori del resto.
Jenin rimase sotto il controllo giordano fino all’occupazione israeliana iniziata nel 1967 a seguito della guerra dei sei giorni. Durante la Nakba, la catastrofe, l’esodo forzato di 750.000 palestinesi costretti a lasciare la loro terra terrorizzati dalle bande terroriste sioniste, a Jenin arrivarono migliaia di rifugiati. Questi iniziarono a costruire un campo profughi che ancora oggi ospita 15.000 palestinesi. Nel campo profughi di Jenin la storia è una ferita ancora aperta.
Ci vivono, in condizioni estreme, figli e nipoti di palestinesi cacciati dalle loro case dai colonialisti israeliani. Molti conservano ancora la chiave della casa che furono costretti ad abbandonare. La storia ha forgiato la popolazione, una popolazione che resiste, che lotta, che cerca di cacciare giustamente gli invasori e per questo viene considerata una popolazione di terroristi.
Centinaia di volte i soldati israeliani hanno realizzato incursioni terroriste all’interno del campo profughi di Jenin. Entrano, sparano, uccidono, sequestrano. Hanno carri armati, fucili d’assalto, droni sofisticatissimi.
Nel 2022, esattamente l’11 maggio, proprio all’interno del campo di Jenin venne brutalmente assassinata Shireen Abu Akleh, icona del giornalismo palestinese. Shireen Abu Akleh lavorava per Al Jazeera e aveva anche la cittadinanza statunitense. L’ha ammazzata un cecchino israeliano, le ha sparato proprio perché indossava il giubbotto con scritto “press”.
Le autorità israeliane all’inizio negarono le loro responsabilità. D’altro canto i sionisti, oltre ad essere esperti di omicidi e di genocidi, sono bravissimi a mentire forti del sistema mediatico occidentale che li spalleggia in modo ignobile.
Poi una serie di inchieste indipendenti internazionali hanno dimostrato quel che tutti sapevano. Shireen Abu Akleh è stata ammazzata dai soldati israeliani, i peggiori terroristi del pianeta che neppure sono degni di essere chiamati soldati.
Ieri, sempre a Jenin, un gruppo di terroristi dell’IDF ha arrestato due giovani palestinesi. I due si erano arresi, erano sdraiati in terra, disarmati, con le braccia alzate. Eppure i terroristi israeliani li hanno ammazzati come cani con i loro mitra. Così facevano i nazisti nei campi di concentramento, così fanno i sionisti nei campi di concentramento palestinesi nella Cisgiordania occupata.
Quel che è avvenuto ieri a Jenin avviene da decenni in Palestina. È sempre avvenuto da quando i sionisti hanno messo piede in Palestina. Uccidono civili inermi, sparano in testa ai bambini palestinesi, bruciano le case e i campi dei palestinesi. Oggi chi ha il coraggio di vedere (e di sapere) ha tutti gli strumenti per farlo. Non si parla più di Palestina per una semplice ragione: l’occupazione e lo sterminio devono andare avanti nel silenzio generale.
Adesso pensate a cosa sarebbe accaduto se un gruppo di miliziani di Hamas avesse ucciso a sangue freddo con una mitragliata due giovani israeliani disarmati. Pensate ai comunicati della Meloni, pensate a Salvini, pensate a Tajani, il ministro degli Esteri di Israele in Italia. Avrebbero tutti ripetuto lo stesso mantra: “Israele adesso ha diritto a difendersi”. Ma per costoro (e per un pezzo grande della cosiddetta opposizione) i palestinesi non hanno diritto a difendersi: se sparano gli israeliani si tratta di operazione militare, se sparano i palestinesi (che non sparano quasi mai) si tratta di terrorismo.
Enzo Iacchetti, un mio amico, una persona perbene oggi sotto attacco sionista, disse: “È una questione di punti di vista: come gli aquiloni, che pensano che la terra sia attaccata al filo”. Esatto, punti di vista. C’è tuttavia in Italia chi non ha un punto di vista proprio, sono schiavi del mainstream e pensano davvero che Israele si stia difendendo, che la storia sia iniziata il 7 ottobre e che i palestinesi se la siano cercata.
Invito costoro a leggere Bertold Brecht: “Tutti vedono la violenza del fiume in piena, nessuno vede la violenza degli argini che lo costringono.”
Oggi è possibile vedere ogni giorno gli argini che costringono un intero popolo, basta non voltarsi dall’altra parte.
“Morte a Jenin” (Di Alessandro Di Battista) – 29/11/2025
https://alessandrodibattista.substack.com/p/morte-a-jenin

