Alcuni lo chiamano persino “il guardiano di Zelensky”. È stato lui il principale negoziatore dell’Ucraina nei colloqui con Russia e Stati Uniti
Nelle scorse ore la NABU — una delle due agenzie anticorruzione che Zelensky aveva provato ad indebolire con una legge votata dal Parlamento e poi costretto a ritirare dopo l’indignazione popolare — ha perquisito la casa di Andriy Yermak. Non stiamo parlando di un funzionario qualunque. Parliamo del capo di gabinetto di Zelensky. L’uomo più vicino al presidente. Il Kyiv Independent lo descrive così: “Passo dopo passo, Yermak ha accumulato un potere senza precedenti, diventando di fatto il numero due dell’Ucraina dopo il presidente”.
E non è un’esagerazione. Da quando è scoppiata la guerra, Yermak ha accompagnato Zelensky in ogni viaggio all’estero. Alcuni lo chiamano persino “il guardiano di Zelensky”. È stato lui il principale negoziatore dell’Ucraina nei colloqui con Russia e Stati Uniti.
Leggete cosa diceva: “Nessuna persona sana di mente oggi firmerebbe un documento per cedere territori”. E al The Atlantic assicurava: “Fino a che Zelensky sarà presidente nessuno potrà contare sul fatto che cederemo territori”.
Bene. Ora leggete cosa ha dichiarato Daria Kaleniuk, direttrice dell’Anti-Corruption Action Center: “Andriy Yermak è così influente e così coinvolto in così tante questioni all’interno del Paese, che è impossibile che un sistema di corruzione su così vasta scala possa funzionare senza la sua profonda conoscenza e comprensione”. Tradotto: un sistema del genere non esiste senza che il numero due del Paese lo sappia.
Vedremo nelle prossime ore cosa emergerà. Ma intanto ricapitoliamo, perché la sequenza è importante.
Uno. Zelensky prova a togliere l’indipendenza alle due agenzie anticorruzione ucraine. Due. Quelle stesse agenzie lanciano l’“Operazione Mida” e scoperchiano un sistema di tangenti da oltre 100 milioni di euro nel settore energetico (un settore dove sono finiti anche i nostri soldi) .Tre. Tra i coinvolti ci sono ministri (due già dimessi), funzionari dell’Energoatom e uomini di assoluta fiducia del presidente.
Al centro di tutto c’è Timur Mindich, imprenditore vicinissimo a Zelensky, accusato di essere il regista del giro di tangenti. Talmente vicino da essere stato avvisato prima delle perquisizioni e scappare all’estero. Dentro l’inchiesta c’è anche Oleksiy Chernyshov, ex vice primo ministro e altro fedelissimo di Zelensky, identificato nelle intercettazioni come “Che Guevara”. Poi i due ministri, Svitlana Hrynchuk (energia) e Herman Halushchenko (giustizia). Entrambi dimessi.
E ora, nelle ultime ore, si è dimesso pure “il guardiano di Zelensky”. La verità è che il castello costruito in questi anni a Kiev sta iniziando a scricchiolare. Soltanto in Europa non se ne stanno accorgendo.
Leggete adesso le parole di Putin in Kirghizistan: “L’idea che la Russia che voglia attaccare l’Euruoa è una menzogna totale. È ridicolo ad ogni modo se loro vogliono sentirselo dire da noi beh mettiamolo per iscritto. Chi dice che la Russia intende attaccare l’Europa forse lo fa per ottenere qualcosa, dicono alla loro popolazione che la Russia si sta preparando per fare gli interessi dell’industria della difesa, di aziende private, oppure cercano di aumentare i loro consensi interni considerando lo stato disastroso in Europa dell’economia e del settore sociale”.
Questa guerra deve finire al più presto con concessioni territoriali e soprattutto con la neutralità dell’Ucraina. Deve finire nell’interesse del popolo ucraino e nell’interesse di tutti i popoli europei ingannati dalla Commissione europea e da poltici che altro non sono che autentici traditori.
Alessandro Di Battista – 30/11/2025
https://alessandrodibattista.substack.com/p/crolla-il-sistema-zelensky

