Forum Italiano dei Comunisti

Lettera ai compagni e compagne del PCI

Sulla base dell’ultima lettera inviataci dal compagno Alboresi relativamente al seminario in preparazione per il 10 gennaio prossimo, in cui si rinnova la dispo­ni­bi­li­tà a una convinta collaborazione, crediamo ci siano le condizioni per approfondire le basi di questa collaborazione,

Quello che ci interessa mettere in evidenza è il fatto che essa deve essere finaliz­za­ta al rafforzamento di un partito comunista che sappia svolgere una funzione essenziale nella riorganizzazione di classe in Italia e diventi dinamico e incisivo e soprattutto attrattivo per quei settori della società che si impegnano nella lotta di classe e per un cambiamento effettivo delle condizioni dei lavoratori.

Nelle nostre numerose conversazioni, da ambo le parti si è messa in evidenza l’insufficienza del partito nel rispondere a queste esigenze. Bisogna quindi lavorare per rimuovere le cause dei ritardi e ridare slancio e fiducia allo strumento partito, che è una esigenza di tutti quelli che vogliono cambiare le cose. Questa operazione non ha però un significato puramente organizzativo. Per far crescere il partito comunista nella società bisogna misurarsi coi i nodi essenziali che caratterizzano la situazione di classe e politica odierna e soprattutto saper coinvolgere nel nostro lavoro le masse interessate al cambiamento.

Se questo è il principale obiettivo, dobbiamo ragionare sui punti deboli e cercare di superarli lavorando nella realtà e dimostrando, con le verifiche sul terreno, la credibilità del partito. A nostro modo di vedere ci sono tre questioni su cui centrare la riflessione.

In primo luogo la fisionomia e il modus operandi del partito. Quando abbiamo avanzato l’idea di un seminario su Gramsci e Togliatti per chiarire e rilanciare un’identità fondata su un percorso teorico e politico che rappresenta la grande esperienza dei comunisti italiani, non era tanto per farne un evento culturale e di ricostruzione storica, quanto un modo per riaffermare un’identità che deve essere alla base di chi si dichiara comunista oggi.

Sappiamo bene che dalla liquidazione del P.C.I. in poi si sono tentate scorrerie di gruppi che hanno proposto la riorganizzazione dei comunisti senza nessun fondamento storico-teorico e soprattutto lontano da quella comprensione della realtà italiana su cui Gramsci e Togliatti hanno fondato la strategia del partito, con Lione e con Salerno.

Ebbene, la rivendicazione di questa identità deve essere il punto di forza del partito. Non solo perchè Gramsci e Togliatti sono un punto di riferimento essenziale per capire l’importanza del percorso dei comunisti italiani, ma anche e soprattutto perchè essi hanno saputo mettere al centro della loro elaborazione l’analisi concreta della realtà italiana, da cui hanno fatto derivare una strategia e una tattica vincenti sconfiggendo il bordighismo e il minoritarismo col congresso di Lione e con la svolta di Salerno.

Seppure in condizioni totalmente diverse, ma non meno importanti di quelle affrontate da Gramsci e Togliatti, noi comunisti dobbiamo saperci dimostrare capaci di capire come affrontare la realtà odierna, come svolgere una funzione di organizzazione e di orientamento di massa dei lavoratori e di tutte le componenti della società che spingono per cambiare le cose.

Compito del partito dei comunisti oggi è rilanciare una prospettiva socialista seguendo l’evoluzione della situazione internazionale e della crisi del sistema imperiale dell’occidente capitalistico e al tempo stesso rendere concreto un passaggio di fase che punta a mettere in moto nella direzione giusta le forze che ci possono consentire di battere la destra e non ricadere però nella palude neoliberista.

Per affrontare la seconda questione, che rappresenta per noi un importante punto da discutere, bisogna che i comunisti italiani, oltre a curare il partito come strumento permanente della trasformazione e di elaborazione teorica, sappiano oggi uscire dalla cultura del minoritarismo. Sappiamo che non esiste una via breve per risalire la china, ma dobbiamo esserne capaci, come avvenne con Gramsci e la rottura col bordighismo e con Togliatti che, arrivando in Italia nel marzo 1944, impedì che il P.C.I. diventasse una setta dedita solo a un lavoro di propaganda.

Il nostro compito, nel momento in cui decidiamo di ricostruire il partito dei comunisti in Italia, è quello di capire quali sono le ‘forze motrici’ reali che spingono al cambiamento e la loro natura, consentendo al partito di diventare una vera avanguardia di classe.

Che cosa significa dunque uscire dal minoritarismo e affrontare in campo aperto la lotta politica e di classe oggi? Se andiamo ad esaminare da vicino la situazione italiana ci accorgeremo che emergono due tendenze che si esprimono continuamente anche in forma organizzata: una sinistra strategicamente debole ed elettoralistica, con molti tratti di ambiguità, e un radicalismo anarco-movimentista abituato ad esprimersi prevalentemente nelle piazze. Dentro questa dialettica di posizioni i comunisti finora non hanno saputo trovare un percorso che esprimesse forza politica e capacità di aggregazione. In realtà più che residuali i comunisti appaiono come una componente di quel firmamento di gruppi e gruppetti. Uscire da questa immagine è il passaggio primario da compiere sia sul modo di muoversi in Italia rispetto allo scontro politico e sociale, sia sul terreno decisivo ed essenziale del rapporto coi lavoratori.

Rispetto al quale, e questo è il terzo punto di un confronto da fare, bisogna che i comunisti dicano parole chiare su come affrontarlo. Perchè è proprio sul rapporto coi lavoratori che i comunisti sono rimasti a rimorchio della situazione, accettando un ruolo passivo che di fatto ha lasciato mani libere ai consociativi confederali e agli ideologisti del sindacalismo di base. Sicuramente in termini di contenuti le cose giuste sono state dette, ma quello che non emerge è l’indirizzo operativo e progettuale dei compagni impegnati nel lavoro sindacale. Non basta essere iscritti, bisogna svolgere una funzione diretta verso i lavoratori in termini di recupero del potere contrattuale, di rappresentanza contrattuale (consigli), di lotta ai lacci e lacciuoli normativi e giuridici che sono stati introdotti nel tempo anche col concorso dei confederali.

Districarsi tra la demagogia di un sindacalismo di base più proclamato che realizzato e di un sindacato ‘rosso’ come la CGIL che cerca di fiancheggiare il PD della Schlein con una divisione di compiti, è un lavoro concreto che i comunisti devono affrontare se vogliono recuperare una vera influenza tra i lavoratori e svolgere fino in fondo il loro ruolo.

 

I compagni del Forum Italiano dei Comunisti – 30/11/2025

forumdeicomunisti.it/edit74_PCI.html

 

Sharing - Condividi