perugiassisi 2025 foto luciana bertinato la carovana dei pacifici

[ComuneInfo] Creare e raccontare la pace

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Immaginiamo di avere tra le mani una polaroid speciale, capace di catturare ciò che sta accadendo adesso sui temi dell’educazione alla pace: che cosa rivelerebbe lo scatto?

Intorno a questa domanda un gruppo di cinque reti associative ha promosso in pochissimi giorni un piccolo esperimento: con un passaparola ha invitato le associazioni che aderiscono alle reti e alcune realtà sociali con cui collaborano nei territori a segnalare iniziative realizzate nelle ultime settimane riguardanti, in modo diverso, l’educazione alla pace. La redazione di Comune ha raccolto quelle notizie e, insieme alla web radio di People help the people, associazione di Palermo, ha prodotto anche 9 podcast diffusi il 10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani. Le iniziative riguardano 5 reti nazionali di associazioni, 40 città, oltre 30 associazioni, decine di scuole e centinaia di classi, numerose comunità educanti. Un fotogramma parziale, certo, ma abbastanza nitido da lasciar intravedere un futuro non scritto

Molti, tra coloro che il 12 ottobre erano alla Marcia della pace Perugia-Assisi 2025, cioè pochi giorni dopo le tre incredibili giornate di protesta in tante città contro il genocidio in Palestina, dicono che è stata tra le più partecipate e suggestive di sempre. Anche nel 1961, la prima Marcia della pace registrò una partecipazione che sorprese Aldo Capitini e gli altri organizzatori. Non solo il ripudio costituzionale della guerra, ma anche i principi e le pratiche della nonviolenza, malgrado non siano certo sotto i riflettori dei grandi media, ieri come oggi continuano a orientare diversi pezzi di società.

Immaginiamo di avere tra le mani una polaroid speciale, capace di catturare ciò che sta accadendo adesso sui temi dell’educazione alla pace: che cosa rivelerebbe lo scatto? Intorno a questa domanda un gruppo di cinque reti associative – in un progetto più complessivo, “Goal in rete”, di cui il Movi è capofila – ha promosso in pochissimi giorni un piccolo esperimento: con un passaparola ha invitato le associazioni che aderiscono alle reti e alcune realtà sociali con cui collaborano a segnalare iniziative realizzate nelle ultime settimane riguardanti l’educazione alla pace. La redazione di Comune ha raccolto quelle notizie e, insieme alla web radio di People help the people, associazione di Palermo, ha prodotto anche alcuni podcast diffusi il 10 dicembre, Giornata mondiale dei diritti umani.

Sull’educazione alla pace diverse associazioni sono ovviamente un riferimento costante di tante scuole.

Movi Reggio Calabria, ad esempio, lo è per un istituto superiore dove, con diverse classi, ha promosso lezioni e laboratori su violenza, cittadinanza attiva, migrazioni, diritti.

Torino invece il tema della pace è stato analizzato partendo dalle spese militari e per il riarmo, che di fatto privano di finanziamenti altri settori, ad esempio la sicurezza degli edifici scolastici. Acmos, che da molti anni è presente in 7 scuole superiori della città con diverse attività per studenti e studentesse, ha promosso nei giorni scorsi alcune iniziative per la Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole: il 22 novembre (data in cui, nel 2008, Vito Scafidi ha perso la vita per il crollo del contro-soffitto della sua aula al liceo Darwin di Rivoli) dopo l’iniziativa in strada con diverse associazioni, ha organizzato un confronto con istituzioni e realtà della società civile.

Ma sono soprattutto gli istituti comprensivi che ovunque cercano di approfondire il tema della pace.

“Colori di pace”, racconta l’Associazione Genitori Attivi di Milano, è stato il progetto che ha coinvolto le sei associazioni del “Patto Educativo Territoriale” dell’IC Italo Calvino e dieci classi tra giochi di ruolo sulla gestione dei conflitti, attività sul linguaggio del corpo, coro: in un murale, realizzato con una artista esperta in arte-educazione, sono confluiti i contributi più significativi prodotti durante il percorso da bambini, bambine, ragazzi e ragazze, genitori e docenti. A proposito di altre associazioni genitori che vivono l’esperienza della scuole aperta: il 24 ottobre, l‘associazione TreZeroTre insieme ad Emergecy e Edionlus ha organizzato un pomeriggio di festa, con diversi laboratori, nell’IC Gino Strada di Roma. Un’altra associazione genitori romana, Anita (Associazione di Nuove Idee per un Territorio Aperto), il 21 novembre ha declinato la Giornata internazionale degli alberi sui temi della pace con l’inaugurazione della messa a dimora in via Mondovì dell’“Ulivo della pace”, di cui i bambini e le bambine della scuola Garibaldi, insieme all’associazione Anita, si prendono cura già da un po’.

Si chiama invece “Antenne di pace” il progetto portato avanti a Palermo da People help the people, con diverse altre realtà locali, presso l’IC Maneri-Ingrassia-Don Milani per rafforzare la comunità educante del territorio della II circoscrizione. In questo progetto durato due anni, di cui in novembre sono state promosse le ultime iniziative, l’educazione alla pace ha assunto forme molto concrete, spiega People help the people: pace come diritto all’ascolto, alla partecipazione, alla cura, ma anche come costruzione di legami.

Più legate all’attuale momento storico sono invece le iniziative di altri attori importanti nell’universo dell’educazione attiva come Movimento di cooperazione educativa (Mce), Cemea e La Carovana dei pacifici.

In ottobre, il Gruppo nazionale educazione alla pace e alla nonviolenza dell’Mce ha invitato le scuole di tutta Italia a realizzare attività sulla pace per raccogliere il punto di vista di bambini e bambine, ragazzi e ragazzi, e per scrivere “Lettere di pace” a capi di stato, a sindaci, all’Onu. La risposta è stata enorme: le scuole che hanno aderito sono centinaia da 38 province, “un movimento esteso e ramificato inaspettato – dice Roberto Lovattini – segno della volontà degli insegnanti di far essere protagonisti i bambini, un po’ come le recenti manifestazione per Gaza”.

L’8 novembre, invece, la Federazione Italiana dei Cemea (di cui fanno parte 12 centri – le cui iniziative educative sono ispirate all’”internazionalismo e alla nonviolenza, nella tradizione libertaria e democratica” di diverse regioni) ha partecipato al Forum delle Scuole per una educazione Nonviolenta promosso a Verona: 150 persone provenienti da tutta Italia si sono incontrate in questo appuntamento annuale promosso dalla rete Edumana (acronimo di Educazione, Umanità, Nonviolenza, Attività, nata intorno a cinque istituti comprensivi e tre associazioni di Milano per diffondere la cultura della pace e della nonviolenza) e dal Polo europeo della conoscenza (network che lavora su progetti tematici, workshop, seminari per stimolare l’innovazione pedagogica). Due i laboratori (“Giocare alla guerra serve alla pace?” e “Svuotare la guerra, riempire la pace”) proposti da Cemea per allargare il campo semantico della parola pace e intrecciarlo alla vita di ogni giorno.

Ha ormai dieci anni, ma non smette di re-iventarsi e di incontrare adesioni: La Carovana dei pacifici è un’iniziativa nata da un’idea di Roberto Papetti, Emanuela Bussolati e Luciana Bertinato nella “Casa delle Arti e del Gioco” di Mario Lodi per promuovere i temi della pace e dell’inclusione coinvolgendo scuole, biblioteche, associazioni in Italia e nel mondo. Le centinaia di scuole che hanno aderito si sono impegnate a creare i “Pacifici”, disegnati e colorati dai bambini, per esporli in luoghi significativi del territorio e promuovere una riflessione sulla pace come impegno quotidiano. In ottobre La Carovana ha partecipato alla Perugia-Assisi, nelle settimane precedenti ha invece messo a punto il progetto pensato con l’Associazione Xmas Project “Sole sui frutti di pace”, che permetterà a una piccola cooperativa di Bratunac, in Bosnia Erzegovina, di montare dei pannelli solari utili alla produzione di marmellate di frutti di bosco: nella cooperativa oggi lavorano, fianco a fianco, persone che hanno vissuto le atroci perdite e le divisioni della guerra.

Cercare legami con i territori di guerra resta un nodo cruciale per educare alla pace. Per questo, ad esempio, il MoVI dal 2 al 4 ottobre è tornato in Ucraina insieme al MEAN (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta): 110 volontari (italiani, spagnoli e inglesi, tra loro anche diciottenni) sono arrivati a Kiev come azione di solidarietà, ma anche come gesto che riafferma il ruolo fondamentale della società civile nel rifiuto delle logiche di guerra, in attesa che vengano finalmente creati i Corpi civili di pace. Naturalmente, uno degli obiettivi dei partecipanti alla missione in Ucraina è ora raccontare e condividere quei giorni nei propri territori, università e scuole incluse.

Per l’ong Vento di terra, creare legami con i luoghi devastati dalla violenza significa, invece, proporre iniziative educative a Gaza: è stato questo il tema discusso nel seminario promosso il 18 novembre all’università Bicocca di Milano nel Corso di studi in Scienze dell’Educazione.

A dilatare ulteriormente il significato di pace è l’ong Cevi di Udine che in novembre ha partecipato alla “Cupola dei popoli” contemporanea alla conferenza Onu sul clima. In questo momento, dice il Cevi, pace vuol dire mettere al centro il tema della giustizia climatica, dalla lotta ai cambiamenti climatici e quella per la demilitarizzazione dei territori. Questi temi sono stati portati nelle ultime settimane in 20 tra istituti comprensivi e scuole superiori della provincia di Udine (100 classi), attraverso diversi laboratori tematici.

Uno spazio importante per l’educazione alla pace negli ultimi anni è diventato anche “Eirenefest – Festival del libro per la pace e la nonviolenza“, diventato dal 2025 diffuso. In autunno sono state Salerno, Firenze e Verbano ad ospitare le ultime tappe (dopo Bergamo, Bisceglie, Bologna, Monteleone di Puglia, Parma, Napoli, Roma, Torino, Trieste, Valdarno, e Verona): presentazioni di libri, laboratori, dibattiti, proiezioni che hanno coinvolto anche molte scuole.

Resta forte il bisogno non solo di affrontare in profondità e in una prospettiva pedagogica il tema della pace, ma anche l’esigenza di cercare modi diversi per farlo. Per cercare strade inedite il 4 ottobre la redazione di Comune ha chiesto una mano ad Alessandro Ghebreigziabiher, scrittore, attore e regista teatrale, e ad Altramente, associazione che propone un doposcuola per bambini e bambine a Torpignattara, Roma. Il risultato è stato uno splendido workshop teatrale di educazione alla pace che ha coinvolto insieme bambini e adulti con esercizi, giochi e riflessioni, a cui è seguito uno spettacolo di narrazione di Ghebreigziabiher: lo spettacolo ha legato un’antologia di storie e fiabe sul tema della pace, con l’inserimento di alcuni componimenti creati dai partecipanti al workshop (leggi anche Imparare a pensare insieme).

Alla fine, la fotografia complessiva somiglia a una di quelle vedute aeree notturne delle città: un arcipelago di luci minute, ostinate, che continuano a trafiggere il buio. E in quella costellazione terrestre si intuisce la promessa silenziosa di un tempo nuovo, perché ogni piccolo bagliore, a suo modo, non smette di sfidare la notte.

 

Gianluca Carmosino (Comune Info) – 10 Dicembre 2025

https://comune-info.net/scuole-aperte/creare-e-raccontare-la-pace

 


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