[Rete Ambientalista] Cesare Parodi e quer pasticciaccio brutto de via Crimea

Rassegna – 29/12/2025

Il Movimento di lotta per la salute Maccacaro fa il punto sul disastro ecosanitario della Solvay di Spinetta Marengo...

…Con il seguente ampio servizio di fine 2025.  Con una sottolineatura. Chi scrive, da atavico tempo non è mai stato estimatore nella nebbia alessandrina -salvo il periodo della procura di Michele Di Lecce- della sezione penale del tribunale che ha sede ad Alessandria in corso Crimea, neppure con parziale giustificazione della grave carenza di organico: per il 2026, fortunatamente è previsto l’arrivo di giudici di prima nomina, tutti al femminile. (nella foto). 

Dimostrano questo critico giudizio, d’altronde, ben tre volumi, work in progress, di “Ambiente delitto perfetto”, di Lino Balza e Barbara Tartaglione, prefazione di Giorgio Nebbia

Ancora una precisazione è d’obbligo: le critiche del libro al sistema penale italiano, riferenti agli impuniti delitti contro l’ambiente, non hanno la benché minima attinenza con le inaccettabili -nel metodo e nel merito- motivazioni della cosiddetta “riforma della giustizia” del governo, che ha come unico e vero obbiettivo di indebolire la magistratura.  Perciò è chiaro l’invito a votare NO al referendum.

1) Cesare Parodi e quer pasticciaccio brutto de via Crimea.

Chissà se Cesare Parodi, nuovo procuratore capo di Alessandria, avrà tempo e modo, impegnato nel referendum quale presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, di rivedere fino in fondo i capi di imputazione del processo contro Solvay (Syensqo) che proprio a marzo 2026 dovrebbe riprendere… ovvero potrebbe non riprendere affatto. Fuori dai denti: senza una rivoluzione, il processo è già finito.
La nuova procura, infatti, ha ricevuto in eredità dalla precedente quello che noi riteniamo un pesante errore giudiziario, cioè un processo con incriminazione a carico della multinazionale belga dei reati di colpa piuttosto che di dolo. Colpa si avrebbe se gli eventi delittuosi fossero avvenuti per negligenza, imprudenza, imperizia (es. come per incidente per eccesso di velocità); mentre il dolo implica consapevolezza, intenzione e coscienza di causare gli eventi dannosi (es. come nel caso di Spinetta Marengo, di immane disastro sanitario e ambientale).  Va da sé che il dolo è punito più severamente rispetto alla colpa: un abisso che va dalle blande contravvenzioni pecuniarie della colpa fino alle estese reclusioni in carcere per dolo. A tacere il risarcimento delle Vittime e dei danni economici, ambientali o sociali della collettività locale e nazionale.
Per Parodi, significa anche entrare nel merito di una già lenta vicenda processuale che sovrappiù è stata davanti al GUP paralizzata per un anno onde agevolare il Patteggiamento di Solvay con le parti civili, patteggiamento che scaverebbe nella fossa definitivamente il debilitato procedimento penale. Entrare nel merito presume non ammettere che reati di dolo di quella portata possano impaludarsi nel mercimonium di valori che non dovrebbero essere commerciati, come la salute, la giustizia, la coscienza, la dignità.
Va da sé che, a riformulare i capi di imputazione e a bloccare la procedura di patteggiamento -peraltro, lo sconcertante GUP è stato trasferito- Cesare Parodi darebbe per scontato il plauso di Comitati e Associazioni, a maggior ragione sollecitato da quella sana porzione di avvocati di parte civile che perseguono la giustizia piuttosto che interessi di bottega (di certo, non può fare affidamento, anzi !, sui politici).
Per tutti, ma soprattutto per il procuratore capo, resta infine la bomba ad orologeria dei meticolosi esposti ricevuti da Luca Santa Maria, per 25 anni avvocato di punta di Solvay e dunque depositario di tutti i segreti aziendali. Negli esposti il famoso legale accusa puntigliosamente i vertici Solvay Syensqo di massime responsabilità penali -mai emerse da alcun processo- nell’inquinamento da PFAS in Italia, da Spinetta Marengo alla Miteni di Trissino: “Due epicentri, un solo disastro, una sola regia criminale. Una catastrofe ambientale e sanitaria pianificata.”, cioè di potenziali gravissime responsabilità tali da obbligare eventualmente a riformulare in dolo i processi di Alessandria e Vicenza (Venezia, in appello).
Insomma, i tempi per rimettere in moto la Procura sono strettissimi, l’approfondimento tecnico giuridico è di alto livello e complicato. Concludendo, purtroppo, come abbiamo iniziato: Cesare Parodi, nuovo procuratore capo di Alessandria con la nuova sostituta, avrà voglia di rivoluzionare l’iter processuale? Alzerà le mani della resa se anche il nuovo Gup spingerà per la soluzione del “patteggiamento”, oppure si opporrà al Gup?  Si opporrà se Solvay chiederà il procedimento di “rito abbreviato” che le consentirebbe di uscire parimenti indenne dal processo: cioè di essere giudicata rapidamente e sommariamente sulla base dei deboli atti raccolti dal PM precedente, evitando il dibattimento e ogni contradditorio, senza nuove prove, nessun accenno di reati di dolo, senza rischio di eventuali appelli, guadagnando anche, se non proprio l’assoluzione, una riduzione di pena di un terzo (più un ulteriore 1/6: riforma Cartabia), e, perché no, allentando la pressione mediatica?
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
Segue con 2)

2) Salvi lupo, capra e cavoli sul barcone di comune, regione e governo.?

Quale antico e massimo biografo, mi ero concesso di predire il 2026 come anno di svolta per il centenario polo chimico di Spinetta Marengo passato dal disastro sanitario e ambientale della Montedison al drammatico epilogo della Solvay. Piuttosto che “predire” sarebbe più esatto: “annunciare” “prevedere”, per effetto della precisa analisi storica: https://www.rete-ambientalista.it/2025/09/04/il-2026-e-alle-porte-snodo-cruciale-per-i-pfas-della-solvay/.
Ecco che, allo scadere del 2025, una notizia che fa titoli sui giornali: l’emendamento al Piano sociosanitario 2025-2030 approvato dal Consiglio regionale del Piemonte, all’unanimità… Una cosa grossa, sembrerebbe, considerando che l’emendamento è stato presentato dall’opposizione (Pasquale Coluccio, Movimento 5 Stelle) e condiviso dall’assessore alla sanità Federico Riboldi. Soprattutto considerando che affronta la questione sanitaria e ambientale dei Pfas: una calamità piemontese a partire dall’epicentro alessandrino della Solvay di Spinetta Marengo, unica produttrice in Italia.
Sarà una cosa grossa: si sorprendono soprattutto Comitati e Associazioni che hanno sempre accusato l’inerzia della Regione come complicità con la multinazionale belga. Sarà una cosa grossa, da come la vende il Coluccio: “Finalmente per la prima volta si introduce nel documento di programmazione regionale la necessità di specifici interventi di prevenzione nei territori: attività di studio, monitoraggio ambientale e degli alimenti, oltre a biomonitoraggi sulla popolazione esposta nelle aree contaminate”. Da come si vanta: “I Cinquestelle da anni lavorano per mantenere alta l’attenzione sui Pfas. Un impegno portato avanti con atti istituzionali, iniziative pubbliche e proposte concrete”.
Ma è già da queste enfasi che noi, che andreottinamente pensiamo male per azzeccare il sotterfugio, abbiamo sentito puzza di bruciato, anzi di peggio. Perché tutto questo gran daffare dei 5stelle noi mai l’abbiamo minimamente intravisto: dal livello locale al governo malgrado le promesse dei ministri grillini all’ambiente (Costa, Cingolani), e dal governo al parlamento dove il disegno di legge del grillino Crucioli per la messa al bando dei Pfas è stato affossato dai pentastellati per primi. Anzi, abbiamo visto che i Cinquestelle non hanno mollato la giunta quando il sindaco di Alessandria, invece di emanare l’ordinanza di fermata delle produzioni inquinanti di Spinetta, ha addirittura patteggiato con Solvay sgattaiolando come parte civile dal processo.
A parte l’odore dei Cinquestelle che saranno tumulati definitivamente alle prossime elezioni comunali assieme al sindaco PD, la puzza si è fatta intensa quando, sotto la pietra sepolcrale del bluff propagandistico dell’emendamento al Piano sociosanitario, abbiamo esumato la carcassa: è in corso la trattativa con Solvay per patteggiare la fuoriuscita della Regione Piemonte quale parte civile dal processo.  A perdere la faccia, il pacchettino di euro di Solvay sarà mascherato addirittura a sostegno dell’emendamento … rivolto a scoperchiare i delitti di Solvay. Solvay dà i soldi contro sè stessa. Maddai.
Dopo questa scialuppa della Regione, il percorso dei patteggiamenti per salvare lupo Syensqo con capra e cavoli (fabbrica aperta, minime pene processuali e massimi profitti miliardari), avviato dal misero salvagente  del Comune di Alessandria, si concluderà a galleggiare sul  barcone del Ministero dell’Ambiente: senza messa al bando nazionale dei Pfas, senza vera bonifica del territorio alessandrino, sulla pelle delle popolazioni non solo piemontesi e venete, senza veri risarcimenti alle Vittime del passato, sulla pelle delle Vittime del presente e del futuro?
Dunque, questi sono i fatti che, quale antico e massimo biografo mi ero concesso di “predire” per il 2026 come anno di svolta. Però comprendevano anche le class actions. Non ancora Cesare Parodi. Aspettiamo prima di congratularci con la miliardaria presidentessa Ilham Kadri.
Segue Balza con 3)

3) Cosa c’entrano “separazione delle carriere” e “riforma del CSM” con l’efficienza della Giustizia? Niente.

Cosa hanno in comune i due processi per Miteni di Trissino e per Solvay di Spinetta Marengo? 
In parte l’avvelenamento: quello di Vicenza riguarda esclusivamente i Pfas, quello di Alessandria anche altri venti veleni tossici e cancerogeni, tipo cromo esavalente. Mentre soprattutto la differenza è data dal fatto che sono stati condotti da due tribunali diversi, e lo si vede: quello veneto ha concluso in tempi ragionevoli con una sentenza (di condanna), mentre quello piemontese non ha neppure avviato il dibattimento, ovvero nell’udienza preliminare sta praticamente assolvendo Solvay tramite patteggiamento. 
D’altronde la procura di Alessandria era stata clemente, quasi una tiratina d’orecchie, verso i due direttori accusati di un reato minore -di colpa– malgrado la condanna della Cassazione nel primo processo, cioè malgrado la reiterazione dei delitti, anzi il loro aggravamento.
Invece, la Procura di Vicenza (Paolo Fietta e Hans Roderich Blattner) aveva formulato capi di imputazione per reati di dolo: avvelenamento doloso delle acque, disastro doloso innominato, inquinamento ambientale, illecito amministrativo e bancarotta per falso in bilancio. Così la Corte di Assise vicentina (presidente Antonella Crea) ha sposato interamente le accuse della propria procura rivolte non tanto a direttori piccoli capri espiatori bensì alle responsabilità apicali dell’azienda, e ha condannato 11 fra manager e vertici della Miteni fallita di Trissino, e delle multinazionali Icig e Mitsubishi, a complessivi 141 anni di reclusione, disponendo anche risarcimenti da decine di milioni di euro.
Il punto centrale della pesantezza delle condanne (fino a 17 anni per l’italiano Luigi Guarracino, e per i tedeschi Patrick Fritz Hendrik Schnitzer e Achim Georg Riemann, e per l’irlandese Brian Anthony Mc Glynn, e 16 anni per l’olandese Alexander Nicolaas Smit), è che Miteni sapeva di avvelenare, l’inquinamento è stata una scelta precisa. Conoscevano certezze scientifiche anche assolute, avevano un quadro informativo dettagliato sulla contaminazione del sito e sugli effetti sulla salute delle migliaia lavoratori e delle centinaia di migliaia di cittadini. Non solo accettarono il rischio di inquinare, ma ne avevano la consapevolezza, risparmiarono sui costi di sicurezza, anzi occultarono sistematicamente le prove, e se ne assunsero le conseguenze allo scopo di guadagnare senza curarsi delle conseguenze ambientali e per la salute pubblica.
Insomma, il profitto è il movente che rafforza la gravità dei comportamenti contestati. Indubbiamente i reati per Miteni sono di dolo. Indubbiamente, sarebbero gli stessi reati contestabili per Solvay: gli stessi dettagliatamente dimostrati negli 11 esposti all’ex procuratore capo di Alessandria, Enrico Cieri, dal Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
Infine, giustamente esaltata la sentenza di Vicenza sul versante delle responsabilità dolose (sulla quale pur pende la spada di damocle dei ricorsi in appello a Venezia), però non si può non stigmatizzare la ingiustizia per quanto riguarda l’esiguità degli indennizzi all’ambiente violato: 56 milioni di euro alla regione Veneto, 6,5 milioni, ai comuni della zona rossa tra Vicenza, Padova e Verona, e, somma ingiustizia, dei risarcimenti alle Vittime: la miseria delle 15-20 mila euro, peraltro ad una minoranza della popolazione. Né si dimentichi che l’Inail ritarda a riconoscere la malattia professionale ai lavoratori ex Miteni.
Segue Balza con 4)

4) Non sono queste condotte dolose?

(Nella foto la troupe televisiva a Spinetta). Uno degli esposti denunciati dal “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” alla Procura di Alessandria https://www.rete-ambientalista.it/?s=Accuso+Solvay+in+tribunale+per+il+mio+cancro.+Ma+anche+per+gli+operai.  
ha riguardato i risultati delle ricerche scientifiche (Centre Hospitalier Universitaire de Liège Service de toxicologie Professeure Dr Corinne Charlier), che permettevano già anni fa di affermare che la popolazione di Spinetta Marengo è significativamente contaminata sia dai cosiddetti “vecchi” che dai “nuovi PFAS: PFOA – C6O4, – ADV, tutti tossici e cancerogeni.
Si consideri che anche  questa testimonianza è impedita dal GUP che ha escluso Lino Balza quale parte civile al Processo in corso.
 
Segue Balza con 5)
 

5) Otto indagini epidemiologiche non bastano per risarcire le vittime del disastro sanitario di Alessandria?

(Nella mappa: i focolai dei decessi)
L’indagine epidemiologa dell’Università di Liegi, alla quale abbiamo collaborato, è stata la prima mirata sulle analisi del sangue per i Pfas della popolazione alessandrina, come chiedevo invano dal 2009 anche con esposti in magistratura. Pur senza questa decisiva importante evidenza, nei decenni precedenti non erano certo mancate indagini epidemiologiche. Ne avevamo infatti molte altre su cui cercammo anche di attivare la preoccupazione sanitaria istituzionale: https://www.rete-ambientalista.it/2022/09/03/otto-indagini-epidemiologiche-non-bastano-per-risarcire-le-vittime-del-disastro-sanitario-di-alessandria/
Segue Balza con (6

6) Centinaia di monitoraggi non bastano per chiudere gli inquinamenti?

Raramente i giornalisti hanno coraggio e libertà, raramente i giornali (soprattutto locali) se la sentono di fornire fino in fondo, come facciamo noi, le informazioni sullo stato dell’inquinamento della Solvay di Spinetta Marengo. L’ultima rarità (19 dicembre) titola: “L’inquinamento invisibile: cloroformio nelle cantine. I dati Arpa”. (nella foto)
Per la precisione: dalle cantine non sale solo cloroformio ma anche tetracloruro di carbonio, tetracloroetilene, tricloroetilene ecc.  Fa poca differenza: sono tutti cancerogeni. Ben quattro anni fa (agosto 2022), il sindaco di Alessandria firmò una ordinanza che scandalizzò ambientalisti e cittadini: piuttosto che ordinare a Solvay di fermare gli impianti inquinanti: Giorgio Abonante “raccomandò” (sic) agli abitanti di Spinetta di aerare gli ambienti e con ventilatori se privi di finestre, non riscaldarli, chiudere e impermeabilizzare le fessure e i tombini sui pavimenti ma senza  tinteggiare le pareti, con divieto (sic) di soggiornarvi a lungo, non consumarvi cibi o bevande, non fumare beninteso.
Questo, di Abonante, è il primo e unico atto ufficiale riferito a questi fatti (oltre alla querela a Lino Balza per diffamazione aggravata a mezzo stampa,  clicca qui https://www.rete-ambientalista.it/2025/12/15/alla-festa-dellordine-dei-giornalisti-del-piemonte/.) Infatti, dopo quattro anni, non è cambiata la condizione delle abitazioni spinettesi (detta “vapor intrusion”), tant’è che l’ordinanza è sempre in vigore, ma non si è aggiunta l’ordinanza di fermata degli impianti. Sebbene l’Arpa abbia avuto il coraggio di proseguire con campagne i monitoraggi della qualità dell’aria indor: le ultime quattro nel 2025. Collegate, ovviamente all’avvelenamento dei tre livelli della falda dentro e soprattutto fuori lo stabilimento, con la conferma dell’incremento delle classi di parametri: contaminanti inorganici, contaminanti organici storici e Pfas.
Da sola Solvay produce più veleni di tutte le aziende italiane nel loro insieme. E li concentra tutti sul territorio di Alessandria. Infatti,  sono esplosi i titoli sui giornali:
 
“Il report di Greenpeace ‘Respirare Pfas’ lancia l’allarme”. “Troppi veleni nell’aria, l’allarme di Greenpeace”. “Aria avvelenata”. “Da sola Solvay più della metà dell’inquinamento italiano”. “L’aria più inquinata in Italia è in provincia di Alessandria”. “I più inquinati”. “Lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo nel mirino del report Greenpeace”. “L’epicentro dei Pfas”. L’incubo Pfas spaventa i cittadini”. “Spinetta Marengo e l’incubo Pfas: le emissioni della fabbrica fanno paura”. “Numeri impressionanti a Spinetta”. “C’è paura dopo il report sui veleni”. “Paura nell’aria già colpita dall’amianto”. “Le voci degli abitanti: ‘Stop alle lavorazioni’”. “L’ultimatum di tutti i comitati ‘Ora l’impianto va fermato’”.
Segue Balza con 7)

7) Pesi e misure nel delitto perfetto: Luigi Guarracino.

Per significare la difformità di questi due processi, è emblematica la figura di Luigi Guarracino. Oggi condannato a Vicenza al massimo della pena: 17 anni, mentre ieri nel primo processo Solvay fu imputato dai PM per gli stessi reati dolosi ma dai giudici fu “assolto” ad Alessandria. (E c’è chi blatera di subordinazione dei giudici ai pubblici ministeri!!).
A riguardo, si legga la testimonianza di Lino Balza resa al primo processo, con lo stralcio della “Memoria di replica in corte di assise” (tratto dal secondo volume di “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia), nella quale -a compendio della sua deposizione documentale resa il 5 maggio 2014- si associava alle richieste di dolo formulate dai pm Riccardo Ghio e Marina Nuccio: clicca qui.
Guarracino, allora come ora difeso dall’avvocato Leonardo Cammarata, fu condannato per colpa (praticamente assolto) ad “1 anno e 8 mesi di reclusione,” ovviamente con i “doppi benefici di legge” (con i quali continuare a ben operare alla Miteni di Trissino).
Non sfugga, nella lettura della “Memoria”, la figura di Stefano Bigini: attualmente imputato, per colpa, nel secondo processo Solvay ad Alessandria, col quale rischia ancora meno per effetto eventuale di patteggiamento e/o rito abbreviato. 
  Fine
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro. 
Pubblicato il 28 Dicembre 2025 Liberamente riproducibile.

Solvay: abbiamo tutto sotto controllo.

Sono esplosi i titoli sui giornali:
“Il report di Greenpeace ‘Respirare Pfas’ lancia l’allarme”. “Troppi veleni nell’aria, l’allarme di Greenpeace”. “Aria avvelenata”. “Da sola Solvay più della metà dell’inquinamento italiano”. “L’aria più inquinata in Italia è in provincia di Alessandria”. “I più inquinati”. “Lo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo nel mirino del report Greenpeace”. “L’epicentro dei Pfas”. L’incubo Pfas spaventa i cittadini”. “Spinetta Marengo e l’incubo Pfas: le emissioni della fabbrica fanno paura”. “Numeri impressionanti a Spinetta”. “C’è paura dopo il report sui veleni”. “Paura nell’aria già colpita dall’amianto”. “Le voci degli abitanti: ‘Stop alle lavorazioni’”. “L’ultimatum di tutti i comitati ‘Ora l’impianto va fermato’”.
Solvay riesce a controllare pressoché tutto. Tutto il potere politico, dall’insabbiamento del disegno di legge (Crucioli) al patteggiamento con gli enti locali (Comune, ecc?). Riesce immune a compiere il delitto perfetto con la Giustizia italiana (Alessandria). Riesce a congelare i blandi regolamenti europei. Riesce, anzichè chiudere le produzioni, a convincere qualche ambientalista conciliatore che sta conciliando ambiente e salute con i profitti.  
Ma non riesce a zittire gli avversari con telefonate intimidatorie e lettere anonime (Balza). Nè riesce a controllare tutti i grilli parlanti del sistema dell’informazione.
Infatti, sono esplosi quei titoli dei giornali e TV, più cubitali del nostro “Solvay di Spinetta Marengo scarica il 76% delle emissioni nazionali di gas fluorurati. Invero, Umberto Eco li avrebbe commentati ribadendo di nuovo “Nulla di nuovo fra Tanaro e Bormida” dopo i nostri 1.300 articoli di questi anni in merito al disastro ecosanitario: su www.rete-ambientalista.it (tra i quali la querela del sindaco a Lino Balza per diffamazione a mezzo stampa”).
E, con la puntualità di un orologio belga, la multinazionale Solvay Syensqo ha prontamente reagito a condizionare l’opinione pubblica invitandola ad un rinfresco enogastronomico (evento “Fabbriche aperte”) e a leggersi le rassicurazioni di “autorevoli” personaggi. Fra tutti, spicca Luigi Castello, primario di medicina interna dell’ospedale di Alessandria, che “ci tiene a non fare allarmismi”. Come potrebbe fare altrimenti? Federico Riboldi, l’assessore imbonitore della Regione Piemonte (storica complice di Solvay), si era inventato una cosiddetta “task force” (clicca https://www.rete-ambientalista.it/2024/11/02/brutta-aria-in-politica/ adibita ad annegare in un mare di informazioni tecniche tutti i drammatici dati ambientali e sanitari pur usciti dalla mafia di Arpa e Asl, da nove indagini epidemiologiche nella Fraschetta, a tacere i referti delle Università di Liegi e Aquisgrana.
La “task force al rallentatore” è stata da Riboldi articolata in “commissione tecnica” e “commissione clinica”, cioè polverizzata in una pletora ininfluente di fedeli funzionari provinciali e regionali, nonché di eterogenei dirigenti sanitari per successive diagnosi e terapie a lungo termine, e Luigi Castello è stato nominato coordinatore della commissione clinica. Come da curriculum, Castello non si era mai allarmato della situazione sanitaria di Alessandria e dei suoi cancerogeni, e dunque ora, anche dopo il report di Greenpeace, “ci tiene a non fare allarmismi”.
A noi, francamente, la tempestiva e minimizzante presa di posizione del dottor Luigi Castello appare scientificamente scandalosa, e l’abbiamo trasmessa a chi è più competente di noi: è rimasto basito. Perciò lo sfidiamo a sostenerla in un confronto pubblico (che possiamo organizzare) con un suo collega che in ambito nazionale e internazionale la pensa ben diversamente da lui.
Convincente al pari di Castello, cioè per nulla, è arrivata la replica di Solvay…

Da sola, più veleni di tutte le aziende italiane nel loro insieme. E li concentra tutti sul territorio di Alessandria!

…Convincente al pari di Castello, cioè per nulla, è arrivata la replica di Solvay: con la credibilità di una multinazionale straniera che, a tacere l’altra maledetta ventina di tossicocancerogeni, ha negato che la popolazione italiana è stata esposta per decenni ai Pfas acclaratamente cancerogeni: inquinanti eterni come il Pfoa utilizzato ad Alessandria fino a 12 tonnellate l’anno per almeno trent’anni: acclaratamente associato ad effetti avversi all’apparato endocrino, cardiocircolatorio e al fegato, nonché allo sviluppo di tumori e nel caso dei bambini – esposti già durante la gravidanza – a malformazioni neurologiche.
Che credibilità può ancora essere attribuita a chi dichiara di avere già dismesso Pfoa e Adv, e in fase di dismissione il C6o4, mentre l’autorità ambientale locale non solo continua a trovarli – come emerge dalla campagna rilevamenti delle acque sotterranee del 2025 – ma li trova anche oltre la presunta barriera millantata dall’azienda per trattenerli. Tantè che il micro biomonitoraggio sulla popolazione residente vicino al polo chimico, condotto al rallentatore dalla complice Regione Piemonte, ha dimostrato che TUTTE le persone analizzate hanno questi tossici cancerogeni nel sangue, che i giovani sono particolarmente esposti e che dei tre Pfas sopra citati quello più trovato nel corpo delle persone sia l’Adv: un Pfas come il C6o4 inventato in Italia che l’azienda ha prodotto per trent’anni senza che nessuno ne sapesse alcunché.
Che credibilità sbugiardarsi sui numeri. Tra il 2007 il 2023, secondo i dati del registro europeo ripresi da Greenpeace, lo stabilimento Solvay Syensqo di Spinetta Marengo ha emesso 2.828 tonnellate l’anno: da solo! il 75% di tutte le sostanze fluorurate rilasciate nell’atmosfera in Italia. Secondo la matematica belga di Solvay, l’azienda avrebbe “ridotto del 90% le emissioni dei fluorurati negli ultimi cinque anni”. Secondo i dati Ispra elaborati da Greenpeace, invece, le emissioni sono passate da punte enormi dell’85% annue alle enormi del 55%. Cioè Solvay, da sola! attualmente emette più veleni di tutte le aziende italiane nel loro insieme. E li concentra tutti sul territorio di Alessandria!!  
Come consegue questo record? Gran parte delle emissioni atmosferiche comunicate al Registro europeo per l’emissione e il trasporto di inquinanti (E-Prtr) non sono contemplate nell’autorizzazione approvata dalle autorità locali.
Inoltre, come emerge da documenti inediti, la maggior parte di queste emissioni sono sparate -su polmoni suolo acque- da camini che non hanno filtri dedicati all’abbattimento: dei 26 camini che emettono sostanze fluorurate solo 15 sono dotati di filtri per l’abbattimento, 11 ne sono privi; il 59 per cento delle emissioni di Pfas dell’intero stabilimento derivino da camini totalmente privi di impianti di depurazione.
Che credibilità, infine, può avere un inquinatore seriale che al momento del rinnovo dell’autorizzazione integrata (AIA) si era opposto alla pubblicazione dei dati? E che ora, dopo che il Tar gli ha dato torto, vincola, complice la Provincia, la loro divulgazione al segreto industriale: li può visionare solo Legambiente… confidenzialmente, a patto che non li usi pubblicamente. Una bella faccia tosta, se sappiamo che, per lo stesso tipo di contaminazione, lo Stato del New Jersey nel 2021 ha fatto causa alla consociata americana dell’azienda chiedendo tutte le informazioni ambientali e gli studi tossicologici. E in soli quattro anni è stata pattuita una piena bonifica dello stabilimento e un’ammenda di quasi 400 milioni di dollari.

Class actions ad Alessandria dopo il fallimento dei processi penali.

Su “Pressenza” come i Pfas ci uccidono lentamente. Clicca qui.

Gli industriali negano perfino che il Tfa sia un Pfas.

Il Tfa, acido trifluoroacetico, è il più diffuso tra i Pfas inquinanti eterni, sul pianeta. Si trova ovunque lo si cerchi: nelle acque in bottiglia e in quella di rubinetto, nel vino, nei cereali, nell’aria e nel sangue umano, in tutto il mondo. La più piccola molecola della famiglia dei Pfas è nota da tempo, ma solo di recente si cominciano a studiare gli effetti per la salute umana. Stefano Polesello e Sara Valsecchi (nella foto),  i ricercatori del Cnr che nel 2011 hanno scoperto l’inquinamento da Pfas in Veneto, spiegano perché il Tfa riesce a raggiungere anche le sorgenti di montagna.
Il motivo principale per cui il Tfa si trova dappertutto nell’ambiente è che deriva dalla degradazione in atmosfera degli idrofluorocarburi (fino al 1988) e degli F-gas: il Tfa, idrosolumile, quando c’è pioggia, entra nel ciclo dell’acqua e va finire ovunque, non solo vicino ai siti industriali (è in fenomeno maggiore dell’inquinamento di Alessandria della Solvay di Spinetta), ma anche in montagna, dove le sorgenti sono più pure, e va a ricaricare le falde. Per questo le acque in bottiglia ne contengono in grande quantità. Siccome è piccolissimo (solo atomo di carbonio fluorurato e non due) non si riesce a filtrare con i carboni attivi e a misurarlo in maniera sistematica.
Da gennaio 2026 entreranno in vigore in Italia nuovi limiti per l’acqua potabile. Con il decreto legislativo 102 di giugno 2025, il governo ha stabilito che non deve essere superata la soglia di 0,02 microgrammi per litro per la somma di quattro Pfas: Pfoa, Pfos, Pfna e Pfhxs, la cui pericolosità è stata provata, ed è fissato a 0,1 µg/l la somma per trenta Pfas potenzialmente rilevanti nelle acque. Per la prima volta, inoltre, viene fissato un limite per il Tfa: 10 microgrammi per litro, da gennaio 2027.

Fare a meno dei Pfas oppure fare a meno di pane, pasta, biscotti, farina…

Su SMIPS  il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro”, clicca qui.

Pfas nei fiumi di Milano.

Arpa Lombardia ha pubblicato il ‘Rapporto Pfas 2025’, che fotografa i risultati delle attività di monitoraggio svolte nel corso del 2024. Il pozzo di Milano ha fatto registrare un superamento del valore soglia per il Pfos: la concentrazione rilevata ha raggiunto 42 nanogrammi per litro, superando il limite di 30 ng/l previsto per le acque sotterranee destinate al consumo umano. Si tratta di uno dei tre casi lombardi di superamento della soglia registrati nel 2024, insieme a Lomazzo e Paderno Dugnano.
Milano è inserita nel sottobacino Olona–Lambro–Seveso, indicato dal rapporto come uno dei più complessi e delicati dell’intera Regione. Arpa rileva la presenza diffusa di Pfas nei corsi d’acqua, in particolare in torrenti, canali e rogge di dimensioni medio-piccole, spesso interconnessi con la falda. Questa interconnessione rappresenta un elemento critico, perché favorisce il trasferimento degli inquinanti dalle acque superficiali a quelle sotterranee. I monitoraggi hanno interessato anche tratti di corsi d’acqua che scorrono nell’area metropolitana di Milano o immediatamente a ridosso della città. In particolare, il fiume Lambro, nei tratti che attraversano Comuni come Peschiera Borromeo e San Giuliano Milanese, mostra la presenza di diversi congeneri Pfas, tra cui Pfos e Pfoa, ma sotto i limiti di legge.

Pfas interferenti endocrini.

Sono disponibili i video dell’evento “Interferenti endocrini, ambiente e salute: evidenze scientifiche e azione medica”, svoltosi  a Firenze, presso la Sala Meeting “Giovanni Turziani” dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri.

Leggi il resto

Pfas distribuiti coi pesci in tutto il mondo.

La nostra esposizione ai Pfas avviene anche tramite il pesce che mangiamo. A ribadirlo è una nuova analisi di un team di ricerca cinese che ha puntato i riflettori sul mercato ittico globale, evidenziando il ruolo cruciale che ricoprirebbe nel ridistribuire il rischio di esposizione alle cosiddette sostanze chimiche “eterne” in tutto il mondo. Nord America, Oceania ed Europa, registrano i livelli di assunzione giornaliera di Pfas tramite il consumo di pesce (surgelato) più elevati.
Lo studio, appena pubblicato sulla rivista Science, combina i modelli delle reti trofiche marine, i dati sulla pesca globale e le misurazioni delle sostanze chimiche eterne nell’acqua marina prelevata da 3.126 siti nell’arco di 20 anni (dal 2010 al 2021).

I Pfas riducono l’efficacia dei vaccini pediatrici.

Il team guidato dal professor Carlo Foresta dell’Università di Padova ha chiarito il meccanismo molecolare alla base di questa risposta immunitaria, spiegando come l’esposizione ai Pfas – noti per i danni al fegato, alla tiroide, ai processi metabolici e alla fertilità- comprometta la memoria anticorpale, la produzione degli anticorpi in particolare dei bambini.

Pfas nei laghi d’Iseo e Idra.

I PFAS, gli inquinanti «eterni» presenti nelle acque dei territori più industrializzati (il record spetta al Veneto) sono stati ritrovati — fino a dieci volte lo standard di qualità ambientale: 26 microgrammi al chilo — anche nei coregoni del lago d’Iseo. Sul lago d’Idro anche il pesce persico nel 2023 è risultato non conforme (21,4 mcg/kg).

PFAS, la sigla tossica che avvelena Alessandria.

“Molecole, storie di legami e di veleni” è una serie audio scritta da Rita Cantalino e Alessandro Coltré. Prodotta da Fandango Podcast, A Sud e Valori.it

In questa puntata ripercorriamo, con Lino Balza,  la genesi di questi polimeri, il viaggio che hanno fatto da un laboratorio americano alle produzioni negli stabilimenti di tutto il mondo, anche in Italia, dove i PFAS sono legati a disastri ambientali e a gravi casi di inquinamento. Ad Alessandria il polo chimico ex Solvay è l’unico stabilimento a produrre PFAS in Italia. Che sono nell’aria, nell’acqua, e così sono arrivati nel sangue di cittadine e cittadini. Clicca qui la puntata numero 4 

La storia della fabbrica di Spinetta Marengo raccontata in video da Lino Balza.

Puntata 23

1984. Sul sindacato si abbatte il ciclone Craxi.

Clicca sul titolo. 

 

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