Quanti di voi conoscono Norman Finkelstein? Se non lo conoscete, vi suggerisco di leggere ciò che scrive. Norman Finkelstein è un uomo coraggioso. È uno storico e un attivista ebreo-statunitense. È nato a New York nel 1953 da due genitori sopravvissuti prima al ghetto di Varsavia (prima di essere deportati nei campi di concentramento, gli ebrei di Varsavia patirono le pene dell’inferno nel ghetto e a migliaia morirono di fame) e poi al lager di Auschwitz.
Finkelstein è ebreo, ma non è sionista. Lo ricordo ancora una volta. Una cosa è essere antisemita (una porcheria assoluta), altra cosa è essere antisionista (un diritto, ma direi anche un dovere, visto ciò che è diventato oggi il sionismo).
Finkelstein da anni si batte per i diritti del popolo palestinese e contro la propaganda israeliana. Nel 2004 ha pubblicato un libro che lo ha reso non gradito in Israele: “L’industria dell’Olocausto”.
Un figlio di due sopravvissuti alla Shoah che scrive un libro su come ancora oggi si utilizzi quell’immane orrore per giustificare le azioni di Israele. Davvero uno scandalo. E gli intellettuali devono essere scandalosi.
“L’immane tragedia che l’Olocausto nazista ha rappresentato per la nostra civiltà è paragonabile a un vero e proprio cataclisma naturale. Ma l’Olocausto, come mostra questo libro, è ormai diventato anche qualcosa d’altro: una strumentalizzazione della sofferenza, un’arma ideologica sfruttata per fini politici che nulla hanno a che fare con la memoria e il rispetto delle vittime”, si legge sul sito di Rizzoli a proposito di questo libro da loro pubblicato.
Finkelstein, lo scorso agosto, ha avuto il coraggio di criticare aspramente il sistema di “aiuti” a Gaza messo in piedi da Stati Uniti e Israele. “Il cibo a Gaza viene distribuito come veniva distribuito nei campi di concentramento nazisti. I palestinesi prima vengono ridotti a topi in cerca di cibo e poi gli sparano addosso”. Queste le sue parole.
Nei giorni scorsi è tornato a parlare di Israele. Leggete attentamente ciò che ha detto: “Netanyahu è il primo ministro più longevo della storia israeliana. Lui non è un’aberrazione: lui è Israele! È capitato spesso di sentir dire ‘la carriera politica di Netanyahu sta per finire’. Ma sai che succede? Che non esce mai di scena. Perché? Perché gli israeliani, quando vedono Netanyahu, vedono loro stessi: un odioso, un fariseo, un suprematista ebreo. Questo è ciò che sono oggi gli israeliani. Guardate i sondaggi in Israele. Il 50% degli ebrei israeliani sostiene il genocidio a Gaza. Ma c’è di più. Alla domanda ‘ci sono innocenti a Gaza?’, tra il 70% e il 75% degli israeliani pensa che non vi siano innocenti a Gaza. E a Gaza la metà sono bambini. Questo è Israele, non Netanyahu”.
Chiaramente ci sono israeliani che non sostengono il genocidio, ma sono una minoranza. La stragrande maggioranza della società israeliana pensa che sia giusto sterminare i palestinesi, pensa che non vi siano innocenti tra i palestinesi, pensa che Israele abbia diritto divino sui territori palestinesi.
Questa è la realtà. Israele oggi è una società estremista, pericolosissima, una società in un certo senso da salvare, come occorreva salvare la società tedesca dal nazismo. E non lo dico io, lo dicono anche i parenti dei testimoni della Shoah. Antisemiti anche loro?
Alessandro Di Battista – 31/12/2025
https://alessandrodibattista.substack.com/p/netanyahu-e-leffetto-del-sionismo

