blocco porto genova 25giu2024

[CARC] Non sarà un buon 2026 per la classe dirigente

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Newsletter n. 1 dell’1 gennaio 2026

Meloni di fine anno. Dal brodo di giuggiole alla minestra riscaldata

Anche quest’anno nelle cucine di palazzo Chigi l’unica ricetta prevista nel menù voluto dalla premier è il brodo di giuggiole. Gli ingredienti sono più o meno gli stessi dello scorso anno.
Un discorso natalizio in mezzo ai pastorelli e ai valori della nazione italica cristiana e solidale (coi potenti, ricchi e i guerrafondai ovviamente).
Dichiarazioni rilasciate alle riviste di area sulla solidità del paese e la forza del governo. Una rivista internazionale, questa volta il Telegraph, che le fa una sviolinata. E altre piccole aggiunte che alla fine sanno di minestra riscaldata.
Un magro banchetto consumato in diretta televisiva mentre le cucine e l’intero palazzo vanno a fuoco.

È uscito il numero 1/2026 di Resistenza

Non sarà un buon 2026 per la classe dirigente
Coscienza, scienza, sperimentazione, lotta e conquista

Ci sono cose di cui prima si prende coscienza e meglio è. Fra di esse rientra, per ovvie ragioni, il fatto che la Terza guerra mondiale è già in corso e tutta la propaganda che la presenta come un fosco futuro che incombe ha l’obiettivo di inquinare le coscienze delle masse popolari.
La Terza guerra mondiale è già iniziata anche se su Roma, Berlino, Parigi, Londra o New York non cadono ancora le bombe e le colonne di carri armati non sfilano lungo i viali. Questa guerra ha caratteristiche che la distinguono dalle due guerre mondiali precedenti e l’aspetto puramente militare, che per senso comune contraddistingue “una guerra vera”, è in questo caso solo una forzatura.
Prendere coscienza che la Terza guerra mondiale è già in corso comporta molte cose, ma due sono quelle principali.
In primo luogo, comporta di dover agire come se fossimo in guerra.
In secondo luogo, comporta la necessità di prendere atto che la fase in cui si decidono il presente e il futuro è esattamente questa. Precisamente questa.

Editoriale

È possibile una svolta e imprimerla spetta ai comunisti

Il movimento popolare che ha raggiunto il suo apice nei mesi di settembre e ottobre ha creato condizioni estremamente favorevoli allo sviluppo della lotta di classe. Dedichiamo a questo argomento uno specifico articolo, qui è sufficiente richiamare la lotta degli operai della ex Ilva di Genova di inizio dicembre come esempio di quanto i metodi di lotta in stile “blocchiamo tutto” abbiamo fatto scuola.
È possibile imprimere una svolta definitiva al corso delle cose. È possibile un salto nella mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari. La condizione sine qua non è individuare correttamente l’aspetto principale su cui poggia la svolta possibile e perseguire fino in fondo l’obiettivo di “cambiare tutto davvero”.
In questo articolo affrontiamo questo argomento

La Terza guerra mondiale è già in corso o incombe sul futuro?

La Terza guerra mondiale non è solo e ovunque scontro militare, consiste principalmente nel rendere impossibile il funzionamento del paese nemico o nel ridurre la classe dirigente del paese nemico a non accettare l’ulteriore distruzione che il proseguimento della guerra comporterebbe.
Ha la forma di “guerra ibrida”: far collassare i governi, sovversione, intossicazione dei cuori e delle menti per mezzo dei media di regime e di altri strumenti digitali, sconvolgimento del sistema economico, guerra dei dazi, corsa al riarmo ed economia di guerra all’interno dei singoli paesi, paralisi del sistema finanziario, decine di guerre locali in cui le potenze imperialiste hanno un peso importante (guerre per interposta persona).
La Terza guerra mondiale non si svolge tra Stati imperialisti come la Prima, che la borghesia chiuse repentinamente dopo la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre di fronte al rischio del contagio del “sistema dei soviet” nel resto d’Europa.

Lo smantellamento della sanità pubblica è economia di guerra

Mentre scriviamo il governo Meloni si appresta a varare una legge di bilancio di “lacrime e sangue” in cui, a conferma della continuità con tutto quello e tutti quelli che l’hanno preceduto, la sanità viene colpita duramente, ancora una volta. Al punto che anche diverse istituzioni (incluso Cnel, Corte dei Conti, Istat) muovono critiche aperte.
Solo i rampanti imprenditori della sanità hanno espresso parere favorevole. Ecco due conti.
Anche se sono previste risorse economiche aggiuntive (7,7 miliardi, di cui 2,4 nel 2026 e 2,65 rispettivamente nel 2027 e 2028), secondo la Fondazione Gimbe la spesa per la sanità pubblica è in realtà in diminuzione, dal momento che nel 2028 l’investimento risulterà pari solo al 5,6% del Pil contro l’attuale 6,3% del 2024.
In pratica non c’è alcun rilancio del Ssn, mentre ai professionisti vanno solo briciole”, che non saranno sufficienti ad arrestare l’emorragia di medici dal pubblico.

Ai compagni della Carovana del (n)Pci

Articolo pubblicato su La Voce del (n)Pci n. 81 – novembre 2025

Una parte del movimento comunista al “bloccare tutto” aggiunge già oggi anche la parola d’ordine “per cambiare tutto”. Effettivamente noi comunisti dobbiamo dare il via a un nuovo corso delle cose. Dobbiamo combinare la difesa con l’attacco, la lotta contro la borghesia con l’avanzamento della rivoluzione socialista: concretamente, in questa fase, con l’instaurazione di un governo che dia il via a un nuovo corso delle cose.
Combinare la difesa con l’attacco richiede di essere capaci (e, se constatiamo di non esserlo, non scoraggiarsi ma imparare fino a diventare capaci) di indicare non genericamente la via della “lotta”, della “mobilitazione e organizzazione”, del “protagonismo popolare”, che nei mesi scorsi si sono sviluppati a un livello superiore per estensione e combattività, ma di progettare cosa le masse devono fare per arrivare a instaurare il socialismo e di stabilire con le masse relazioni tali che esse effettivamente lo facciano. In questa fase significa progettare non solo in generale ma anche in ogni situazione particolare e concreta, a livello di regione e zona e sul momento, cosa le organizzazioni operaie e popolari devono fare, cosa ognuna di esse deve fare per avanzare verso il socialismo e stabilire con esse – in generale e con ognuna in particolare – relazioni tali che effettivamente facciano quello che devono fare per realizzare l’obiettivo di cui hanno bisogno, quale che sia la coscienza che ognuna di esse e ogni suo singolo esponente ha della necessità e della possibilità di costituire un proprio governo d’emergenza.

L’ora della riscossa popolare è ora. Decine di iniziative e alcuni elementi emersi

Nel numero scorso di Resistenza abbiamo parlato della campagna nazionale “L’ora della riscossa popolare è ora”, un ciclo di iniziative che si sono svolte da nord a sud, accomunate dall’obiettivo di alimentare il coordinamento fra organismi operai e popolari a partire dalla discussione e dal confronto sulle mobilitazioni di settembre e ottobre.
Il contesto in cui si sono svolte le iniziative, trentotto in tutto, era segnato dall’irresponsabile decisione dei vertici delle organizzazioni sindacali di procedere con la proclamazione di due scioperi generali distinti (quello dei sindacati di base il 28 novembre e quello della Cgil il 12 dicembre) e dalle preoccupazioni per “il riflusso del movimento”. Queste ultime in buona parte ingiustificate, visti i molti segnali – citiamo qui solo la mobilitazione degli operai della ex Ilva di Genova – che indicavano il calo come un elemento fisiologico più che politico.

Contro la repressione

Resistere, resistere e contrattaccare

Agenzia stampa Staffetta Rossa

Contro la repressione passare al contrattacco!

Le mobilitazioni dell’ultimo periodo hanno unito collettivi di lavoratori, studenti e organizzazioni solidali con la Palestina, sindacati di base e Cgil, mobilitando milioni di persone in tutto il paese. Hanno prodotto un’unità che ha mostrato in embrione la capacità di sottrarre il paese alla spirale di guerra e affermare un diverso corso delle cose. Prospettiva che il governo Meloni deve scongiurare.
La reazione del governo Meloni è stata quindi l’aumento della repressione, in particolare verso alcuni esponenti dei principali organismi che hanno animato questo movimento. Il governo attacca così politicamente i promotori delle mobilitazioni e tenta di fiaccare l’attivismo di migliaia di persone che oltre ad essersi mobilitate in solidarietà con la resistenza palestinese e contro la complicità del governo Meloni hanno sperimentato nuove forme di lotta anche a difesa dei posti di lavoro.

Comunicato della Direzione Nazionale del P.Carc

Solidarietà ad Hannoun e a tutti gli indagati e arrestati

Un’altra coltre di fumo tossico per coprire le complicità dell’Italia con lo stato terrorista d’Israele

La tattica infame dei servizi segreti israeliani, che hanno orchestrato l’operazione, consiste nel fatto che l’inchiesta non prende di mira “i violenti” che hanno “bloccato tutto”, ma quella estesa e meno evidente parte della popolazione italiana che si è mobilitata sul piano umanitario, attraverso la raccolta di soldi a sostegno della popolazione di Gaza, dei familiari dei prigionieri, degli orfani di chi è morto per la causa palestinese.
L’inchiesta è un attacco politico per colpire le organizzazioni che promuovono la solidarietà alla popolazione di Gaza nel nostro Pese, non è né più né meno che una delle rappresaglie del governo Meloni contro il movimento popolare che ha scoperchiato la complicità dello Stato italiano con lo stato genocida di Israele, ha messo il governo Meloni con le spalle al muro e lo ha fatto vacillare nei mesi scorsi.

Volantino in diffusione

La solidarietà è un’arma

La nostra solidarietà a tutti gli arrestati, inquisiti, indagati e condannati per aver partecipato al movimento in solidarietà con il popolo palestinese – quali che siano le accuse mosse contro di loro, le “prove a loro carico” e “gli accertamenti” che emergeranno – è piena e incondizionata. 
La solidarietà è un’arma più potente delle inchieste commissionate dai boia sionisti. Se sapremo essere uniti, la repressione si rivelerà un boomerang. Perché ciò che la repressione non riesce a spezzare, spezzerà la repressione e spazzerà via chi la promuove.
Continuare a lottare e a sostenere in tutti i modi la resistenza del popolo palestinese è la prima e più importante forma di lotta contro il governo Meloni e gli agenti sionisti che operano nel nostro paese.

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È uscito il volume 2 del

Manuale di storia contemporanea

– dalla Rivoluzione d’Ottobre alla Rivoluzione cinese –

“Se non vincerà il socialismo, la pace tra gli Stati capitalisti significherà soltanto un armistizio, una tregua, la preparazione a un nuovo massacro dei popoli”. Lo scriveva Lenin nel dicembre del 1917, a due mesi dalla vittoria della rivoluzione in Russia. Tutta la storia successiva fino a oggi gli ha dato ragione.

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Calendario per il 2026
Istruzione, agitazione, organizzazione

Guarda l’anteprima

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Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 - 20128 Milano - Tel/Fax 02.26306454
e-mail: carc@riseup.net sito: www.carc.it

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