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[SinistraInRete] Domenico Moro: Sequestro di Maduro: un episodio della terza guerra mondiale a pezzi

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Rassegna – 05/01/2026

Domenico Moro: Sequestro di Maduro: un episodio della terza guerra mondiale a pezzi

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Sequestro di Maduro: un episodio della terza guerra mondiale a pezzi

di Domenico Moro

L’atto di guerra degli Usa contro il Venezuela, con il quale è avvenuto il sequestro del presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, e di sua moglie, ha un carattere imperialista e rappresenta un episodio di quella che Papa Francesco chiamò “la terza guerra mondiale a pezzi”.  Il sequestro e il contestuale bombardamento aereo, che ha provocato alcune decine di morti fra i civili e i militari venezuelani, sono illegali e, avendo violato la sovranità del Venezuela, in contrasto con il diritto internazionale e con lo Statuto dell’Onu (articolo 2).

Trump ha giustificato l’azione militare sostenendo che Maduro fosse il capo di un cartello della droga e un narcoterrorista. In questo modo, avvalendosi di una legge statunitense varata dopo l’attentato alle Torri Gemelle, ha potuto bypassare l’autorizzazione del Parlamento statunitense. Il fatto, però, è che l’Onu ha dichiarato che il Venezuela non produce né commercializza droga, che nel paese non operano cartelli della droga e che il traffico della droga verso gli Usa si serve della rotta del Pacifico e non di quella caraibica, dove c’è il Venezuela. A Trump, si sono accodati Giorgia Meloni e il suo governo, che ha definito “legittima” l’azione bellica, dimostrando ancora una volta di essere supini alleati degli Usa. Evidentemente, per la Meloni in questo caso non c’è “un aggressore e un aggredito”, a differenza che in Ucraina.

Le vere cause dell’aggressione al Venezuela sono altre.

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Marco Travaglio: A chi inviamo le armi?

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A chi inviamo le armi?

di Marco Travaglio

Pubblichiamo l’editoriale di Marco Travaglio di oggi. Si tratta di uno dei pochissimi articoli onesti e degni in una palude di melma che fa toccare alla stampa italiana forse il momento più bassa della sua famigerata storia recente

L’attacco criminale e terroristico di Trump allo Stato sovrano del Venezuela, nella miglior tradizione del “cortile di casa”, è una conferma e al contempo una lezione per chi non vuole capire come va il mondo.

 

1) La conferma è che cambiano i presidenti – democratici o repubblicani, ortodossi o eterodossi – ma non gli Usa, che fanno sempre i loro porci comodi. Ma senza mai preoccuparsi del “dopo”. Trump è un eterodosso, tant’è che sogna ridicolmente il Nobel per la Pace, mentre i suoi predecessori han sempre vinto ad honorem quello della Guerra. Ma il suo sbandierato isolazionismo viene regolarmente risucchiato dal cancro “neocon” che gli siede accanto nelle persone di Rubio e di tanti invisibili del Deep State. La differenza con gli altri presidenti è che Trump non prova neppure ad ammantare il golpe a Caracas con l’esportazione della democrazia, l’ingerenza umanitaria o altre esche per gonzi: dice papale papale che vuole il petrolio e quando parla di “narcoterrorismo” non ci crede nemmeno lui (ha appena graziato l’ex presidente honduregno Hernandez, condannato negli Usa a 45 anni per un mega-traffico di cocaina).

 

2) La lezione è che l’Occidente non ha mai avuto alcun titolo per insegnare il diritto internazionale alle “autocrazie”.

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Leonardo Sinigaglia: Venezuela: capitolare o resistere?

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Venezuela: capitolare o resistere?

di Leonardo Sinigaglia

Il barbarico rapimento del presidente Nicolas Maduro mette tutto il mondo davanti alla verità oggettiva dell’impossibilità di una “transizione pacifica” al multipolarismo. Non può esistere nessuna “coesistenza pacifica” con le forze dell’imperialismo statunitense e i suoi satelliti. Gli Stati Uniti non abdicheranno alla loro posizione egemonica, né si faranno scrupoli a violare il diritto internazionale per tentare di ritardare il più possibile il proprio irreversibile declino.

Molti hanno paura delle conseguenze di una guerra mondiale, ma la verità è che gli Stati Uniti hanno già dichiarato guerra al resto del mondo: ovunque, chi non piega la testa al loro regime terroristico internazionale, è vittima di attacchi sempre più violenti e diretti, condotti nella totale impunità. Gli appelli al rispetto del diritto internazionale, se possono marcare una differenza di visione rispetto ai gangster di Washington, non sono sufficienti. E’ necessario che le forze impegnate nella costruzione di un mondo multipolare abbandonino ogni illusione riformista, per abbracciare un punto di vista rivoluzionario.

Ciò non significa certo adottare una politica estera avventurista all’insegna della ricerca dell’escalation a tutti i costi: significa, in primo luogo, fare i conti con la quinta colonna interna. Sanzioni economiche, sottosviluppo e rimasugli di liberalismo costituiscono il terreno ideale per la formazione di raggruppamenti interessati a tradire il proprio paese a favore degli imperialisti, tanto all’interno delle istituzioni, quanto della società civile.

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Pino Arlacchi: Venezuela: la partita è aperta

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Venezuela: la partita è aperta

di Pino Arlacchi

E’ difficile, in situazioni come questa, ragionare con la testa e non con altre parti del corpo, come fanno Trump e il codazzo politico-mediatico che approva il suo tentato cambio di regime in Venezuela. Dico tentato perché fino adesso non ci sono gli elementi essenziali di un colpo di stato, eccetto il sequestro e il rapimento del Presidente di uno stato sovrano. Avvenuto a quanto sembra grazie a qualche classico tradimento da guardie del corpo, e non come espressione di una rete di congiura e di malcoltento interni.

Un cambio di regime è la sostituzione di un governo con un altro grazie a un piano, che consiste molto spesso nella combinazione di un attacco esterno e una cospirazione intestina, politica e soprattutto militare. Si rovescia un assetto di governo e ci si presenta al popolo come titolari di un potere sovrano alternativo. Ma è proprio questo che finora non è accaduto a Caracas.

Dov’è il nuovo esecutivo che nel corso di un vero colpo di stato si installa a palazzo Miraflores nelle stesse ore delle bombe? Dove sono i militari ribelli che si impadroniscono dei mezzi di informazione, delle sedi di Parlamento, Corti costituzionali e ministeri? Da nessuna parte. Esecutivo e forze armate del Venezuela sono rimasti compatti al loro posto, senza la minima smagliatura, e senza che apparisse sulla scena alcun governo provvisorio già formato, e sostenuto da alcuna forza reale di opposizione.

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Alfredo Facchini: La storia non è una notifica

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La storia non è una notifica

di Alfredo Facchini*

Perché l’assuefazione è il vero ordine del presente.

Stamattina mi sono alzato con gli Stati Uniti che bombardano Caracas. Non ho fatto nulla. Come tutti. Ho acceso lo schermo. Ho letto. Ho assorbito. Poi il caffè, le notifiche. L’unico sussulto: ho scritto un articoletto militante. Un fatto enorme, trattato come un disturbo temporaneo.

È in quel punto preciso che nasce l’impotenza. Non nello shock, ma nella normalità con cui tutto passa. Bombardare una capitale diventa una riga nel flusso. Scivola.

Il potere conta su questo: sulla distanza tra ciò che accade e ciò che ci attraversa. Una distanza costruita, coltivata. Non ci viene chiesto neanche di approvare. Ci viene chiesto di continuare a vivere come se nulla pretendesse risposta.

L’assuefazione lavora così. Non spegne la coscienza, la stanca. La espone a una sequenza di eventi troppo grandi, troppo rapidi, troppo numerosi. Alla fine non resta indifferenza: resta paralisi. Tutto sembra grave, tutto sembra fuori portata.

Bombardano Caracas. Non c’è bisogno di convincerci che sia giusto. Basta che venga percepito come uno dei tanti atti di forza che non dipendono da noi. Lontani, già archiviati mentre avvengono.

L’impotenza non è una mancanza individuale. È una condizione politica. È il risultato di una pedagogia lunga, paziente, che ha insegnato alle masse a guardare senza intervenire, a sapere senza agire, a indignarsi senza trattenere nulla.

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Alessandro Visalli: 3 gennaio 2026. Venezuela, la fine del diritto

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3 gennaio 2026. Venezuela, la fine del diritto

di Alessandro Visalli

Userò una formula che non amo, ma che è necessaria qualche volta. Non si può essere tutto, ma capita che il mondo metta di fronte alla necessità di valutare dimensioni di cui non si è specialisti.

Non sono un giurista, ma ciò che è accaduto il 3 gennaio 2026 è un passaggio storico. Si tratta di un cambiamento irreversibile che fa seguito alla recente pubblicazione della nuova Strategia di Sicurezza Nazionale, nella quale è dichiara l’intenzione di affermare il dominio sull’emisfero Occidentale ed espellere i paesi extraemisferici (la Russia e la Cina).

Ciò che ha fatto l’Amministrazione Trump è un atto extragiudiziario sia sul piano dell’esile Diritto Internazionale e delle sue Istituzioni, sia su quello strettamente interno. Un atto senza alcuna base giuridica, pura forza. Si tratta della diretta contestazione della Carta delle Nazioni Unite tale da determinare un terremoto di portata catastrofica, e di lunghissima durata, sui meccanismi messi faticosamente (e non senza forzature) in piedi nel dopoguerra, con l’espresso obiettivo di non rendere più possibile fenomeni come il Nazismo.

Si è trattato di un atto giustificato come espressione di un law enforcement militarizzato, fondato su un superseding indictment (Atto di accusa sostitutivo) non emesso da alcun organismo giuridico preesistente e avente giurisdizione. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti[1], come ovvio, ha giurisdizione su questi ultimi e non ha portata extraterritoriale di tale portata da poter travolgere l’immunità dei Capi di Stato in carica. Non è la prima volta che accade, ma è sempre stato avanzato dagli Stati Uniti e solo da questi.

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Tendenza internazionalista rivoluzionaria: Giù le mani dal Venezuela e dall’America Latina, gangster di Washington!

ilpungolorosso

Giù le mani dal Venezuela e dall’America Latina, gangster di Washington!

di Tendenza internazionalista rivoluzionaria

Trump, il “presidente della pace” che avrebbe posto fine a tutte le guerre lasciate in eredità da Biden, dopo l’avallo dato a Netanyahu perché continui l’operazione genocida a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania; dopo i bombardamenti sull’Iran e sulla Siria; dopo la distruzione di 36 imbarcazioni e l’assassinio di centinaia di naviganti al largo del Venezuela con il pretesto privo di prove che si trattasse di narcotrafficanti; dopo il sequestro di tre petroliere venezuelane; ha lanciato nella notte del 2 gennaio un’operazione militare e golpista contro il Venezuela.

Gli Stati Uniti hanno bombardato 7 centri in Venezuela (basi militari, aeroporti e il mausoleo bolivariano a Chavez) e rapito il presidente Maduro e sua moglie, che saranno “giudicati” da un tribunale di New York, sulla base di accuse per traffico di droghe e “acquisto di armi da usare contro gli Stati Uniti” (!!!). Questo dopo che gli stessi report USA 2025 sulla lotta ai traffici internazionali di droga non citavano il Venezuela.

Ma lo stesso Trump non ha tardato, in queste ore, a dichiarare apertamente lo scopo dell’aggressione: “Saremo finalmente coinvolti nell’industria petrolifera venezuelana“, di quel Venezuela che ha le più grandi riserve petrolifere del pianeta.

Questa azione di pirateria internazionale, in violazione di ogni regola internazionale che i vari stati borghesi si sono dati tramite l’ONU e altre loro istituzioni, è la prima evidente applicazione della nuova dottrina strategica USA, che ripristina la dottrina Monroe del 1823, sintetizzata con lo slogan: “le Americhe agli americani”, ossia agli Stati Uniti.

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Fabrizio Verde: Venezuela 1999-2026: un quarto di secolo sotto attacco USA e oggi sotto le bombe

lantidiplomatico

Venezuela 1999-2026: un quarto di secolo sotto attacco USA e oggi sotto le bombe

di Fabrizio Verde

Da Chávez a Maduro, il Venezuela ha resistito a ogni forma di guerra non convenzionale. Oggi, il mondo assiste al passaggio alle armi vere e al sequestro di un capo di Stato

L’assalto militare degli Stati Uniti contro il Venezuela non è un fulmine a ciel sereno. È il culmine di una campagna durata un quarto di secolo, articolata su piani diplomatici, economici, militari e informativi, e concepita per soffocare un’esperienza politica che a Washington ha sempre rappresentato un affronto strategico: la Rivoluzione Bolivariana.

Tutto cominciò nel dicembre 1998, quando Hugo Chávez, un ex paracadutista con un carisma popolare raro nella storia latinoamericana, vinse le elezioni alla guida di una una coalizione che comprendeva anche le masse storicamente emarginate, promettendo di capovolgere un modello di disuguaglianza radicato da decenni. Fino ad allora, il Venezuela era stato un alleato docile di Washington, una fonte inesauribile di petrolio a basso costo e un pilastro della cosiddetta stabilità nell’emisfero occidentale. Il “voltear la tortilla”, come diceva Chávez, non poteva restare impunito.

 

Dalla destabilizzazione al golpe: le prime mosse di Washington

Già nel 2001, Washington osservava con crescente inquietudine le 49 leggi promulgate dal governo venezuelano, tra cui quelle sulla riforma agraria, tributaria e soprattutto petrolifera.

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Carlo Formenti: Diritto internazionale? Non fatemi ridere!

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Diritto internazionale? Non fatemi ridere!

di Carlo Formenti

(una prima reazione a caldo al blitz Usa in Venezuela)

Le motivazioni dell’attacco americano al Venezuela (la guerra al narcotraffico) sono così scopertamente pretestuose che persino i media italiani (i più asserviti dell’Occidente agli interessi dell’imperialismo Usa) non possono fare a meno di ammettere che il vero obiettivo del blitz è il controllo sulle immense risorse petrolifere del Paese latinoamericano. Un prima rapida occhiata ad alcune delle maggiori testate europee conferma che le voci di condanna prevalgono sulle giustificazioni (il che è tanto più significativo in quanto l’atteggiamento dell’Europa nei confronti del regime socialista venezuelano è sempre stato a dir poco vergognoso: dalle fake news sulla presunta natura totalitaria della rivoluzione bolivariana, all’esaltazione di personaggi come la politica venezuelana di estrema destra Machado, insignita del premio Nobel per la Pace).

Ciò detto è opportuno porsi una domanda: se l’attacco fosse stato ordinato, invece che da Trump, da Biden o da un altro presidente democratico la reazione sarebbe stata la stessa, oppure staremmo assistendo a un coro di felicitazioni per il rovesciamento del “dittatore” Maduro e per la restaurazione della “democrazia” a Caracas? La domanda è ovviamente retorica, ma se chi mi legge avesse dubbi in proposito, gli consiglio di ricordare (se non è troppo giovane) quale è stata la reazione delle “democrazie” europee a tutte le aggressioni criminali perpetrate dagli Stati Uniti in Iraq, Afganistan, Libia, Serbia (occasione in cui siamo stati complici attivi).

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Redazione: Aggressione al Venezuela. Le prime (vergognose) dichiarazioni del governo Meloni

lantidiplomatico

Aggressione al Venezuela. Le prime (vergognose) dichiarazioni del governo Meloni

di Redazione

C’è un aggressore e un aggredito. Il Satana dei nostri tempi, come l’ha correttamente definito il Prof. Marandi in queste ore, gli Stati Uniti, hanno iniziato l’ennesimo crimine per il dio petrolio e denaro.

Nella notte venezuelana del 3 gennaio, Washington ha iniziato bombardamenti sul territorio venezuelano. Il governo di Caracas, con un recente comunicato, ha denunciato una “gravissima aggressione militare” da parte degli Stati Uniti su località civili e militari negli stati di Miranda, Aragua, La Guaira e nella capitale Caracas, e ha ordinato “lo spiegamento del comando per la difesa integrale della nazione”.

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Fabrizio Marchi: Venezuela: Trump e gli USA gettano la maschera

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Venezuela: Trump e gli USA gettano la maschera

di Fabrizio Marchi

La banditesca aggressione al Venezuela conferma, per chi avesse nutrito dei dubbi, la natura squisitamente imperialista dell’attuale amministrazione americana. Ma in realtà conferma la natura (e la struttura) imperialista degli USA di cui l’attuale amministrazione è soltanto una delle sue diverse rappresentazioni. Che alla Casa Bianca ci siano i repubblicani o i democratici, i conservatori o i “progressisti”, i neoconservatori o i liberal, Bush oppure Obama, Clinton o Trump, la musica non cambia né può cambiare. Possono mutare le strategie, le tattiche e le “coperte” ideologiche, ma la sostanza resta immutata. Gli Stati Uniti nascono e si affermano come potenza e poi come superpotenza imperialista mondiale e tale vogliono rimanere, a qualsiasi costo.

Questo sfacciato e criminale attacco ha diversi obiettivi. Innanzitutto liberarsi di un governo socialista e ovviamente non prono ai diktat di Washington sostituendolo con un governo fantoccio e asservito, e naturalmente mettere le mani sulle grandi risorse petrolifere di quel paese, con la complicità delle classi proprietarie locali, cioè di una borghesia corrotta, sordidamente reazionaria e antipopolare che non ha mai fatto mistero dei suoi intenti golpisti. Una borghesia stracciona e “compradora” di cui la neo vincitrice del Premio Nobel per la Pace (ormai da tempo una farsa a scopi propagandistici e mediatici), Maria Corina Machado, è la più “valida” rappresentante.

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Redazione: “Ferma solidarietà al popolo venezuelano”: telefonata Lavrov-Delcy Rodriguez

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“Ferma solidarietà al popolo venezuelano”: telefonata Lavrov-Delcy Rodriguez

di Redazione

Un fermo appoggio a Caracas e la condanna per quella che viene bollata come una “gravissima aggressione militare”. È quanto emerge dalla conversazione telefonica intercorsa tra il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, e la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, a seguito dell’attacco aereo condotto dagli Stati Uniti contro obiettivi nella capitale venezuelana e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Secondo un comunicato del ministero degli Esteri di Mosca, Lavrov ha espresso “ferma solidarietà con il popolo venezolano di fronte all’aggressione armata”, ribadendo che “la Russia continuerà a sostenere la politica del governo bolivariano volta a proteggere gli interessi nazionali e la sovranità del paese”.

Il colloquio ha visto entrambe le parti esprimere sostegno per “impedire un’ulteriore escalation e trovare una soluzione alla situazione attraverso il dialogo”. Mosca e Caracas hanno inoltre confermato il loro “mutuo impegno a continuare a rafforzare la partnership strategica integrale tra Russia e Venezuela”. Una presa di posizione netta che si inserisce nel solco delle forti tensioni che stanno scuotendo il Venezuela.

Il governo bolivariano ha reagito con durezza all’operazione militare statunitense, descritta come un atto che “costituisce una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite”. In un comunicato ufficiale, Caracas ha accusato Washington di volersi “impadronire delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza l’indipendenza politica della Nazione”.

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Paolo Arigotti: C’è un aggressore e un aggredito?

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C’è un aggressore e un aggredito?

di Paolo Arigotti

La notizia dell’ennesimo atto di forza di Washington contro uno stato sovrano è di queste ultime ore. Nella mattinata di oggi, sabato 3 gennaio 2026, nel comunicato ufficiale rilasciato dalle autorità della Repubblica Bolivariana del Venezuela si legge che “… l’aggressione militare estremamente grave perpetrata dall’attuale governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio venezuelano e il suo popolo”, specificando che gli attacchi hanno colpito “… siti civili e militari nella città di Caracas, capitale della Repubblica, e negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira”.

Tali azioni militari, sempre stando al comunicato di cui sopra, costituiscono “…una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, in particolare degli articoli 1 e 2, che sanciscono il rispetto della sovranità, l’uguaglianza giuridica degli Stati e il divieto dell’uso della forza”, oltre che rappresentare una “… minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare in America Latina e nei Caraibi, e mette seriamente in pericolo la vita di milioni di persone”.

Nessun dubbio neanche sulle ragioni alla base dell’aggressione militare. Scrivono da Caracas che “l’obiettivo di questo attacco non è altro che impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del petrolio e dei minerali, nel tentativo di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno”, si legge nel testo.

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Alberto Bradanini: Vergogna agli Stati Uniti, gloria eterna al Venezuela!

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Vergogna agli Stati Uniti, gloria eterna al Venezuela!

di Alberto Bradanini

Il vero stato canaglia del pianeta, gli Stati Uniti d’America, stanno aggredendo un paese sovrano, che nulla ha fatto contro la più grande “cosiddetta democrazia” del pianeta, guidata in questo momento da un sociopatico bisognoso di cure psichiatriche, ma in realtà teleguidato dalle grandi corporazioni private che controllano, in sequenza, lo stato profondo (Cia, Fbi, Nsa e le altre sorelle di merende), i produttori di morte (armi e virus), generali “stranamori” pronti a distruggere il mondo per sete di potere, e politici al soldo del miglior offerente.

Aggredendo il Venezuela, il bellicismo americano, conferma di essere la concentrazione di potere finanziario, militare e tecnologico più pericolosa oggi sul pianeta Terra, pronta finanche a mettere a repentaglio la sopravvivenza del genere umano, priva di umanità e di rispetto dei diritti altrui.

Come tutti i vigliacchi, tuttavia, gli Stati Uniti non si attentano ad attaccare grandi potenze come la Russia o la Cina, ma paesi poveri e indifesi, che però non si piegano ai capricci imperiali, che difendono la loro sovranità, facendo semmai errori come tutti, ma che cercano la strada per generare quel po’ di prosperità e benessere per i propri cittadini che le loro condizioni politiche ed economiche consentono.

Il giornalista John Pilger[1] ci ricorda che negli ultimi 70 anni gli Stati Uniti hanno rovesciato o tentato di rovesciare più di cinquanta governi, in gran parte democrazie, interferendo nelle elezioni democratiche di oltre trenta paesi, bombardando popolazioni di trenta nazioni, la maggior parte povere e indifese.

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Alessandro Di Battista: In Venezuela non c’è un aggressore e un aggredito?

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In Venezuela non c’è un aggressore e un aggredito?

di Alessandro Di Battista*

Al netto di quel che potete pensare di chi governa in Iran e Venezuela la verità è che Stati Uniti e Israele stanno attaccando due paesi che hanno deciso di cacciare via le imprese petrolifere straniere.

Il Venezuela detiene la 1° riserva al mondo di petrolio e l’8° di gas. L’Iran vanta la 2° riserva al mondo di gas naturale (la prima ce l’ha la Russia) e la 4° di petrolio. Ancora oggi, nel 2026, quella che viene definita la più grande democrazia al mondo, bombarda, uccide, destabilizza e promuove regime-change esclusivamente per il petrolio.

Se in occidente vi fossero media davvero liberi nessuno crederebbe alle balle nauseabonde dell’esportazione di democrazia, della tutela dei manifestanti o della lotta al narcotraffico utilizzate per giustificare i cosiddetti “massacri democratici”.

Gli Stati Uniti hanno appena attaccato un paese che non rappresenta alcuna minaccia per loro. Se non avesse il petrolio non avrebbero mai attaccato il Venezuela e allo stesse tempo se a Teheran e a Caracas vi fossero al governo i peggiori terroristi del pianeta, i peggiori sterminatori di bambini ma questi fossero alleati dell’occidente, nessuno gli torcerebbe un capello. E abbiamo le prove per affermare questo. Guardate l’impunità dello Stato terrorista di Israele.

Infine pensate a questo. Per quattro anni parlando della guerra in Ucraina, media e politici hanno ripetuto il mantra del “c’è un aggressore e un aggredito e si sta con l’aggredito fornendogli armi per metterlo in condizione di negoziare la Pace con l’aggressore”.

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