L’onorevole Tajani sarà ricordato in saecula saeculorum per l’immortale sentenza: «Il diritto internazionale conta ma fino a un certo punto». Forse ieri il nostro improbabile ministro degli Affari Esteri, avrà pensato che Donald Trump abbia appreso da lui medesimo la nuova concezione “oscillante” della legalità su scala mondiale. Ma, lo diciamo con tenerezza a Tajani, non si vanti troppo o, all’opposto, non sia contrito davanti a quello che, con impudicizia il quotidiano «La Stampa» ha etichettato, con titolo cubitale in prima pagina, Golpe venezuelano. Non si vanti troppo, ministro, perché che il diritto internazionale contasse fino a un certo punto ce ne eravamo accorti anche noi, modesti osservatori privi di leve di comando. Il diritto è ormai divenuto semplicemente la legge del più forte, e gli Stati Uniti, da questo punto di vista, sono sempre stati all’avanguardia. Con l’attacco al Venezuela, la storia delle relazioni internazionali (disciplina insegnata nelle università) ha avviato soltanto un nuovo capitolo, che, in verità, nello stupore accigliato o plaudente del mondo, conferma ciò che da sempre è noto.
Gli Stati Uniti d’America sono il regno dei cowboy, e i loro dirigenti hanno operato in ogni situazione esattamente come i progenitori – spesso la feccia d’Europa che attraversava l’Atlantico in cerca di quella fortuna non raggiunta in patria – che ammazzavano i pellerossa e gli rubavano le terre, insediandovisi, senza tanti complimenti. La stessa pratica dei sionisti in Palestina, tanto per precisare. Per i “colonizzatori” nelle grandi praterie del West, come per i “coloni” delle antiche terre palestinesi, non v’era neppure la necessità di fornire giustificazioni: tutto era affidato ai rumori dei colpi di Colt e di Winchester, come oggi, a Gaza o in Cisgiordania, si odono, a guisa di spiegazione, soltanto le esplosioni dei missili e dei droni.
Il fatto avvenuto il 3 gennaio 2026, salutato con un osceno commento su X di uno dei peggiori esponenti del più sgangherato “giornalismo” italiano, con un beffardo (ma in realtà solo patetico): «Thank you Donald! Bentornato Occidente!» rappresenta non soltanto la fine assoluta del “diritto internazionale”, ma la sua sostituzione col banditismo. In nessun altro modo si potrebbe definire il rapimento (chiamato beffardamente “arresto”, arresto del tutto illegittimo, perpetrato da uno Stato straniero entrato illegalmente nel territorio di un altro Stato) di Nicolàs Maduro, legittimo presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, uno Stato sovrano a tutti gli effetti. Del resto il nostro governo ha sentenziato che gli Usa, per quanto in modo discutibile, hanno affermato un “diritto”, agendo contro Maduro, che sarebbe perseguibile per narcotraffico e terrorismo, oltre a essere, secondo il Meloni-pensiero, presidente abusivo. Siamo davvero alle comiche.
È evidente che con il blitz su Caracas, Trump manda messaggi al proprio elettorato, quello che lo segue e lo applaude a prescindere; ma il messaggio più importante è diretto all’intero Subcontinente americano: un avviso di sfratto per i governi non proni a Washington, che mentre abbandona il terreno europeo, si concentra sul proprio ex “giardino di casa”, anche per ragioni economiche, legate al petrolio, e alla valuta di scambio dello stesso. Infine il messaggio è rivolto alle potenze della Terra, a cominciare da Cina, Russia, e forse India: voi non sarete mai come noi: gli Usa sono e restano l’unica superpotenza, e noi possiamo disegnare un ordine mondiale “nuovo”, a nostro piacimento. Forse non potendo proprio ripristinare l’unipolarismo tanto caro a lui, e non essendoci un secondo paese in grado di stare sul medesimo piano del suo, Donald pensa, senza ancora dichiararlo, a un ordine tripolare, Usa-Cina-Russia, come opzione comunque preferibile al multipolarismo, che invece deve continuare a essere la prospettiva a cui mirare.
Al di là delle motivazioni concrete o propagandate (tutti sanno che il terrorismo e il narcotraffico sono fandonie), il rapimento di Maduro è tra gli atti più osceni compiuti dalle democrazie occidentali. E viene dopo azioni criminali contro Ceaușescu, Milosevic, Saddam Hussein, Gheddafi, Assad (ancora vivo, ma in esilio). Lo zio Sam agisce come Minosse per Dante: «giudica e manda». Manda a morte, direttamente. L’ “omicidio mirato” del generale iraniano Soleimani, avvenuto a Baghdad, su ordine Usa, in un altro 3 gennaio, nel 2020, fu l’esempio più eclatante, rimasto impunito. Ovvero Minosse imprigiona, dopo aver catturato i suoi nemici ovunque essi siano: come non ricordare l’azione contro Panama con la cattura di Noriega, che era peraltro un esecutore della volontà degli Usa, prima di diventare loro inviso?
Chi sarà il prossimo? E allora che senso ha l’Onu se non può impedire azioni di questo genere? Del resto ricordiamo tutti le prodezze dei servizi segreti israeliani quando andavano in giro a catturare, processare e mandare a morte gerarchi nazisti (e poche voci si levarono allora perché tutti erano ben memori della Shoà, e coltivavano disprezzo e risentimento verso quella gentaglia), ma hanno proseguito poi con i dirigenti palestinesi e anche con quelli iraniani, e ora soffiano sul fuoco per far cadere il governo di Teheran, partecipando direttamente i loro uomini alle “spontanee manifestazioni” contro il “regime degli Ayatollah” (perché quello dei rabbini è ovviamente migliore, con il genocidio perpetrato a Gaza e l’occupazione della Cisgiordania).
I liberali del nostro Occidente, coloro che si riempiono la bocca con parole grosse (libertà, democrazia, diritto, civiltà, progresso), sono pronti a cancellare ogni valore che a parole difendono e propugnano quando entrano in gioco gli interessi materiali. Esempio? Il petrolio venezuelano, il gas iraniano, le terre rare dell’Ucraina, le immense risorse d’ogni genere conservate in Russia.
Quali che siano gli sviluppi della situazione, una cosa è chiara: gli Usa non riusciranno a sottomettere il Venezuela, se ne facciano una ragione. Ma intanto si è compiuto un nuovo passo verso il baratro della guerra dei mondi. Dalla quale usciremo tutti sconfitti, o direttamente morti.
Bisogna che, immediatamente, tutti i popoli si mobilitino, che tutti i governi liberi dall’ipoteca yankee levino all’unisono la loro voce, bisogna che l’Onu convochi il Consiglio di sicurezza, e passi poi la parola anche all’Assemblea generale. La presa di posizione delle ultime ore della Repubblica Popolare Cinese è un segnale importante: il ministro degli Esteri cinese (ne esistono di veri, non di farlocchi come il nostro) invita gli Usa immediatamente a porre fine all’aggressione, a liberare Maduro (e la sua consorte) e a restituirli al loro popolo. Russia e Iran si sono associati a questa linea. Vedremo gli sviluppi. Donald Trump, il gradasso signore della Guerra e della Pace, dovrà rimangiarsi le parole di giubilo con cui ha annunciato l’aggressione al Venezuela, oppure impegolerà gli Usa in un nuovo Vietnam? Che fu la più clamorosa sconfitta della storia statunitense. A quanto pare la storia non insegna nulla.
Angelo d’Orsi – 06/01/2025
Il rapimento di Maduro: il diritto internazionale divenuto banditismo | Il Ponte

