Il 17 gennaio si terrà l’annunciato seminario organizzato dal PCI e dal Forum Italiano dei Comunisti che avrà come tema i riferimenti essenziali su cui basare lo sviluppo del movimento comunista italiano come indicato nel manifesto allegato a questa premessa.
Il seminario non avrà le caratteristiche di un incontro su questioni storiche ma ha per oggetto la necessità di superare la confusione creata dai vari ‘comunismi’ apparsi sulla scena italiana e di avviare una vera discussione sulle caratteristiche e l’importanza dell’esperienza fatta dai comunisti sotto la direzione del P.C.I., dalla quale ricavare elementi di prospettiva.
Col seminario non si ha la pretesa di dare indicazioni definitive, ma di riportare l’asse del confronto nell’area comunista su questioni che fino ad oggi sono stati solo riferimenti retorici a una storia che fu o, nel caso opposto, tentativi di gettare il bambino insieme all’acqua sporca. Rompere con questo metodo ci sembra una necessità alla luce dei risultati negativi ottenuti finora con le rifondazioni e le frammentazioni che hanno relegato la parola ‘comunista’ all’irrilevanza politica.
Ci rendiamo conto che le questioni sul tappeto non sono facili da risolvere e ci vogliono riflessioni approfondite e spirito autocritico, ma bisogna provarci per tentare strade nuove. Coloro che antepongono a questo inerti soluzioni organizzative o pretese di aver scoperto l’acqua calda, senza verifiche dei risultati, non aiutano a uscire dal pantano in cui da tempo siamo immersi.
Il punto di riflessione che abbiamo messo al centro del seminario riguarda Gramsci e Togliatti perchè sosteniamo che per ritrovare il bandolo della matassa è da lì che bisogna ripartire. Chiediamoci dunque: perchè?
Ci auguriamo che l’incontro del 17 gennaio dia risposte a questo interrogativo. Per quanto riguarda il Forum la scelta parte dal presupposto che la nascita di un partito comunista come partito della trasformazione del sistema esistente è strettamente legata alla sua funzione storica che non è un riferimento generico al socialismo e al comunismo, ma un percorso reale. E dunque, chi ha iniziato in Italia questo percorso e che cosa hanno prodotto il pensiero e l’azione di chi lo ha gestito? Chi ha fondato il partito dei comunisti italiani dandogli, dopo la parentesi bordighista, un metodo di interpretazione scientifica della realtà su cui fondare un progetto politico? Chi è stato capace di dirigere i comunisti, a partire dal 1926, in stretto contatto con l’Internazionale Comunista e di arrivare alla trasformazione dell’assetto istituzionale dell’Italia collegando Resistenza, Repubblica e Costituzione? Chi è riuscito, fino alla controrivoluzione kruscioviana, a tener testa al processo di restaurazione democristiana mantenendo un grande consenso di massa soprattutto tra i lavoratori?
I critici di orientamento trotskista e bordighista hanno sempre negato i risultati ottenuti dai comunisti italiani e purtroppo, a causa della mutazione genetica del P.C.I., questa opinione si è diffusa largamente nelle avanguardie politiche nate dopo il suo scioglimento e rappresenta un serio ostacolo alla ripresa. Per questo si impone la necessità di rivedere certi luoghi comuni e condurre una battaglia culturale e politica su ciò che i comunisti italiani hanno rappresentato, attraverso le figure di Gramsci e di Togliatti, per modificare realmente lo stato di cose presente e sui punti strategici su cui va riproposta la continuità con l’esperienza passata interrotta tragicamente negli anni ’70 del secolo scorso.

A breve ulteriori indicazioni riguardanti il collegamento
Forum Italiano dei Comunisti – 06/01/2026
forumdeicomunisti.it/edit80_perche_Gramsci_e_Togliatti.html

