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Roma, 10 Gennaio: Corteo contro l’aggressione imperialista USA al Venezuela e contro il sionismo

Corteo a Roma, sabato 10 Gennaio alle ore 15:00 da Piazza dell’Esquilino

 

CORTEO A ROMA
DALLA PALESTINA AL VENEZUELA: CONTRO SIONISMO E IMPERIALISMO
El pueblo unido jamás será vencido
Sabato 10 gennaio
ore 15
Roma, Piazza dell’Esquilino

 

Come Movimento Studenti Palestinesi in Italia denunciamo e respingiamo con assoluta fermezza l’ennesima aggressione imperialista degli Stati Uniti contro il Venezuela.

Un’azione che si inserisce in una lunga catena di interventi militari, destabilizzazioni e ricatti politici che calpestano apertamente la sovranità degli Stati, il principio di autodeterminazione dei popoli e il divieto dell’uso della forza sancito dal diritto internazionale.

Questo modello di violenza sistematica, messo in atto dagli Stati Uniti e dai loro alleati, costituisce una forma strutturale di terrorismo di Stato che alimenta guerre, caos e insicurezza su scala globale.

L’attacco al Venezuela va letto all’interno di un contesto più ampio di aggressioni contro tutti quei Paesi che rifiutano di sottomettersi all’ordine imperialista occidentale.

Lo vediamo oggi non solo in America Latina, ma anche in Africa e in Medio Oriente: recentemente la Nigeria è stata colpita da attacchi e pressioni statunitensi, non a caso uno dei Paesi con le maggiori riserve petrolifere al mondo, decima riserva globale.

Allo stesso modo, le minacce esplicite di Trump contro Groenlandia, Panama e Cuba dimostrano come l’imperialismo statunitense continui a rivendicare il diritto di intervenire ovunque ci siano risorse strategiche, rotte commerciali o governi non allineati.

La mobilitazione in solidarietà con il Venezuela è in piena continuità con la lotta per la Palestina.

È un’unica battaglia contro sfruttamento, saccheggio e dominio coloniale.

Non è solo il Venezuela a essere nel mirino: tutti questi Paesi vengono colpiti perché hanno messo in discussione il controllo occidentale sulle proprie risorse, espellendo le multinazionali straniere e nazionalizzando settori strategici come l’industria degli idrocarburi.

È per questo che subiscono sanzioni, colpi di Stato, aggressioni e guerre.

Non è un caso che molti di questi territori concentrino enormi riserve energetiche: il Venezuela da solo possiede circa 300 miliardi di barili di petrolio, oltre il 20% delle riserve mondiali.

La Palestina rappresenta il centro di questo sistema di violenza. Gaza è stata ed è un laboratorio politico e militare: lì il diritto internazionale è stato sistematicamente violato senza conseguenze per Israele, dimostrando che oggi non vige più il diritto, ma la legge del più forte.

Ciò che viene sperimentato in Palestina – genocidio, assedio, deportazioni, repressione totale – viene poi esportato altrove. Per questo il sionismo non è solo un problema per i palestinesi, ma una minaccia globale.

Lo vediamo chiaramente anche in Iran, dove le proteste che osserviamo in questi giorni non possono essere comprese senza riconoscere il ruolo attivo dei servizi israeliani e statunitensi, impegnati da anni in operazioni di destabilizzazione per rovesciare un governo non allineato.

Un esempio emblematico di questa strategia è il recente riconoscimento del Somaliland da parte di Israele.

Un atto che viola apertamente l’autodeterminazione e l’integrità territoriale della Somalia e che rientra in un accordo criminale: il riconoscimento in cambio della deportazione forzata dei palestinesi di Gaza nel Somaliland.

Non si tratta solo di pulizia etnica, ma di un progetto geopolitico più ampio.

Il Somaliland occupa una posizione strategica fondamentale tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, con l’obiettivo di aprire un nuovo canale commerciale alternativo e più rilevante del Canale di Suez, oltre a rappresentare un punto chiave nel controllo militare dell’area e nello strangolamento dello Yemen, che ha dimostrato di poter colpire gli interessi imperialisti bloccando il traffico marittimo.

Tutto questo avviene mentre un criminale di guerra come Netanyahu circola liberamente nei cieli europei e statunitensi, nonostante il mandato della Corte Penale Internazionale, mentre leader e popoli che resistono vengono sequestrati, sanzionati, bombardati.

È la prova definitiva che il diritto internazionale è stato svuotato di ogni significato e sostituito dalla legge del più forte.

Per questo scendiamo in piazza per la lotta di tutti i popoli oppressi, per l’autodeterminazione dei popoli e per la loro libertà.

È necessario unire tutte le lotte, perché il nemico è comune: l’imperialismo e il sionismo. Nessuna resistenza è isolata, nessuna battaglia è separata.

 

Movimento Studenti Palestinesi in Italia – 07/01/2026

 

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