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[SinistraInRete] Pier Giorgio Ardeni: Contro l’imperialismo da gangster rovesciamo il tavolo dell’alleanza

Rassegna – 09/01/2026

Pier Giorgio Ardeni: Contro l’imperialismo da gangster rovesciamo il tavolo dell’alleanza e rilanciamo il multipolarismo

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Contro l’imperialismo da gangster rovesciamo il tavolo dell’alleanza e rilanciamo il multipolarismo

di Pier Giorgio Ardeni

Venezuela 2 2 esteso.jpgL’attacco degli Stati Uniti al Venezuela, il rapimento del presidente Nicolas Maduro e della moglie sono atti di una gravità inaudita. Uno Stato sovrano violato impunemente, per sequestrarne il presidente e portarlo di fronte alla giustizia a difendersi dalle accuse di organizzare il narcotraffico, questa la motivazione ufficiale, con un’azione di puro gangsterismo. Con l’aggravante, come ha ammesso lo stesso Trump, di puntare in realtà a gestire le risorse petrolifere del paese e «guidarlo verso una transizione giudiziosa». Insomma, qualcosa che dovrebbe essere considerato inaccettabile: rapire il capo di Stato di un paese il cui regime è inviso per poi controllarlo e governarlo, come era già accaduto con l’Iraq di Saddam Hussein e la Libia di Muammar Gheddafi. Con la differenza che, in quei casi, si cercò, a giustificazione dell’intervento, quantomeno l’approvazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. No, in questo caso gli Stati Uniti hanno agito unilateralmente e sfrontatamente in un atto di guerra per il quale il presidente Trump non ha neppure richiesto l’autorizzazione del Congresso, come stabilito dalla legge. Il che pone gli Usa in cima alla lista di quegli Stati “canaglia” che essi stessi avevano stilato all’indomani dell’attacco alle torri gemelle nel 2001.

Di fronte a questo, si pongono due questioni. La prima è capire il perché di tale inusitata iniziativa. Quale minaccia poneva il Venezuela? Perché gli Usa sono intervenuti per decapitarne il potere e prendere la guida del paese (e ancora non è chiaro come)? La seconda è: come dobbiamo reagire? Quali prospettive politiche si aprono? L’aggressione al Venezuela ha squarciato un velo: il leone imperialista ha dato una zampata per uscire da quella che percepisce come un’agonia e vuole riprendersi il controllo del mondo sul quale la sua supremazia sembrava indiscussa. E il mondo non ha che da temere e deve pertanto reagire cercando il modo migliore per non cadere in una spirale di violenza e disordine senza fine.

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Chris Hedges: L’America, lo Stato canaglia

lantidiplomatico

L’America, lo Stato canaglia

di Chris Hedges*

jvmae90h84hfgLa classe dirigente degli Stati Uniti, separata da un universo basato sui fatti e accecata dall’idiozia, dall’avidità e dalla superbia, ha sacrificato i meccanismi interni che impediscono la dittatura e i meccanismi esterni progettati per proteggersi da un mondo senza legge fatto di colonialismo e diplomazia delle cannoniere.

Le nostre istituzioni democratiche sono moribonde. Non sono in grado o non vogliono frenare la nostra classe dirigente gangster. Il Congresso, infestato dalle lobby, è un’appendice inutile. Ha rinunciato alla sua autorità costituzionale, incluso il diritto di dichiarare guerra e approvare leggi, molto tempo fa. L’anno scorso ha inviato ben 38 proposte di legge alla scrivania di Donald Trump per la loro firma.

La maggior parte erano risoluzioni di “disapprovazione” che annullavano le normative emanate durante l’amministrazione Biden. Trump governa per decreto imperiale attraverso ordini esecutivi. I media, di proprietà di multinazionali e oligarchi, da Jeff Bezos a Larry Ellison, sono una cassa di risonanza per i crimini di stato, tra cui il genocidio in corso dei palestinesi, gli attacchi contro Iran, Yemen e Venezuela e il saccheggio da parte della classe miliardaria. Le nostre elezioni sature di denaro sono una farsa. Il corpo diplomatico, incaricato di negoziare trattati e accordi, prevenire guerre e costruire alleanze, è stato smantellato. I tribunali, nonostante alcune sentenze di giudici coraggiosi, tra cui il blocco degli schieramenti della Guardia Nazionale a Los Angeles, Portland e Chicago, sono lacchè del potere aziendale e sono supervisionati da un Dipartimento di Giustizia la cui funzione principale è quella di mettere a tacere i nemici politici di Trump.

Il Partito Democratico, la nostra presunta opposizione, legato alle multinazionali, blocca l’unico meccanismo che può salvarci – i movimenti popolari di massa e gli scioperi – sapendo che la sua leadership corrotta e disprezzata verrà spazzata via.

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Vincenzo Comito: Cina e Usa, due modelli sempre più alternativi

Cina e Usa, due modelli sempre più alternativi

di Vincenzo Comito

Appare sempre più evidente come il modello di sviluppo statunitense e quello cinese tendano a divergere profondamente su molti aspetti, dallo sviluppo dell’Intelligenza artificiale alle criptovalute, dall’impegno per il multilateralismo sul piano geopolitico alla transizione energetica

Usa Cina Trade War 2.jpgL’incontro di Busan

Ci sono degli avvenimenti, magari non ufficialmente percepiti al momento come molto importanti, mentre i media ne parlano soltanto per un paio di giorni, che segnano invece uno spartiacque profondo per le implicazioni che comportano.

Questo è stato il caso dell’incontro del 30 ottobre tra Xi Jinping e Donald Trump a Busan, una città della Corea del Sud. La reale importanza di tale incontro non sta tanto nella pur importante tregua commerciale concordata in quella sede tra Cina e Stati Uniti, ma nella dimostrazione evidente, quasi ufficiale, che il Paese asiatico può ormai affrontare gli Stati Uniti da pari a pari (Doshi, 2025), con una tendenza anzi, a nostro parere, del rovesciamento dei rapporti di forza tra i due paesi. Si tratta ovviamente di una constatazione della massima importanza sulla strada di un rilevante mutamento dell’ordine internazionale. Più in generale, il 2025 è stato un anno molto favorevole al Paese asiatico.

Nell’ambito di una guerra che dura ormai da parecchio tempo, almeno sin dai tempi di Barak Obama e del suo pivot to Asia, Trump ha ingaggiato una battaglia, mesi prima dell’incontro fatidico, imponendo dazi ai prodotti cinesi di oltre il 140%, convinto che il Paese asiatico si sarebbe piegato, come tanti altri, ai diktat Usa; ma Xi ha risposto colpo su colpo con armi che hanno alla fine neutralizzato l’avversario. E tutti hanno percepito come l’incontro di Busan abbia sancito la vittoria dei cinesi.

Le armi della vittoria sono costituite dal quasi monopolio delle terre rare e dei magneti (comunque alla fine “una pistola puntata alle tempie agli Stati Uniti”, Doshi, 2025), ma per capire come è stato ottenuto questo risultato è necessario anche considerare altre implicazioni che ci sono dietro. Tra queste, il fatto che la stragrande maggioranza dei farmaci utilizzati negli Stati Uniti dipendono dalle forniture dei componenti di base che provengono dalla Cina.

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Giulio Maria Bonali: “Intelligenza” artificiale e stoltezza (senza virgolette) naturale

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“Intelligenza” artificiale e stoltezza (senza virgolette) naturale

di Giulio Maria Bonali

wassily.jpgPer Natale un caro amico mi ha fatto un gradito regalo; mi ha segnalato la recensione (Meglio cyborgs che imbecilli — Stultifera Navis) di un libro di Claudio Paolucci (Nati cyborg) proposta da Francesco Parisi, professore di Teorie dei media e Fotografia e cultura virtuale, che aveva trovato in FaceBook e che mi ha fatto riflettere sull’ “intelligenza” artificiale, i suoi cultori, i suoi cantori e i suoi denigratori.

Espongo qui alcune di queste mie riflessioni.

Non concordo con la tesi, sostenuta da Parisi (e con tutta evidenza da Paolucci) dell’ Homo sapiens “naturalmente debole” che per scampare alla selezione naturale avrebbe avuto bisogno della cultura e in particolare della tecnica (oggi quasi universamente detta -impropriamente; salvo prima o poi inevitabile adeguamento dei dizionari al pessimo andazzo- “tecnologia”, che invece é lo studio teorico delle tecniche).

E’ un luogo comune che secondo me deriva dalla corrente interpretazione e forzatura ideologica (reazionaria!) della nozione scientifica della selezione naturale, tendente a identificarla tout court con la selezione artificiale o culturale di allevatori e agricoltori (errore che fu già in qualche misura del pur genialissimo Darwin; ma allora era scusabile!). Quest’ ultima (la selezione artificiale) opera “in positivo”, consentendo la riproduzione solo dell’ “ottimo” (il perfettamente adatto alle esigenze del mercato): fa riprodurre unicamente i “supercampionissimi” come Eddy Merckx eliminando perfino grandi campioni come Felice Gimondi! Invece la prima opera “in negativo”, impedendo la riproduzione dei soli “troppo inadatti” (unicamente delle schiappe colossali come sarei potuto essere io se avessi praticato il ciclismo agonistico); dei soli troppo inadatti -presentemente- a un ambiente in continuo mutamento, ragion per cui l’ “ottimamente adatto” di oggi può da un momento all’ altro diventare “troppo inadatto” e perire senza riprodursi. 

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Scott Ritter: Alcune riflessioni sull’attacco di droni ucraini che ha preso di mira Putin

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Alcune riflessioni sull’attacco di droni ucraini che ha preso di mira Putin

di Scott Ritter, scottritter.substack.com

L’analisi di Scott Ritter sulla situazione attuale nel conflitto russo-ucraino

L’attacco soddisfa due dei criteri stabiliti nei “Fondamenti della politica statale della Federazione Russa sulla deterrenza nucleare”, pubblicati il ​​3 dicembre 2024, riguardanti gli atti di aggressione concepiti per essere dissuasi dalle forze di deterrenza nucleare della Russia.

Ciò include “L’aggressione da parte di qualsiasi stato di una coalizione militare (blocco, alleanza) contro la Federazione Russa e (o) i suoi alleati è considerata come un’aggressione da parte di questa coalizione (blocco, alleanza) nel suo complesso“, e “L’aggressione contro la Federazione Russa e (o) i suoi alleati da parte di qualsiasi stato non nucleare con la partecipazione o il supporto di uno stato nucleare è considerata come un loro attacco congiunto“.

L’Ucraina opera come parte di un blocco NATO il cui obiettivo dichiarato è la sconfitta strategica della Russia. L’attacco dell’Ucraina al Presidente russo costituisce “un’azione da parte di un avversario che colpisce elementi di infrastrutture statali o militari di importanza critica della Federazione Russa, la cui disattivazione comprometterebbe le azioni di risposta delle forze nucleari“.

Se l’attacco ucraino avesse avuto successo, la Russia avrebbe attuato una massiccia rappresaglia nucleare contro tutta l’Europa.

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coniarerivolta: Finanziaria 2026: la banalità dell’austerità

coniarerivolta

Finanziaria 2026: la banalità dell’austerità

di coniarerivolta

A pochi giorni dalla sua approvazione definitiva, la manovra finanziaria per il 2026 continua a far discutere. C’è chi la definisce prudente, chi la giudica inadeguata o ingiusta; ciò che appare certo è che l’impianto complessivo della legge di Bilancio da 22 miliardi conferma una linea di politica economica restrittiva, con effetti negativi sulla crescita e sui divari territoriali, in particolare nel Mezzogiorno.

La manovra si configura come una delle più esigue degli ultimi anni e non si discosta dal segno recessivo di quella precedente, anzi lo accentua. Per il 2026 è previsto un avanzo primario dell’1,3%, un dato che indica come lo Stato sottragga all’economia, attraverso il prelievo fiscale, più risorse di quante ne immetta tramite la spesa pubblica. Si tratta di una scelta che comporterà un’ulteriore compressione della domanda interna e della crescita economica. Le conseguenze appariranno particolarmente significative sul piano territoriale. L’esperienza degli ultimi quindici anni mostra come le politiche di austerità abbiano avuto un impatto più marcato nelle regioni del Sud rispetto a quelle del Nord. Anche nei prossimi anni è prevedibile che l’inasprimento della stretta di bilancio colpisca soprattutto il Mezzogiorno, determinando un peggioramento delle condizioni economiche rispetto al resto del Paese e rispetto agli anni passati, con un ulteriore ampliamento dei divari di crescita.

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Paolo Piluso: Una critica filosofica della tecnica

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Una critica filosofica della tecnica

Considerazioni a margine di C. Galli, Tecnica, Il Mulino, Bologna, 2025

di Paolo Piluso

“Nei meandri labirintici dell’ultimo automa, del ‘formicaio elettronico’,
la critica è la pietà del pensiero”.
(Carlo Galli, Tecnica, Il Mulino, 2025, p. 167)

Il 2025 è stato, per molti versi, l’anno della tecnica (e della tecnopolitica).

Basti ricordare due esempi significativi, pur tra loro così diversi.

In primo luogo, il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, con la presenza ingombrante – poi resasi sempre più problematica, sino al congedo dall’Amministrazione – di Elon Musk, ha rappresentato una nuova, significativa, tappa di quel processo di funzionalizzazione dello Stato alle esigenze della “realizzazione tecnica” descritto più di cinquanta anni fa da Ernst Forsthoff nel suo Staat der Industriegesellschaft. Quell’indecifrabile identificazione Stato-tecnica sembra così essersi tradotta, oggi, negli USA di Trump, nell’interdipendenza funzionale, resa evidente dalle dinamiche del nuovo “capitalismo politico”, tra apparati dello Stato (rectius, lo Stato come macro-amministrazione), potere militare e complessi industriali tecnologici, secondo la logica della geo-economia e della “tecnica di Stato”.

Ma, a segnalare l’importanza della “tecnica” per l’anno appena trascorso, si può evocare anche un altro dato: Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt sono i vincitori dell’ultima edizione del Premio Nobel per le Scienze Economiche.

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Vincenzo Morvillo: Kiev, Gaza… e la cupola d’Occidente

Kiev, Gaza… e la cupola d’Occidente

di Vincenzo Morvillo

Dopo la sedicente “operazione antiterrorismo” portata a termine, in realtà, contro organizzazioni di solidarietà palestinesi in Italia, con l’alibi del finanziamento ad Hamas e su esplicita indicazione israeliana, siamo entrati ufficialmente in una nuova fase delle post-democrazie occidentali.

Non possiamo definirle neanche più “democrature“, prendendo a misura l’esautoramento dei parlamenti nazionali. Somigliano ormai alla realizzazione plastica di una vera e propria organizzazione di stampo mafioso, con ai vertici della Cupola occidentale istituzioni statuali e attori finanziari capaci di esercitare un racket violento, intimidatorio e corruttore nei confronti di governi, partiti, soggetti e personaggi politici: comprati, minacciati, intimiditi.

E soprattutto le cui Costituzioni diventano carta straccia per direttiva degli organismi sovranazionali. Quella Cupola cui accennavamo poc’anzi formata da banche, fondi di investimento, comitati d’affari, istituzioni finanziarie: Fondo Monetario, Banca Mondiale, Agenzie di Rating, ecc.

Ad ogni modo, a proposito degli arresti in Italia, andrebbe ricordato che Hamas ha vinto le elezioni nel 2006. Non si è più votato, dopo, tra un’offensiva israeliana e l’altra. Ma neanche a Kiev, dove il presidente è scaduto da un anno e mezzo e tutti i partiti di opposizione sono stati messi fuori legge. Usando i criteri occidentali, insomma, si potrebbe dire che c’è un partito legittimo e democraticamente eletto al governo di Gaza.

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Ferdinando Dubla: La transizione rivoluzionaria senza capitalismo

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La transizione rivoluzionaria senza capitalismo

la nuova democrazia maoista è superamento di una doppia subalternità

di Ferdinando Dubla

gennaio 1940. Yan’an

Il nodo teorico della concezione di “nuova democrazia” di Mao è la transizione al socialismo. Stretto nella morsa dell’aggressione giapponese alla Cina e al furore anticomunista del suo alleato nazionalista, alleato che finora ha goduto della fiducia immotivata di Stalin e delle ‘spinte unitarie’ dei cominternisti del PCC come Wang Ming, Mao rimane saldo nell’obiettivo strategico: una democrazia di tipo nuovo, un “blocco storico” di classe ma che abbia forza motrice rivoluzionaria nella classe contadina povera; dunque il proletariato urbano diventa alleato ma non ha centralità egemonica nella lotta di classe e quindi perde di importanza la borghesia compradora rispetto alla borghesia latifondista. Non c’è bisogno alcuno di sviluppare nessun capitalismo come forma di dominio borghese, altrimenti si replicherebbe la causa imperialista dello stesso dominio. La ‘doppia subalternità’ del popolo cinese si deve alla struttura semifeudale delle campagne nella forma politica della semicolonia. Anche teoricamente, allora, il leninismo di Mao non è scolastico e meccanicistico, ma creativo marxismo aderente al reale contesto storico-politico nella pratica rivoluzionaria.

Mao prende il nucleo dell’analisi leninista dell’imperialismo ma la rilegge alla luce della realtà semicoloniale e semifeudale della Cina: la rivoluzione diventa principalmente rurale e anti‑imperialista.

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Il Pungolo Rosso: L’inesistente “buona guerra” di Massimo Cacciari

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L’inesistente “buona guerra” di Massimo Cacciari

di Il Pungolo Rosso

6757e816068db.jpegIl professor Massimo Cacciari è considerato da tempo un “maître à penser” della cosiddetta “sinistra alternativa”: una sorta di area critica che va dalla sinistra PD, passa per AVS e arriva ad adagiarsi sulle rive multifacciali del radical-gauchismo, per non dire del sovranismo.

E’ un’area non sempre facilmente classificabile dal punto di vista politico e perciò assai ambigua e pericolosa, in particolare nei periodi di acuta crisi politica e di corsa alla guerra come quello che stiamo vivendo.

Cacciari assume alcune posizioni sulla guerra se non proprio condivisibili, di certo non paragonabili alla canea reazionaria guerrafondaia e riarmista che, partendo dalle istituzioni, sta impestando da tempo il nostro vivere sociale.

Per lui la guerra in Ucraina è una “inutile” guerra, provocata in primo luogo dall’espansionismo verso Est delle potenze occidentali dalla caduta del Muro in poi. Considera una “follia” la persistente politica russofoba di cui Mattarella in Italia si è fatto paladino. Una grossa balla le presunte mire espansioniste di Putin fino a Lisbona. Un insulto ai cittadini europei la corsa al riarmo fatta a tutto discapito di sanità, scuola, servizi sociali; gravante in maniera inaccettabile sulle condizioni di vita dei lavoratori e sui crescenti strati più poveri della popolazione. Parla di “fallimento” della socialdemocrazia europea, la quale, insieme alle correnti demo-liberali, si sarebbe prostrata al neo-liberismo imperante, favorendo così clamorosamente l’affermazione delle destre nell’intero continente, e oltre.

Ci fermiamo qui coi richiami, tanto per esemplificare come le posizioni di questo intellettuale di lungo corso, protagonista di molti “equilibrismi” sessantottini e post-sessantottini, vadano ricondotte alla loro essenza politica. Proprio per evitare fraintendimenti ed equivoci deleteri da parte di chi lavora con serietà a costituire un largo fronte di opposizione alla guerra che sia realmente tale.

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Alessandro Visalli: Scosse sismiche. Ipotesi sul mondo dopo Caracas

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Scosse sismiche. Ipotesi sul mondo dopo Caracas

di Alessandro Visalli

CITTNUOVAPAMOM 2026010711314195 78f6984652c87281cbd6b7d609b7cd2f scaled.jpg1. Il fatto

La notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026 con una manifesta violazione di ogni straccio di diritto internazionale che ha come unico antecedente la rimozione di Noriega nel 1989, ad altro passaggio di fase, gli Stati Uniti hanno attaccato e rapito il presidente eletto e legittimo, in quanto riconosciuto dall’ONU e dalla grande maggioranza dei paesi del mondo, del Venezuela, Nicholas Maduro e sua moglie.

L’azione sembra aver visto in una prima fase attacchi con missili cruise chirurgici alle infrastrutture elettriche, ottenuto il black out, misure di guerra elettronica per ‘spegnere’ i radar e disturbare le comunicazioni, quindi azioni di bombardamento di infrastrutture, e, infine, un’azione di commandos. Le prime notizie parlano di ottanta morti venezuelani, circa trenta cubani. Sarebbero stati usati, allo stato delle informazioni disponibili, centinaia di missili cruise per neutralizzare le circa 18-20 batterie di sistemi S-300. Buk M2E e S-125 di fabbricazione russa, forse accecati dalle misure di guerra elettronica.

Il Venezuela è un grande paese, esteso per quasi un milione di kmq (tre volte l’Italia), con una popolazione di circa trenta milioni di abitanti, un reddito pro-capite molto basso, in calo a circa millecinquecento dollari (diecimila a parità di potere di acquisto). Per comparazione, in Italia è da venti a cinque volte maggiore (trentaquattromila in valore corrente e cinquantatremila in termini di parità potere di acquisto).

Questo paese grande, poco abitato, e poverissimo dispone, però, delle maggiori riserve di petrolio del mondo (stimate in trecento miliardi di barili, 17% delle riserve del pianeta), probabilmente anche di oro, abbondanti riserve di metalli ferrosi, bauxite, coltan e altre terre rare. Si tratta di riserve per lo più non sfruttate e di difficile estrazione, il cui sviluppo massivo può richiedere anni, e forse un decennio, immani distruzioni ambientali e la risoluzione di sacche di guerriglia nell’interno.

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Roberto Fineschi: Dominio senza direzione?

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Dominio senza direzione?

Egemonia reale e guerra nel capitalismo crepuscolare

di Roberto Fineschi

Pubblico online la relazione acclusa negli atti del forum della Rete dei comunisti dal titolo “Il giardino e la giungla” del 18-19 marzo 2023 in cui sintetizzavo varie cose dette nel periodo precedente e che mi paiono attuali.

sgvdxbbn.png1) Geopolitiche astratte? Una risposta inadeguata

La guerra non è certo una novità del mondo contemporaneo; da quando esistono società complesse gli esseri umani hanno sempre fatto guerre; da sempre i filosofi se ne sono occupati, ma più recentemente è nata una disciplina che in modo più politically correct ha cercato di affrontarla in maniera ancora più esplicita: le relazioni internazionali. In esse si cerca di sciogliere il nodo della guerra non per giustificarla da un punto di vista morale, ma per spiegarne la necessità fattuale nel mondo politico (i rapporti di potere producono degli equilibri che non si tratta di giudicare perché belli o brutti, ma semplicemente in quanto instaurano un ordine) o nel tentativo di evitarla proprio per le caratteristiche che ha. Tanto gli approcci realisti e neorealisti, quanto quelli che hanno invece cercato una via diplomatica, non violenta alla soluzione delle controversie internazionali di stampo liberale o neoliberale (Bobbio ad esempio), a mio modo di vedere hanno una questione filosofica di fondo che consiste nel partire da una concezione che dal punto di vista di Marx è criticabile, vale a dire il contrattualismo: considerare la formazione dell’istituzione statuale come un contratto sociale, che naturalmente si risolve poi diversamente in diversi filosofi.

Instaurata una società che in qualche modo argina la violenza anarchica dello stato di natura a livello interno, il problema si ripropone a livello esterno nelle relazioni internazionali in cui, di nuovo, i singoli funzionano come atomi anarchici. Secondo alcuni la loro interazione porta naturalmente a un equilibrio tra forze contrapposte e, alla fine, stabilisce un ordine che non è necessariamente giusto o bello, ma è un ordine. Invece secondo altri quest’ordine va costruito in qualche modo replicando la dimensione contrattualistica attraverso istituzioni terze che riescano, da una posizione super partes, a riconciliare e ricomporre il dissidio atomico dell’anarchia.

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Alex Marsaglia: Trump inizia il 2026 con la vecchia guerra aperta asimmetrica

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Trump inizia il 2026 con la vecchia guerra aperta asimmetrica

di Alex Marsaglia

Il 2025 degli Stati Uniti si è concluso con la pubblicazione del nuovo documento sulla Strategia di Sicurezza Nazionale che ha ridefinito quello che potremmo chiamare un “impero corto”, riprendendo apertamente quella che fu la Dottrina Monroe. Sempre sul finire del 2025 Trump ha chiamato alla sua corte di Mar a Lago i servi del fronte: prima Zelensky e poi Netanyahu per fare la dovuta tirata di orecchie al primo e pianificare l’assalto all’Iran con il secondo.

È stato subito chiaro che non c’era da aspettarsi un totale ritiro dalle aree di influenza storiche, ma un semplice “appalto”. Sin dall’impostazione iniziale del fronte europeo Trump ha parlato di vendere armi, dunque nella sua ottica commerciale la funzione di acquirente resta indispensabile e verrà svolta dall’Unione Europea che avrà comunque ancora un ruolo indispensabile. Sul Pacifico, la strategia trumpiana in funzione anticinese ha portato ad armare pesantemente Taiwan con l’ultimo pacchetto di 11,1 miliardi di dollari di armamenti che ha determinato una delle esercitazioni militari più spettacolari di sempre da parte dell’Esercito Popolare di Liberazione della Repubblica Popolare che non casualmente si è spinta con obiettivi militari simulati sin nel Golfo del Messico e a Cuba.

E poi è arrivato l’inizio 2026 con l’attacco della speculazione internazionale al Rial iraniano e il solito tentativo di regime change con manifestazioni eterodirette.

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Antonio Evangelista: Sabra e Shatila, Bucha, Nord Stream, Novgorod…La scena del crimine che non torna

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Sabra e Shatila, Bucha, Nord Stream, Novgorod…La scena del crimine che non torna

di Antonio Evangelista

 

Dalla “strage contraffatta” alle zone d’ombra di oggi

«A Beirut furono le mosche a farcelo sapere.»

Così titolò Robert Fisk dopo le stragi di Sabra e Shatila. Le milizie cristiano-falangiste di Elie Hobeika, coordinate con i militari israeliani, entrarono nei campi profughi di Beirut Ovest nel tardo pomeriggio del 16 settembre 1982 per vendicare l’assassinio di Gemayel. In poche ore i campi palestinesi divennero un ammasso indistinto di morti, vedove e orfani, immersi in un brulicare continuo di insetti necrofagi, accompagnati dal ronzio macabro e dall’odore dolciastro della morte.

I corpi — abbandonati nei viottoli dei campi per pochi giorni — entrarono rapidamente nel ciclo naturale della decomposizione. Era il segno fisico che una strage c’era stata, e che il tempo aveva già cominciato a fare il suo lavoro, mentre orfani e vedove, soccorritori e giornalisti si aggiravano tra i cadaveri coprendosi bocca e naso per sfuggire ai miasmi trasportati nell’aria da nugoli di mosche. Mosche che “banchettavano” sui corpi, infastidendo i cronisti in cerca di verità.

Così a Beirut — noi volontari del Battaglione Carabinieri Paracadutisti Tuscania — fummo accolti dall’odore dolciastro dei morti e dalla puzza stracciona dei vivi, con sullo sfondo il rombo dei caterpillar che scavavano la fossa comune.

A Bucha, invece, la scena raccontata dalle immagini solleva domande che vanno oltre il “chi ha fatto cosa” e toccano il come e il quando.

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Leo Essen: La brutta piega dell’economia-mondo

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La brutta piega dell’economia-mondo

di Leo Essen

Secondo Immanuel Wallerstein, gli attori privilegiati dell’economia-mondo sono gli Stati-nazione. Essi costituiscono la base strutturale del cosiddetto equilibrio delle forze, un equilibrio che si è storicamente mantenuto attraverso l’instaurazione di un’egemonia di uno Stato sugli altri. Tale egemonia non è mai stata stabile né definitiva, ma ha conosciuto spostamenti ciclici nel tempo. Ogni fase egemonica è stata suggellata da una guerra mondiale, intesa non come evento isolato, bensì come conflitto di proporzioni sistemiche, caratterizzato da elevata distruttività terrestre, da una durata approssimativa di trent’anni e dal coinvolgimento delle principali potenze militari dell’epoca. In questa prospettiva, possono essere considerate guerre mondiali la guerra dei Trent’anni (1618–1648), le Guerre napoleoniche (1792–1815) e l’insieme dei conflitti del Novecento sviluppatisi tra il 1914 e il 1945, concepibili come un’unica guerra mondiale articolata in più fasi.

L’egemonia, tuttavia, non è stata di natura militare, bensì economica. Essa si è storicamente manifestata attraverso meccanismi di scambio ineguale. Tale scambio prende avvio da differenze effettive di mercato, determinate sia dalla temporanea scarsità di processi produttivi complessi, sia da scarsità artificialmente prodotte mediante l’uso della forza. In questo contesto, le merci circolano tra le diverse aree del sistema-mondo in modo tale che la zona in cui il bene è relativamente meno scarso lo vende a un prezzo che incorpora un costo-input effettivo superiore rispetto a quello di un bene di pari prezzo che si muove nella direzione opposta.

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Andrea Zhok: Cronache dal funerale della Costituzione

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Cronache dal funerale della Costituzione

di Andrea Zhok

Due parole sulla sentenza della Corte Costituzionale 199 depositata qualche giorno fa ed avente per oggetto la legittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale (e di quel paraobbligo che fu il Green Pass: non ti obbligo fisicamente ma ti tolgo lo stipendio se non lo fai).

Come ampiamente previsto e prevedibile la Consulta ha ribadito il proprio stesso lasciapassare, dato con la precedente sentenza del novembre 2022.

La motivazione della sentenza attuale, già ampiamente commentata, fa un’affermazione cruciale: l’obbligo vaccinale sarebbe stato 1) legittimato dalla necessità di tutelare la salute pubblica prevenendo i contagi, e 2) tale funzione sarebbe stata legittimata dallo stato delle conoscenze del momento (“le evidenze scientifiche disponibili all’epoca”).

Ad 1) Già il primo punto è interessante, perché mette in campo un principio di subordinazione del diritto individuale sulla base di un’istanza di bene collettivo. Questo principio, pur essendo comprensibile, non è affatto ovvio. Non basta appellarsi retoricamente al “bene pubblico” perché questo appello sia sensato. Come la storia esemplifica in una molteplicità di casi ci si può appellare alle ragioni superiori del bene comune per giustificare le peggiori porcate. Un tale principio ha senso, se e quando lo ha, solo in quanto implementa un ragionamento utilitaristico, tale per cui i danni prodotti da una certa coercizione individuale siano più che compensati dai benefici che ricadono su tutti gli altri membri della società.

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Enrico Tomaselli: Dopo Caracas

arianna

Dopo Caracas

di Enrico Tomaselli

Penso sia necessario, ancora una volta, ribadire che è sempre meglio aspettare di conoscere e capire bene gli avvenimenti – soprattutto quando sono di grande impatto anche emotivo – prima di lanciarsi in affermazioni perentorie, che oltretutto rischiano di essere smentite in poco tempo. E quanto avvenuto in Venezuela rientra a pieno titolo in questa casistica. Ci sono cose che abbiamo ancora difficoltà a comprendere appieno, e che quindi devono indurci alla prudenza. Altre cose, invece, possono essere sin d’ora assunte a base di prime analisi e riflessioni.

Una di queste è come gli avvenimenti venezuelani andranno a impattare – collocandosi in un contesto più ampio e articolato – sul resto del mondo.

Un primo risultato, quasi ovvio direi, è che questi eventi produrranno insicurezza, e l’insicurezza induce a rafforzare le difese per fronteggiarla. Possiamo quindi aspettarci che molti paesi, anche non necessariamente nel mirino, comincino a pensare di dotarsi di armi nucleari – l’unica vera garanzia, come dimostra la Corea del Nord. E questo è ovviamente un meccanismo esponenziale, perché se il mio vicino sta per procurarsi un’arma nucleare, anch’io sarò tentato di procurarmela. E quindi, alla fine, la spirale di insicurezza si autoalimenterà, crescendo in maniera preoccupante.

Un altro risultato, non particolarmente felice per gli Stati Uniti, è che il disprezzo e la sfiducia per questo paese e i suoi leader crescerà in maniera esponenziale – prima di tutto in America Latina, ma non solo.

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