Qualcuno, a sinistra, si stava cullando sull’idea che la nascita dei Brics, il grandioso sviluppo della Cina, la determinazione della Russia di Putin di reagire alla politica di accerchiamento della NATO, avessero affossato definitivamente l’occidente imperialista e inaugurato l’epoca di uno sviluppo pacifico ed equilibrato. Ebbene, Trump è stato un brusco risveglio per tutti e in particolare per quelli che sono abituati a considerare le cose saltando le contraddizioni che la realtà produce e sperando sempre in un mondo migliore senza affrontare le difficoltà del presente.
Pur tenendo presente il cambiamento dei rapporti di forza a livello internazionale che sta acuendo la crisi del blocco occidentale imperialista, la reazione di chi si sta giocando il proprio futuro era scontata. E Trump la sta incarnando con assoluta e pericolosa sfrontatezza.
Quindi, anche se l’imperialismo dal punto di vista strategico è una tigre di carta, come diceva il presidente Mao, nondimeno va tenuto in debita considerazione dal punto di vista tattico. E nel caso attuale la tigre è rappresentata dagli Stati Uniti di Trump e dall’imperialismo straccione dell’Europa dei 27 che cerca di rientrare in gioco riarmandosi e adeguandosi alle strategie del padrone imperiale.
Dopo l’attacco al Venezuela e il rapimento del presidente Maduro, la rivendicazione della Groenlandia, le minacce all’Iran e la nuova dottrina americana che rende il mondo una sorte di cortile di casa, il livello dello scontro che l’occidente imperiale sta alzando è in grado di portarci direttamente a un conflitto globale.
Con la vicenda venezuelana l’imperialismo americano sfida quelli che giustamente considera i suoi competitori diretti, Russia e Cina, a uscire allo scoperto dato che, attraverso i rapporti internazionali, stanno frantumando il vecchio impero a stelle e strisce con una tattica di logoramento che non lascia scampo. Quindi, sostiene Trump, meglio fare il salto della quaglia.
E’ questo un bluff che conta sul fatto che Russi e Cinesi non sono disposti a una risposta globale? La risposta possibile a queste provocazioni però non è esclusa e a un certo punto qualcuno potrebbe andare a vedere le carte e la tigre di carta crollerebbe, ma il prezzo da pagare per l’umanità sarebbe altissimo.
La lotta contro l’avventurismo dell’occidente imperialista e in particolare di Trump è dunque una necessità improrogabile, ma il livello si è alzato e c’è bisogno di una grande mobilitazione mondiale contro la guerra. Per ora siamo ancora alle parole di Leone XIV, pronunciate ripetutamente e in solitudine. C’è bisogno invece di una spinta che attraversi l’umanità intera e fermi la mano al mostro imperialista. Arriveremo in tempo? Questa è la sfida che ci aspetta. E questa sfida parte anche dalla risposta che i popoli di ogni paese riescono a dare ai gruppi di potere che gestiscono assieme agli USA la preparazione della grande guerra.
In Italia con la vittoria elettorale della destra si sono creati i presupposti per la partecipazione a un circuito di guerra che porta con sè un clima di aperta repressione. Il riarmo è dato come una necessità nazionale e la denuncia del nemico in casa domina una crescente repressione del dissenso. In questo contesto bisogna saper coniugare una visione mondiale del movimento contro il trumpismo e una tenace resistenza ai rigurgiti neofascisti, contro un governo, quello della Meloni, che sta tutto dentro il quadro imperialista e repressivo dell’occidente.
Forum Italiano dei Comunisti – 12/01/2026
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