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[COBAS] La trattativa sul Fondo: cronaca di una morte annunciata

Dopo lo sciopero del 6 novembre 2025, il più partecipato degli ultimi vent’anni, e un referendum con oltre il 70% di NO su una partecipazione superiore al 50%, l’Amministrazione del Comune di Bologna ha scelto di non aprire una vera trattativa.

 

📢 La trattativa: cronaca di una morte annunciata

📢 Una trattativa che non c’è stata

Dopo lo sciopero del 6 novembre 2025, il più partecipato degli ultimi vent’anni, e un referendum con oltre il 70% di NO su una partecipazione superiore al 50%, l’Amministrazione del Comune di Bologna ha scelto di non aprire una vera trattativa.
Al centro del conflitto restano due nodi strutturali ignorati da anni: un Fondo delle risorse decentrate insufficiente e una politica di assunzioni incapace di coprire il turn over.

💰 Una proposta al ribasso

L’Amministrazione ha confermato un aumento del Fondo pari a meno della metà delle – già ragionevolissime – proposte sindacali e pertanto giudicato del tutto inadeguato da tutte le organizzazioni sindacali, accompagnato da generici annunci sulle assunzioni.
La bozza di accordo presentata il 10 dicembre è stata calata dall’alto, senza confronto reale e con tempi tali da impedire qualsiasi trattativa: poche progressioni economiche (poco più di 500 su oltre 4000 dipendenti), quasi tutte le risorse destinate alla produttività per un solo anno e nessun impegno scritto ad aumentare il Fondo nel 2026.

🗳️ Il referendum: un NO politico

Di fronte a questa impostazione, i sindacati hanno rimesso la decisione alle lavoratrici e ai lavoratori.
Il referendum ha prodotto un risultato netto: un NO politico, che esprime la richiesta di utilizzare pienamente i margini economici dell’ente per incrementare il Fondo di almeno 5 milioni di euro, cifra sostenibile e necessaria per intervenire seriamente sul salario senza compromettere le assunzioni.

Il fallimento dell’“accordo ponte”

Dopo il NO, il 29 dicembre l’Amministrazione in evidente difficoltà ha tentato in extremis la carte dell’“accordo ponte” limitato alle sole progressioni, senza risorse aggiuntive e senza garanzie future.
I COBAS e tutte le organizzazioni sindacali – tranne una – hanno rifiutato di firmare.
E così il 15 gennaio 2026 la Giunta ha imposto l’atto unilaterale, evento gravissimo che segna una rottura profonda nelle relazioni sindacali e che non si verificava da oltre quindici anni.

⏸️ Risorse bloccate per scelta politica

Le progressioni economiche e la produttività sono state rinviate per scelta politica, pur in presenza di risorse già stanziate.
Non è quindi un problema di soldi, ma di rapporti di forza: l’Amministrazione ha scelto di colpire chi non ha accettato un accordo al ribasso.

Una nuova fase di mobilitazione

Per COBAS la mancata firma non è la causa, ma la conseguenza di una trattativa che non c’è mai stata davvero.
Ora è necessaria una nuova fase di mobilitazione: assemblea unitaria, ruolo centrale della RSU e un impegno formale ad aumentare il Fondo già dalle prossime variazioni di bilancio.

🔥 Il conflitto resta aperto

Senza un cambio di passo reale, il conflitto su salario e condizioni di lavoro resta aperto.

 

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