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Fulvio Grimaldi: “L’esportazione dell’autocrazia – Quando chi detta legge è il fuorilegge”

Paolo Arigotti intervista Fulvio Grimaldi per “Spunti di riflessione”- Hannoun, Gaza, terrorismo, antisemitismo…

 

Hannoun, Gaza, terrorismo, antisemitismo…
QUANDO CHI DETTA LEGGE E’ IL FUORILEGGE

L’esportazione dell’autocrazia, con Fulvio Grimaldi

“L’esportazione dell’autocrazia”, come Arigotti ha voluto correttamente titolare questa mia intervista, segna il cambiamento epocale di cui molti parlano. Quello trumpiano (con relativi sicofanti, più o meno fascistizzanti) nel quale l’imperialismo e la governance nell’Occidente politico, che pretendevano, rispettivamente, di esportare la democrazia e di adoperarla a casa, si sono ripuliti la faccia del trucco e hanno rivelato il volto autentico. Il più brutto della Storia. Che ha ancora appesi alle zanne, brandelli sanguinanti della Costituzione USA, là dove parlava di checks and balances, e della nostra, dove si rifaceva, con la tripartizione dei poteri dello Stato, alla Rivoluzione Francese, quando aveva posto fine ad alcuni millenni di poteri e abusi assoluti.

Potere Legislativo, che fa le leggi; potere esecutivo che le mette in esecuzione; potere giudiziario che controlla che tutto questo venga fatto ammodo.

Con il “Board of Peace” di Trump per Gaza, che di ogni interesse tiene conto, salvo di quello dei palestinesi, e di nessun diritto dei titolari millenari di quella terra, tutto questo è superato, anzi obliterato. C’è un monarca assoluto a vita, con i suoi famigli, cortigiani, mafiosi e gendarmi, che tutto vuole e tutto fa e tutto incamera. Di legislativo e di giudiziario non si parla. E´ tutto compreso nella figura del monarca. Padrone e sovrano di ciò che, risolta la questione palestinese con la collaudata “soluzione finale”, sarà il prodigio e la cassaforte immobiliare della “Riviera di Gaza”.

Noi, nel nostro piccolo, ci siamo portati avanti col lavoro. Tre anni di assalti all’arma bianca alla magistratura, dopo aver imbavagliato un parlamento, di per sé già macilento, a forza di leggi maggioritarie (e aspettate il premierato!) e voti di fiducia, ne hanno lasciato in piedi ancora buona parte, ma sono riusciti ad abbatterne qualche presidio. Nel caso di Genova, con l’aiuto determinante dei servizi segreti di uno Stato terrorista e genocida.

Nove palestinesi arrestati da quel tribunale, con per primo Mohammed Hannoun, presidente di “Palestinesi in Italia”, in base a notizie di reato pervenute dallo Stato sionista e, specificamente, dai suoi acclamati servizi segreti. Quindi affidabili e credibili a prescindere. Anche nella definizione di aiuti in viveri e medicine a chi viene ammazzato, affamato, congelato, avvelenato, frantumato, che è il delitto imputato ai sequestrati. Tre hanno dovuto rilasciarli, altri sono fuori Italia. In compenso è partita la caccia alle streghe – tipo la giornalista Angela Lano, accademica, fondatrice e direttrice dell’agenzia Infopal – alle quali vengono dedicate indagini, sequestro di strumenti di lavoro, macchina del fango mediatica, per aver riferito di Palestina, Medioriente, mondo, in termini diversi da quelli di Netaniahu e suoi domestici.

La strada verso questi sviluppi è stata aperta e viene custodita da un sistema mediatico che, chiamandola “antisemitismo”, ha fatto della critica allo Stato sionista dell’apartheid e del genocidio, l’arma vincente della già menzionata soluzione finale.

Contro questo rigoglio di passatismo feudal-colonial-fascista, occorrono consapevolezza, determinazione e strumenti. Uno di questi lo trovate qui in calce.

 

Fulvio Grimaldi – 24/01/2026

 

COMITATO NAZIONALE PER MOHAMMED HANNOUN
Palestina. Aiutarli a vivere non è reato

Nei giorni tra Natale e Capodanno un’operazione di polizia coordinata con la Direzione Nazionale Antimafia ha portato all’arresto a Genova di Mohammed Hannoun, Segretario dell’Associazione dei Palestinesi in Italia e, architetto, da anni residente in Italia e di altri sette palestrinesi, ora in parte rilasciati dal Tribunale di Riesame. Grazie a un accanimento del tutto ingiustificato, Hannoun si trova invece in isolamento nel carcere di massima sicurezza di Terni. Contemporaneamente è partita un’operazione repressiva nei confronti di chi in Italia si impegna da anni per una conoscenza corretta della questione palestinese, che vede protagonista Angela Lano, accademica e fondatrice dell’agenzia di notizie Infopal.

Le accuse, quasi interamente basate su rapporti forniti da strutture statali israeliane e, in prima linea, dai suoi servizi segreti, riguardano presunti sostegni all’ala militare del partito palestinese Hamas, al governo della Striscia di Gaza dal 2006, che verrebbero mascherati da aiuti umanitari per la popolazione di Gaza sottoposta a ogni genere di privazione da Israele, Stato indiziato di genocidio dalla Corte di Giustizia Internazionale. Di questi aiuti, raccolti nella società civile italiana, esiste ampia documentazione sui destinatari civili nei territori occupati di Gaza e Cisgiordania.

Con ogni evidenza si tratta di una illegittima interferenza delle autorità israeliane nell’ordinamento giudiziario italiano, passivamente recepito, a dispetto della sovranità nazionale, dagli autori degli arresti e degli altri provvedimenti giudiziari. Si affiancano alle misure repressive adottate dallo Stato israeliano nei confronti di ben 37 organizzazioni umanitarie impegnate nell’assistenza alla popolazione civile palestinese, compresa l’UNRWA, agenzia ONU per i profughi palestinesi attiva dal 1949, la cui sede ufficiale a Gerusalemme è stata distrutta su ordine del governo israeliano.

Le autorità italiane che si sono fatte esecutrici di disposizioni determinate da uno Stato straniero, perlopiù accusato di gravi crimini di guerra e contro l’umanità, si chiedano come questo si concili con il diritto internazionale e la nostra Costituzione che all’art.2 afferma: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Vanno denunciati e contrastati provvedimenti di tale gravissima portata, adottati senza fornire alcuna prova delle accuse che non sia l’inaccettabile input di un servizio segreto e di strutture giuridiche, già squalificate dal fatto di essere strumenti di una parte in causa, la cui integrità e fondatezza presenta ogni motivo per essere messa in discussione.

L’estensione arbitraria e strumentale della definizione di terrorismo che la legge israeliana compie nei confronti di chi fornisce aiuti umanitari alla popolazione civile, definendoli “finanziamento del terrorismo”, non avrebbe dovuto in alcun modo essere recepita dalle autorità di polizia e giudiziarie italiane e va respinta in toto.

 

 

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