“Board of Genocide”

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Ieri, a Davos, gli americani hanno presentato il Board of Genocide (io lo chiamo così perché ne fanno parte i principali responsabili del genocidio a Gaza).

Sul palco c’era Jared Kushner, genero di Donald Trump, il quale ha interessi finanziari nelle colonie illegali israeliane in Palestina. Kushner ha mostrato alcune slides sulla “Nuova Gaza”. Un piano molto simile alla cosiddetta Riviera di Gaza. Vi ricordate quel video realizzato con l’intelligenza artificiale che pubblicò Trump? Ecco, siamo esattamente lì. Alta velocità, grattacieli scintillanti e nuove città. Un progetto coloniale che, se mai dovesse vedere la luce, nascerebbe sulle fosse comuni dei bambini palestinesi. “Gaza ha un’ottima posizione, nel profondo sono un immobiliarista, la posizione è tutto”, ha detto il Presidente degli Stati Uniti.

Le immagini di ieri hanno mostrato al mondo ancora una volta tutta l’ipocrisia del cosiddetto Occidente: prima si sostiene politicamente e militarmente un genocidio, poi si ragiona su come fare business. I palestinesi all’interno di questo Board sono di fatto esclusi, spinti ai margini, collocati nel gradino più basso con un unico obiettivo: disarmare Hamas.

Tutto ciò fa vomitare. L’Occidente ragiona su come fare business post-genocidio, mentre i palestinesi vivono in tende distrutte, i bambini muoiono assiderati e lo Stato terrorista continua ad ammazzare ( l’IDF, i peggiori terroristi del pianeta, hanno ammazzato altri tre giornalisti palestinesi negli ultimi giorni).

In queste ore Giorgia Meloni ha provato a sfilarsi. Evidentemente qualcuno le sta facendo capire che il Board of Genocide rappresenta la morte definitiva del diritto internazionale.

Da Bruno Vespa è stato detto questo: “La posizione dell’Italia è una posizione di apertura, noi siamo aperti, disponibili e interessati per almeno due ragioni. La prima, l’ho spiegata molte volte: io penso che l’Italia possa giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati. E poi perché in generale, insomma, non considererei una scelta intelligente da parte dell’Italia, ma secondo me neanche da parte dell’Europa, quella di autoescludersi da un organismo che comunque è interessante. C’è per noi un problema costituzionale di compatibilità perché dalla lettura dello Statuto è emerso che ci sono alcuni elementi che sono incompatibili con la nostra Costituzione. Questo non ci consente di firmare sicuramente domani. Però ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane sicuramente una posizione di apertura”.

Qualcuno potrebbe dire che sono parole da DC: “interessante”, “posizione di apertura”, “c’è un lavoro che va fatto”. Ma se ci pensate bene, i politici della Democrazia Cristiana, in politica estera, erano molto più autonomi e molto più liberi di quelli di oggi. Quelli di oggi sono dei camerieri di Washington e Tel Aviv.

Oggi Donald Trump dice: “Giorgia Meloni e Karol Nawrocki mi hanno detto che vogliono unirsi ma prima devono espletare le formalità necessarie”. E Antonio Tajani: “Noi guardiamo con grande attenzione a tutte le iniziative portatrici di pace, compreso il Board of Peace, però ripeto, è difficilmente superabile l’ostacolo costituzionale”.

A questo punto delle due l’una: la Meloni è ancora in fase di riflessione per “motivi costituzionali” o ha già comunicato a Donald Trump che l’Italia – contro la propria stessa Costituzione – entrerà a far parte del Board Of Genocide dove siede il criminale di guerra Benjamin Netanyahu? E soprattutto perché aspetta che sia Trump a dichiarare la posizione dell’Italia sul Board?

La verità è che, in questo momento, la “donna, madre e cristiana” è in grande difficoltà. Davanti a sé ha due sole strade.

La prima è il sì al Board of Genocide di Donald Trump: una scelta che da un lato le garantirebbe il sostegno degli Stati Uniti alle prossime elezioni politiche – esattamente come fece con Biden quando era all’opposizione, votando tutti i pacchetti di armi per l’Ucraina – ma che dall’altro la esporrebbe al rischio di passare alla storia come una delle artefici della demolizione delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, sedendosi allo stesso tavolo con Benjamin Netanyahu, il principale responsabile del genocidio dei palestinesi.

La seconda è il no al Board of Genocide: una scelta coerente con la Costituzione, ma che comporterebbe il rischio di pesanti ripercussioni sulla sua carriera politica nel breve periodo. Ricordatevelo: io credo che Giorgia Meloni sogni il Quirinale già nella prossima legislatura.

Riporto qui le parole di Francesca Albanese, una donna coraggiosa che continua a battersi per i diritti del popolo più vessato della storia recente, la quale ha subito nelle ultime settimane una campagna diffamatoria vergognosa su diversi giornali italiani (vicini al Governo) che campano di denaro pubblico: “Board of peace. Questo teatro dell’assurdo che sta ridisegnando la mappa di Gaza, affidandola alle sapienti menti di persone alcune delle quali dovrebbero essere all’Aia per crimini di guerra”. Ha totalmente ragione.

 

Alessandro Di Battista – 23/01/2026

https://alessandrodibattista.substack.com/p/board-of-genocide

 


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