[Avvisiamo i lettori che l’articolo è stato scritto il giorno 26/01/2026]
Domani è la Giornata della Memoria. E allora vale la pena fermarsi un attimo e leggere cosa dice la legge che l’ha istituita: la legge 20 luglio 2000 n. 211.
L’articolo 2 dice questo: “In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.
Affinché simili eventi non possano più accadere. È questa la chiave. Non la commemorazione rituale, non l’ipocrisia istituzionale, ma il senso profondo della memoria come strumento per impedire che l’orrore si ripeta. Oggi sul Il Fatto Quotidiano Tommaso Montanari scrive questo: “Non è un giorno dedicato a lezioni di storia, ma a un esercizio pubblico e solenne della memoria, cioè alla costruzione di un giudizio collettivo sul passato che impedisca che qualcosa di analogo torni ad accadere”.
Eppure domani succederà esattamente il contrario. Nessuno pronuncerà la parola Gaza. Tutti parleranno del passato. Sui giornali italiani ricorderanno il genocidio di ieri, ma rimuoveranno quello di oggi. E chi oserà nominarlo verrà accusato di “antisemitismo”.
Pensate alle migliaia di gite scolastiche organizzate in questi anni per ricordare le vittime della Shoah. Ed ora pensate che nel 2023, nel 2024 e nel 2025 una parte consistente della politica italiana e del mainstream mediatico non si è minimamente indignata mentre, a pochi chilometri dalle nostre coste, i coloni israeliani (il nuovo Ku Klux Klan) organizzavano vere e proprie “gite” per assistere in diretta al genocidio del popolo palestinese.
Pensate che nel nostro Paese le istituzioni si indignano e mandano ispezioni nelle scuole dove la relatrice ONU per i diritti dei palestinesi, Francesca Albanese, va a parlare agli studenti di Gaza e del genocidio in corso. Pensate che per mesi si è contestato l’uso della parola “genocidio”, senza mai citare cosa dice l’articolo 2 della Convenzione del 1948 per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio.
Rileggiamolo. “Nella presente Convenzione, per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: a) uccisione di membri del gruppo; b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; c) il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; d) misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; e) trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro”.
Ora ditemi: cosa non torna rispetto a ciò che Israele sta facendo a Gaza?
Non stanno forse uccidendo deliberatamente bambini e civili disarmati?
Non stanno forse affamando un’intera popolazione bloccando gli aiuti umanitari?
Non stanno forse distruggendo ospedali, impedendo cure e accesso ai farmaci?
Non stanno forse uccidendo donne incinte e impedendo le nascite?
Questo è genocidio. Il genocidio non è un evento isolato: è un processo. È un piano criminale che si realizza giorno dopo giorno.
La Shoah – l’orrendo genocidio del popolo ebraico – non è l’unico genocidio della Storia, né quello con il numero più alto di vittime. Lo si dice per amor di verità, non per fare classifiche dell’orrore. I genocidi sono genocidi, punto. Non esiste nulla di più disumano. Eppure c’è chi vorrebbe imporre una sorta di monopolio politico sull’uso della parola “genocidio”. E questa per me è una schifezza.
Domani, nelle scuole, dovrebbero leggere le parole di studiosi che dedicano la loro vita allo studio dei genocidi, come Amos Goldberg, professore di Storia dell’Olocausto presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, che nell’ottobre del 2024 ha dichiarato: “quello che Israele sta facendo a Gaza è genocidio”.
Ecco cosa dovrebbe essere davvero la Giornata della Memoria. La memoria è memoria solo se serve a evitare che gli orrori di ieri vengano oggi (come sta avvenendo) sostenuti, giustificati o ignorati.
Alessandro Di Battista – 26/01/2026
https://alessandrodibattista.substack.com/p/quando-la-memoria-diventa-ipocrisia

