La Commissione Affari Costituzionali ha approvato il testo base del disegno di legge sull’antisemitismo. Vale la pena leggere le parti più importanti.
Partiamo dalla definizione di antisemitismo: “La presente legge, in attuazione della risoluzione sulla lotta contro l’antisemitismo del Parlamento europeo […] adotta la definizione operativa di antisemitismo formulata dall’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA)”.
La definizione IHRA include tra gli esempi di antisemitismo, anche alcune critiche politiche allo Stato terrorista di Israele. Tradotto: chi denuncia il genocidio dei palestinesi, chi racconta dei bambini palestinesi fatti a pezzi dai bombardamenti israeliani, chi parla dell’occupazione e delle colonie illegali, rischia di essere etichettato come antisemita. Antisionismo e antisemitismo non sono la stessa cosa. E confonderli è una scelta politica pericolosa.
Il passaggio più grave, però, è nell’articolo 3.
Leggete bene: “Il diniego all’autorizzazione di una riunione o manifestazione pubblica per ragioni di moralità può essere motivato anche in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo adottata dalla presente legge”.
Significa che una manifestazione può essere vietata preventivamente perché potrebbe verificarsi l’uso di slogan o messaggi considerati antisemiti secondo quella definizione. E siccome in tutte le piazze in cui si contesta lo Stato terrorista di Israele c’è sempre qualcuno che pronuncia frasi contro lo Stato terrorista, in teoria tutte le manifestazioni contro il genocidio a Gaza potrebbero essere bloccate. Questa è la cosiddetta democrazia di cui ci vantiamo tanto in Europa.
Ora seguite questo ragionamento.
In Italia funziona più o meno così:
1. Se un gruppo di manifestanti urla in piazza «From the river to the sea, Palestine will be free», allora sono pericolosissimi terroristi, antisemiti che vogliono annientare Israele. Risultato: il Parlamento approva una legge che consente allo Stato di bloccare le manifestazioni contro il genocidio a Gaza.
2. Se invece un capo di governo dice apertamente che Israele controllerà “dal fiume al mare” e che uno Stato palestinese non esisterà mai, allora silenzio. Tutto bene. Nessun problema.
Leggete cosa ha dichiarato testualmente il terrorista di Stato Benyamin Netanyahu: “Israele eserciterà il controllo della sicurezza dal (fiume) Giordano al mare, e questo vale anche per la Striscia di Gaza”. E ancora: “Ho sentito dire che permetterò la creazione di uno Stato palestinese a Gaza, ma questo non è successo e non succederà… Credo che sappiate tutti che la persona che ha ripetutamente bloccato la creazione di uno Stato palestinese sono io”.
Quindi ricapitoliamo: se lo grida una piazza che chiede libertà per un popolo oppresso, è antisemitismo. Se lo dice un capo di governo che guida uno Stato accusato di crimini gravissimi, è “diritto di difendersi”. Tutto ciò è una vergogna e dimostra chiaramente quanto lo Stato italiano non sia davvero libero. Viviamo in un Paese in cui il Governo è costretto a fare tutto ciò che gli viene imposto altrove, a Washington e Tel Aviv.
“Dal fume al mare” (di Alessandro Di Battista – 28/01/2026)
https://alessandrodibattista.substack.com/p/dal-fiume-al-mare

