Un nuovo episodio del programma televisivo “Miami Fake” di Cubainformación si concentra nuovamente sulla guerra mediatica e psicologica contro Cuba, articolata dai media a tema cubano, finanziati dalla Casa Bianca, principalmente con sede a Miami, ma anche a Madrid e in altre parti del mondo. Questi sono mezzi mercenari, allineati con la politica del governo statunitense di blocco economico, asfissia, interferenza e cambio di regime.
Questo programma analizza diversi assi ricorrenti della recente propaganda anti-cubana: la normalizzazione (e la propaganda) del possibile blocco navale, la narrazione del “collasso imminente”, la manipolazione dell’approvvigionamento energetico dal Messico, le false “soluzioni tecniche” impossibili sotto il blocco, l’ipocrisia di Trump di fronte alla deportazione dei cubani e, infine, il cinismo repressivo delle autorità di polizia di Miami che parlano di Cuba.
1 Esultano il blocco navale di Cuba, preludio a un genocidio
I media anti-cubani compiono un ulteriore passo nella legittimazione della punizione collettiva, presentando come “opzione politica” ciò che sarebbe un atto di guerra contro la popolazione civile.
Cubans for the World titola “Gli Stati Uniti valutano un blocco navale per tagliare il petrolio a Cuba sotto forte pressione contro il regime” e spiegano, senza arrossire, se si tratta di un blocco navale per “combattere la repressione.” Nel suo testo afferma che “senza petrolio, il regime non può sostenere la generazione di elettricità, né il trasporto, né il suo apparato repressivo,” e arriva persino a giustificare che “tagliarlo è equivalente a lasciarlo senza ossigeno.”
I media assumono apertamente la logica dello strangolamento: difende “il blocco, le sanzioni e ora un blocco navale” sostenendo però che “Cuba è un fallimento”, incolpando il paese delle conseguenze di una politica criminale. Riconosce persino i dibattiti “sull’impatto umanitario”, ma conclude che “la catastrofe umanitaria esiste già” e che non sarebbe il risultato di sanzioni esterne, ma di un “modello fallito”.
Allo stesso modo, Cubans for the World riporta che la Cuban Anti-Communist Foundation sta invitando gli Stati Uniti a prendere misure contro il castrismo e la sua proiezione repressiva transnazionale, esortandoli a “limitare drasticamente voli commerciali, charter, rimesse, spedizioni e servizi logistici.” Cioè, più blocco, più punizioni al popolo cubano e più pressione per provocare il collasso sociale.
2 Il messaggio del “collasso imminente” di Cuba: guerra psicologica
La narrazione del collasso immediato si ripete come un mantra, cercando di generare disperazione e smobilitazione.
Asere Noticias riporta che Trump sostiene che il “collasso” di Cuba sia molto vicino, sottolineando cinicamente che la caduta non deriverebbe da un’azione diretta degli Stati Uniti, ma dall’indebolimento degli alleati energetici dell’isola, in particolare Venezuela e Messico. Un modo per nascondere il ruolo centrale del blocco statunitense in questa “debolezza”.
Il Diario de Cuba pubblica “L’Avana senza il petrolio del Venezuela: trasporti pubblici in condizioni critiche e prezzi in aumento”, mentre 14ymedio assicura che “La benzina sta per scomparire a Cuba, anche sul mercato nero”, sostenendo la narrazione di un paese non vitale.
In un altro testo, il Diario de Cuba intitola “Cuba al limite: blackout, malcontento sociale e massima tensione di fronte all’offensiva di Washington”, descrivendo “blackout prolungati, caldo insopportabile, carenze alimentari e un senso generalizzato di abbandono”, amplificando le azioni di gruppi come l’UNPACU e proponendo figure allarmistiche: un “calo del 27% del PIL”, un “aumento del 60% dei prezzi alimentari” e un “aumento del 75% dei trasporti.”
Gli stessi media riconoscono che L’Avana presenta queste difficoltà a causa di Washington, ma le descrivono come “vittimizzazione esterna”, evitando deliberatamente l’impatto reale e documentato del blocco.
3 Fine del petrolio messicano?
La propaganda ora si concentra sull’alimentare l’idea di isolamento totale.
Asere Noticias riporta che “Il Messico blocca le spedizioni di petrolio a Cuba: Sheinbaum nega l’influenza degli Stati Uniti”, mentre 14ymedio sottolinea che “I 700.000 barili della petroliera ‘Swift Galaxy’ destinati a Cuba andranno finalmente in Danimarca.”
ADN Cuba va oltre e afferma che “il Messico smette di inviare una spedizione di petrolio a Cuba, secondo Bloomberg,” suggerendo esplicitamente che “le pressioni di Washington potrebbero funzionare.”
Il culmine del delirio arriva con Cubans for the World, che raccoglie le parole dell’agitatore mediatico ultra-destra Otaola in “Otaola dopo la sospensione della spedizione di petrolio messicano a Cuba: ‘Il crollo è dietro l’angolo'”, dove celebra l’asfissia totale: “Immagina la combinazione di non avere una goccia di petrolio (…) Le elemosine sono finite (…) unisci a questo la realtà di un popolo che non sopporta un’altra bugia (…) il crollo è dietro l’angolo.”
4 L’impostore Jorge Piñon e la “soluzione al deficit di carburante” impossibile a causa del blocco statunitense
Diario de Cuba presenta come esperto il ricercatore dell’Università del Texas Jorge Piñón in “La soluzione al deficit di carburante a Cuba sarebbe dietro l’angolo”. Una fallacia che sa essere impossibile, poiché è incompatibile con il blocco statunitense esistente.
Secondo Piñón, gli Stati Uniti potrebbero “concedere una licenza alle compagnie petrolifere per vendere combustibili alla CUPET”, nascondendo il fatto che il blocco proibisce proprio quelle operazioni. Inoltre, lo stesso Piñón sottolinea di aver promosso “la futura privatizzazione del settore petrolifero cubano”, dove “il governo ha privatizzato tutti gli asset petroliferi” e le leggi statunitensi sono state modificate per consentire l’ingresso di aziende statunitensi. Conclusione: l’accordo con il nemico consiste nell’arrendersi, arrendersi e accettare di essere una sua colonia. Cioè, non una soluzione, ma una condizione politica di resa e ricolonizzazione economica.
5 trumpisti cubani deportati dal loro amato leader
La Nación pubblica “È cubano e un fedele podcaster pro-Trump dalla Florida, ma si trova in un limbo sull’immigrazione e potrebbe essere espulso”, mostrando l’indifferenza del trumpismo verso i suoi stessi seguaci.
Asere Noticias riporta come “El Chulo si difende dalle accuse dell’ICE: nega di appartenere a una gang”, mentre il Diario de Cuba riporta “Omicidio: l’autopsia rivela la causa della morte di un migrante cubano in custodia statunitense.”
Riguardo alla morte di Geraldo Lunas Campos, i media riproducono la versione ufficiale: che “egli ha resistito violentemente”, che “ha tentato il suicidio” e che “durante la lotta ha smesso di respirare.” Ma cita anche un patologo forense indipendente, che ricorda che “la sentenza sull’omicidio non implica l’intento di uccidere, ma che la morte sia stata causata da un’altra persona.”
6 Il repressore della polizia di Miami parla di Cuba
Il culmine del cinismo arriva quando le autorità statunitensi repressive pontificano su diritti e libertà.
CubaNet titola “A Cuba ci sono poliziotti che sanno nel profondo che ciò che fanno è sbagliato”: il capo della polizia di Miami, che paragona il sistema cubano a “società aperte come Miami” e afferma che “a Cuba la polizia è lì per controllare e intimidire”, mentre a Miami “non è necessario seminare paura per mantenere l’ordine.”
Un discorso che ignora la brutalità della polizia, il razzismo strutturale e la repressione quotidiana negli Stati Uniti, e che si inserisce perfettamente nella narrazione della guerra ideologica contro Cuba.
Questo nuovo programma “Miami Fake” smantella, ancora una volta, la macchina mediatica dell’odio, che non informa: opera, non analizza: punisce e non cerca il benessere del popolo cubano, ma piuttosto la loro resa a causa della fame, dei blackout e della disperazione.
Squadra: José Manzaneda, Hafed Mohamed Bachir.
Foto di copertina: Estudios Revolución.
cubainformacion.tv – 30/01/2026

