Nell’indifferenza generale si è tenuto il congresso di fondazione del nuovo partito che si fa chiamare Partito Comunista di Unità Popolare. Si tratta di compagni e compagne reduci da molte esperienze ‘comuniste’ che a suo tempo non hanno retto alla prova dei fatti e che oggi si ritrovano per tentare di nuovo l’avventura.
Sappiamo tutti di quanti fallimenti è lastricata la strada della ricostruzione di un partito dei comunisti in Italia. La cosa singolare però è che ci troviamo di fronte ai medesimi soggetti che, senza un’analisi concreta delle ragioni dei fallimenti, ci riprovano come se si trattasse del gioco dell’oca.
A suo tempo ci siamo preoccupati di mettere in guardia i promotori del PCUP dal fare tentativi affrettati e pasticciati e abbiamo detto loro che la cosa più adatta alle circostanze sarebbe stata quella di aprire una discussione a tutto campo nell’area comunista per individuare le ragioni dei fallimenti e le difficoltà oggettive. Incautamente, come avviene a chi sceglie la strada del ‘qui e subito’, si è voluto imboccare un tunnel che, come è avvento in molti casi, porta all’esaurimento dell’esperienza. Non è un caso che prima di partire già si sono registrate le prime defezioni.
Ma il punto centrale non sono solo i numeri bensì le motivazioni che devono portare alla ricostruzione di un partito comunista in Italia che poggiano su assunti che non sono frutto di una seria valutazione delle necessità storiche e delle condizioni che possono consentire la ricostituzione di un’organizzazione comunista in grado di incidere sulla realtà politica e sociale.
La liquidazione del partito comunista storico, il P.C.I., è avvenuta in sostanza dopo una mutazione genetica che di fatto non ha lasciato eredi. Ciò che è nato successivamente è stato un movimento, la Rifondazione Comunista, che in modo velleitario e mistificato ha tentato di colmare, senza riuscirvi, il vuoto di una realtà storica come quella rappresentata dal 1921 dal Partito Comunista Italiano. Il tempo ha chiarito l’equivoco, la ‘rifondazione comunista’ è evaporata e il problema è rimasto in piedi.
E’ possibile e come ricostruire un partito comunista degno di questo nome?
Se partiamo dall’idea che si definisce comunismo il movimento reale che modifica lo stato di cose presente, il dato oggettivo è ben presente nella realtà italiana e spinge nella direzione della conflittualità anticapitalistica, ma la questione non si può limitare a un’etichetta con la falce e il martello. La credibilità della parola comunismo è stata minata dalla degenerazione del P.C.I. e dal crollo dell’URSS e se vogliamo riprendere un percorso bisogna attentamente analizzare la realtà italiana, il modo in cui si esprimono le sue contraddizioni e come un percorso storico si ricongiunge alle condizioni attuali.
I falsi profeti del comunismo hanno pensato invece che bastava appropriarsi di simboli e di ideologismi della storia comunista e riprendere la marcia, ma questo ha ben poco a che fare con un progetto che non sia solo fatto di romanticherie su un tempo che fu. Per questo noi del Forum abbiamo modestamente suggerito ai fondatori del PCUP, e anche ad altri compagni, di impegnarsi in un lavoro unitario che unisca ricomposizione di classe e definizione teorica in grado di dare fondamenta solide a ciò che ci si propone di fare.
Dunque fare un passo indietro per farne due in avanti è la scelta da fare oggi, nella convinzione che, nonostante le sconfitte, il comunismo è il futuro. Solo che per arrivare in paradiso bisogna che i comunisti sappiano attraversare un purgatorio pieno di difficoltà. La discussione verte appunto su questo.
Forum Italiano dei Comunista – 30/01/2026
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