“Perché l’Occidente odia la Russia” è il titolo dell’interessante libro del filosofo e saggista tedesco Hauke Ritz, pubblicato da Fazi nel gennaio del 2026, con la prefazione di Luciano Canfora.
Il libro è molto articolato. Tratta sia di questioni economiche e politiche, come la questione del petrolio e delle materie prime, la guerra dei gasdotti tra Occidente e Russia, la questione ucraina prima e dopo il colpo di stato nazifascista di Maidan del 2014, i continui tentativi di “rivoluzioni colorate” promosse dai servizi occidentali, ecc.; ma anche di conflitti più strettamente ideologici e culturali.
Senza entrare nel merito delle singole questioni, per cui non c’è spazio, si può così riassumere la tesi di fondo: l’Occidente odia la Russia perché questo grande paese indipendente, per molti versi erede dell’URSS, si oppone con la sua sola esistenza, e le sue alleanze, ai sogni egemonici del capitalismo occidentale, abituato da secoli ad imporre la sua volontà al mondo attraverso i meccanismi del colonialismo, dell’imperialismo, della pressione economica e della supremazia militare.
Ritz ovviamente dà il giusto rilievo agli anni dal 1989 al 1991, cioè dal crollo del muro di Berlino allo scioglimento dell’Unione Sovietica. Sottolinea giustamente le gravi responsabilità in questo crollo del gruppo pseudo-riformista di Gorbaciov, che, innamorato dello stile di vita della cultura occidentale, voleva riformare l’URSS e tutto il campo “socialista”, ma che ha finito col realizzare una specie di svendita a buon mercato, aderendo a tutte le richieste occidentali, spesso senza alcuna contropartita.
Ritz non nega che l’economia e la politica dell’URSS avessero bisogno di serie riforme, sia per la necessità di modernizzare un’economia che presentava aspetti obsoleti, sia di sostituire ad una burocrazia potente ed immobilista gruppi competenti che rilanciassero in altre forme la pianificazione economica ed il controllo dello stato. Tuttavia ritiene che il crollo dell’URSS non fosse scontato se vi fosse stata la presenza di un gruppo politico riformista capace (forse la morte prematura dell’abile Andropov sostituito di fretta dal chiacchierone Gorbaciov è stato un fattore fatale ?).
A questo proposito segnalo altri due libri scritti, il primo dall’ultimo primo ministro della Germania Democratica, il riformista Modrow, sulla caduta della DDR, e l’altro scritto dallo stesso consigliere più importante di Gorbaciov, Puskov. Entrambi sottolineano la loro profonda delusione per aver constatato che Gorbaciov, in cui avevano sperato, si era rivelato “un irresponsabile politico”.
Basti pensare che Gorbaciov aveva svenduto la DDR al Cancelliere Khol in cambio di un modesto prestito (nonostante la volontà espressa in un referendum, dopo la caduta del muro, dalla popolazione della DDR, a larga maggioranza, di voler mantenere l’indipendenza) convinto che la nuova Germania sarebbe stata neutrale e fuori dalla NATO. Fu sciolto anche il Patto di Varsavia dei paesi socialisti nella bizzarra convinzione che si sarebbe sciolta anche la NATO (che invece ne ha profittato negli anni seguenti per fagocitare gli ex paesi socialisti, e persino paesi ex.sovietici, fino a giungere a minacciare direttamente i confini della Russia).
L’opera di Gorbaciov fu completata da El’cin che svendette tutto il patrimonio pubblico del paese agli oligarchi collusi con le banche occidentali facendo precipitare la Russia nell’abisso.
L’occidente, convinto ormai di poter dominare il mondo in modo incontrastato (il Prof, Fukuyama parlò addirittura di “fine della storia” per lo stabilirsi definitivo di un mondo unipolare), è rimasto scioccato dalla rapida ripresa della Russia dopo il 2000 con il governo di Putin. Il nuovo presidente ha eliminato il potere degli oligarchi (non amati dalla popolazione memore del passato sovietico), rinazionalizzato in pratica i settori economici fondamentali con società parastatali, rilanciato le vecchie alleanze tra Russia con tutto il mondo post- coloniale. Con il discorso pronunciato alla Conferenza di Monaco nel 2007 Putin ha rivendicato il diritto della Russia di essere indipendente e sicura.
Negli anni precedenti gli Occidentali, ed in particolare gli USA dominati dai “neocon, avevano profittato della caduta dell’URSS per distruggere realtà locali che si opponevano ai loro disegni egemonici, come la Jugoslavia, l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia, la Siria, la Somalia, il Sudan, ecc. , fino a organizzare colpi di stato in Georgia e Ucraina. La nuova situazione in cui la Russia si oppone a questa deriva fa scoppiare di rabbia i leaders occidentali, con una particolare sottolineatura per la stupidità e l’incapacità di leggere la storia da parte di una classe europea mai così scadente come oggi-
La Russia, pur essendo paese capitalista, si ricollega alle politiche dell’URSS di appoggio ai paesi ex-coloniali, che proprio grazie alla presenza dell’URSS riuscirono ad emanciparsi durante la guerra fredda. Questo fatto è forse il lascito più importante lasciato dall’Unione sovietica, che ha cambiato completamente gli equilibri mondiali. La Russia può inoltre disporre di un apparato militare di prim’ordine derivato dal periodo sovietico con gli opportuni ammodernamenti e soprattutto, come sottolinea Ritz nel suo libro, di un corpo diplomatico di scuola sovietica,. perfettamente preparato, di fronte a cui i pseudo-diplomatici occidentali, stile Kallas, fanno solo ridere.
Di fronte a questa nuova situazione l’Occidente minaccia interventi militari, alimenta guerre (come quella del 2008 in Georgia e oggi in Ucraina), rapisce presidenti eletti di stati sovrani come il Venezuela, minaccia sfracelli come quello che si verificherebbe se l’Iran fosse nuovamente attaccato. L’emblema dell’aggressività occidentale è dato dal sostegno incondizionato che viene dato alla sua creatura preferita, l’entità sionista di Israele, delle cui imprese criminali e genocide l’intero Occidente è complice, ignorando le precise accuse della Corte Penale dell’ONU ed i mandati di cattura contro il presidente d’Israele Netanyahu e il capo dell’esercito israeliano Gallant. Anzi nei paesi occidentali si intensificano le azioni di intimidazione e di vera e propria persecuzione contro chi aderisce ai movimenti che chiedono la libertà della Palestina. In Italia sta per essere varata una legge bipartizan (da Fratelli d’Italia, alla Lega, al PD) che estende il concetto di “antisemitismo” per impedire di fatto ogni manifestazione di solidarietà con la Palestina.
La Russia, la Cina, i paesi che fanno parte dei BRICS, lo stesso Iran non si fanno intimidire. La presunta superiorità militare dell’Occidente non è affatto scontata. La partita è aperta e il cammino per l’Occidente e pieno di ostacoli probabilmente insormontabili.
Roma, 29 gennaio 2026, Vincenzo Brandi
Che cos’è la Scienza? Quali sono le sue prospettive?
(questo articolo è liberamente tratto dal libro ”Conoscenza, scienza e filosofia”di V. Brandi, 2020)
Per il grande fisico viennese Ludwig Boltzmann, la Scienza è “ricerca della verità”.
Per Jean Bricmont, noto fisico teorico dell’Università di Lovanio (con cui chi scrive ha avuto un proficuo scambio di vedute per via epistolare) la Scienza ha innanzitutto un valore di conoscenza oggettiva (come dice la stessa parola) e, per avere senso, deve riferirsi ad un mondo reale, materiale e determinista.
L’oggettività della Scienza è attestata dal suo continuo riferirsi all’esperienza ed ai risultati sperimentali seguendo la grande tradizione galileiana. Per il grande matematico e fisico francese di fine ‘800 Poincaré “L’esperienza è l’unica fonte di verità” e la Scienza è basata sui fatti. Due fisici di diversa tradizione culturale come il tedesco Heisenberg ed il sovietico Kapitza hanno sottolineato in varie occasioni che il compito del fisico teorico è quello di interpretare l’esperienza e che la teoria non ha senso se non è basata sui dati sperimentali. Teorie più o meno fantasiose, dogmatiche e metafisiche basate solo su idee astratte – nella tradizione delle filosofie “idealiste” – o su ragionamenti logici puri avulsi dalla realtà non hanno senso.
La matematica è un potente mezzo di espressione delle leggi fisiche e delle altre scienze esatte, ma non può sostituirsi ad esse, essendo essenzialmente un linguaggio atto ad esprimere con precisione la realtà. Sbagliano quegli scienziati che, dopo aver scritto un’elegante equazione, pensano che ad essa debba corrispondere necessariamente un fatto fisico, pur senza conferme sperimentali.
Sbagliano anche quegli scienziati e quei filosofi di tradizione “empirio-criticista” che pensano che la realtà coincida con le loro sensazioni e che le verità scientifiche siano convenzionali. Per gli scienziati realisti, come Planck o Boltzmann, ai fenomeni percepibili corrispondono realtà profonde indipendenti da noi, da disvelare e spiegare. Anche il rivoluzionario Lenin era di questo parere. Per Poincaré il linguaggio scientifico è solo più preciso, ma non puramente convenzionale, ed è basato su fatti reali.
Destano perplessità alcune forzature filosofiche operate da grandi fisici quantistici come Bohr, Heisenberg, Dirac, secondo i quali il comportamento delle realtà sub-atomiche sarebbe indeterminato e casuale ed i risultati sperimentali determinati dall’intervento dello sperimentatore. Scienziati di prim’ordine non erano d’accordo: tra questi, Einstein, De Broglie, Planck, Schrödinger. Einstein diceva polemicamente che “Dio non gioca a dadi” e Planck riteneva che si sarebbe imposta una nuova forma di determinismo più profonda. Le nuove “esperienze non-localistiche con informazioni inviate istantaneamente a distanza (vedi il fenomeno quantistico dell’Entanglement) aprono nuovi scenari in questo senso. Ricordiamo che tutta la tradizione della fisica classica, dagli “atomisti” Leucippo e Democrito, fino a Laplace e oltre, è stata “causalista” (ogni cosa avviene per una causa) e “determinista” (ogni cosa accade necessariamente in un certo modo secondo leggi precise).
I prossimi sviluppi della Scienza dovranno confrontarsi con problemi drammatici per l’umanità, come i problemi ambientali che rischiano di far diventare il nostro pianeta invivibile, i pericoli di un uso dissennato della Scienza e della tecnologia solo a meri fini di profitto, ed i pericoli sempre presenti di conflitti devastanti con l’uso della Scienza anche per fini militari. E’ stata quindi posta la domanda: esiste una scienza “buona” e una “cattiva” ?
La domanda è sbagliata. La Scienza è Conoscenza. I problemi non riguardano la Scienza in sé, ma l’uso di essa e le sue applicazioni. Per ottenere un uso più razionale ed a favore del genere umano, servirebbe un profondo cambiamento dell’attuale sistema capitalistico ed imperialistico dove la Scienza è usata per lo sfruttamento ed il profitto e dove crescono le diseguaglianze tra classi sociali e tra i vari paesi; si moltiplicano i pericoli di crisi dovute alle speculazioni finanziarie; si moltiplicano le guerre di aggressione – mascherate da “interventi umanitari” – con la possibilità non tanto remota di uno scontro mondiale attuato con armi nucleari e termonucleari.
Ad esempio, il fenomeno della fusione nucleare può essere usato (come fatto finora) per produrre bombe in grado di distruggere l’umanità, ma potrebbe servire anche a creare, con opportune tecnologie, ad assicurare all’umanità un flusso praticamente illimitato di energia (sembra che la Cina stia molto avanti negli studi relativi). Le tecnologie elettroniche e quantistiche – con la creazione di computer sempre più potenti e perfezionati, l’uso di robot sempre più intelligenti e dell’intelligenza artificiale – potrebbero alleviare l’umanità dal peso di lavoro e fatica, ma possono essere usati anche per limitare i diritti dei lavoratori ed aumentare la disoccupazione, per il controllo poliziesco dei cittadini e la produzione di false notizie
Nel campo in grande espansione delle biotecnologie, le nuove tecniche potrebbero essere utilizzate nel senso di un miglioramento reale dei prodotti agricoli ed in Medicina per intervenire nel caso di malattie genetiche. Ma spesso sono usate dalle multinazionali in maniera vessatoria e fraudolenta verso gli agricoltori, possono provocare gravi inquinamenti ed effetti indesiderati, o essere utilizzate per produrre vaccini dagli effetti incerti.
In definitiva la Scienza (quella vera) è Conoscenza oggettiva della realtà materiale. Il problema è sempre quello delle scelte sulle sue applicazioni e di chi controlla le scelte; per cui si pone davanti all’umanità il problema politico di controllo democratico delle scelte con un nuovo sistema sociale, che sia a favore del genere umano.
Roma 29 gennaio 2026, Vincenzo Brandi

