[ReteAmbientalista] Perchè le class actions: risarcimenti milionari per la popolazione di Alessandria

Rassegna – 02/02/2026

Perchè le class actions: risarcimenti milionari per la popolazione di Alessandria.

Chi scrive, avendo dissentito nel 2015 dalla sentenza del tribunale di Alessandria contro Solvay**, sostiene, tenacemente operando da allora, che i limiti del processo penale devono essere superati in sede civile. Come d’altronde, alle azioni collettive, alle class actions sollecitava il Procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione: «Mi auguro che seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio. Unico, per loro, temibile argomento dissuasivo e persuasivo”. Finalmente, dieci anni dopo, prendono corpo le class actions.
L’azione inibitoria e l’azione risarcitoria sono due strumenti complementari di tutela nel diritto civile italiano: la prima, di natura preventiva, mira a far cessare un comportamento illecito in corso e prevenirne la reiterazione. La seconda, di natura riparatoria, interviene ex post per ottenere il risarcimento del danno (patrimoniale o non patrimoniale) già subìto. In altri Paesi, soprattutto negli Stati Uniti il fenomeno delle “class actions” costituisce uno dei punti fondamentali del sistema processuale, con effetto di esiti pesanti per le multinazionali chimiche, Solvay compresa che da dovuto chiudere i Pfas in Usa.
Finalmente nel 2026, class actions si stanno organizzando, più o meno coordinate, in Piemonte e in Veneto. Avendo solide basi probatorie, valenti giuristi, precedenti internazionali, fondi specializzati: riducono il rischio legale collettivo e aumentano le probabilità di successo.
Qui ora, senza riprendere quanto più volte documentato in questi anni, ci soffermiamo sulle azioni inibitoria e risarcitoria in sede civile relative al disastro sanitario e ambientale perpetrato dalla Solvay Syensqo di Spinetta Marengo a massimizzare gli enormi profitti (peraltro riconducibile al reato di “avvelenamento doloso delle acque” che era nel capo di imputazione del 1° processo Solvay e che è sentenziato nel processo Miteni).
Azioni relative, cioè, alla contaminazione storica e attuale di 20 tossici e cancerogeni in aria-acqua-suolo, che l’azione inibitoria innanzitutto può bloccare: bloccare oggi le produzioni, bloccare per i danni futuri (principio di precauzione) e risarcire i danni passati e presenti e futuri. Le cause collettive mirano a risarcire due categorie di danni, per i quali la prova del nesso causale con le condotte criminose non ammette discussioni.
Distinguiamo così i danni ambientali e costi di bonifica per la perdita di risorse naturali e alterazione degli ecosistemi, danni irreversibili e risarcibili da tutelare da parte dello Stato e degli Enti territoriali (Comune e Regione), come avvenuto per le elevate sentenze di risarcimenti comminate dai tribunali internazionali: dai 670 milioni di dollari alla DuPont ai 12,5 miliardi di dollari alla DuPont. Per Solvay, un fondo per la bonifica di 1 miliardo di euro appare sottostimato.
Distinguiamo così i danni alle persone: le Vittime per eccellenza. Infatti, la contaminazione storica e attuale di 20 tossici e cancerogeni in aria-acqua-suolo è inevitabilmente anche contaminazione dell’organismo umano, ovvero nel sangue, es. il 100% di Pfas nei campioni ematici testati, con danni irreversibili e risarcibili. Questi danni per la popolazione alessandrina riguardano le alterazioni biologiche e le patologie contratte: ad esempio, per i Pfas, le cartelle cliniche per tumori renali/testicolari, tiroide, colesterolo, l’aterosclerosi, rischio di infarto e ictus, ipertensione eccetera. E va anche rilevato, ad esempio per i Pfas, che elevati livelli nel sangue costituiscono un danno risarcibile anche in assenza di sintomi: la consapevolezza di avere nel sangue sostanze pericolose genera danni per angoscia, stress e limitazioni alla qualità della vita.
Insomma, stiamo parlando di danni risarcibili, con class action, per decine di migliaia di cittadini di Alessandria. E non considerando il “metus”: la giustificata paura della malattia. Il risarcimento individuale del cittadino, infatti, terrà conto sia del danno biologico (quantificato in base al grado di contaminazione e alle patologie correlate) sia del danno morale/esistenziale. A quanto possono ammontare il danno biologico temporaneo per la presenza del veleno nel corpo, il danno biologico permanente e patrimoniale per coloro che hanno sviluppato patologie correlate e hanno sostenuto costi medici, e il danno morale per la sofferenza psichica?
I risarcimenti individuali sono diversificati dalla gravità della lesione e dalla durata dell’esposizione. Considerando i parametri delle tabelle medico-legali italiane e i precedenti riferimenti internazionali, agli esperti il risarcimento medio di 150mila euro per soggetto appare plausibile.
Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro.
 
**  “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia.

Rivoluzionari tra virgolette vs antiterroristi tra virgolette.

Manifestazione a Torino contro lo sgombero di Askatasuna.
Per la cronaca prendiamo per buona la versione che troviamo su Il Fatto, piuttosto che sui Telemeloni, clicca qui.
Tre cortei, quasi 50 mila manifestanti, famiglie con bambini, vin brulè, partigiani, studenti, saracinesche alzate, musica e slogan, assurdo massiccio cordone di polizia. Poi, cala la sera e iniziano due ore buone di guerriglia urbana: barricate, bombe carta, pioggia di lacrimogeni, idranti, cappucci neri, mascherine e occhialini da sub, bottiglie, pietre, cassonetti e camionetta in fiamme, agente malmenato, troupe Rai aggredita, almeno una ventina di feriti.
Il nostro commento. Esultano gli ultras incappucciati e gli incappucciati del governo. Gli uni soddisfatti della grancassa mediatica che assorda il malgoverno e rinfocola la repressione “antiterrorismo”, i decreti sicurezza. Gli altri, un centinaio? un migliaio? soddisfatti come si sentirono le brigate rosse, quelle in buona fede sedicenti rivoluzionari utili idioti degli americani. Sconfitti gli altri 49,9mila manifestanti, in rappresentanza di milioni di italiani che neppure hanno saputo il perché della oceanica manifestazione. Oscurati anche in  In migliaia a Milano, il corteo pacifico contro i federali Usa. Oscurato il corteo forte e pacifico Operai in tangenziale a Bologna: incriminati i sindacalisti.
Come era stata annunciata la manifestazioneClicca qui.
Il commento di Sigfrido RanucciClicca qui.
Il commento di Francesco CossigaClicca qui.

Niscemi. La frana italiana, la base Nato NRTF e il sistema americano Muos.

La frana di Niscemi è l’ennesima storia italiana di disastro annunciato. Lo Stato, la Regione Siciliana, la Provincia di Caltanissetta, il Comune, la Protezione civile e tutto il resto della pubblica amministrazione erano a conoscenza della situazione e della necessità di interventi per fronteggiare l’emergenza, soprattutto dopo la frana del 1997. Sono stati affidati incarichi, redatti studi, realizzati progetti e appaltati i lavori. Eppure, come spesso accade, nulla è stato portato a termine.

Il dissesto è il prodotto di scelte politiche stratificate, di un modello di sviluppo che considera alcune aree sacrificabili. Dentro questo quadro generale si inserisce un elemento strutturale e determinante: la militarizzazione permanente del territorio.

Niscemi è da molti anni uno dei luoghi simbolo dell’occupazione militare statunitense del territorio italiano. Ospita una delle più grandi basi militari statunitensi presenti nel Paese, la Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) della US Navy, all’interno della quale è stato installato il MUOS (Mobile User Objective System), sistema globale di telecomunicazioni militari degli Stati Uniti, ad uso esclusivo della Marina militare statunitense.

Parliamo di un complesso militare che, per estensione, è paragonabile al sedime dell’intero aeroporto internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino, collocato dentro e ai margini di un’area naturale protetta come la Sughereta di Niscemi. Fin dall’inizio, il Movimento No MUOS ha denunciato l’incompatibilità radicale tra la fragilità geologica e idrogeologica del territorio, il valore ambientale dell’area e la presenza di un’infrastruttura militare di queste dimensioni, basandosi su studi, perizie, osservazioni tecniche e documentazione pubblica.

A queste argomentazioni lo Stato ha risposto non con prevenzione, monitoraggi indipendenti o politiche di tutela, ma con centinaia di denunce e procedimenti giudiziari contro chi segnalava pubblicamente i rischi sociali, ambientali, sanitari e idrogeologici legati alla presenza della base NRTF e del MUOS. Proprio oggi, mentre Niscemi affronta l’ennesima emergenza, alcune e alcuni attivisti ricevono un nuovo avviso di conclusione indagini preliminari relativo a una manifestazione dell’agosto 2025, con contestazioni che includono violazione di prescrizioni, imbrattamento e – in modo tanto fantasioso quanto inquietante – persino “istigazione a delinquere”. Segnalare un pericolo, denunciare un rischio, difendere il proprio territorio continua a essere trattato come un reato.

Oggi quella fragilità negata si manifesta sotto forma di dissesto: come effetto concreto di un modello che ha imposto opere militari in aree inadatte, modificato assetti del suolo e regimi di drenaggio, favorito espansioni edilizie disordinate e rinviato sistematicamente interventi strutturali di messa in sicurezza.

Clicca qui il Comunicato del Movimento No Muos.

Netanyahu rafforza l’antisemitismo.

Testo della Legge 20 luglio 2000, n. 211: “Istituzione del Giorno della Memoria in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”
Art. 1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonche’ coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Art. 2. In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto e’ accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinche’ simili eventi non possano mai piu’ accadere.
 
La storica Anna Foa, autrice di un testo importante e dolente come “Il suicidio di Israele”: “La memoria serve ancora. Netanyahu con il suo genocidio rafforza l’antisemitismo”. Clicca qui.
The International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA): “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto.”
Le manifestazioni possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica. Tuttavia, le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite.
Il Sionismo è il movimento politico ebraico, non puramente religioso, nato in Europa per l’autodeterminazione e la creazione di uno Stato d’Israele. L’Antisionismo è la critica al progetto sionista e allo Stato di Israele, che non equivale all’Antisemitismo. L’Antisemitismo si riferisce a lingue e culture semitiche, tra cui l’ebraico.

Ricordare lo sterminio di decine di migliaia di persone con disabilità.

Ricordarlo in occasione del Giorno della Memoria significa assumersi oggi la responsabilità di costruire politiche e servizi che mettano al centro la persona, la sua dignità e la sua libertà, affinché nessuno venga mai più separato, invisibilizzato o allontanato dalla comunità in nome dell’efficienza, della scarsità di risorse o della paura della…

Il movimento di volontariato italiano diventa rete associativa nazionale.

Un obiettivo che non parla solo di numeri, ma di rappresentanza, ascolto e capacità di dare voce alle piccole e grandi realtà che animano i territori. Clicca qui.
Un obiettivo per il volontariato che il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” condivide anche tramite la sua “Rete ambientalista. Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza”.

Israele sta combattendo un’altra guerra, una guerra che non fa notizia.

Mentre gli Stati Uniti concentrano gli sforzi sul mantenimento dell’aggressione israeliana a Gaza attraverso la messa in scena di un cessate il fuoco, con cosiddetto piano di pace Trump, un’altra guerra è in corso in Cisgiordania.
Nel 2025 l’assalto militare israeliano in Cisgiordania ha provocato la più grande campagna di sfollamento di massa che i palestinesi hanno mai affrontato dal 1967, con quasi 50.000 palestinesi cacciati con la violenza dalle loro case. L’esercito israeliano ha distrutto i campi profughi di Jenin e Tulkarem e ha negato ai loro residenti il diritto al ritorno. Ora ha di fatto trasformato i due campi nel suo quartier generale militare al nord.
Le truppe israeliane hanno anche intrapreso la quasi totale distruzione delle infrastrutture, tra cui strade, sistemi fognari e la rete elettrica. Almeno il 70% delle strade della città di Jenin è stato spianato con i bulldozer (vedi foto) e la maggior parte delle condutture idriche e delle reti fognarie a Jenin e Tulkarem sono state distrutte nel giro di poche settimane, con perdite economiche per milioni di dollari. In tutto il distretto migliaia di famiglie sono private statali sia dell’acqua che dell’elettricità. E ancora oggi le famiglie sfollate vivono in aree difficili da raggiungere, con pochissime infrastrutture civili.
Parallelamente l’esercito israeliano ha ampliato la geografia della sua violenza. Le truppe israeliane ora effettuano incursioni regolari nelle città centrali della Cisgiordania, tra cui Ramallah e Ariha (Gerico), e nel sud di al-Khalil (Hebron) ea Betlemme. In questi attacchi i palestinesi vengono assediati, terrorizzati e talvolta giustiziati dai soldati israeliani che combattono impunemente.
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Morti premature evitabili.

I dati definitivi 2025 del progetto CAMBIAMO ARIA confermano che l’inquinamento atmosferico nelle città italiane resta una emergenza sanitaria strutturale. PM2,5 e NO2 superano ampiamente i valori OMS e i futuri limiti UE, causando migliaia di morti premature evitabili.

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La morte del diritto. E’ ancora possibile rimetterlo al mondo?

La storia umana è anche una storia del diritto, dalle Dieci Tavole, secondo la Bibbia scritte dal dito di Dio, ai codici di Ur e di Hammurabi, che per la prima volta stabilivano che il diritto consiste nella difesa del debole e facevano del re, cioè del potere, il padre dell’orfano e il marito della vedova, a Vasti e ad Antigone che si appellano a una legge superiore a quella scritta dai maschi, al diritto naturale che stabilisce che la verità, non l’autorità, fa la legge, al diritto positivo che istituisce la legge uguale per tutti, ai diritti umani che perfino nella guerra cercano di trattenere un residuo di ragione, alle Costituzioni postbelliche, ultime lettere della Resistenza italiana ed europea, fino alla Convenzione internazionale contro il genocidio che condanna un delitto così estremo da non avere ancora neanche il nome, e che rappresenta la soglia più alta raggiunta dal diritto nel suo sforzo di realizzare, come sua gloria, la giustizia.
La condanna a morte del diritto è stata molte volte e in diversi modi annunciata e segnalata (papa Francesco), fino al culmine del genocidio di Gaza, indifferente alle pronunzie delle Corti internazionali, perpetrato nella latitanza del Consiglio di Sicurezza e dello stesso segretario generale dell’Onu, e compiuto con la complicità di quasi tutta la comunità internazionale, con le sue armi o almeno col suo silenzio (non però dei molti di tutto il mondo che hanno navigato e manifestato “proPal” e perciò sono stati bollati come “terroristi” dai poteri selvaggi); e fino a Trump quando  chiede la grazia per Netanyahu e il Nobel per sé opera una rilegittimazione del genocidio, la negazione della negazione,  e proclama  di non aver bisogno del diritto internazionale.
Preso atto della realtà, è ancora possibile, prima dell’immane disastro, ristabilire il diritto come regola della vita internazionale e “sicurezza” per la Terra? Raniero La Valle risponde di sì e indica a quale “istanza più alta” bisogna ricorrere: clicca qui.

Non entrare nel Board of Peace!

Il “Board of Peace” di Trump è un nuovo atto eversivo diretto a sostituire il diritto internazionale dei diritti umani con la legge del più forte

Entrare nel “Board of Peace” di Trump costituirebbe una violazione dell’articolo 11 della Costituzione, il “Board of Peace” di Trump è una minaccia esistenziale all’Onu che è e resta l’unica autorità legale universale.

Il fine del “Board of Peace” non è quello di promuovere la pace e la cooperazione internazionale bensì quello di difendere gli interessi del suo presidente, anche con la minaccia e l’uso della forza. 

La distruzione sistematica in corso dell’architettura internazionale e dei pilastri della convivenza, che dalla fine della seconda guerra mondiale ci hanno consentito di superare molte crisi difficili, è un crimine che deve essere fermato senza ulteriori indugi.

Clicca qui.

Rifiutare l’assurdo e pericoloso “Consiglio della pace” di Trump.

Il cosiddetto “Consiglio per la Pace” creato dal Presidente Donald Trump è profondamente degradante per il perseguimento della pace e per qualsiasi nazione che voglia legittimarlo. È un cavallo di Troia per smantellare le Nazioni Unite . Dovrebbe essere rifiutato categoricamente da ogni nazione invitata a farne parte.

Non è un segreto che Trump nutra un aperto disprezzo per il diritto internazionale e le Nazioni Unite. Consiglio della Pace? In parole povere, si tratta di un giuramento di fedeltà a Trump, che aspira al ruolo di presidente e arbitro supremo del mondo.

Come se la farsa dei rappresentanti non bastasse, le nazioni dovranno pagare 1 miliardo di dollari per un “seggio permanente” nel Consiglio. Sta comprando un apparente accesso a Trump finché servirà ai suoi interessi.

Il “Board of Peace” di Trump è un palese ripudio delle Nazioni Unite. Trump lo ha reso esplicito, dichiarando di recente che il Board of Peace “potrebbe effettivamente sostituire le Nazioni Unite. Questa affermazione da sola dovrebbe porre fine alla conversazione per qualsiasi leader nazionale serio. Partecipare dopo una simile dichiarazione è una decisione consapevole di subordinare il proprio Paese all’autorità globale personalizzata di Trump. Significa accettare, in anticipo, che la pace non è più governata dalla Carta delle Nazioni Unite, ma da Trump.

Clicca qui

In memoria dei partigiani della Benedicta deportati a Mauthausen.

Durante il rastrellamento della Benedicta (Bosio – AL), avvenuto nella primavera del 1944, infatti, insieme ai 154 “ribelli” fucilati, altri 187 perseguitati furono catturati e deportati presso il KL di Mauthausen; di questi ultimi, solo 35 fecero ritorno a casa. Nel lager e nei suoi sottocampi, i prigionieri vivevano in condizioni proibitive e venivano annientati attraverso il lavoro forzato. Clicca qui.
Messaggio di pace e salute a 42.301 destinatari da Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro tramite RETE AMBIENTALISTA – Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza
Twitter: @paceambiente
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