Il clima che si sta creando rischia di portare ulteriormente a destra la situazione del paese, in un crescendo di leggi liberticide, di stravolgimenti costituzionali, di campagne mediatiche contro i ‘sovversivi’.
Difficile difendersi da questa offensiva puntando a un dosaggio di responsabilità e di eccessi. La questione è andare alla radice delle cose, perchè è ormai evidente che stiamo precipitando in un caos politico da cui la destra forcaiola vuole far emergere la fisionomia di un potere forte che riporti ordine e controllo sociale.
Allora come rispondere? Purtroppo avere le ragioni dalla nostra parte non basta, perchè il nemico attacca e attacca pesantemente e rischiamo di arrivare alle due scadenze importanti, il referendum sulla giustizia e le elezioni del 2027, in condizioni di assoluta difficoltà e comunque a un rafforzamento del governo Meloni.
Come muoversi allora? A noi sembra che prima di tutto occorre prendere il toro per le corna e non aver timore di dire come stanno le cose. Il caos è voluto da un governo che sta usando l’unica arma che si addice a una logica neofascista: l’azione repressiva. Manganellate, arresti, sfratti di centri associativi, sparatorie con morti, centri in Albania ecc, sono un misto di cause ed effetti. Da una parte il governo è incapace di dare soluzioni vere a questioni che nascono nel contesto sociale, dall’altra compie azioni repressive che alimentano lo scontro con chi non accetta che in nome dell’ordine si attacchino le forme di lotta di chi giustamente si ribella.
Dobbiamo perciò andare al dunque della questione, cioè evidenziare politicamente la realtà che sta emergendo e, senza andare nei particolari, dare una sola indicazione: la denuncia del governo della repressione e l’organizzazione, senza se e ma, di un grande movimento antifascista capace di avere coscienza della posta in gioco.
Certamente la soluzione che auspichiamo trova numerose difficoltà di realizzazione. La sinistra istituzionale insegue il governo tentando disperatamente di mitigare giudizi e provvedimenti, ma questo modo di fare non risulta affatto convincente. Le manganellate non sono né di destra né di sinistra, ciò che conta è da che parte stai, cosa si difende col manganello e perchè è giusto ribellarsi. Questo vale per la Val di Susa, per lo sfratto del centro sociale torinese, per i blocchi stradali dei lavoratori.
Chi decide di usare la violenza contro le lotte si assume anche la responsabilità delle risposte. Questo non è un incitamento alla violenza, è solo una constatazione di come vanno le cose quando il potere decide di assumere il volto della repressione.
Quindi la questione centrale è rendere chiaro l’obiettivo e unire le forze antifasciste. Ma quali sono queste forze e quali i passi falsi da evitare?
Uno scontro di questa portata non si può fare solo con le avanguardie, bisogna coniugare la determinazione alla coscienza collettiva della maggioranza e quindi evitare che da una parte ci sia la sfilata dei pacifisti e dall’altra chi gioca allo scontro. Bisogna tenere il movimento unito fino in fondo ed evitare anche che l’azione della destra e la collaborazione dei centristi tengano lontani una parte di coloro che condividono i nostri obiettivi. E’ una questione di linea politica che è il punto debole dello schieramento che si oppone alla Meloni e su cui bisogna riflettere.
Forum Italiano dei Comunisti – 03/02/2026
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