Ho grandissima stima e grande affetto per il centro autogestito, autodeterminato, autodifeso, di Askatasuna. Lo ritengo una delle esperienze sociali e politiche più avanzate e produttive del post ’68-’77.
Ho accompagnato la lotta di Askatasuna in Val di Susa, l’ho raccontata e rappresentata nel documentario “FRONTE ITALIA, PARTIGIANI DEL 2000”. Ne ho visitato e ammirato la sede in Viale Regina Margherita, con i suoi profondi e virtuosi collegamenti con il territorio. Ne ho intervistato gli esponenti, ho partecipato e parlato alle sue assemblee.
Ho raccontato in molto modi e su molti strumenti l’attività di Askatasuna, valorizzandone il ruolo di autentica avanguardia politica, sociale e culturale dell’antagonismo popolare.
Ho studiato con la massima attenzione lo svolgersi della magnifica manifestazione antifascista del 31 gennaio a Torino, in tutte le sue componenti e fasi, compresa quella nettamente separata da un corteo che nel frattempo si era sciolto. E sono stato costretto, inevitabilmente, sulla base di un’esperienza di 60 anni di manifestazioni, repressione, strumentalizzazioni, provocazioni, pagata con latitanze annose e oltre 150 procedimenti giudiziari, a rilevare una netta separatezza tra l’epilogo serale dell’evento e il suo svolgersi durante la giornata.
Credo che un momento di lotta possa essere giudicato anche sia da chi vi partecipa, che dai suoi esiti. In Val di Susa e in tante altre occasioni, la partecipazione era di popolo e l’esito un conflitto, di altissimo valore anche simbolico, che dura da trent’anni e ha negato la vittoria alla controparte.
Gli esiti della parte finale della manifestazione di Torino sono leggibili su tutti i mezzi d’informazione del potere e se ne sentiranno gli effetti a partire dall’ennesimo e più feroce provvedimento detto di “Sicurezza”. Gli esiti potenziali della manifestazione vincente sarebbero stati l’avvio di una nuova fase construens dello scontro con un egime di matrice fascista e che marcia verso uno Stato della militarizzazione e della disciplina sociale.
In un primo comunicato, Askatasuna si è, a mio avviso correttamente, limitato ai contenuti, alle forme, e ai significati della grande manifestazione. Un comunicato successivo sembra aver cambiato registro, assumendosi la corresponsabilità per quanto è successo, per opera di alcune decine di persone, a manifestazione ufficiale conclusa e, quanto, non ha potuto essere sostenuto dalle decine di migliaia convenuti da tutta Italia a sostegno di Askatasuna. E dicendo questo, sono perfettamente consapevole delle manipolazioni e falsificazioni politiche e mediatiche con cui l’episodio è stato e viene rappresentato.
Per conto mio, l’assunzione della paternità di questa coda della grande giornata è stata un doloroso errore. Sia che la fase serale fosse stata programmata, sia che fosse sfuggita di mano e si fosse voluto ricuperarla.
Ciò non mi impedisce di non ridurre di un grammo la mia solidarietà ad Askatasuna e di un centimetro la mia vicinanza di cuore e di spirito.
Fulvio Grimaldi – 03/02/2026

