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[SinistraInRete] Karlo Raveli: Qualia nei fermenti del valore

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Rassegna – 15/02/2026

 

Karlo Raveli:Qualia nei fermenti del valore

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Qualia nei fermenti del valore

di Karlo Raveli

Seeing red.jpgEcco qui, in questo articoletto per Sinistrainrete, alcune questioni forse un pochino inusitate ma che riportiamo per agitare e tentar di far maturare certe vecchie liturgie ideologiche pseudo-sovversive. Come tante proverbiali e usuali di gran parte delle ‘sinistre’ sistemiche. Attuali o antiquate.

Certo, trattiamo forse questioni piuttosto inconsuete, come precisamente il tema dei qualia che vedremo piuttosto verso la fine, però appunto per attizzare con questi appunti qualche nuova discussione tra ‘compagni’. Almeno un pochino. In questo caso ricevute – o accese dibattendo – con un molto apprezzato compare pure lui migrante, Ekile. Entrambi basandoci in concreto su due passaggi di una ‘Bozza operaia’ che a quanto pare circola per ora solo su carta. Tra alcuni gruppi o compagni e compagne più o meno sovversive, quindi non in rete. Per discrezione anti-dittatoriale ‘telematica’, mettiamola lì così.

Mi specifica inoltre che la Bozza operaia sta pure girando tra eversive torinesi dell’Askatasuna, per esempio tra NUDM, Non Una Di Meno…

Parliamo pertanto di uno scritto dal quale citerò appunto fra una trentina di righe due brevi e più o meno bizzarri passaggi. Scelti tra paragrafi centrati sul “patologico dominio oligarchico patriarcale planetario dell’Avere” affrontato assai a fondo nell’ottantina di deflagranti pagine della ‘bozza’. Tramite argomenti che mettono specialmente a fuoco la questione patrilineare, patriarcale. In modo originale. Direi quasi impressionante. Proprio in rapporto all’attuale dominio generale dell’Avere sull’Essere in troppi ‘paesi’, nazioni o regioni di Madre Terra. Come più volte così ribadito nel testo.

Quindi in questo articolo ci limiteremo – intanto per praticità, diciamola così – alle questioni esposte nei brani segnalati. Appunto con argomenti sui quali il compare mi ha anche consigliato di diffonderne almeno un primo sunto essenziale. Per esempio proprio qui in Sinistrainrete.

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Fulvio Grimaldi: Sanzioni: sentenze fuorilegge – L’altro genocidio

Sanzioni: sentenze fuorilegge – L’altro genocidio

di Fulvio Grimaldi

kVTqFiD6fWdITMSFBwGuerre dentro, guerre fuori

Marciano in sinergico parallelo le due guerre: quella ai nove decimi della propria popolazione che prova a scrollarsi di dosso il morso alla carotide del decimo supremo, e quella di regimi che si sanno decrepiti e senza futuro e danno colpi all’impazzata a chi sanno che gli sopravviverà.

Partiamo dalla prima di queste guerre, sempre d’aggressione (le altre si chiamano resistenza e, se va bene, rivoluzione). A forza di tre anni e mezzo di ruberie al basso per arricchire i danti causa in alto, scelleratezze morali, incompetenze sesquipedali, bugie e volgarità che neanche Berlusconi, siamo finalmente al piattino a lungo preparato e testè coronato a Torino. Lo chiamano pacchetto sicurezza (a furia di stringere le regole e aumentare i reati, se ne è perso il conto). Meglio chiamarlo pacco, il classico pacco rifilato al colto e all’inclita.

Lì abbiamo un poliziotto, ottusamente picchiato, dimesso dopo 24 ore, dopo un collarone messo a sghimbescio per la foto-opportunity e una visita strappacore della premier che lo dice scampato a un “tentativo di omicidio” Quanto occorreva per fargli assumere dimensioni mediatiche tali da far sparire, come attori alla chiusura del sipario, qualche centinaio di teste inermi rotte, indifesi picchiati o torturati a morte (Cucchi, Aldovrandi, ecc.), detenuti massacrati, mezza dozzina e passa ammazzati col Taser, che infiorettano anni di meticolosa e sistematica restaurazione.

Restaurazione di che? Ce lo dice il primattore della sequenza, aggiungendo all’affresco dell’orrore che, a sua detta, da Torino minaccia di fare inorridire tutto il paese, quando annuncia alla società, illusa di vivere avvolta nella calda coperta della Costituzione antifascista, che, per salvarci dall’orda dei barbari terroristi, è compulsivo tornare al “fermo di polizia in attesa di ipotetico, possibile reato”. Basta il sospetto e la buona volontà di chi il sospetto lo coltiva nel suo pensiero.

 

Non hai fatto niente. Ma avresti potuto fare

Arresto preventivo di 18, no 24, magari 48 ore e poi chissà. Per ora 12.

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Gianni Petrosillo: Libercomunismo, pre-recensione al nuovo libro di Brancaccio

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Libercomunismo, pre-recensione al nuovo libro di Brancaccio

di Gianni Petrosillo

9788836585663.jpgNel 2010 Emiliano Brancaccio scrisse la recensione del libro di Gianfranco La Grassa Finanza e poteri, edito da Manifestolibri. Inizialmente il saggio di La Grassa avrebbe dovuto chiamarsi List oltre Marx, ma la casa editrice ci chiese un titolo più accattivante, che è appunto quello con il quale è stato poi pubblicato.

Ricordo che, nel lavoro con Gianfranco per la stesura, recuperai una nota di Marx del 1845 in cui il Moro si scagliava con toni accesissimi contro List, e la sorpresa di Gianfranco fu tanta nel leggerla. Probabilmente l’aveva compulsata tanti anni prima ma non la ricordava. La Grassa conosceva i testi di Marx persino meglio delle sue tasche, anzi sicuramente. Fece un commento simpatico, disse che lì Marx sembrava un certo filosofo dei nostri giorni che va in televisione col ditino alzato. Ridemmo di gusto perché l’ironia di Gianfranco era sempre condita da qualche espressione veneta. Non usò le mie circonlocuzioni su quel filosofo, ma lasciamo perdere.

In ogni caso sottolineò che in quella critica Marx sbagliava, aveva le sue ragioni ma andava completamente fuori bersaglio. Nel libro Gianfranco recuperava appunto le teorie di List sui first e second comers, che gli sembravano estremamente interessanti in funzione della politica tra gli Stati e del posto che l’economia occupa rispetto alle decisioni strategiche attinenti alla potenza. In questo senso torceva il bastone dove più gli interessava direzionarlo, specificando con onestà che si serviva insomma di List per un suo ragionamento da calare sulla nostra realtà.

“List… non contesta in toto la teoria del libero commercio internazionale, ed è probabilmente per questo che non prende in specifica considerazione la ricardiana teoria dei costi (e vantaggi) comparati, giacché in fondo l’accetta con una piccola modifica, prima di arrivare a un effettivo libero scambio tra i vari paesi, che sia profittevole per tutti i partecipanti, è necessario passare per un periodo intermedio in cui questi ultimi abbiano potuto raggiungere lo stesso grado di sviluppo industriale del first comer, altrimenti è da temere che le nazioni più forti usino lo strumento della ‘libertà di commercio’ per ridurre in stato di dipendenza il commercio e l’industria delle nazioni deboli.

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Mario Pietri: Olimpiadi del doppio standard: repressione, propaganda e la svolta autoritaria nella crisi dell’egemonia occidentale

Olimpiadi del doppio standard: repressione, propaganda e la svolta autoritaria nella crisi dell’egemonia occidentale

di Mario Pietri

L’inizio delle Olimpiadi, rituale spettacolare con cui l’Occidente tenta ciclicamente di autorappresentarsi come spazio universale di pace, competizione leale e neutralità dei valori, si è aperto sotto il segno della contestazione diffusa, della frattura politica e di una tensione che non può più essere archiviata come rumore di fondo o devianza marginale, perché riguarda ormai direttamente la tenuta simbolica dell’egemonia occidentale e la sua capacità di produrre consenso anziché semplice obbedienza.

Le proteste contro il vicepresidente statunitense J.D. Vance, le contestazioni rivolte alla delegazione israeliana durante la cerimonia di apertura e gli scontri avvenuti nel corso della manifestazione contro i Giochi non sono episodi scollegati né espressioni di una generica “radicalità”, ma rappresentano la manifestazione concreta di un conflitto politico profondo, alimentato da anni di doppi standard, di morale selettiva e di una narrazione dei valori ridotta a strumento di dominio imperiale.

Lo sport, lungi dall’essere neutrale, diventa così uno dei dispositivi ideologici più raffinati del nostro tempo: gli atleti russi vengono esclusi dalle competizioni internazionali in quanto russi, in una logica apertamente collettiva e punitiva che smentisce ogni pretesa di apoliticità; al contrario, agli atleti israeliani viene garantita piena legittimità e partecipazione, mentre a Gaza è in corso un genocidio, una devastazione sistematica di civili che, se attribuita a un Paese non allineato, sarebbe già stata elevata a paradigma del male assoluto.

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Juan Carlos Monedero: “Con un tipo come Trump non c’è spazio per l’ammorbidimento”

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“Con un tipo come Trump non c’è spazio per l’ammorbidimento”

Geraldina Colotti intervista Juan Carlos Monedero

Juan Carlos Monedero non ha bisogno di presentazioni per chi frequenta la politica radicale tra le due sponde dell’Atlantico. Politologo, agitatore di coscienze e architetto del pensiero post-neoliberista, Monedero ha vissuto la Rivoluzione Bolivariana dall’interno come consulente di Hugo Chávez. La sua visione è un ponte prezioso: possiede la sensibilità per comprendere i ritmi del Sud Globale e gli strumenti analitici per smascherare le ipocrisie delle democrazie europee. In questa conversazione, analizziamo la tempesta scatenata dal sequestro del presidente Maduro e della deputata Cilia Flores del 3 gennaio e la resistenza di un Venezuela che continua a essere, per l’Europa, lo specchio deformante dei propri fallimenti.

* * * *

Juan Carlos, lei conosce bene la malattia dell’eurocentrismo. Perché una parte della sinistra europea, che un tempo applaudiva Chávez, oggi sembra incapace di difendere il presidente Maduro e la sovranità venezuelana di fronte al banditismo di Washington? Ritiene che sia un problema di codardia politica o di una profonda colonizzazione del pensiero?

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Sergio Cararo: Il governo è “nervoso”. La rendita di posizione si va esaurendo

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Il governo è “nervoso”. La rendita di posizione si va esaurendo

di Sergio Cararo

Il video degli scontri di Milano pubblicato dalla Fox News statunitense (che tra l’altro è il network più allineato con Trump) il primo giorno delle Olimpiadi, non è proprio andato giù alla Meloni.

E allora sui social sono partiti subito gli anatemi della premier che tradiscono un bel po’ di nervosismo: “Sono i nemici dell’Italia e degli italiani, che manifestano contro le Olimpiadi, facendo finire queste immagini sulle televisioni di mezzo mondo. Dopo che altri hanno tranciato i cavi della ferrovia per impedire ai treni di partire”.

Le fa eco il Presidente del Senato Larussa: “Mentre il mondo rende ancora omaggio all’Italia per la bellissima cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026, delinquenti e violenti provano a sabotare linee ferroviarie e scendono in piazza per creare disordini”.

Indubbiamente questa insistenza sul connubio tra manifestazioni e treni semina una certa inquietudine – e qualche interrogativo – tra chi ha vissuto la storia recente del paese.

E non poteva mancare il ministro degli Interni Piantedosi, secondo cui: “C’è chi mira al caos generalizzato”. Nell’intervista di oggi al Corriere della Sera il ministro espone il suo teorema – piuttosto banale – secondo il quale il problema sono i cattivi maestri che però “si sono fatti vedere solo come osservatori”, tra questi ci sono “gli organizzatori di iniziative pubbliche nelle quali dichiarano di voler sovvertire il sistema democratica e arrivare alla resa dei conti con lo Stato democratico”.

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Carlos X. Blanco: Le tre Europe in un’epoca di massimo pericolo

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Le tre Europe in un’epoca di massimo pericolo

di Carlos X. Blanco*

Tocca agli uomini e alle donne di questa generazione rivivere ancora una volta tempi pericolosi. In realtà, l’eccezione è l’opposto: la fortunata circostanza di sperimentare, nell’arco di una sola vita, lunghi anni di relativa pace, intervallati solo da conflitti locali che non minacciano l’esistenza stessa della civiltà, o addirittura della specie.

Quella pace “fredda” e relativa, gli 80 anni di guerre localizzate e contenute, è ormai finita. Dobbiamo prepararci alla “convergenza delle catastrofi”, per usare un termine caro al defunto pensatore francese Guillaume Faye.

Le vite di questa e della prossima generazione, soprattutto in quella sfera che viene chiamata, per interesse o per pigrizia, “Occidente”, saranno sempre più rischiose, insicure e sottoposte a dure realtà. “Occidente”, in quanto tale, è un concetto destinato a scomparire; l’idea sta morendo perché la realtà che riflette sta morendo. Esiste un solo Impero statunitense… e gli altri. La debolezza stessa del concetto, da un lato, così come la trasformazione della realtà geopolitica, brutale negli ultimi mesi, dall’altro, stanno inevitabilmente portando alla sua fine.

“Occidente” era un concetto che, se non inventato, è stato certamente diffuso a fini propagandistici dall’Anglosfera. La parola stessa nasconde quella che, fino al XIX secolo, era una realtà fondamentale: la civiltà europea. Gli inglesi, dalle loro isole, si dedicarono storicamente a mantenere il continente in uno stato di guerra civile permanente, disunito e –soprattutto– separato dalla Russia, separato dall’enorme nazione, l’unica che avrebbe dato consistenza (territoriale, demografica, energetica) a un continente già dotato di una tradizione culturale comune, come l’Europa.

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Riccardo D’Amico: Antisionismo criminalizzato, genocidio ignorato

Antisionismo criminalizzato, genocidio ignorato

di Riccardo D’Amico

Mentre il governo di Beirut, con la conferma dell’ONU, testimonia che Israele rilascia volontariamente diserbanti dai propri aerei sui terreni agricoli libanesi, in Italia le proposte di leggi che equiparano l’antisionismo all’antisemitismo, raccolgono l’unanimità politica parlamentare.

È uno dei numerosi esempi in cui la realtà revisionista che viviamo, supera di gran lunga il grottesco. Ancora una volta, le istituzioni di palazzo e i media mainstream, tendono a distorcere la definizione di antisemitismo, trasformandola in uno strumento di censura. Il fatto appena citato non è isolato: è il sintomo di una memoria storica che viene riscritta stando a certe convenienze.

Il semitismo indica una vasta area di questioni culturali e linguistiche di determinate popolazioni: arabe, ebraiche, babilonesi e altri gruppi etnici.

Di conseguenza, il carattere antisemita, non si rivolge solo ed esclusivamente agli ebrei (in quanto tali), ma a diversi componenti che rientrano all’interno del contesto semitico. Pertanto, un individuo, o un gruppo che manifesta posizioni riconducibili all’antisemitismo, rivolge atteggiamenti razzisti e denigratori nei confronti di interi assetti sociali (antichi e contemporanei).

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Marco Meotto: “D’Istruzione pubblica” e il “rinnegato” Raimo

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D’Istruzione pubblica” e il “rinnegato” Raimo

Un film per smascherare l’ipocrisia sulla scuola della “sinistra liberal”

di Marco Meotto

Pubblichiamo un intervento di Marco Meotto, storico e docente della scuola superiore di secondo grado, che prende le mosse dal film “D’Istruzione pubblica” e dall’avvio di dibattito che esso ha suscitato, sui social, e in forma più strutturata nell’articolo di Christian Raimo uscito su “Domani”. Speriamo che esso possa dare vita a un dibattito più strutturato sulla scuola che ci impegniamo a raccogliere sulle colonne di Contropiano. – Invitiamo a inviarci altri pezzi alla mail redazione@contropiano.org

DIstruzione pubblica.pngC’è un momento in cui la critica, abbandonando il campo della lotta per l’egemonia, diventa il suo contrario: la giustificazione intellettuale dell’ordine dominante. È il momento del rinnegamento. Il documentario “D’Istruzione Pubblica” di Federico Greco e Mirko Melchiorre – ultimo atto di una trilogia contro il neoliberalismo – provoca una resa dei conti a sinistra, costringendo a uscire allo scoperto chi, come Christian Raimo, pur credendo di combatterli, difende alcuni dei dispositivi pedagogici del capitale.

La sua feroce stroncatura del film non è una semplice critica cinematografica: è il sintomo perfetto di quella deriva “liberal” della sinistra. È quella stessa sinistra che ha svuotato la scuola pubblica del suo progetto emancipativo, sostituendolo con l’addestramento al mercato, non importa quanto esso sia mascherato dietro seduttive parole d’ordine: d’altra parte, come ci hanno mostrato Christian Laval e Pierre Dardot, l’ideologia neoliberale è duttile e può amalgamarsi ambiguamente anche con istanze libertarie, annullando la loro carica trasformativa.

[LINK per il film: https://openddb.it/film/distruzione-pubblica/]

Ma come fa un film a innescare una simile reazione? “D’Istruzione Pubblica”, da una settimana nelle sale, non è un semplice documentario. È un’inchiesta a due livelli che agisce come acqua ossigenata gettata nelle ferite dell’insano dibattito sulla scuola italiana: brucia un po’, ma disinfetta.

Da un lato, la pellicola racconta una storia concreta e ostinata di resistenza, entrando nelle aule dell’Istituto Comprensivo “Sibilla Aleramo” di Torino, dove il preside, Lorenzo Varaldo, porta avanti, insieme ai suoi insegnanti, battaglie decennali in difesa della scuola pubblica.

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Paolo Punx: Il Governo decreta lo stato di polizia | Per una prima lettura dell’ennesimo decreto liberticida

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Il Governo decreta lo stato di polizia | Per una prima lettura dell’ennesimo decreto liberticida

di Paolo Punx

Uliano Lucas.jpgChe nel mondo tiri una brutta aria è ormai evidente.

Dopo lo sdoganamento e le complicità con il genocidio dei palestinesi si sta globalmente scivolando verso forme di dominio senza limiti che stanno progressivamente erodendo ogni forma di mediazione.

L’Europa stessa, purtroppo, assomiglia a un Giano bifronte, che mostra da una parte il volto del riarmo e della guerra e dall’altro quello dell’autoritarismo.

L’ennesimo decreto liberticida approvato pochi giorni fa dal Consiglio dei Ministri si inscrive in questo contesto generale.

Penso valga la pena di provare ad analizzare quelle parti del decreto che limitano ulteriormente qualunque forma di dissenso.

L’articolo 4 del decreto oltre a estendere le zone rosse nelle città, consente di utilizzare lo strumento del DASPO per silenziare il dissenso e prevede l’arresto in flagranza differita in caso di danneggiamenti durante le manifestazioni.

Spetta al Prefetto individuare quali zone delle città inibire (per 6 mesi estendibili fino a 18) a soggetti arbitrariamente ritenuti pericolosi.

Non a caso la norma è volutamente generica nel definire tale presunta pericolosità, al fine di consentire alle cosiddette forze dell’ordine una sua applicazione discrezionale.

Infatti, il divieto di accesso si può applicare a:

  • Chi tiene nelle stesse aree comportamenti violenti, minacciosi o insistentemente molesti, da cui derivi un concreto pericolo per la sicurezza (ovviamente termini come “molesto”, oppure “concreto pericolo” sono così vaghi che forniscono un’enorme discrezionalità al soggetto accertatore);
  • Persone denunciate negli ultimi 5 anni per delitti contro la persona o il patrimonio e… senza aggiungere gli altri reati, è importante segnalare che non si tratta di persone condannate per quei reati, ma semplicemente denunciate;

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Franco Berardi Bifo: Paolo Virno: esodo e linguaggio

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Paolo Virno: esodo e linguaggio

di Franco Berardi Bifo

Con questo testo inedito del 2013 di Franco Berardi anticipiamo alcuni dei temi che saranno trattati nell’incontro su “Paolo Virno: l’uso della vita” che si svolgerà a Esc atelier autogestito a via dei Volsci 159, Roma, sabato 7 febbraio 2026 dalle ore 10

PaoloVirno NoraPorcu 260205.jpgPaolo Virno e Franco “Bifo” Berardi sono stati militanti di Potere Operaio, uno a Roma l’altro a Bologna, entrambi in giro per l’Italia. Hanno vissuto, chi a Roma chi a Bologna, l’esplosione del Settantasette. A seguire, prima e durante la furia repressiva, hanno condiviso l’esperienza editoriale di “Metropoli”. Del Settantasette, allo stesso modo negli anni Ottanta e Novanta, hanno messo in rilievo un tratto decisivo: l’emergere in primo piano del marxiano general intellect, inteso però come lavoro vivo. Per dare conto del linguaggio messo al lavoro, del capitalismo digitale, le loro ricerche hanno percorso sentieri diversi: Wittgenstein e l’antropologia filosofica, il primo, Baudrillard e Guattari, la cybercultura, il secondo. Sempre sviluppando, entrambi, una proposta filosofica originale. Negli ultimi anni, seppur da prospettive diverse, tutte e due hanno riflettuto sul problema dell’impotenza (della moltitudine).

In vista della giornata di sabato 7 febbraio a Esc, dedicata al ricordo di Paolo Virno, pubblichiamo un testo di Franco “Bifo” Berardi del 2013 – inedito nella lingua italiana e destinato, in inglese, ai lettori nordamericani – su Paolo Virno e la sua inconfondibile singolarità nella scena del pensiero contemporaneo. Franco “Bifo” Berardi, che ringraziamo per il regalo prezioso che ha fatto a DinamoPress e alle sue lettrici e ai suoi lettori, sarà anche lui presente e interverrà a Esc sabato 7 febbraio.

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Francesco Fustaneo: L’omicidio di Saif Gheddafi: cui prodest?

L’omicidio di Saif Gheddafi: cui prodest?

di Francesco Fustaneo

In un giardino della remota area di Zintan in Libia, martedì scorso si è consumato l’ultimo atto della parabola di Saif al-Islam Gheddafi, il figlio più noto del colonnello Muammar, ucciso da un commando di quattro persone. Una fine violenta che sigilla non solo la storia di un uomo, ma sembra disegnare con precisione chirurgica gli equilibri di una Libia perennemente in cerca di stabilità.

Saif, 51 anni, non ricoprì mai una carica formale di vertice sotto il regime paterno, ma dal 2000 fino alla caduta del regime nel 2011 fu considerato il numero due, il volto pubblico più modernizzante.

Catturato dalle milizie proprio mentre tentava la fuga dopo la presa di Tripoli, la sua detenzione in una prigione locale a Zintan divenne per anni l’emblema plastico della frammentazione del potere libico.

Rilasciato nel 2017 grazie a una grazia generale del parlamento di Tobruk, aveva da allora mantenuto un profilo discreto ma strategicamente influente, tessendo relazioni dalla sua roccaforte tribale. La sua figura restava un potenziale catalizzatore di consenso e anche per questo era temuto; l’avversione per lui era poi acuita dalle intricate divisioni regionali e tribali del paese.

 

Un personaggio ingombrante per le fazioni contrapposte

“La decisione di Saif al-Islam di candidarsi alle elezioni presidenziali, previste per il 2021, era stata una delle ragioni che ne hanno causato il rinvio fino ad ora”.

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Luciana Castellina: La sola rivoluzione davvero nostra, non possiamo restare a guardare

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La sola rivoluzione davvero nostra, non possiamo restare a guardare

di Luciana Castellina

Cuba. Erano gli anni ’50, si parlava di uno strano gruppo di giovani isolato e senza aiuti nella Sierra Maestra. Un paio d’anni dopo, nel 1959, fecero fuori il dittatore Batista e la sua cricca 

La grande corazzata americana, una floating power plant, come scrivono orgogliosi i giornali trumpisti, è ancorata nella baia dell’Avana già da parecchi giorni prima dell’arresto del presidente venezuelano Maduro.

È lì per bloccare tutti i convogli diretti a Cuba, innanzitutto quelli che portano petrolio. Quello che proveniva da Caracas ma poi anche da altri Stati. Arrivava regolarmente anche dal Messico, fino a che la presidente di quel paese – appena Trump ha dichiarato che chi insisterà nel fornire a Cuba il prezioso combustibile verrà punito con un consistente aumento dei dazi – ha fatto retromarcia. Il Messico, ha detto Claudia Sheinbaum, non può permettersi di affrontare questo rischio.

Quanto all’Unione europea, la signora Kallas, alto rappresentante per la politica estera, rimangiandosi rapidamente qualche debole apertura concessa qualche mese fa in occasione di una interrogazione parlamentare, si è pienamente allineata. Il problema di Cuba, si è azzardata a dichiarare in relazione al drammatico strozzamento dell’isola, «sono i diritti umani». (63 anni di strangolamento economico imposto all’isola con l’embargo, sarebbe invece un diritto umano?)

L’OCCIDENTE, come si vede, in barba ai suoi “valori” accetta disciplinato il diktat di Trump. Il quale, nel frattempo, soddisfatto per non aver trovato ostacoli al suo programma, ha mandato a dire all’Avana che lui è pronto a un accordo e che, anzi, lui «sarà molto gentile» e farà quanto necessario per rendere finalmente Cuba libera.

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Andrea Zhok: Vizi privati, pubbliche virtù

andreazhok

Vizi privati, pubbliche virtù

di Andrea Zhok

Discussioni come quella recente su Chomsky e gli Epstein file mi hanno fatto riflettere su un problema profondo nelle società occidentali odierne.

Per arrivare al punto devo fare una digressione.

Partiamo da una questione antropologica e sociologica elementare. Posto che ciò che caratterizza gli esseri umani in termini di efficacia nel mondo è la capacità di cooperare, chiediamoci: come si può costruire una rete di cooperazione?

Esistono naturalmente le istituzioni formali, ma esse dipendono a loro volta da un livello motivazionale più profondo: tu puoi avere formalmente uno stato e una magistratura con delle leggi, e tuttavia questo può essere del tutto vuoto e ineffettivo se la gente non ci crede, se non sente una ragione per riconoscervisi. Il mondo è pieno di stati e istituzioni che esistono solo sulla carta, ma che di fatto coprono altri meccanismi di potere.

La domanda dunque diventa: cosa consente di costruire reti di cooperazione a livello motivazionale profondo? Nel contesto odierno credo vadano nominati due modelli.

1) Il modello tradizionale si incardina nella natura umana e ha un passato glorioso: gruppi di persone si organizzano, coordinano e cooperano sulla scorta di ideali comuni, dando agli altri e ricevendo dagli altri riconoscimento. Gli elementi affettivi fondanti di questi ordinamenti sono cose come l’amicizia, la lealtà, l’onore, la reputazione.

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Pasquale Liguori: Suprematismo e retorica anti Islam e Iran

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Suprematismo e retorica anti Islam e Iran

La costruzione del mostro orientale sulla stampa italiana

di Pasquale Liguori

Lo scorso 3 febbraio, i due principali quotidiani italiani hanno pubblicato editoriali sull’Islam e, in particolare, sull’Iran che, pur provenendo da prospettive diverse in apparenza, condividono una struttura argomentativa profondamente problematica. L’articolo di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera e quello di Massimo Recalcati su la Repubblica costituiscono due varianti di quello che Edward Said ha definito orientalismo: una modalità di rappresentazione dell’altro che funziona come negativo speculare necessario all’autorappresentazione occidentale. Non si tratta semplicemente di analisi sbagliate o incomplete, ma di un costrutto ideologico che istituisce l’alterità radicale come conditio sine qua non per l’affermazione della propria superiorità civilizzatrice.

Entrambi gli autori operano attraverso una strategia di riduzionismo che schiaccia l’Islam politico e l’Iran su una dimensione immutabile e monolitica. Galli della Loggia si chiede se nell’Islam esista libertà, trasformando una religione praticata da oltre un miliardo e ottocento milioni di persone in un’entità omogenea, impermeabile alla storia e alle sue interne contraddizioni. Recalcati, da parte sua, descrive il governo iraniano come “un’ideologia della morte”, costruendo una dicotomia assoluta tra la vita (l’Occidente democratico) e la morte (il dispotismo orientale).

Tale operazione, ovviamente, non è neutra. Ciò che entrambi gli articoli sistematicamente omettono è la dimensione storica e politica delle dinamiche che descrivono.

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Pier Paolo Caserta: Tre controriforme e un solo obiettivo: rafforzare l’esecutivo indebolendo gli altri poteri

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Tre controriforme e un solo obiettivo: rafforzare l’esecutivo indebolendo gli altri poteri

di Pier Paolo Caserta

Dal referendum Renzi al taglio del Parlamento fino alla riforma della magistratura, tre interventi diversi ma con un filo comune: indebolire l’equilibrio dei poteri a vantaggio dell’Esecutivo. Sullo sfondo, il ruolo delle Big Tech e il caso Meta-Barbero.

* * * *

Le tre controriforme

Le ultime de-forme costituzionali, o i tentativi di attuarle, hanno tutte avuto un comune umore di fondo e un comune intento politico generale. Le de-forme in questione sono quella renziana del 2016, rimasto un tentativo non andato a buon fine; il taglio del Parlamento, andato invece a buon fine; e, da ultimo, il tentativo in atto di indebolire il Consiglio Superiore della Magistratura.

La cornice all’interno della quale si muovono queste controriforme, o tentativi di attuarle, è per molti versi la stessa e identico è l’obiettivo politico di fondo: l’alterazione dell’equilibrio dei poteri a favore dell’Esecutivo. Tutte vanno valutate alla luce della loro capacità di proiezione verso questo obiettivo. Costituiscono altrettanti passi verso la sua realizzazione.

Ovviamente nessuno si presenterà ai cittadini dicendo che intende compromettere l’equilibrio tra i poteri e rafforzare in misura abnorme l’Esecutivo.

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