La riforma della magistratura e l’impunità della politica

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Carlo Nordio, ex magistrato italiano e accidentalmente ministro della Giustizia del governo Meloni, è il miglior testimonial del No al referendum che si possa avere.

Premesso: io voterò convintamente No al referendum. Perché mi indigna che, con tutti i guai della giustizia (processi lenti, organici ridotti, pochi strumenti a disposizione per combattere i reati ad altissima pericolosità sociale, ovvero i reati dei colletti bianchi)questi cialtroni abbiano deciso di cambiare 7 articoli della Costituzione repubblicana (articoli 87, comma 1; 102, comma 1; 104; 105; 106, comma 3; 107, comma 1; e 110, comma 1) per una riforma che con la giustizia non c’entra nulla!

Sia chiaro, io non faccio parte del gruppo di pappagalli che ripetono che la Costituzione italiana sia la più bella del mondo e che non vada assolutamente toccata. Al contrario, da un lato penso che vada attuata (gli articoli più belli e rivoluzionari non sono minimamente attuati), dall’altro penso che vada ammodernata, resa più attuale, per intenderci.

Vi faccio un esempio. I padri costituenti ritennero doveroso inserire solo i referendum abrogativi e decisero di rendere effettive le decisioni assunte dal popolo solo se a votare ai referendum si fosse recato il 50% più 1 degli aventi diritto. Questo aveva senso nel 1948 o comunque negli anni ’50, ’60, ’70 e ’80 e, al limite, negli anni ’90. Oggi il quorum nei referendum non ha più alcun senso.

Rammento che le prime elezioni politiche italiane si tennero nel 1948. La Repubblica italiana aveva 686 giorni di vita mentre la Costituzione era in vigore da 108 giorni. A quelle elezioni votò il 92,19% degli elettori. Alle elezioni successive, nel 1953, votò il 93,81%. Nel 1958 il 93,91%, la più alta della storia repubblicana. Dalle politiche del 1953 a quelle del 1976 (le prime che videro i diciottenni al voto) l’affluenza fu sempre molto alta, intorno al 93%. Poi iniziò leggermente a calare. Nel 1979 votò il 90,45%, nel 1983 l’88,42%, nel 1987 ritornò a crescere, 88,60%, nel 1992, le ultime della Prima Repubblica, votò l’87,07% degli italiani. Nel 1994 l’86,07%, nel 1996 l’82,54%, nel 2001 l’81,35%. Nel 2006, probabilmente in virtù di un esito che sembrava contendibile, la percentuale dei votanti ritornò a salire: 84,24%. Da allora ogni elezione politica ha visto calare in modo costante il numero di chi si reca alle urne: l’80,63% nel 2008, il 75,20% nel 2013, il 72,94% nel 2018, mentre nel 2022, le ultime politiche, ha votato poco più del 63%. Dunque, dal 1958 al 2022, in Italia si è assistito a un calo di circa il 30% dei votanti.

Con questi numeri, come è possibile mantenere ancora il quorum del 50% ai referendum popolari? È uno scandalo. Alle comunali, alle regionali, persino alle elezioni europee ormai vota meno del 50% degli aventi diritto. In quei casi però le elezioni vengono considerate legali. È assurdo! La Costituzione dovrebbe essere sì riformata. Dovremmo inserire un articolo che invalidi tutte le elezioni se al voto ci va meno del 50% dei cittadini. Vedrete che così la classe politica sarebbe costretta a riformarsi, a mantenere le promesse, a cambiare nomi e cognomi dei candidati mandando in pensione (finalmente) gli impresentabili o i cosiddetti professionisti della politica.

Ma la politica a una riforma del genere non ci pensa minimamente. In compenso pensa a modificare 7 articoli della Costituzione con una riforma della magistratura (è della magistratura, non è una riforma della giustizia), la quale, a detta dello stesso Nordio che l’ha proposta, “non influisce sull’efficienza della giustizia”.

Nordio, alcune settimane fa, infatti ha detto proprio così: “questa riforma non influisce sull’efficienza della giustizia, ma nessuno ha mai preteso che influisse sull’efficienza della giustizia. Quando mai abbiamo detto che la separazione delle carriere rende i processi più veloci?”.

Avete letto bene. In Italia abbiamo un problema di efficienza della giustizia? Ovviamente sì! Abbiamo un problema di durata dei processi? Assolutamente sì! Eppure il governo non interviene su questo (ovvero sui problemi sentiti dai cittadini stessi), interviene sulla separazione delle carriere. Perché? Perché ragiona da casta intoccabile. È così evidente che “disgregare” la magistratura separando le carriere è il primo passo per poi intervenire (senza riformare la Costituzione, tra l’altro) e porre sempre più la magistratura inquirente (i pm, per intenderci) sotto il controllo governativo. Alcuni giorni fa Nordio ha detto questo: “E chi controlla la magistratura? Non esiste un potere senza un controllo. È quello che noi cerchiamo di introdurre con la riforma costituzionale”. L’ha ammesso!

Sempre Nordio, in spritz veritas, ha vuotato il sacco ancora più chiaramente: “mi stupisce che Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo”. Che significa? Che questa riforma rafforzerà la politica a danno della magistratura, la politica, non i cittadini. E come la rafforzerà? Semplice: grazie a una serie di norme (tra l’altro già ampiamente dichiarate dal governo stesso) che non faranno altro che minare l’indipendenza (quella che rimane) della giustizia a vantaggio del potere politico o partitocratico.

Quali sono queste future riforme?

  1. Continuare a indebolire l’azione inquirente nei confronti dei colletti bianchi.
  2. Togliere alla magistratura il controllo della polizia giudiziaria. “Penso anche ad aprire un dibattito se è giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità dei magistrati. Discutiamone, parliamone”, ha detto alcuni giorni fa Tajani, il ministro degli Esteri in Italia.
  3. Indicare ai PM la priorità dei reati da perseguire. E questa porcheria, tra l’altro, è contenuta nella riforma Cartabia votata da tutti i partiti che sostennero il governo Draghi, Movimento 5 Stelle incluso.

Ripeto, è tutto dannatamente chiaro. Non serve ricordare chi voterà sì a questa porcheria, ognuno voterà quel che riterrà opportuno. Tuttavia è doveroso ricordare che la separazione delle carriere, ovvero questo colpo al “blocco” della magistratura, lo sognava proprio chi, una volta indebolito il blocco, intendeva controllare politicamente l’azione penale. E chi sognava tutto questo? Licio Gelli, il creatore della loggia massonica eversiva P2, e Berlusconi, un frodatore del fisco e finanziatore di Cosa Nostra che in qualsiasi Paese civile si sarebbe fatto anni e anni di galera.

“L’importante è ottenere questa straordinaria riforma della giustizia. Sarà il miglior regalo a Silvio Berlusconi, onoreremo la sua memoria in maniera concreta”. L’ha detto Tajani. Ripeto, è tutto dannatamente chiaro.

La Costituzione si può e si deve cambiare. Ma questo va fatto nell’interesse dei cittadini, non di una classe politica che gode già di un’oscena impunità dovuta alle leggi ignobili approvate negli ultimi decenni da destra e sinistra, ma che non si accontenta più della parziale impunità e che sogna la totale intoccabilità.

 

Alessandro Di Battista – 16/02/2026

https://alessandrodibattista.substack.com/p/la-riforma-della-magistratura-e-limpunita

 


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