Rassegna – 19/02/2026

Alessio Mannino: Epstein, o l’orgia del potere. Ma il problema è il potere, non l’orgia
Epstein, o l’orgia del potere. Ma il problema è il potere, non l’orgia
di Alessio Mannino
Epstein, o l’orgia del potere. Dove ciò che cattura lo sguardo di chi scorre quei files è l’orgia, intesa qui come infrazione di tabù (sesso con minorenni, sevizie, omicidi, antropofagia). Mentre il potere, fedele al famoso adagio, si conferma fonte di corruzione. È la lettura immediata che si evince dal diluvio di commenti e analisi che ribollono, in Italia, soprattutto sui social media, appassionando molto meno, al contrario, i media giornalistici. È un’interpretazione corretta, che nasce dal senso morale comune che ancora regge. L’enormità dei fatti, al momento indiziari, in quella montagna di email, immagini e video finora resi pubblici giustifica la reazione di ribrezzo e di sdegno, incluso il vouyerismo un po’ morboso che prevedibilmente accompagna la legittima curiosità ogni qual volta ci siano di mezzo crimini gravi, specialmente sessuali. Ma il piano morale non esaurisce il significato della vicenda, anzi. Concentrarsi sull’immoralismo delle pratiche di cui Epstein risulta l’organizzatore seriale rischia di ingigantire un fattore che è sì certamente importante, ma che tuttavia lascia sullo sfondo altri due che vanno al di là della sana riprovazione di pancia: quello politico, e quello psicologico (e psichiatrico). Entrambi ben più complessi del giudizio istintivo di condanna. Quello politico perché illumina su filiere e modalità in cui, all’atto pratico, si struttura e agisce l’oligarchia del denaro in Occidente. Quello psicologico, perché apre uno squarcio, a guardar bene ancora più inquietante, sull’abisso di senso morale ma più profondamente esistenziale, nell’accezione di esistenza come soggettività, come capacità naturale di elevarsi dagli appetiti primari all’auto-responsabilità. Mettendo in fila una serie di elementi, si capirà meglio lo scarto fra i diversi piani.
1) Perché Trump ha deciso di sganciare adesso la bomba. Lo sblocco di tre milioni di documenti, con omissis che hanno lasciato coperti nomi importanti, è stata una scelta che l’amministrazione ha adottato per necessità politica. Il presidente statunitense ha deciso di dare in pasto all’opinione pubblica anzitutto repubblicana, in particolare alla base elettorale Maga, un osso da spolpare, in questi mesi prima della campagna elettorale per le elezioni di midterm a novembre.
Mario Sommella: Dal “Sì o No” degli esperti al campo di gioco vero: perché voterò NO al referendum sulla giustizia
Dal “Sì o No” degli esperti al campo di gioco vero: perché voterò NO al referendum sulla giustizia
di Mario Sommella
Quando sento ripetere che sul referendum sulla separazione delle carriere dovremmo “lasciare da parte l’ideologia” e “affidarci agli esperti”, mi torna in mente il richiamo al filosofo Abelardo, menzionato in un articolo di Nello Rossi su Volere la Luna, e il suo Sic et non. Allora erano i Padri della Chiesa a dire tutto e il contrario di tutto; oggi sono i costituzionalisti. Per ogni luminare che spiega perché bisogna votare Sì, ce n’è un altro che argomenta in modo limpido per il No. E alla fine chi decide non è il “miglior esperto”, ma quella testa apparentemente incompetente che è la nostra, di cittadini e cittadine.
Non è la fine del mondo, anzi: è il punto da cui partire. Perché nessuno di noi voterà in base alle technicalities della riforma, ma in base a una domanda molto più semplice e molto più politica: questa riforma è coerente con l’idea di società che voglio, o è coerente con quella del blocco di potere che oggi governa?
Se guardo a chi la propone, a come governa, a quali alleanze coltiva e a chi se ne rallegra, io la risposta ce l’ho: voterò NO. E provo a spiegare perché.
I. Una destra-destra trumpiana: il potere come diritto di comandare
Questa maggioranza non è un centrodestra temperato. È una destra-destra che guarda apertamente al trumpismo come modello culturale: America delle armi facili, che si arroga il diritto di rapire un capo di Stato nel disprezzo del diritto internazionale, con milizie (ICE) che interpretano la giustizia, al minimo sospetto, con esecuzioni extragiudiziali, dei muri contro i migranti, delle élite economiche che si sentono “scelte” dalla storia e dalla buona sorte, dei poveri trattati come colpevoli del proprio destino, quindi corpi estranei da espellere.
Marco Salucci: I sergenti di Napoleone. L’intelligenza artificiale e le utopie sociali
I sergenti di Napoleone. L’intelligenza artificiale e le utopie sociali
di Marco Salucci
«Il 12 giugno le forze dell’Europa occidentale varcarono il confine russo, e la guerra cominciò, cioè si svolse un avvenimento contrario alla ragione e a tutta la natura umana. Milioni di uomini commisero gli uni contro gli altri una tale e così infinita quantità di misfatti, di inganni, di tradimenti, di ruberie, di falsificazioni di cartamoneta, di saccheggi, incendi e di assassini quale in secoli interi gli annali di tutti i tribunali del mondo non potrebbero raccogliere, e che, in quel periodo di tempo, gli uomini che li compievano non consideravano come delitti. Che cosa produsse questo avvenimento straordinario? […] Se Napoleone non si fosse ritenuto offeso dall’intimazione di ritirarsi oltre la Vistola e non avesse ordinato alle truppe di avanzare la guerra non sarebbe accaduta; ma anche se tutti i sergenti non avessero voluto affrontare una nuova campagna, la guerra non avrebbe potuto accadere»[1]. “Contrario alla ragione” … “se tutti i sergenti” … due passaggi che esprimono un’idea tanto commovente per il suo candore quanto ingenua per la sua inefficacia a spiegare quello che capita nella storia dell’umanità: quante volte l’appello alla ragione ha determinato un comportamento “umano” e “ragionevole”? Si tratta di concetti indeterminati che sono stati volta a volta riempiti di contenuti più diversi: nell’uomo l’esistenza precede l’essenza, diceva Sartre in sostanza riproponendo il nihil humano a me alienum puto di Afro, che è poi lo stesso del sostenere la “banalità del male”: troppo comodo pensare che il male sia eccezionale, di per sé niente fatto dall’uomo è disumano. E nessuna azione che non sia semplicemente motivata da impulsi è irragionevole. Tuttavia l’idea che se gli uomini si comportassero secondo ragione e umanità ne scaturirebbe una società giusta ha avuto e continua ad avere un grande fascino e certamente deve continuare a costituire almeno un ideale regolativo, ma è dubbio che l’ostacolo alla sua realizzazione stia solo in quello che la filosofia morale chiama “debolezza della volontà” e le morali comuni “cattiva volontà”: sappiamo cosa è giusto e ragionevole e non lo facciamo. La carne è debole … ma un essere senza carne e tutta ragione sarebbe ancora un esemplare della specie homo sapiens?
Pino Arlacchi: Paradosso Iran: no blitz e sanzioni
Paradosso Iran: no blitz e sanzioni
di Pino Arlacchi
Mentre la flotta americana si dirige verso il Golfo Persico con l’obiettivo dichiarato di intimidire il regime iraniano, è legittimo chiedersi se questo attacco non stia producendo l’effetto esattamente opposto.
Potendo rappresentare non una minaccia, ma un soccorso all’establishment clerico-fascista dell’Iran che traballa in queste settimane sotto la furia popolare.
Il paradosso si spiega mettendo a fuoco alcuni effetti non voluti delle sanzioni occidentali contro l’Iran. Lungi dall’indebolire il regime, esse sono diventate la forza principale per la sua sopravvivenza. Ma non solo per l’impulso che danno al patriottismo antiamericano iniziato nel 1953 con il colpo di Stato firmato dalla neonata CIA contro il governo democraticamente eletto di Mossadeq, e proseguito con l’opposizione alla dittatura dello Scià e la rivoluzione khomeinista del 1979. Il regime sopravvive anche perché negli ultimi decenni è diventato una colossale cleptocrazia che ha vari punti in comune con l’Italia pre-Mani Pulite. Non si tratta di corruzione accidentale, ma di un sistema dove l’appropriazione delle risorse pubbliche costituisce una tecnica ordinaria di governo. Un assetto dove specifiche entità semi-ufficiali o ufficiali controllano larghi settori dell’economia imponendo tangenti, gestendo enti e industrie di Stato, saccheggiando la spesa pubblica di un Paese di 90 milioni di abitanti.
François Vadrot e Fausto Giudice: Il momento in cui il capitale critico incontra il capitale finanziario
Il momento in cui il capitale critico incontra il capitale finanziario
di François Vadrot e Fausto Giudice
Negli anni ‘90, il capitale finanziario ha cominciato a investire in modo massiccio nelle università: in molti paesi le entrate provenienti da donatori privati e fondazioni hanno superato i sussidi diretti dello Stato. È in questo scenario che trovano spazio figure come Epstein. Oggi non si tratta di annullare l’opera di Chomsky, ma di considerarla nel suo contesto, come una tappa di un processo che è proseguito oltre di essa. Dopo Propaganda di Edward L. Bernays nel 1928, La fabbrica del consenso di Chomsky nel 1988, gli Epstein Files si inscrivono come la terza tappa: dal manuale di persuasione passando per l’analisi dei filtri si arriva a un corpus grezzo esposto pubblicamente, consultabile riga per riga.
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“Il manuale onesto e pratico di Bernays fornisce molte informazioni su alcune delle istituzioni più potenti e influenti delle democrazie capitalistiche industriali contemporanee” (Noam Chomsky)
Per cercare di capire meglio il rapporto tra Chomsky ed Epstein, e come si inseriscano in esso i lavori di Chomsky, ci sembra utile fare un passo indietro.
Dante Barontini: L’era del disordine
L’era del disordine
di Dante Barontini
Negata per oltre un anno, per non indebolire il “sostegno all’Ucraina” e la credibilità “deterrente” dell’alleanza euro-atlantica, la crisi tra le due sponde dell’oceano ha finalmente ricevuto a sua certificazione più autorevole.
Alla Conferenza di Monaco – nome da brividi, per chi conosce la Storia – il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha steso una lapide sull’ordine internazionale creato a partire dal 1989, dopo la “caduta del Muro” e lo scioglimento dell’Unione Sovietica.
“L’ordine internazionale basato su diritti e regole… non esiste più come una volta”, ha sentenziato Merz, riconoscendo addirittura che “La pretesa di leadership degli Stati Uniti è messa in discussione, forse già perduta” e che “Nell’era delle grandi potenze, la nostra libertà non è più semplicemente garantita. È minacciata“.
Al punto che viene fatto cadere l’ultimo tabù dell’epoca ormai conclusa: l’arsenale nucleare tedesco. “Ho parlato con Emmanuel Macron di una deterrenza nucleare europea”, ha detto Merz, suggerendo che la Germania sta apertamente lavorando ad alternative vista l’incertezza sulla protezione a lungo termine degli Stati Uniti.
La soluzione indicata per il momento, visto il rischio concreto di far esplodere contemporaneamente anche tutte le contraddizioni interne all’Unione Europea e nello stesso rapporto con gli Usa, viene indicata in una “Nato 3.0”, che prosegue la collaborazione euro-atlantica ma con una UE “patriottica”, più autonoma, che spende molto di più in armamenti.
Luca Lombardi: Trump torna alla deregulation bancaria
Trump torna alla deregulation bancaria
di Luca Lombardi
L’allentamento del controllo sul sistema creditizio alimenterà un circolo vizioso che farà dimenticare le norme più restrittive seguite alla crisi finanziaria del 2008
L’attività bancaria è per sua natura alquanto rischiosa e incerta. Ciò dipende anche dalla struttura dei bilanci delle banche, che è «innaturale», essendo composta, per buona parte dell’attivo, da attività a lungo termine (si pensi a un mutuo a 20 anni o a un Btp a 10 anni) e, per buona parte del passivo, da attività a vista (i depositi). Solo per citare due numeri, a marzo del 2025 le banche italiane avevano circa 1.650 miliardi di prestiti e 1.840 miliardi di depositi. Essendo le banche essenziali per finanziare l’economia, ed essendo il loro business intrinsecamente rischioso, il free banking, ossia l’idea di lasciarle libere di fare quello che vogliono, non ha mai attecchito nemmeno tra gli economisti liberisti. Anzi, paradossalmente alcune delle proposte di controllo più radicale del loro operato venivano da ambienti alquanto liberisti, come il famoso «piano di Chicago» proposto da economisti dell’omonima università, notoriamente centro del monetarismo più radicale.
La vigilanza moderna
Gli obiettivi della vigilanza bancaria non sono cambiati molto nel tempo, rimanendo soprattutto inalterata la finalità generale di garantire la stabilità finanziaria, impedire le corse agli sportelli e in generale evitare che le banche destabilizzino l’economia. Sono però cambiati nel tempo gli strumenti con cui la vigilanza viene applicata. Negli ultimi decenni ha acquisito preminenza la vigilanza prudenziale, che si basa sulla valutazione delle varie componenti dell’attivo della banca commisurandole al suo capitale, per impedire un’eccessiva leva finanziaria.
Per fare un esempio semplificato, poniamo che la banca X abbia 100 milioni di attivo (prestiti, titoli, ecc.) e abbia 5 milioni di capitale, essendo il resto del passivo formato, poniamo, da depositi. La leva (il capitale come proporzione dell’attivo) sarà 5 a 100, ossia 20 volte.
Federico Repetto: La pericolosa adolescenza dell’Intelligenza Artificiale
La pericolosa adolescenza dell’Intelligenza Artificiale
di Federico Repetto
Dario Amodei, il manager di Anthropic, una società leader nel settore delle AI, ha di recente pubblicato sul suo sito una specie di articolo-manifesto, intitolato The Adolescence of AI, che agli spettatori di Netflix farà venire in mente la miniserie Adolescence, in cui un ragazzino inglese, chiuso e indecifrabile, è colpevole dell’assassinio (col coltello) di una compagna. Allusivo è anche il titolo del primo capitolo dello scritto, “I’m sorry, Dave”, che è la frase che HAL 9000, l’intelligenza artificiale assassina di Odissea nello spazio, rivolge all’astronauta Dave Bowman.
L’articolo di Amodei è uscito parallelamente all’intervento da lui fatto a Davos per mettere in allerta i grandi della terra e l’opinione pubblica sui gravi rischi per la società umana che ci attendono nei prossimi anni con lo sviluppo di “AI potenti”. Esso è stato anticipato da un’intervista con l’agenzia Axios, che lo riassume enfatizzando l’urgenza dell’allarme e la gravità dei problemi (https://www.axios.com/2026/01/26/anthropic-ai-dario-amodei-humanity).
Che cosa intende Amodei con “AI potenti” – che potrebbero forse essere realizzati tra due-tre anni o poco più? Si tratta di congegni con menti da premi Nobel, capaci ormai di “dimostrare teoremi matematici irrisolti, scrivere romanzi estremamente validi, scrivere basi di codice difficili da zero”, ecc.
<<[Un’AI potente] oltre a essere semplicemente una “cosa intelligente con cui parlare”, dispone di tutte le interfacce disponibili a un essere umano che lavora virtualmente, inclusi testo, audio, video, controllo di mouse e tastiera e accesso a Internet. Può intraprendere qualsiasi azione, comunicazione od operazione remota abilitata da questa interfaccia, tra cui intraprendere azioni su Internet, dare o ricevere istruzioni da esseri umani, ordinare materiali, dirigere esperimenti, guardare video, realizzare video e così via. Svolge tutti questi compiti con, ancora una volta, un’abilità che supera quella degli esseri umani più capaci al mondo.>>
Eugenio Donnici: Il risveglio dal “terreno originario”. Tertium non datur
Il risveglio dal “terreno originario”. Tertium non datur
di Eugenio Donnici
1. Nel 1890, J. G. Frazer pubblica Il ramo d’oro. Studio sulla magia e la religione, un’opera di dodici volumi, che è considerata una pietra miliare dell’antropologia.
Il suo approccio esprime il percorso lineare della scuola evoluzionista inglese e interpreta lo sviluppo del pensiero umano attraverso la trilogia del filo nero (la magia), il filo rosso (la religione), e il filo bianco (la scienza). La radice etimologica “mito” (mýthos), che è comune ai termini mitologia e mitosi, rimanda sia al significato di “racconto” che di “filo”, cioè dell’aspetto filiforme che assumono i cromosomi durante la fase iniziale del processo di divisione cellulare. Il filo del racconto è alla base di ogni narrazione.
Quando Frazer racconta la storia del re-sacerdote della foresta di Nemi, dice Wittgenstein, lo fa con un tono che indica che qui avviene qualcosa di strano e terribile. E siccome non riesce a capacitarsi della modalità cruenta di quel rito, finisce con il sentenziare che esso è semplicemente terribile. Il suo discorso inciampa nella tautologia: la concezione tragica del rito genera l’evento stesso. Frazer non riesce a concepire che la credenza del re-sacerdote del bosco di Nemi formi un tutt’uno con l’idea che la comunità tribale ha di quel rito, in quanto «non è in grado di immaginarsi un sacerdote che non sia un pastore inglese del nostro tempo, con tutta la sua stupidità e insipidezza».(1)
L’uomo, argomenta Wittgenstein, oltre che a soddisfare i bisogni basici come il nutrirsi, il trovare un rifugio per ripararsi dal freddo e dalle fiere pericolose, etc., è un animale cerimoniale – un animale sociale, come direbbe Aristotele – sennonché pratica i rituali. La credenza, che il sangue del re-sacerdote, disseminato nei boschi di Nemi, avrebbe reso la terra più fertile e la vegetazione lussureggiante, non è molto lontana dalla convinzione che lo sfruttamento dei bambini nelle fabbriche inglesi avrebbe consentito un aumento della ricchezza sociale. Il sacrificio e il sangue di quelle anime innocenti, come ci ricorda Marx, diventa il capitale per finanziare la costruzione delle ferrovie negli USA.
Angela Lano: “È un attacco alla libertà di stampa e al grande movimento per la Palestina in Italia”
“È un attacco alla libertà di stampa e al grande movimento per la Palestina in Italia”
Giuseppe Acconcia intervista Angela Lano
Abbiamo intervistato Angela Lano, direttrice dell’agenzia Infopal, indagata nell’ambito dell’inchiesta di Genova che lo scorso 27 dicembre ha portato all’arresto di Mohammed Hannoun dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (Abspp), insieme ad altre nove persone, accusate di associazione con finalità di terrorismo. Il 16 gennaio si è svolta l’udienza davanti al tribunale del Riesame.
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L’assunto che Hamas sia un gruppo terroristico in Italia è vero?
L’Italia si aggrega a Stati Uniti e Israele che hanno messo Hamas nella blacklist. Ma ci sono 180 stati, tra cui il Brasile e altri, per i quali Hamas è un movimento di resistenza islamica, a cui viene riconosciuto il diritto di esistere, di difendere, di decolonizzare il proprio territorio così come sancito dalle Nazioni Unite.
L’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese di Mohammed Hannoun dà anche fondi alle brigate al-Qassam, il braccio armato di Hamas?
Ci sono stati venti anni di indagini e di archiviazioni su questa accusa che Israele solleva.
Davide Malacaria: Se attaccato, l’Iran colpirà obiettivi Usa in tutto il Medio oriente
Se attaccato, l’Iran colpirà obiettivi Usa in tutto il Medio oriente
di Davide Malacaria
L’attacco all’Iran incombe. I tamburi di guerra rullano su tutti i media come fosse un destino irrevocabile, senza alcun palpito per la devastazione che potrebbe abbattersi sul popolo iraniano, chiamato ad accogliere le bombe come una benedizione dal cielo e la destabilizzazione successiva, l’impoverimento e l’asservimento del loro Paese, come una liberazione dagli attuali ceppi cui li costringe un regime oppressivo.
Inutile discettare su tale stolida narrazione, che ripete pedissequamente quanto avvenuto per altre disastrose avventure belliche. Resta da vedere se tale destino sia così irrevocabile. Anzitutto chi prevedeva che la visita di Netanyahu negli Usa avrebbe dato il “la” all’attacco deve ricredersi.
Tra questi il pur intelligente Larry Johnson, ex analista della CIA, il quale non solo ammette con sollievo l’errore, ma aggiunge che, durante il burrascoso incontro, “Trump ha cercato di placare Bibi annunciando di aver ordinato alla Marina di PREPARARSI a schierare un altro gruppo d’attacco di portaerei nel Mar Arabico. La parola chiave è PREPARARSI… Prepararsi non è la stessa cosa di dare un ordine di schieramento”.
E qui si può notare una discrasia rispetto ad altri resoconti secondo i quali l’ordine sarebbe stato impartito, anche se in realtà tale notizia, a quanto abbiamo visto, proviene da fonti confidenziali; finora non abbiamo rinvenuto nulla di ufficiale. L’ordine riguarderebbe la portaerei U. S. Gerald Ford e la flotta a cui si accompagna.
Alessandro Volpi: I tre fattori anti-sociali che hanno permesso alle banche italiane di fare una montagna di profitti
I tre fattori anti-sociali che hanno permesso alle banche italiane di fare una montagna di profitti
di Alessandro Volpi*
La finanziarizzazione per pochi. Potrebbe essere questa la forma migliore per sintetizzare in maniera chiara il nocciolo dell’economia italiana. Nel 2025, dopo vari anni record, le prime sei banche italiane hanno realizzato utili per quasi 28 miliardi di euro, il 16,2% in più rispetto all’anno precedente, con una crescita del tutto sconosciuta rispetto ad altri settori.
Non è un caso che l’unico comparto in grado di avvicinarsi a tali record sia quello del riarmo con una percentuale del 14%. Simili dati, davvero impressionanti, meritano alcune considerazioni generali, declinabili poi in maniera più specifica caso per caso.
Questa enorme mole di profitti è stata trasformata in dividendi e buy back -un’operazione senza alcuna tassazione- per quasi il 90%: tali dividendi sono andati dunque a vantaggio degli azionisti che nella stragrande maggioranza sono fondi internazionali, con punte intorno al 70% del totale del capitale e, naturalmente, con BlackRock in larga evidenza. La quota di dividendi di cui hanno beneficiato i piccoli azionisti retail italiani oscilla invece, nelle varie banche, dal 7% al 15% del totale. I dividendi bancari sono stati, pertanto, un significativo trasferimento di ricchezza all’estero.
Prendiamo il caso di Unicredit che ha distribuito nel 2025 ai propri azionisti 9,5 miliardi di euro, di cui 4,75 miliardi in dividendi e il resto in operazioni di buy back.
Il Pungolo Rosso: Hamas rifiuta di disarmare finché continua l’occupazione sionista, e chiama alla resistenza in Cisgiordania
Hamas rifiuta di disarmare finché continua l’occupazione sionista, e chiama alla resistenza in Cisgiordania
di Il Pungolo Rosso
Un primo, importante alt all’attuazione della “fase due” del famigerato “piano Trump” su Gaza, la cui natura colonialista e schiavista abbiamo più volte rimarcato, è arrivato in questi giorni da Hamas.
Da Hamas erano giunte notizie di altro segno, come la decisione di sciogliere tutte le strutture di governo di Gaza con il passaggio delle loro competenze e dei loro poteri al Comitato Nazionale per l’amministrazione di Gaza diretto dall’ex vice-ministro dell’ANP Ali Shaath, nominato da Trump stesso.
Gli storici sostenitori italiani dell’ANP hanno vissuto questa decisione come un trionfo del loro “realismo” e dei loro beniamini dell’ANP. Replicando ad una loro sfida (“ora che anche Hamas e Jihad islamica accettano di entrare nella ‘fase due’, cosa avete da dire?”), abbiamo preso in considerazione l’ipotesi che Hamas, la Jihad islamica e le altre organizzazioni attive della Resistenza palestinese si siano incamminate sulla strada percorsa nei decenni scorsi da al-Fatah. Sostenendo che se davvero così fosse per effetto di una guerra “terribilmente asimmetrica”, sarebbero “le ultime da biasimare”. Perché “in ogni caso la resistenza opposta dall’intero popolo palestinese e da loro all’aggressione genocidaria dei sionisti, con le armi e con ogni altro mezzo, resterà scritta a caratteri indelebili nella storia universale della liberazione dei popoli dal colonialismo. I loro protagonisti e martiri, militanti e capi, sono da onorare anche da parte di chi, come noi, non condivide la loro ideologia e la loro strategia”.
Antonio Cantaro: Mal d’Europa
Mal d’Europa
di Antonio Cantaro
Anticipiamo l’intervento di Antonio Cantaro al seminario del prossimo 20 febbraio che si terrà presso il Senato della Repubblica (Sala ISMA, Piazza Capranica n. 72, ore 17,30) e in cui verrà discusso il volume curato da Enzo Di Salvatore “L’Europa in transizione. Gli Stati membri, le sfide della globalizzazione e la crisi dell’ordine internazionale” (Giuffrè, 2025).
Il titolo del volume che discutiamo oggi pomeriggio ha un titolo – L’Europa in transizione -politicamente e accademicamente corretto. Cioè, noioso e respingente per i comuni mortali. Ma sin dalla densa introduzione di Enzo Di Salvatore si capisce che si tratta, al contrario, di un libro mosso, tormentato, pieno di contributi inquieti. L’Europa in transizione di cui parlano i saggi che compongono il volume è chiaramente una Europa e un Occidente che hanno da tempo oltrepassato la soglia della transizione e navigano nelle acque del male. La martoriata Ucraina, l’etnocidio dei gazawi e, in queste settimane, l’orrore di un sistema, il sistema Epstein, che sarebbe un errore pensare destinato soltanto a sfiorare le classi dirigenti del Vecchio continente. Il male, il male assoluto, c’è e questo non è il tempo delle “anime belle”. È – deve essere – il tempo del politicamente e accademicamente scorretto, il tempo del coraggio, se non vogliamo ipocritamente consolarci con la cattiva retorica della responsabilità verso le generazioni future. Abbiamo il gramsciano dovere etico-politico di essere controcorrente: urticanti dice il filosofo. E urticante è Luigi Ferrajoli quando parla senza mezzi termini di “disfatta dell’Unione europea” e della necessità di una sua “rifondazione”.



