Abbiamo il dovere di continuare a parlarne. Per onorare la memoria di quei giornalisti che ci hanno permesso di sapere cosa è accaduto a pochi chilometri dalle nostre coste.
Se oggi la stragrande maggioranza dei cittadini italiani è consapevole di ciò che è avvenuto a Gaza, non è certo merito dei giornali o dei talk show. È merito di quei cittadini che hanno trasformato i propri canali social in strumenti di condivisione, rilanciando le immagini e le testimonianze prodotte dagli eroici giornalisti palestinesi. La stampa di regime ha taciuto.
Ricordo perfettamente i primi mesi del genocidio a Gaza (che in realtà è stata la parte finale di un processo iniziato decenni prima): tutto veniva coperto, anestetizzato, giustificato con quella formula disgustosa e falsa ripetuta continuamente: “Israele ha il diritto a difendersi”.
Oggi la verità emerge sempre di più. E qui, su Scomode Verità, continueremo a raccontarla. Torneremo sulle stragi dimenticate, sui fatti rimossi, su ciò che la stragrande maggioranza dei media ha scelto scientemente di ignorare.
Il 18 marzo 2025 i terroristi israeliani hanno rotto il cosiddetto accordo di “cessate il fuoco” raggiunto il 17 gennaio 2025. Da quel momento sono ripresi violentissimi attacchi su tutta la Striscia.
Alcuni giorni dopo, domenica 23 marzo, i terroristi israeliani hanno colpito ambulanze palestinesi e hanno ucciso quindici soccorritori. Oggi sappiamo molto di più su quella strage grazie al lavoro della Mezzaluna Rossa Palestinese, dei sopravvissuti al massacro, di Earshot (un’organizzazione no-profit che utilizza gli audio degli spari per la difesa dei diritti umani) e di Forensic Architecture (un’agenzia di ricerca fatta di sviluppatori di software e giornalisti investigativi), che hanno condotto un’indagine ricostruendo i fatti attraverso modelli 3D e analisi audio e video.
Ricostruiamo.
Il 23 marzo un’ambulanza è stata inviata nel quartiere di Tel al-Sultan, a Gaza, dove erano in corso attacchi. A un certo punto perde i contatti con la Mezzaluna Rossa palestinese. Vengono inviate altre tre ambulanze per cercarla. La missione viene registrata (con il telefonino) da Refaat Radwan, uno dei soccorritori (poi ucciso dai terroristi israeliani). Si aggiungono anche un’altra ambulanza e un’autopompa. I mezzi si muovono con le luci di emergenza accese (diversamente da quanto poi affermano i bugiardi dell’IDF).
I mezzi raggiungono la posizione dell’ambulanza scomparsa intorno alle 5:08 del mattino. Gli operatori umanitari scendono dai veicoli e iniziano ad avvicinarsi a piedi all’ambulanza scomparsa. A quel punto i soldati israeliani aprono il fuoco.
Quel giorno furono ammazzati quindici operatori umanitari palestinesi. Questi sono i loro nomi: Mustafa Khafaja, Ezz El-Din Shaat, Saleh Muammar, Refaat Radwan, Muhammad Bahloul, Ashraf Abu Libda, Muhammad al-Hila, Raed al-Sharif, Zuhair Abdul Hamid al-Farra, Samir Yahya al-Bahapsa, Ibrahim Nabil al-Maghari, Fouad Ibrahim al-Jamal, Youssef Rassem Khalifa, Anwar al-Attar, Kamal Mohammed Shahtout.
A sopravvivere alla strage sono stati Munther Abed, unico sopravvissuto dell’ambulanza scomparsa, e Asaad al-Nassasra, unico sopravvissuto del convoglio di soccorso. Asaad riuscì a telefonare al quartier generale della Mezzaluna Rossa Palestinese. Poco dopo fu rapito dai terroristi israeliani e sbattuto in carcere, dove venne torturato per 37 giorni.
Earshot, che ripeto è la prima organizzazione no-profit al mondo a utilizzare audio per la difesa dei diritti umani, ha analizzato l’audio del video di uno dei soccorritori uccisi e delle telefonate con il quartier generale della Mezzaluna Rossa Palestinese.
Secondo l’intera ricostruzione sono stati documentati almeno 910 colpi d’arma da fuoco. Di questi, secondo la ricostruzione, almeno 844 sono stati sparati nell’arco di cinque minuti e mezzo, tutti registrati nel video di Refaat.
Ripeto: 910 colpi contro dei soccorritori. Vi chiedo: qual è la differenza tra i terroristi israeliani e i nazisti?
Quando vedete il Ministro degli Esteri italiano sedersi accanto al Ministro degli Esteri israeliano per partecipare al cosiddetto “Board of Peace” — che dovrebbe chiamarsi Board of Genocide — sappiate che in quel momento l’Italia si siede accanto a un Governo che ha fatto e consentito tutto questo. Sappiate che oggi l’Italia è complice non soltanto del genocidio, ma anche “osservatore” ufficiale della colonizzazione e della speculazione che si farà sulle fosse comuni di soccorritori, bambini e giornalisti palestinesi.
Dall’altra parte il sistema mediatico fa tutto il possibile per non parlare del genocidio più documentato della storia dell’umanità. E fa tutto il possibile per farci dimenticare queste storie. Oggi l’obiettivo è rimuovere il genocidio dalla memoria collettiva per consentire a Israele di continuare a uccidere i palestinesi e cacciarli dalle loro case — esattamente come accadde nel ’48 con la Nakba, la catastrofe – nella totale impunità.
Abbiamo il dovere di continuare a parlarne. Per onorare la memoria di quei giornalisti che ci hanno permesso di sapere cosa è accaduto a pochi chilometri dalle nostre coste.
Alessandro Di Battista – 26/02/2026
https://alessandrodibattista.substack.com/p/910-colpi-contro-dei-soccorritori

