[nuovopci] Il governo Meloni trascina il nostro paese al seguito degli imperialisti USA e sionisti di Israele

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Comunicato CC 05/2026 – 28 febbraio 2026

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Il governo Meloni trascina il nostro paese al seguito degli imperialisti USA e sionisti di Israele che allargano ogni giorno di più la Terza guerra mondiale: dobbiamo liberarcene, con ogni mezzo e a ogni costo!

Dopo mesi in cui hanno alzato la posta dei ricatti e ammassato navi da guerra, uomini e armamenti nell’area, questa mattina gli imperialisti USA hanno dato il via insieme ai sionisti di Israele a un attacco militare su larga scala contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Insieme alle aggressioni che i sionisti da tempo conducono in Libano, Yemen, Siria, Iraq e al genocidio che stanno perpetrando a Gaza e Cisgiordania, all’uso del governo fantoccio di Zelenski contro la Federazione Russa, ai bombardamenti in territorio venezuelano e al rapimento del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, al blocco dei rifornimenti di carburante a Cuba per “acquisirla amichevolmente” e alle interferenze negli altri paesi dell’America Latina e dei Caraibi, alle guerre per interposta persona nel continente africano, alla creazione di una NATO dell’Indo-Pacifico, l’attacco alla Repubblica Islamica dell’Iran va ad allargare la Terza guerra mondiale, prodotta dallo sconvolgimento economico, culturale, politico, diplomatico e militare in corso nel mondo ancora dominato dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti, europei e loro associati e il cui centro promotore sono gli imperialisti USA e i sionisti di Israele.

La Terza guerra mondiale e la devastazione del pianeta sono la manifestazione di come la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti, europei e associati conduce l’umanità. I loro crimini continueranno finché i lavoratori e le masse popolari organizzate non toglieranno loro il potere e costruiranno un nuovo e superiore ordinamento economico e sociale.

Agli imperialisti USA e sionisti il governo Meloni è sottomesso, come e più dei governi delle Larghe Intese che lo hanno preceduto: dall’Ucraina al Medio Oriente, Meloni e la sua cricca di servi ha sistematicamente fatto e sta facendo la parte che essi gli hanno chiesto, anche a costo di aggravare le condizioni delle masse popolari del nostro paese ed esporlo alle ritorsioni dei paesi colpiti dalle aggressioni USA e sioniste. Bisogna che ce ne liberiamo, usando ogni mezzo e ogni appiglio, sfruttando le contraddizioni e divisioni in campo nemico, facendo leva sulla forza delle masse popolari organizzate, inserendoci in ogni episodio della lotta di classe.

Il referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma della magistratura: votare e far votare NO contro il governo Meloni

È nell’interesse delle masse popolari e della rivoluzione socialista che vinca il NO al referendum del 22 e 23 marzo sulla riforma della magistratura. Non per difendere “la giustizia, la democrazia, la Costituzione”, come vanno proclamando i sostenitori del NO del polo PD delle Larghe Intese con Alleanza Verdi Sinistra e M5S e delle organizzazioni di massa ad esso legate (in primis CGIL, ANPI e ARCI), ma per assestare una legnata al governo Meloni.

In una società divisa in classi la magistratura, i tribunali, ecc. sono parte delle istituzioni che tutelano il dominio degli sfruttatori e degli oppressori: è una delle leggi in cui la scienza comunista ha sintetizzato l’esperienza capillare e quotidiana degli sfruttati e degli oppressi, fa parte dell’abc del marxismo. Dopo la vittoria della Resistenza contro il nazifascismo in ogni aula di tribunale del nostro paese campeggia la scritta che “la legge è uguale per tutti”, ma è palese che il trattamento riservato nelle aule dei tribunali ai responsabili di stragi di Stato, di stragi come quella di Viareggio e del Ponte Morandi, di disastri ambientali come quello provocato dalla Eternit a Casale Monferrato, delle stragi sul lavoro (dalla ThyssenKrupp a Brandizzo fino a via dei Mariti a Firenze) è ben diverso da quello riservato ai comunisti e agli altri oppositori politici, agli attivisti, ai lavoratori, agli immigrati o agli emarginati: non è la gravità dei reati a determinare l’entità della condanna, ma la “pericolosità” che essi rappresentano per la sopravvivenza dell’ordinamento sociale della borghesia con i suoi privilegi e i suoi crimini e la classe di appartenenza. Nel nostro paese però la Costituzione del 1948 con quanto resta delle leggi ad essa ispirate, la pluralità di poteri autonomi operanti – Corte pontificia, imperialisti USA, organizzazioni della criminalità organizzata, sionisti, imperialisti europei – che dà a ogni magistrato, così come a ogni alto funzionario una forza contrattuale speciale perché sta a lui decidere a quale dei poteri autonomi dare la sua lealtà ma allo stesso tempo rende incerta la sua carriera (la quale dipende dai rapporti di forza tra i poteri autonomi, che si giocano in altra sede: le vicende della corte di Jeffrey Epstein è istruttiva a questo proposito), l’acuirsi del contrasto di interessi tra i vari gruppi che compongono la classe dominante e l’attenuarsi dei confini tra gruppi imperialisti tradizionali e criminalità organizzata quanto a metodi, fanno sì che magistrati ligi ai loro “santi in paradiso” convivano con magistrati responsabili di inchieste come quella sui ciclofattorini schiavizzati dalle multinazionali della consegna dei cibi a domicilio (food delivery) e sulla catena degli appalti dei marchi del lusso, sulla Santanchè, ecc.

Quanto alla democrazia, è stata la borghesia stessa a trasformarla in un guscio vuoto nell’ambito dei regimi di controrivoluzione preventiva e, da quando nel 2008 la seconda crisi generale del suo sistema è entrata nella fase acuta e terminale, a mandarla sempre più a gambe all’aria anche se la si intende solo come possibilità per le masse popolari di partecipare alle elezioni (vedi soglie di sbarramento, liste bloccate, ecc.) e come divisione tra poteri (i governi legiferano a colpi di decreti e di voti di fiducia).

Per la borghesia un regime è tanto più democratico quanto più agli imprenditori, ai banchieri, ai professionisti, agli intellettuali più abili e in generale agli individui più dotati, energici, ambiziosi e decisi a compiere la loro personale arrampicata sociale, permette di emergere, di fare carriera, di crearsi una cerchia di relazioni personali, di arricchirsi, di proporsi alle masse come dirigenti politici: quanto più esso stimola e permette a ogni individuo di compiere un percorso del genere. Anche nel migliore dei casi immaginabili, per quanto possa essere aperta al ricambio sociale, la società borghese per sua natura è una società elitaria. Il pluripartitismo, le campagne elettorali di tanto in tanto, le assemblee rappresentative permettono a quei dirigenti della società civile di affermarsi e di imporsi come dirigenti dello Stato tramite il voto delle masse.

Per il proletariato e per il resto delle masse popolari un regime è tanto più democratico quanto più e meglio le risorse dell’intera società sono impiegate per allargare in misura crescente la partecipazione della massa della popolazione alle condizioni materiali, morali e intellettuali di una vita civile e all’esercizio del potere. La democrazia che noi comunisti realizzeremo instaurando il socialismo è l’impiego massimo di cui si è capaci, che si riesce a ideare e mettere in opera, delle risorse esistenti, per allargare la partecipazione delle masse popolari alla soluzione delle questioni della loro vita: mobilitazione, cultura, organizzazione, amministrazione. Per noi democrazia è impiego delle risorse materiali e spirituali della società per favorire l’assurgere in massa dei membri delle classi, gruppi e generi oppressi, sfruttati ed emarginati dalla vita sociale e dal meglio del patrimonio materiale e spirituale della società, ad una nuova vita e ad un ruolo sociale superiore fino a fare di esse i dirigenti di se stesse.

E a proposito della Costituzione, basta considerare i casi in cui è stata ed è aggirata, manomessa o apertamente violata: sono tanti quanti sono i suoi articoli. L’astensione dal ricorso alla guerra “come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (art. 11), l’accettazione delle limitazioni della sovranità solo in condizioni di parità con gli altri Stati (art. 11), l’inviolabilità della persona e del domicilio (art. 13 e 14), la libertà e segretezza della corrispondenza (art. 15), la libertà di cambiare residenza e la libertà di espatriare (art. 16), l’esenzione della stampa da autorizzazioni e censure (art. 21), la tutela della salute come diritto fondamentale del cittadino (art. 32), l’esenzione di oneri per lo Stato per le scuole cattoliche (art. 33), il diritto all’istruzione (art. 34), la tutela dei lavoratori (art. 35), il diritto ad un salario “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art. 36), la parità salariale delle donne con gli uomini a parità di lavoro (art. 37), il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale per chi è sprovvisto dei mezzi necessari (art. 38), la libertà di organizzazione sindacale (art. 39) e la libertà di sciopero (art. 40), i limiti fissati per l’iniziativa economica individuale e privata e per la proprietà privata perché non contrastino con la sicurezza, la libertà e la dignità umana e siano indirizzate al benessere sociale e accessibili a tutti (art. 41 e 42), la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne nell’accesso alle cariche pubbliche (art. 51), il dovere universale al servizio militare (art. 52), il carattere democratico delle Forze Armate (art. 52), la partecipazione alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva (art. 53) che esclude le imposte indirette (IVA, ecc.): è solo il sintetico elenco dei casi in cui la Costituzione del 1948 è stata e viene più chiaramente e più a lungo violata. La Costituzione del 1948 non va difesa sulla carta, va attuata nei fatti.

La vittoria del NO al referendum serve ad assestare un colpo al governo Meloni, approfittando del fatto che la sua tenuta è indebolita da due lati. Da una parte crescono il malcontento delle masse popolari e la loro insofferenza verso la classe dominante, malcontento e insofferenza che hanno trovato espressione pratica e su larga scala nelle mobilitazioni dell’autunno scorso contro il genocidio sionista a Gaza. Dall’altra si approfondiscono i contrasti tra padrini, padroni e potentati che nell’ottobre 2022 hanno affidato a Meloni la direzione del paese: mettersi armi e bagagli al carro degli imperialisti USA che con l’amministrazione Trump si sono lanciati in un’opera di guerra e sovversione analoga, anche se diversa nelle forme, a quella in cui si lanciarono gli imperialisti tedeschi negli anni ‘30 del secolo scorso, oppure legare le proprie sorti al rafforzamento dell’UE? Per gestire il paese pur tenendo ancora aperto il teatrino della democrazia elettorale, affidarsi alla “gestione delle Larghe Intese” conservando le forme dello “Stato di diritto”, oppure lanciarsi con maggiore decisione nella gestione antisistema, “eversiva”, nella mobilitazione reazionaria delle masse popolari? Sono contraddizioni e divisioni che si riflettono nelle relazioni tra gli stessi partiti della coalizione di governo e in ognuno di essi (vedasi la vicenda Vannacci).

Nel corso della crisi che si aggrava e della Terza guerra mondiale che si espande, il contrasto di interessi tra i vari gruppi imperialisti si acuisce e le istituzioni della Repubblica Pontificia trovano difficoltà crescenti a mettersi d’accordo, anche se sono tutte contro le masse popolari. Ogni tanto, in un modo o nell’altro alcune di loro fanno persino appello alle masse o minacciano di farlo, contro le altre istituzioni: con denunce pubbliche, con rivelazioni scandalistiche, con procedimenti giudiziari, con campagne referendarie, nelle campagne elettorali, ecc. E il malcontento e l’insofferenza delle masse popolari crescono. Da qui il filo conduttore delle riforme della Costituzione dal 1992 a oggi: rafforzare la disciplina nella classe dominante, accentrando i poteri e togliendo quella poca autonomia che le varie istituzioni della Repubblica Pontificia (Camera, Senato, governo, presidenza, corte costituzionale, magistratura, ecc.) hanno l’una dall’altra ed eliminare o comunque ridurre fortemente la possibilità che le masse popolari interferiscano nelle relazioni tra le varie istituzioni della Repubblica Pontificia è il filo conduttore della riforma della magistratura così come delle riforme della Costituzione che l’hanno preceduta dal 1992 a oggi.

Combinare la campagna per il NO con le mobilitazioni in programma prima e dopo il referendum fino a rendere ingovernabile il paese a Meloni, ai suoi compari e padrini.

Far saltare sia il progetto di sostituire il governo Meloni con uno a guida PD e annessi, analogo nei programmi ma più rispettoso delle forme dello “Stato di diritto”, sia il tentativo di Meloni e soci di restare in sella anche in caso di sconfitta al referendum: con la nuova legge elettorale su cui, benché a fatica, si sono accordati giocano d’anticipo.

Dall’8 Marzo al 25 Aprile fino al 1° Maggio, che ogni mobilitazione diventi parte di una campagna generale finalizzata a cacciare il governo della guerra, della devastazione ambientale, della miseria, della repressione e sostituirlo con un governo di emergenza popolare che attua le parti progressiste della Costituzione del 1948!

La via maestra per realizzare questo obiettivo è rendere ingovernabile il paese con una campagna di mobilitazioni e proteste (blocchiamo tutto) fino a far collassare il governo Meloni, governo delle maniere forti contro le masse popolari organizzate e della prostituzione agli imperialisti USA, sionisti e UE. Al tentativo di imbrigliare il movimento delle masse popolari organizzate nell’attesa delle prossime elezioni politiche del 2027 occorre rispondere con la lotta per cacciare ora, con la forza della mobilitazione, Meloni e la sua banda di zerbini degli imperialisti USA e sionisti.

La campagna per il NO deve e può diventare un ingrediente del perseguimento di questa linea. Votare NO per cacciare il governo Meloni è la parola d’ordine che deve essere adottata dal movimento comunista cosciente e organizzato. Bando alle illusioni reazionarie diffuse dalla sinistra borghese: le masse popolari non hanno interesse alcuno a difendere le prerogative della magistratura, istituzione garante dell’oppressione di classe e della giustizia di classe esistente nel nostro paese. La sconfitta del governo Meloni e della sua riforma della magistratura è il meglio che le masse popolari possono auspicare per quanto riguarda i risultati della campagna referendaria. Alimentare e sostenere il movimento per cacciare il governo Meloni anche attraverso il voto referendario come avvenne con il governo Renzi nel 2016 è un obiettivo realistico e realizzabile.

Al tentativo del governo Meloni di dividere la mobilitazione tra buoni e cattivi, tramite operazioni di criminalizzazione e denigrazione degli elementi più combattivi, occorre rispondere combinando e riunendo in un unico fronte di lotta ogni espressione del movimento spontaneo di resistenza: dalla difesa militante del CSOA Askatasuna al sabotaggio delle Olimpiadi della vergogna di Milano-Cortina, dalle mille iniziative di base contro i disastri che colpiscono la vita delle masse popolari al protagonismo dei lavoratori portuali nel trascinare la classe operaia nella lotta contro guerra e riarmo fino alla mobilitazione contro la Terza guerra mondiale con la manifestazione nazionale indetta da Stop Rearm a Roma per il 28 marzo, con la partenza della nuova Global Sumud Flotilla (inizialmente prevista per il 29 marzo e posticipata al 12 aprile) e con la Flotilla per Cuba “Nuestra América”.

Questo è il terreno concreto in cui operare per costruire il fronte ampio delle forze anti Larghe Intese che si è già riunito e ha capeggiato le mobilitazioni dell’autunno, esprimendo una forza tale da costringere anche la sinistra del polo PD delle Larghe Intese a inseguire la mobilitazione. Non è un partito elettorale di sinistra, ma un fronte ampio quanto è vasta la mobilitazione contro il governo Meloni e le Larghe Intese. Non è un blocco politico e sociale omogeneo e ristretto ai soli comunisti. È il fronte delle forze che promuovono e sostengono la mobilitazione contro governo Meloni, Larghe Intese e programma comune della borghesia imperialista. Come tale non può che essere un fronte estremamente composito.

L’avanzata di questo fronte crea condizioni più favorevoli per l’avanzamento di ogni singolo percorso di mobilitazione che avrà corso da qui alle prossime settimane. Nuoce invece ogni cedimento al disfattismo e all’attendismo. Sia esso rimettersi a liturgie elettoraliste (aspettare le elezioni del 2027 prima di porsi l’obiettivo della cacciata del governo Meloni) ed economiciste (abbassare i toni della mobilitazione limitandoli ad obiettivi rivendicativi immediati, con associato spirito di concorrenza e settarismo che prevalgono in assenza di forti e avanzati obiettivi politici).

La situazione internazionale diventa sempre più rivoluzionaria. La crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale è sfociata nella Terza guerra mondiale. Per le classi dominanti è sempre meno possibile dirigere la società nei modi in cui le dirigevano nel periodo del “capitalismo dal volto umano” (1945-1975) e le classi sfruttate e i popoli oppressi sono sempre più insofferenti della vita che le classi dominanti impongono. Le masse popolari dei paesi imperialisti hanno davanti a sé due strade:

1. la strada della mobilitazione rivoluzionaria che i comunisti devono promuovere e che solo loro possono promuovere alla testa della classe operaia,

2. la strada della mobilitazione reazionaria, della contrapposizione e della guerra tra paesi e nazioni e in ogni paese tra parti delle masse popolari.

La situazione è favorevole alla rivoluzione proletaria, la rivoluzione socialista è necessaria. La questione della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti è diventata in modo più largo e profondo la questione della sorte della specie umana.

La sorte della rivoluzione socialista dipende da noi comunisti. Noi abbiamo ereditato dal secolo passato, dall’impresa mondiale messa in moto dalla Rivoluzione d’Ottobre in Russia e impersonata da Lenin e Stalin e dalla rivoluzione cinese impersonata da Mao Tse-tung, il marxismo-leninismo-maoismo, la scienza delle attività con le quali gli uomini hanno fatto e fanno la loro storia: la scienza con cui dobbiamo guidare la nostra attività di trasformazione della società. Nostro compito attuale è farne la guida dell’impresa che non siamo riusciti a compiere nel secolo scorso, durante la prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria (1917-1976). L’instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti è anche l’aiuto di gran lunga migliore che possiamo dare e daremo ai popoli oppressi dalla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei.

La rivoluzione socialista è per sua natura internazionale e l’internazionalismo è uno dei tratti comuni ai gruppi e partiti comunisti di ogni paese, uno dei tratti che distinguono la loro impresa da tutti gli altri progetti e tentativi, generosi o criminali, comunque utopistici o fallimentari, messi in campo dalla sinistra borghese da una parte e dai promotori della mobilitazione reazionaria dall’altra per porre fine al catastrofico corso delle cose. La rivoluzione socialista per sua natura può essere compiuta solo seguendo in ogni paese, con i modi e i tempi suoi propri, la strada dedotta dalla storia e dalle caratteristiche di quel particolare paese. È quindi in ogni paese una rivoluzione nazionale che ha anche carattere internazionale: questo si traduce ed esprime nella confluenza e azione reciproca delle tante rivoluzioni nazionali, ognuna per i modi e i tempi “rivoluzione in un paese solo”.

Il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti USA, sionisti ed europei mostrerà la via e aprirà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi e avrà il loro aiuto (internazionalismo proletario). L’Italia può essere questo paese: dipende da noi comunisti che lo sia!

Arruolarsi nel (nuovo)PCI!

Costituire clandestinamente in ogni azienda capitalista, in ogni azienda pubblica, in ogni istituzione e in ogni centro abitato un Comitato di Partito!

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Scarica, stampa e diffondi l'adesivo del (nuovo)PCI 


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