[ReteAmbientalista] Premio Attila 2025

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Rassegna – 01/03/2026

PREMIO ATTILA 2025

Il Premio Attila è nel suo genere dal 2004 la più alta onorificenza italiana…  dopo il Festival di Sanremo. Vincitori i nostri figli peggiori: industriali, politici, amministratori che nel corso dell’anno si sono particolarmente distinti a danno dell’ambiente, della salute e della pace.
Sono stati insigniti vincitori del prestigioso premio: Mattarella, famiglia Meloni, Zelensky, Draghi, Renzi, Salvini, Benetton, la politica italiana 2017, Rita Rossa, il tribunale di Alessandria, Binasco, Riccoboni, Cogliati…
I più votati dello scorso anno. Sergio Mattarella ha sopravanzato concorrenti del calibro di Gennaro Sangiuliano, Giovanni Toti, Eugenio Giani, Francesco Lollobrigida, Carlo Nordio, Matteo Piantedosi, Gilberto Pichetto Fratin, Matteo Renzi, Stefania Battistini, Antonio Taiani, Roberto Vannacci.
Per il 2025, le votazioni si concluderanno il 21 marzo. Basta inviare il voto all’indirizzo rete.ambientalista@gmail.com oppure whatsapp 3470182679, eventualmente accompagnato dalle motivazioni. Molto importanti le motivazioni: le pubblicheremo nella Rassegna.
La “Rassegna dei Premi Attila dal 2004” per ora è esaurita in stampa: tutti i nostri libri sono stampati totalmente a spese degli autori e il ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato. Però, è possibile ricevere la versione digitale della Rassegna. Basta comunicare a movimentolotta.maccacaro@gmail.com l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 30) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it
ULTIMORA.  Dopo la pubblicazione del “bando” sul Sito, sono già pervenute le prime votazioni, con relativi salaci commenti. Riguardano: Marina Calderone, Hadja Lahbib, Giorgio Abonante, Sergio Brugnaro, Sergio Mattarella, Carlo Nordio, Matteo Salvini, Volodymyr Zelensky, Unione Europea, Emilio Fede, giornalismo italiano, Kaja Kallas, Francesco Lollobrigida, famiglia Benetton, Pina Picerno, Giuseppe Sala, Antonio Taiani, Chicco Testa, Donald Trump, voltagabbana referendum, Luca Zaia.
Il Tribunale civile di Milano, Sezione presieduta da Angelo Mambriani, su richiesta dei cittadini Taranto, ha ordinato la sospensione dal 24 agosto 2026 dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento perché comporta «rischi attuali di pregiudizi alla salute» agli abitanti dei quartieri limitrofi all’impianto. Nel decreto, preso in applicazione della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 giugno 2024 che affermava “il divieto di concessione di proroghe”, vengono ricordati gli studi che dimostrano come l’alta concentrazione di inquinanti PM10 e PM 2.5 nei quartieri Tamburi, Paolo VI e Statte e «la riduzione del Quoziente intellettivo o disturbi del neuro sviluppo» siano collegate. E evidenziano la «significativa mortalità in eccesso» nella zona così come i rischi per i lavoratori dell’area a caldo.
Acciaierie d’Italia spa, Acciaierie d’Italia Holding e Ilva spa (tutte in amministrazione straordinaria) avranno sei mesi di tempo per riuscire a ottenere un’integrazione dell’AIA (autorizzazione integrata ambientale) che indichi “tempi certi” e “ragionevolmente brevi” entro i quali gli “studi di fattibilità, i piani ed i cronoprogrammi” relativamente alle prescrizioni ambientali ritenute “illegittime” perché non realizzate o per le quali non sono stati previsti “termini” trovino “effettiva” e “tempestiva attuazione“. Oltre quella data, in caso di mancati “adempimenti” da parte delle società, “dovranno iniziare le attività tecniche ed amministrative necessarie alla sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo” dell’acciaieria.
Quanto accaduto certifica il fallimento delle politiche industriali del governo, il quale già prova ad attaccare la magistratura legandolo al referendum.
L’azione inibitoria dei cittadini della città pugliese è seguita con particolare attenzione ad Alessandria, dove analoga iniziativa si sta rivolgendo nei confronti di Solvay Syensqo per lo stabilimento di Spinetta Marengo.

https://www.vita.it/pfas-cosi-dallalessandrino-finiscono-nelladriatico/ uno studio coordinato da Sara Valsecchi dell’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr. 

L’Europa stringe sui PFAS, e l’Italia cosa fa? Si rimangia dei provvedimenti che avrebbero fatto la differenza.
Infatti, dal 12 gennaio 2026, per i Paesi dell’Unione Europea è scattato l’obbligo di monitorare e rispettare dei valori limite precisi per la presenza di PFAS nell’acqua potabile: un limite di 500 nanogrammi per litro per il parametro “PFAS totali” e un limite di 100 nanogrammi per litro per la somma di 20 PFAS. Peraltro, sono limiti insufficienti: l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e l’Agenzia europea per l’ambiente considerano il limite di 100 ng/L inadeguato per proteggere la salute umana.
Invece, per favorire Solvay Syensqo unica produttrice, il governo con la legge di Bilancio 2026 ha introdotto una proroga di sei mesi a quel limite di 20 nanogrammi al litro per i quattro PFAS più pericolosi (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS) che aveva disposto. Non solo, ha rinviato anche il monitoraggio delle 6 molecole Adv che quindi al momento non saranno conteggiate nella somma di Pfas.
Questa tappa della tragedia Pfas dimostra due cose. 1) Serve una legge #ZeroPFAS in tutta Italia. Ma è assai improbabile una legge nazionale che metta al bando una volta per tutte la produzione e uso dei Pfas. 2) Il disastro sanitario e ambientale di Alessandria non può attendere questa lontana prospettiva: le produzioni inquinanti della Solvay di Spinetta Marengo devono essere fermate subito. Clicca qui Cesare Parodi e quer pasticciaccio brutto de via Crimea. – RETE Ambientalista.
Cioè, dobbiamo puntare a quanto sta avvenendo ora per l’Ilva di Taranto in sede civile.
Aggiornamenti con AGENDA di movimento e ACTA di movimento, raccolti per tutto il 2026, nella stessa pagina: Agenda del fare Atti dei fatti AGENDA: che fare,  nei prossimi giorni “Altri sguardi sulla politica” al Campus Einaudi, Torino a zero emissioni, Presentazione del libro “La pace che verrà”,  Il conflitto e il suo rimosso, Aperitivo ribelle in Vanchiglia,  Cos’è la Gronda est?, Sabati di informazione sul progetto TAV Avigliana-Orbassano, Presidio contro bassi salari, precarietà, carovita, riarmo

Come identificare  gli  imballaggi senza bisfenolo. Consumatori, occhio al marchio di garanzia! 

Abbiamo pubblicato più volte, dal 2009, l’allarme Bisfenolo,  in particolare lo scandalo della Solvay di Alessandria dove le autorità sanitarie, Arpa, Asl, e politiche, Comune, Provincia fingevano di non sapere, e neppure la Magistratura è intervenuta malgrado i nostri esposti (clicca qui). Lo scandalo, peraltro, è internazionale.
Infatti, dal 2025 l’UE ha finalmente vietato il bisfenolo A nei materiali a contatto con gli alimenti utilizzato come rivestimento nelle lattine per le bibite, le conserve di pomodoro, di piselli e anche nelle scatolette di tonno. Però i prodotti di ‘vecchia generazione’ resteranno in commercio ancora per alcuni anni, con il loro carico di interferente endocrino, capace di mimare gli estrogeni: l’esposizione costante è correlata ad alterazioni della fertilità, pubertà precoce, aumento del rischio di obesità, diabete e possibili correlazioni con tumori ormono-dipendenti.
Dunque, dal 2025 sarà vietato produrre ma, secondo un calendario, sarà ancora permesso ai produttori si smaltire i lotti nei supermercati, almeno fino al 2029. Da qui ad allora: come identificare i nuovi imballaggi senza bisfenolo? Clicca qui “Il fatto alimentare”. Occhio al marco di granzia!
Resta un problema estremamente serio, soprattutto per i bambini, se si pensa che un adolescente di 60 kg, consumando una singola lattina da 250 ml, supererebbe il 100% della dose giornaliera tollerabile fissata dall’EFSA (0,2 nanogrammi per chilo di peso corporeo).

Bayer nega i danni da glifosato… ma paga miliardi per i danni del glifosato.

Bayer insiste che il glifosato non è tossico ma la ricerca decennale coordinata da Daniele Mandrioli dell’Istituto Ramazzini di Bologna nel 2025 ne ha accertato effetti cancerogeni. Tant’è che Mandrioli è stato improvvisamente licenziato: clicca qui.
Eppure, a sei anni dal maxi-accordo del 2020, quando pagò 10 miliardi di dollari e ne accantonò altri 17 per chiudere 100 mila cause sull’erbicida glifosato commercializzato con il marchio Roundup, la Bayer ha concordato un altro maxi-esborso per chiudere le nuove cause legate al diserbante tossico e cancerogeno.  Il colosso chimico tedesco, che ha ereditato il prodotto e le sue cause dall’acquisizione della Monsanto, pagherà 7,25 miliardi di dollari nei prossimi 21 anni, dopo la ratifica dal tribunale, per chiudere sia le cause pendenti che quelle potenziali sui  casi di linfoma non-Hodgkin collegati al Roundup.

Il colonialismo dei Pfas.

Rivolta popolare in India contro i macchinari trasferiti e riattivati dall’ex Miteni . Clicca sul titolo. 

Un altro Piano Regolatore per Torino.

Clicca sul titolo. 

Acqua potabile in Valle di Susa.

Clicca sul titolo IL COMITATO L’ACQUA SICURA
Errata Corrige.
 

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