Anche al Pentagono inizia a serpeggiare il timore per l’ennesimo impantanamento.
Una cosa è certa e adesso lo possiamo affermare con certezza: il regime change, obiettivo principale per cui la coalizione Epstein ha mosso guerra all’Iran, è fallito. L’altro obiettivo, ovvero quello di spianare la strada a israele verso l’egemonia regionale invece si complica un po’.
Ora possiamo dire tutto ciò che vogliamo, ma non possiamo non prendere atto che la stragrande maggioranza del popolo iraniano, composto da varie etnie, si è sollevato contro gli aggressori israelo-americani.
All’interno di queste etnie c’è anche chi non vede di buon occhio la Repubblica Islamica (sarebbe da folli con i paraocchi oltre che disonesti intellettualmente non ammetterlo) ma tra quest’ultima e la penetrazione sionista all’interno del loro Paese, preferiscono di gran lunga la prima.
Coloro che sostengono il disegno criminale sionista stanno all’estero, belli tranquilli in Italia, negli Usa e in giro per il mondo. Parliamo della cosiddetta diaspora iraniana. Questi sono quelli che spingono per i bombardamenti contro il loro paese, quelli che si rendono ridicoli cercando perfino di smentire il bombardamento a una scuola elementare iraniana dove sono state uccise circa 200 bambine.
Già il fatto che non abbiano lacrime per queste bambine ammazzate mentre erano a scuola la dice lunga su di loro. In ogni caso, tornando al discorso col quale avevo aperto questo articolo, la situazione per Usa e israele non è affatto come speravano.
Pensavano che in 4 giorni, uccidendo Khamenei, sarebbero riusciti a installare un regime fantoccio magari con a capo quel pupazzo di Reza Pahlavi, che guarda i bombardamenti dalla tv e partecipa su Twitter come un Calenda qualsiasi. Questo servo dei sionisti è arrivato fino al punto di piangere 3 soldati a stelle e strisce uccisi e non dire una sola parola sulla strage di bambine iraniane a scuola. Questo è l’amore per il suo Paese? Ridicolo, servo e imbarazzante come nessuno!
Abbiamo ripetuto tante volte su questi spazi che l’Iran non è la Libia, l’Iraq eccetera eccetera. Il tempo ci sta dando ragione e infatti anche al Pentagono, come riporta addirittura anche il Washington Post, presi da un dubbio in stile Fantozzi, si sono resi conto che la via verso l’impantanamento ormai è una realtà che può costare cara: agli Usa a israele e a quei criminali di guerra Trump e Netanyahu.
Infatti, il Washington Post, scrive testualmente, vi prego di leggere con molta attenzione:
“L’elevato numero di attacchi di rappresaglia – e la varietà di siti presi di mira, compresi siti non militari nei paesi arabi del Medio Oriente – è preoccupante dopo l’uccisione di gran parte dei vertici del regime, ha continuato la fonte. I funzionari sono preoccupati per il comando e il controllo di quelle armi, ha aggiunto la fonte.”
Giuseppe Salamone – 03/03/2026
https://giuseppesalamone.substack.com/p/liran-non-e-la-libia-liraq-o-lafghanistan

