Dato lo sviluppo della situazione internazionale, dopo il Venezuela e l’Iran e in attesa che questi fatti si ripetano a partire da Cuba, sarà bene che ci si renda conto che ormai siamo entrati nella fase calda della crisi del sistema imperiale occidentale. Siamo passati cioè da una fase di crisi singole a un piano imperialista, descritto con molta chiarezza nel documento americano sulla sicurezza, che pianifica l’intervento armato su tutto ciò che si muove nell’area dominata, o ritenuta tale, dall’occidente imperiale.
E’ la risposta alla crisi, economica e di egemonia, che si accompagna anche a uno spostamento a destra dei governi che gestiscono le guerre.
Dopo incertezze e contraddizioni, le forze si stanno schierando, non solo gli Stati Uniti di Trump, ma anche Israele e il nucleo forte dell’imperialismo europeo, Germania, Francia, Gran Bretagna. Ognuna di queste forze partecipa secondo i propri interessi, ma con un fine comune, e anche gli ultimi arrivati, gli europei, con la costituzione del triunvirato hanno deciso di partecipare alla partita, a modo loro, ma nella stessa direzione.
Non possiamo illuderci dunque che la situazione si sblocchi presto, ormai la sfida è stata lanciata ed è bene prendere atto che non si può ormai reagire agli avvenimenti in modo occasionale. Occorre un salto di qualità del movimento contro la guerra che sia strutturato e a carattere mondiale. Ma a che punto stiamo?
Sulla Palestina il movimento ha registrato una grande partecipazione e capacità di estensione internazionale. Ora però il livello di partecipazione sta calando vistosamente. Ci si rende conto che la semplice protesta non basta e bisogna saper aggredire i punti sensibili del sistema imperiale per essere credibili. Sono elementi di riflessione e di dibattito politico necessari. Perchè il nemico non si fa scrupoli usando la deterrenza militare, gli omicidi mirati, il genocidio, e quindi bisogna cercare di rendere efficace la risposta.
I fatti dell’America Latina e del Medio Oriente, tenendo conto di questo, preparano, per la loro gravità, lo scatenamento di una ulteriore conflittualità generalizzata in tutta l’area controllata dal sistema imperiale occidentale, per fare in modo che i capisaldi di resistenza antimperialista crollino e si giunga, alla fine di questo processo, al confine della linea rossa rappresentato dalla Russia e dalla Cina.
Il controllo del Medio Oriente, dell’America Latina, dell’Asia centrale, dell’Europa e dell’Africa è dunque la premessa dello scontro finale. La realtà è questa, e dobbiamo capirlo per tempo e prepararci, non dobbiamo farci paralizzare dalla paura anche se il pericolo che stiamo correndo è gravissimo. Soprattutto dobbiamo pensare che nel medio periodo le aree in cui il sistema imperiale vuole stabilire un controllo ferreo saranno quelle su cui si manifesterà il peso maggiore dell’attacco. Quindi siamo in ballo direttamente anche noi, perchè un anello importante della catena imperiale è l’Europa e il nuovo triumvirato della guerra, Germania, Francia, Inghilterra, è lo strumento con cui si vuole partecipare al bottino.
In questo contesto l’Italia riveste un ruolo importante perchè le contraddizioni del suo governo, guidato dall’imperialismo straccione della Meloni, possono determinarne la caduta e il risultato avrebbe un effetto importante per indebolire l’aggressività del blocco imperialista. Questo ci impone quindi un impegno particolare per conseguire l’obiettivo e la responsabilità investe soprattutto quei comunisti che hanno chiara la dinamica dell’imperialismo e tengono in debito conto il ruolo e l’esperienza acquisiti dalle organizzazioni comuniste nei vari conflitti del secolo scorso.
Forum Italiano dei Comunisti – 05/03/2026
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