donald trump e giorgia meloni

[CARC] Votiamo in massa NO. Usare anche il referendum del 22 e 23 marzo per cacciare il governo Meloni

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Newsletter n.11 del 13 marzo 2026

Comunicato della direzione Nazionale

Votiamo in massa NO. Usare anche il referendum del 22 e 23 marzo per cacciare il governo Meloni

In un recente articolo di Resistenza abbiamo trattato il contenuto politico del referendum del 22 e 23 marzo. Quello che non abbiamo trattato in quell’articolo è il nesso con il contesto e gli sviluppi della Terza guerra mondiale.

L’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran da parte degli imperialisti Usa e dei sionisti d’Israele ha reso l’argomento ancora di più stringente attualità, benché essa sia solo un episodio particolare di un processo più ampio e articolato (la Terza guerra mondiale è già in corso).

È utile in ogni caso riaffermare che il referendum è un’occasione per dare una spallata al governo Meloni, il governo della guerra e dell’economia di guerra, e cacciarlo. E deve essere usato per questo.

Sono del tutto secondarie – e completamente fuorvianti – le “ragioni del NO” propagandate dal polo Pd delle Larghe Intese e dalla sinistra borghese (la “difesa della Costituzione e della democrazia”).

Sono completamente sbagliate le posizioni astensioniste di chi sostiene che “votare o non votare non cambia niente” o che “votare significa avallare e difendere la giustizia della classe dominante”.

Formalmente il referendum è sulla riforma della magistratura, in verità è uno strumento della lotta per cacciare il governo Meloni e sottrarre l’Italia dalla complicità e dalla sottomissione agli imperialisti Usa e ai sionisti.

Segnalazione: il 12 marzo un treno carico di armi e munizioni è stato bloccato alla Stazione di Pisa. Le corrispondenze di Radio Onda d’urto.

10, 100, 1000 blocchi contro la Terza guerra mondiale, il governo Meloni e tutti i servi degli imperialisti Usa e dei sionisti!

No al governo Meloni. Verso il corteo nazionale del 14 marzo a Roma

Sabato 14 marzo a Roma si terrà la manifestazione nazionale promossa da Potere al Popolo “Blocchiamo il governo Meloni”. Una giornata di lotta che ha come argomento centrale la mobilitazione per il NO al referendum sulla riforma della giustizia dei prossimi 22 e 23 marzo.

L’appello lanciato dai compagni di Potere al popolo, Usb, Cambiare rotta e Osa a mobilitarsi per il NO al referendum sulla giustizia è giusto e va sostenuto. È estremamente importante che questa battaglia sia alimentata da una manifestazione nazionale come quella prevista per sabato.

Con l’avvio dei bombardamenti Usa e sionisti contro la Repubblica Islamica dell’Iran, inoltre, i promotori hanno allargato il fronte, mettendo al centro anche il NO alla guerra. Per questo nelle ultime settimane hanno aderito diverse anime del movimento di Resistenza contro la guerra e le politiche guerrafondaie del governo Meloni, come la Global Sumud Flotilla, numerose organizzazioni giovanili e altre se ne stanno aggiungendo.

7-8-9 marzo di lotta e di riscossa 

7, 8 e 9 è stato un “weekend lungo di lotta”. Sono state giornate di riscossa per le donne delle masse popolari del paese. Ancora una volta la loro marea si è presa piazze, strade, città. Ha lottato, scioperato e manifestato

Giornate che hanno suonato la carica. Che sono servite a stringere e rafforzare alleanze ed ad alimentare il fronte compatto che può fermare la guerra dal nostro paese, resistere e lottare contro la repressione e liberarci dal governo Meloni e dalle sue leggi antipopolari. 

Sono questi i fronti di lotta vissuti nelle oltre 60 piazze che in tutta Italia hanno portato decine di migliaia di donne a mobilitarsi. Un’onda continua che arriva dalle mobilitazioni di settembre-ottobre, che si è strutturata in percorsi di convergenza sui territori e che ha prodotto queste ultime giornate. Un filo conduttore che lega la lotta contro la guerra di Nato, Ue e sionisti a quella contro il governo Meloni e alla guerra che scatena contro le donne delle masse popolari del paese. 

Con l’Iran, con il Venezuela, con Cuba, contro gli imperialisti!

A 3 mesi dal sequestro del presidente Maduro e a pochi giorni dall’attacco Usa in Iran, la solidarietà nei confronti dei paesi pilastro della resistenza antimperialista ha segnato le mobilitazioni di inizio mese.

Il 3 marzo in particolare è stata una giornata di lotta per denunciare l’opera criminale della comunità internazionale dei gruppi imperialisti e contro il governo Meloni, vassallo e avamposto delle operazioni condotte da Usa, sionisti e Ue.

A Roma è stato organizzato un presidio di protesta sotto l’ambasciata Usa di via Bissolati a cui hanno partecipato anche attivisti palestinesi e cittadini Iraniani uniti nella parola d’ordine “No all’aggressione contro l’Iran e al servilismo del governo ”.

Roma. Per una rossa primavera, contro settarismo e guerra tra bande

La piaga del settarismo è un problema che riguarda tutto il movimento comunista, nessuno escluso. L’odio settario nel nostro campo è una trappola del nemico. Il primo passo è trattare pubblicamente del problema e farne oggetto di un dibattito franco e aperto cui tutti devono e possono contribuire. Questo comunicato è il nostro contributo in questa direzione e ci mettiamo a disposizione di chiunque sia interessato a neutralizzare la deriva settaria e a sviluppare il confronto necessario per costruire un’unita superiore nel movimento comunista  e nel campo delle forze anti-larghe intese. Soprattutto facciamo del terreno propizio che abbiamo davanti a noi nelle prossime settimane e mesi l’occasione per disfarcene.

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È uscito il numero 3/2026 di Resistenza

Sul metodo di lavoro. Determinati a realizzare il sogno, ce ne diamo gli strumenti

Sono sempre più evidenti le manifestazioni della resistenza che le masse popolari oppongono al corso delle cose imposto dalla classe dominante. Cortei, scioperi e blocchi sempre più diffusi sono solo la punta dell’iceberg: è in corso un sommovimento generale che scalda il cuore e la mente, dimostra che nessuno è davvero solo, accende le speranze.

D’altra parte ci sono anche gli effetti disastrosi del corso delle cose e sono devastanti. Non solo per i popoli, per l’ambiente, per le condizioni di vita e di lavoro, ma anche sul piano emotivo, morale, psicologico.

Il senso di impotenza, l’inquietudine e la frustrazione dilagano. A volte trovano sfogo nelle ribellioni collettive durante le manifestazioni e le azioni militanti – tutte quelle pratiche che la borghesia definisce “illegali” e “contigue al terrorismo” – ma spesso uno sfogo non lo trovano perché, per quanto sia giusto, legittimo e “liberatorio” distruggere e confrontarsi con il nemico, la questione generale e superiore è costruire.

Costruire un nuovo mondo, una nuovo paese, una nuova società. In termini teorici e generali siamo tutti d’accordo, ma come si fa?

Bisogna immaginarlo, quel mondo nuovo, bisogna che quel sogno sia coerente con le condizioni concrete. Bisogna definire la strada e i modi per realizzarlo, bisogna aver chiare le forze principali da mettere in movimento e anche quelle secondarie.

Attenzione! Non è affatto sufficiente sognare il mondo nuovo per liberarsi dall’inquietudine, dalla frustrazione e dal senso di impotenza: la contraddizione fra il sogno del mondo nuovo e la realtà concreta le alimenta, non aiuta a liberarsene. Conosciamo bene il fenomeno perché ne siamo coinvolti.

Leggi tutti gli articoli del numero

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Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 - 20128 Milano - Tel/Fax 02.26306454
e-mail: carc@riseup.net – sito: www.carc.it
Milano, 13 marzo 2026

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