Intervista a Luigi Casali dirigente sindacale CUB Torino e fondatore del Forum Italiano dei Comunisti
Sappiamo che hai deciso di iscriverti al PCI nonostante l’impegno che già svolgi a livello sindacale a Torino e provincia. Da che cosa è motivata questa scelta?
Direi che il motivo principale che è alla base della mia scelta è la constatazione che bisogna dare finalmente uno sbocco dialettico tra prospettiva politica e movimento sindacale. Pur nella necessaria autonomia, a mio parere occorre dare una visione politica all’organizzazione del movimento di lotta dei lavoratori oggi impantanato tra logiche consociative confederali e uso strumentale del sindacalismo di base.
La scelta del PCI scioglie i nodi delle contraddizioni odierne che interessano il movimento dei lavoratori?
Le soluzioni politiche non si possono inventare. Bisogna partire da ciò che esiste e contribuire a migliorare e sviluppare l’esistente. Il ruolo che mi sento di svolgere assieme ai comunisti di Torino è quello di superare l’ideologismo operaista e spingere i comunisti ad avere un ruolo di primo piano nel rafforzamento di una coscienza di classe tra i lavoratori e le lavoratrici e una capacità di lotta adeguata.
Visto che fino ad oggi hai svolto un ruolo importante nel sindacalismo di base in che modo pensi che i comunisti possono utilizzare questa esperienza per ricostruire un’autonomia di classe?
Il sindacalismo di base, alla cui nascita ho partecipato fin dall’inizio, è stato un momento importante per rompere il consociativismo confederale, ma nel momento in cui si è andato strutturando ha assorbito elementi politico-ideologici del minoritarismo post-sessantottesco che lo hanno portato allo stallo attuale.
Quindi i comunisti che ruolo potrebbero svolgere in questo contesto?
Intanto dovrebbero sviluppare un’autocritica per aver tenuto separate militanza politica e militanza sindacale. I comunisti non devono vedere il loro rapporto coi lavoratori in modo passivo, propagandistico, bensì capire che stare in prima linea nelle lotte e nella rottura del consociativismo confederale è un loro compito fondamentale.
Quanto poi al sindacalismo di base, la funzione dei comunisti è quella di inquadrare in modo complessivo la questione. Raccogliere la spinta all’autonomia di classe senza trasformarla in avanguardismo tenendo conto che bisogna tenere uniti i lavoratori aldilà degli steccati sindacali e gestire il movimento valutando i rapporti di forza. I comunisti italiani da questo punto di vista hanno una grande esperienza.
Aggiungo come conclusione che lavorare da comunisti facilita il nostro rapporto col territorio. Raccogliere tutte le istanze sociali che da esso provengono si intreccia con una presenza permanente dell’organizzazione e ci fa uscire da derive corporative.
Forum Italiano dei Comunisti – 15/03/2026

