La concessione della grazia: potere monarchico di Trump?

[ReteAmbientalista] Premio Attila: “Ha vinto il peggiore”… Donald Trump!

Sharing

Il vincitore 2025 è stato Donald Trump, in quanto il Premio Attila, destinato in origine ai nostri “patrioti”, ormai ha valicato i confini nazionali.

Ha vinto il peggiore!

Le votazioni, per la prestigiosa onorificenza che “premia” dal 2004 i nostri figli peggiori: industriali, politici, amministratori che nel corso dell’anno si sono particolarmente distinti a danno dell’ambiente, della salute e della pace, per il 2025 hanno registrato una accanita concorrenza tra Marina Calderone, Hadja Lahbib, Giorgio Abonante, Sergio Brugnaro, Sergio Mattarella, Carlo Nordio, Matteo Salvini, Volodymyr Zelensky, Unione Europea, Emilio Fede, giornalismo italiano, Kaja Kallas, Francesco Lollobrigida, famiglia Benetton, Pina Picerno, Giuseppe Sala, Antonio Tajani, Chicco Testa, Donald Trump, voltagabbana referendum, Luca Zaia, Luigi di Maio.

Per gli sconfitti, comunque pubblichiamo in sintesi (saccheggiando Travaglio e vignettisti) le motivazioni che hanno accompagnato i voti, scegliendo i commenti tra i più salaci e i meno offensivi.
Non prima di aver annunciato che il vincitore 2025 è stato Donald Trump, in quanto il Premio Attila, destinato in origine ai nostri “patrioti”, ormai ha valicato i confini nazionali. 

continua

La “Rassegna dei Premi Attila dal 2004”, pagg. 148, per ora è esaurita in stampa: tutti i nostri libri sono stampati totalmente a spese degli autori e il ricavato è interamente devoluto alla Ricerca per la cura del mesotelioma di Casale Monferrato.
Però, è possibile ricevere la versione digitale della Rassegna. Basta comunicare a movimentolotta.maccacaro@gmail.com  l’indirizzo mail e l’avvenuto versamento (minimo euro 30) sul conto IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215 (specificando causale) oppure tramite PayPal lubaja2003@yahoo.it.

No Kings a Roma, il corteo contro le guerre e il riarmo.

Sono decine di migliaia i manifestanti e centinaia le realtà sociali, sindacali e associative, dalla Cgil, all’Arci fino ad Askatasuna, scese in piazza a Roma per la manifestazione di No Kings Italia, tappa nazionale della mobilitazione globale del weekend “Together. Contro i Re e le loro guerre”. È una piazza collegata a quella di Togheter contro l’estrema destra a Londra e a quelle del movimento No Kings negli Stati Uniti. Una piazza volutamente senza partiti. 

Noooooooooooooooo

Primi effetti collaterali del trionfo del No.
Il sottosegretario Andrea Delmastro lascia non solo la Bisteccheria d’Italia e la figlia del prestanome dei Senese, ma anche il governo e la politica, per presentare la prossima edizione di Delmasterchef.
Giusi Bartolozzi, l’altra capra espiatoria, sfugge d’un pelo al plotone di esecuzione e, come promesso, scappa all’estero fra i cervelli in fuga che han deciso di non tornare, alla ricerca del suo. Ma invano. Allora torna clandestinamente in patria e chiede ospitalità alla famiglia nel bosco. Ma trova tutto occupato dalla Picierno e dagli altri “riformisti del Sì”.
Il licenziamento di Maurizio Gasparri come se fosse quello che è, un impiegato Mediaset, per mano della titolare Marina Berlusconi, cavaliera di Mattarella, è passato come la cosa più normale del mondo. Ma non la sua sostituzione con la figlia, altra figlia d’arte,  di un premier pregiudicato per frode fiscale, sette volte prescritto per leggi fatte da lui, finanziatore della mafia per almeno 18 anni.
A Garlasco, Stasi telefona a Sempio: “Scusa, ma la Meloni non mi risponde: tu l’hai capito se il No conviene più a te o a me?”.
Migliaia di coppie con figli si barricano in cantina in attesa dei rastrellamenti dei magistrati non separati, ergo ansiosi di rapirli.
Appello del sindacato di base DPS (Detenuti Pedofili Stupratori) ai Tribunali di sorveglianza: “Ma non s’era detto che, se votavamo No, ci liberavate subito?”.
Carlo Calenda protesta perché i magistrati che dovevano essere “tolti di mezzo” festeggiano lo scampato pericolo cantando Bella Ciao, anziché Faccetta nera.
Il politico più intervistato dai giornali (StampaMessaggeroFoglio e Qn) per spiegare perché il Sì ha perso è l’unico che non dice cos’ha votato,  mentre il suo partito ha fatto campagna per il Sì rianimando le truppe del No. Massì, quello lì: il pelo superfluo.
Italo Bocchino fa il nome dei due esperti che gli avevano garantito “la vittoria del Sì con 10-15 punti di scarto”: Nordio al sesto spritz e Sallusti da sobrio.
Il Foglio del rag. Cerasa allega il nuovo best-seller di Nordio Processo a Gesù per cavalcare l’onda lunga del Sì con un classico della malagiustizia: la mancata separazione delle carriere fra Anna e Caifa e fra Ponzio e Pilato.
Repubblica (da oggi Demokratya), dopo aver lanciato in prima pagina l’appello al Sì di Marina Berlusconi , salta sul carro del No a risultato acquisito: “Mi sarà scappato un pro, ma io sono anti” (Totò).
Gaia Tortora rassicura il fan club: “In nome e per conto del 46% andiamo avanti. Sempre a testa alta”. Ad avercela.
Sechi&Cerno, i vedovi di casa Angelucci, attribuiscono i 14,5 milioni di No al “Mezzogiorno assistito” e fancazzista e al popolo “dell’ayatollah, di Hamas, di Hezbollah”, nonché alle “migliaia di islamici”. Che, siccome “i cattolici votano Sì” (Mantovano), hanno ormai la maggioranza assoluta.
Alessandro Sallusti, quello che “Vinciamo noi del Sì perché abbiamo un santo in Paradiso: Berlusconi”, s’interroga se non sia santo, o non sia in Paradiso, o abbia votato No.
Aspirante suicida disdice il viaggio in Svizzera e opta direttamente per il podcast di Fedez.

Sharing