La polizia ha disperso con la forza centinaia di manifestanti a Tel Aviv, arrestando 17 persone compreso un leader di “Standing Together”. La Corte Suprema aveva appena autorizzato le proteste: il governo ha risposto invitando a ignorarne la sentenza.
(LaPresse) Centinaia di persone hanno protestato in Piazza Habima, a Tel Aviv, contro la guerra in Medio Oriente e contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. «La popolazione chiede che la guerra finisca. Quasi il 40% degli israeliani vuole che la guerra finisca subito. Man mano che le proteste proseguono, questa percentuale diventerà una maggioranza, una maggioranza che Netanyahu dovrà ascoltare» ha detto Uri Weltmann, uno dei manifestanti intervistato da AP. Ci sono state anche tensioni con le forze dell’ordine che hanno allontanato con la forza i manifestanti.
Il diritto di manifestare sospeso dalla logica di guerra
Dall’inizio della guerra contro l’Iran, il 28 febbraio 2026, il Comando del Fronte Interno israeliano ha imposto una limitazione drastica agli assembramenti pubblici: massimo 50 persone all’aperto, in tutto il paese. Una misura formalmente giustificata dal rischio missilistico, ma applicata in modo selettivo: le proteste anti-guerra vengono disperse, mentre mercati, pellegrinaggi religiosi e altri eventi vengono tollerati.
Le organizzazioni pacifiste si sono rivolte alla Corte Suprema, che nella notte di sabato 4 aprile ha emesso un ordine provvisorio — già di per sé un fatto insolito — alzando il tetto per quella specifica serata: fino a 600 partecipanti a piazza Habima a Tel Aviv, 150 a Gerusalemme, Haifa e Kfar Saba. I giudici hanno anche criticato apertamente la polizia, accusata di far rispettare le restrizioni solo contro i manifestanti anti-guerra, ignorando altri eventi.
Approfondimenti su Pressenza Italia
05.04.26 – Tel Aviv – Combatants for Peace
Ieri sera ci siamo riuniti per manifestare contro la guerra, contro l’aggressione israeliana sostenuta dagli Stati Uniti in Iran e l’invasione del Libano, contro l’oppressione e gli omicidi in corso in Cisgiordania e a Gaza. È la quinta settimana consecutiva che scendiamo in piazza, ieri in oltre venti località con migliaia di manifestanti in tutto il Paese. Anche la repressione della polizia sta aumentando. Centinaia di agenti di polizia e di polizia di frontiera ci aspettavano ieri alla manifestazione a Tel Aviv. Hanno disperso violentemente i manifestanti usando la forza, i cavalli e arrestando 17 manifestanti. Sono stato arrestato anch’io dalla polizia dopo che ci hanno spinti via con violenza dall’area in cui stavamo manifestando: mi hanno ammanettato e mi hanno condotto sull’autobus per il trasporto dei detenuti. Dopo una lunga attesa sull’autobus, con l’arrivo di sempre più detenuti, è stato diramato un preallarme missili. Il poliziotto ha detto che, su ordine dei superiori, non ci avrebbero permesso di recarci in un’area protetta durante un attacco missilistico, anche se ci trovavamo accanto a uno dei più grandi rifugi della città. Dopo che abbiamo supplicato, ci hanno portato nell’atrio non protetto di un edificio. La serata si è conclusa con la dispersione di tutti i manifestanti e, dopo alcune ore, il rilascio di tutti i detenuti. Non ci fermeremo qui, ovviamente. Ne riparleremo nei prossimi giorni.
Ofek Sinvani, Combattenti per la Pace
Combatants for Peace
Movimento di base di israeliani e palestinesi uniti nella lotta contro l’occupazione e impegnati per la pace, l’uguaglianza e la libertà
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La voce della ragione in tempi di guerra
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