cacciare il governo meloni

[CARC] La tempesta perfetta sul governo Meloni e come approfittarne

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Newsletter n.14 – 2026: È uscito il numero 4/2026 di Resistenza

Editoriale

La tempesta perfetta sul governo Meloni e come approfittarne

Un’obbligatoria premessa che introduce tutti gli articoli di questo numero di Resistenza.

La situazione è fluida. Tutto può cambiare repentinamente. L’ordine della borghesia imperialista sta velocemente precipitando. Il sistema politico dei vertici della Repubblica Pontificia scricchiola e il governo Meloni vacilla.

Può succedere di tutto e concentrarsi su un unico aspetto comporta il rischio di perdere di vista la situazione generale e la bussola.

Conosciamo bene le insidie della fluidità.

Il 27 febbraio è stato chiuso il numero 3/2026 di Resistenza e il 28 l’amministrazione Trump e i terroristi d’Israele hanno aggredito la Repubblica Islamica dell’Iran mentre erano in corso “i colloqui sul nucleare”.

Abbiamo sottovalutato il grado di criminalità e banditismo dei gruppi imperialisti e non è consolatoria la considerazione che a qualcuno, al Ministro della difesa e del traffico di armi Crosetto, sia andata peggio: bloccato negli Emirati Arabi Uniti con le mani nella marmellata.

Regime change in Italia

Per un governo che attua le parti progressiste della Costituzione

Nonostante prima del referendum sulla giustizia Giorgia Meloni avesse assicurato che l’esito non avrebbe influito sul suo governo e sarebbe andata avanti “in ogni caso”, in poche ore la situazione è cambiata.

Due sottosegretari e una ministra sono stati costretti da Meloni a dimettersi, i partiti di maggioranza sono a soqquadro e tutti i giornali parlano del rimpasto di governo e della possibilità di elezioni anticipate.

Non si dovrebbe fare, non sta bene farlo, ma è utile ricordare che l’avevamo detto.

Nello scorso numero di Resistenza avevamo scritto che la vittoria del NO al referendum sarebbe stato un terremoto per il governo Meloni. E avevamo detto anche che la manifestazione del 28 marzo avrebbe potuto essere un’ulteriore spallata, potenzialmente fatale.

Anche su spinta della vittoria del NO al referendum, infatti, quella manifestazione ha assunto, più di quanto non avesse già, un valore politico specifico: è stata una mobilitazione di massa per cacciare il governo Meloni.

L’arrendevole scioglievolezza del campo largo

A cose normali, in un paese il cui governo è alla canna del gas – è inviso alle masse popolari, ha tradito pure i suoi elettori, è lacerato da scontri interni e servo di potenze straniere – l’opposizione sgomita per cacciarlo, per andare a elezioni anticipate e prendere il suo posto.

In Italia no. Il paradosso, solo apparente, è che in Italia l’opposizione fa carte false per evitare le dimissioni di Giorgia Meloni.

Riprendiamo il cammino della Resistenza

Repubblica, Costituzione e protettorato Usa

Fin dall’Unità la borghesia italiana, a causa della particolare storia del nostro paese (presenza del Papa, ruolo del Vaticano, mancata rivoluzione borghese) è stata caratterizzata da alcuni tratti peculiari: provincialismo, parassitismo, vocazione alla reazione e ambizione da grande potenza (senza però averne i mezzi). Il fascismo rappresentò il culmine di questa tendenza.

La Resistenza, a sua volta, rappresentò l’apice di quasi un secolo di lotte della classe operaia e delle masse popolari italiane, la sintesi della lotta di classe che ha caratterizzato l’Italia in tutto il periodo successivo all’Unità.

La Resistenza fu il punto più alto raggiunto dalla classe operaia italiana nella sua lotta per il potere.

Un focus sull’aggressione alla Repubblica Islamica dell’Iran (in sei punti)

La resistenza che la Repubblica Islamica dell’Iran sta opponendo all’aggressione degli imperialisti Usa e sionisti è parte integrante e inscindibile della più generale resistenza che le masse popolari dei paesi imperialisti e i popoli dei paesi oppressi oppongono alla Terza guerra mondiale.

È sorella della resistenza del popolo palestinese, di quello libanese e delle loro organizzazioni partigiane; è sorella della resistenza del governo e delle masse popolari del Venezuela come di quella del legittimo presidente Maduro, ostaggio nelle carceri Usa; è sorella della resistenza del popolo cubano.

Per questa ragione, quali che siano le forme in cui questa resistenza si esprime, dal contrattacco del 7 ottobre 2023 fino ai missili sulle basi Usa nel Golfo Persico di queste settimane, essa è sempre legittima.

Una legittimità rafforzata, per gli appassionati difensori del “diritto internazionale”, dal fatto che l’Iran è il paese aggredito e tutta la sua classe dirigente è stata sterminata con omicidi mirati.

L’omicidio mirato di Khamenei e il bombardamento, nelle prime ore dell’aggressione, della scuola elementare di Minab, che ha provocato la strage di 180 bambine, sono stati il punto di arrivo di una scia di crimini ed esecuzioni lunga decenni, in cui a cadere sono stati funzionari militari e civili, scienziati e ricercatori.

Nove denunciati per istigazione a delinquere motivata dall’odio razziale (!) Sarebbe un bel processo…

Nei mesi scorsi la Sezione antiterrorismo della Questura di Milano ha condotto serrate indagini sui fatti accaduti il 28 settembre 2024.

Dopo aver passato al setaccio video, audio e articoli dei giornalacci di regime, gli agenti dell’antiterrorismo hanno accusato nove persone, di cui sette membri del P.Carc, del reato di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica o religiosa (art. 604 del codice penale), istigazione a delinquere (art. 414), per alcuni in concorso (art. 81), con l’aggravante, fra le altre possibili, che il reato è avvenuto nel contesto di manifestazioni pubbliche (art. 339).

Per chi si chiede cosa è successo il 28 settembre 2024 a Milano, riportiamo i tre episodi cui fa riferimento la Sezione antiterrorismo della Questura.

La campagna Lince_Occhi sugli abusi

Pubblichiamo per esteso il testo dell’appello a sostenere la campagna “Lince_Occhi sugli abusi”. È molto breve, ma ricostruisce chiaramente sia i motivi della campagna che gli obiettivi.

Aggiungiamo solo alcune riflessioni per cui, oltre alla solidarietà politica e umana, riteniamo la campagna molto importante, un esempio da seguire.

Con il Venezuela che resiste (senza se, senza ma e senza forse)

C’è, in Italia, una corrente “di sinistra” che dà per morta la rivoluzione venezuelana, che descrive il governo venezuelano come “un covo di traditori”, cospiratori, corrotti. Del resto, dicono, “il petrolio venezuelano è ormai in mano agli Usa, senza che il governo abbia fatto nulla per impedirlo o provi a mettersi di traverso”.

Ma la rivoluzione bolivariana in Venezuela non si riduce affatto al petrolio!

La nazionalizzazione del petrolio è stata una sua manifestazione, una conseguenza.

Gli imperialisti Usa non hanno aggredito il Venezuela per il petrolio!

Gli imperialisti Usa hanno aggredito il Venezuela e hanno in animo di cancellare la rivoluzione bolivariana perché è per loro intollerabile che in quello che considerano il loro giardino di casa viva e si sviluppi un focolaio di rivoluzione socialista. Un focolaio di protagonismo popolare e di emancipazione.

Provano in ogni modo a far tornare il Venezuela al livello di degrado in cui sono costrette a vivere le masse popolari nei sobborghi delle metropoli Usa, come Miami o Los Angeles, affinché trionfi la certezza che il capitalismo è l’unico mondo possibile. E i poveri, i proletari, i popoli oppressi devono imparare a farselo andar bene.

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Dall’Agenzia Stampa Staffetta Rossa

Un fronte popolare per attuare la Costituzione

In tutto il paese il fronte di forze che lotta contro la Terza guerra mondiale, che si batte per rompere la sua spirale a partire dal nostro paese si sta estendendo e rafforzando. 

In occasione del 77° anniversario di fondazione della Nato, da nord a sud del paese ci sono stati presidi, iniziative e manifestazioni davanti a basi e installazioni militari, a uffici e comandi. Davanti a ogni presidio Usa e Nato, a ogni avamposto di guerra nel nostro paese per dire che 77° anni di Nato sono abbastanza. Anzi che sono anche troppi.

Le dimissioni di Delmastro, Bertolozzi, Santanchè, Gasparri e l’amante di Piantedosi. Il governo in crisi, ora il nostro regime change!

Il governo è nato zoppo e ha perso continuamente pezzi, fatto figuracce colossali e perso sin da subito ogni credibilità non mantenendo una sola delle promesse per cui era stato eletto. Ai casi Sangiuliano e Almasri (ma la lista è ben più lunga) si sono aggiunti la fuoriuscita di Vannacci e il caso Crosetto, il ministro ex (?) lobbista di armi, che ancora non è riuscito a spiegare agli italiani cosa ci faceva a Dubai nei giorni in cui gli Usa e Israele attaccavano l’Iran.

La sconfitta referendaria è stata la tranvata delle tranvate. Ma non bisogna dirlo. La bestia ferita ha quindi cominciato a sbattere la coda di qua e di là per provare a salvare il governo. Già il 24 marzo i due sottosegretari alla giustizia, Delmastro e Bertolozzi, hanno presentato le dimissioni e le proprie teste sulla scrivania della Meloni. I pretesti non mancavano. Delmastro gestiva a sua insaputa un ristorante con gente invischiata con la Camorra. La Bertolozzi è da due anni sotto processo per lo scandalo Almasri e per questo – dopo una campagna referendaria passata a offendere giudici e PM – ha deciso di dimettersi (a scoppio ritardato).

 

Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza – per il Comunismo (CARC)
Via Tanaro, 7 – 20128 Milano – Tel/Fax 02.26306454
e-mail: carc@riseup.net – sito: www.carc.it
Milano, 10 aprile 2026


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