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[SinistraInRete] Domenico Moro: La logica dietro l’irrazionalità della guerra contro l’Iran

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Un fenomeno politico o economico può essere irrazionale quanto si vuole ma risponderà sempre a una sua logica interna. Se vogliamo contrastare tale fenomeno dobbiamo andare oltre l’apparente irrazionalità e scoprire la logica interna che lo muove.

 

Domenico Moro: La logica dietro l’irrazionalità della guerra contro l’Iran

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La logica dietro l’irrazionalità della guerra contro l’Iran

di Domenico Moro

Guerra in Iran.jpgUn fenomeno politico o economico può essere irrazionale quanto si vuole ma risponderà sempre a una sua logica interna. Se vogliamo contrastare tale fenomeno dobbiamo andare oltre l’apparente irrazionalità e scoprire la logica interna che lo muove. Questo è ancora più vero per la guerra, che, pur essendo fondamentalmente dannosa per l’umanità nel suo complesso, continua a essere frequentemente praticata in forme sempre più distruttive.

La guerra mossa da Israele e Usa contro l’Iran esprime al massimo grado tale contraddizione tra irrazionalità e logica interna. In particolare, la guerra appare irrazionale, senza ragioni, dal punto di vista statunitense. Gli obiettivi della guerra sono apparsi piuttosto incerti. All’inizio, sembrava che, come in Venezuela, l’obiettivo di Trump fosse il regime change o almeno il cambio di leadership. Ma l’Iran non è il Venezuela e ha reagito alla decapitazione dei suoi vertici con decisione e senza intimorirsi. Al contrario di quello che molti analisti dicevano e diversamente da quanto aveva fatto in occasione di precedenti aggressioni, l’Iran questa volta non si è fatto scrupolo di reagire con la chiusura dello stretto di Hormuz, che ha mandato in tilt il commercio internazionale di merci fondamentali come il petrolio, il gas e i fertilizzanti.

Il carattere irrazionale della guerra appare evidente proprio a fronte del blocco di Hormuz. Infatti, il blocco dei rifornimenti e il conseguente aumento dei prezzi stanno colpendo duramente sia l’Asia orientale sia l’Europa, che si approvvigionano di materie prime dal Golfo persico. Se la guerra proseguirà oltre aprile, l’Eurozona, secondo Standard & Poors, entrerà in recessione. La crisi energetica, conseguente alla guerra contro l’Iran, sarebbe peggiore di quella degli anni ’70 e, come allora, genererebbe una crisi dell’economia globale. Dunque, ora l’obiettivo bellico di Trump sembra essere diventato la riapertura dello stretto di Hormuz, che prima era aperto e che è stato chiuso solo a seguito della guerra che lui ha iniziato.

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Gioacchino Toni: Immaginari non allineati al tempo di Margaret Thatcher

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Immaginari non allineati al tempo di Margaret Thatcher

di Gioacchino Toni

Silvia Albertazzi, TINA. La cultura britannica al tempo di Margaret Thatcher, Machina libro, Bologna, 2026, pp. 243, € 18,00

tina COVER.jpg“When they kick at your front door / How you going to come? / With your hands on your head / Or on the trigger of your gun?” (The Clash, The Guns of Brixton, 1979)

Parlamentare dal 1961, ministro della Pubblica Istruzione nel 1970, a capo del Partito Conservatore dal 1975, Margaret Thatcher si è insediata al 10 di Downing Street in veste di Primo Ministro per tre, infiniti, mandati consecutivi, dal maggio 1979 al novembre 1990. Nel corso di quel decennio, la Iron Lady in tailleur ha lavorato alacremente per cambiare il Paese facendo di tutto per smantellare, un pezzo alla volta, tutti quei legami sociali considerati d’impiccio a un sistema di sviluppo intento a spingere sempre più sull’acceleratore del libero mercato più cinico, del monetarismo e dell’individualismo più becero in nome della meritocrazia, della competitività e dell’orgoglio nazionale, riformulando la materialità e l’immaginario del proprio Paese erigendo lo slogan “There is no alternative” (TINA) a luogo comune astorico, indelebile e imprescindibile per tutte le classi sociali.

Per quanto sia innegabile anche in termini di immaginario il successo ottenuto dal thatcherismo all’insegna dell’infame adagio “la società non esiste. Esistono gli individui, gli uomini e le donne, ed esistono le famiglie. […] È nostro dovere badare prima a noi stessi”, non sono mancate nel panorama culturale britannico forme di sottrazione o di aperta opposizione alla sua colonizzazione dell’immaginario collettivo. A ricordarle provvede il volume TINA (Machina libro, 2026) di Silvia Albertazzi passando in rassegna il panorama culturale che ha dato voce e immagine alle rivolte urbane, agli scioperi, alla vita nelle periferie ed a valori e stili di vita irriducibilmente altri rispetto a quelli thatcheriani.

Proclamando la povertà una colpa e la ricchezza un merito, guardando alle dottrine di Friedrich von Hayek e Milton Friedman, Margaret Thatcher ha finalizzato l’intera sua carriera politica a piegare ogni aspetto della vita sociale al libero mercato ponendo fine a quella politica di ricerca del consenso attraverso il welfare praticata dal suo stesso partito nel dopoguerra per fronteggiare il fronte laburista.

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Nico Maccentelli: Bologna è una regola…

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Bologna è una regola…

di Nico Maccentelli

Schermata 2026 04 05 alle
20.43.28.pngA Bologna censurare è una regola, speculare è una regola, dare spazio a nazi ucraini è una regola, reprimere è una regola…

Un anno e quattro mesi fa, con una delibera comunale, nonostante che il quartiere Savena avesse dato semaforo verde al rinnovo della convenzione (con la modifica di una cogestione), la junta Lepore ribaltava la questione e chiudeva Villa Paradiso, una Casa di Quartiere rea di aver programmato (e poi non fatto) due iniziative reputate “putiniane” dalla stessa junta. Una chiusura sollecitata con molta probabilità da Pina Picierno, una vicepresidente di Parlamento Europeo, più dedita ad andare a caccia di inziative che a suo modo di vedere siano favorevoli alla narrazione russa sulla guerra in corso in Ucraina.

In un’occasione, un incontro al quartiere, Lepore stesso era andato giù a muso duro con i gestori di Villa Paradiso dicendo che se fosse stato per lui li avrebbe cacciati via ben da prima. Un vero sceriffo da far west più che un sindaco di tutti i cittadini. Le Case di Quartiere devono restare una vetrina a uso elettorale e propagandistico del suo PD e della corte dei miracoli di Coalizione Civica, che a differenza dei verdi di Celli (estromesso da Lepore proprio sulla vicenda di Villa Paradiso), con la Emily Clancy a vicesindaco, hanno completamente ribaltato la loro funzione di pressione da sinistra nei confronti della junta a maggioranza PD, assumendo la modalità zerbino.

La questione era così scomoda che l’emissaria della junta ha portato avanti un vero e proprio giochino di sponda per lasciare i gestori in mezzo a una strada fingendo spazi da assegnare loro. Morale: la non più casa di quartiere è andata ai proxy di junta e curia: le Cucine Popolari, che lungi dal fare iniziative, hanno trasformato lo spazio in dispensa e cucina, mentre le femministe di Armonie all’ultimo piano, che se ne erano lavate le mani, un esempio mirabile di “solidarietà” coi gestori, hanno continuate a praticare la loro “critica” alla società patriarcale nel pieno solco di quel dirittumanitarismo e civile che agisce solo nei perimetri dati dal sistema di potere nel versante “sinistra”.

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Fabrizio Poggi: Il Frankenstein di Washington: Kiev sabota gasdotti e sfida i suoi stessi padrini

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Il Frankenstein di Washington: Kiev sabota gasdotti e sfida i suoi stessi padrini

di Fabrizio Poggi

Sullo sfondo degli eventi in Medio Oriente, compreso il terrorismo sionista contro i popoli della regione e con l’attenzione dei media internazionali concentrata sulla situazione energetica di quell’area, passano sott’ombra altre provocazioni terroristiche ai danni di strutture energetiche sul vecchio continente, portate col beneplacito europeista dai nazigolpisti di Kiev, il cui ras sembra agire secondo la formula “tu muori oggi, basta che io muoia domani”. Kiev, per quanto si presenti come il “caposaldo del vallo europeo” contro l’autocrazia asiatica e si senta dunque più che “legalizzata” ad agire a proprio piacimento, si muove comunque, alla lunga, seguendo le coordinate dettate dai padrini occidentali.

E quelle coordinate dicono che la guerra in Ucraina deve essere continuata almeno per altri due anni, durante i quali Kiev distruggerà a colpi di droni le infrastrutture russe di esportazione dei prodotti energetici. Lo proclamano apertamente, dice l’ex deputato della Rada ucraina Oleg Tsarev, fonti europee e americane, sulla base di studi analitici. Ora, il fatto è che, in seguito agli attacchi ucraini ai porti baltici e della chiusura dell’oleodotto “Druzba”, «in una settimana le esportazioni russe di idrocarburi sono diminuite del 40%. Ma se questa situazione dovesse protrarsi a lungo, un calo di oltre il 30% delle esportazioni energetiche dalla Russia porterebbe a sconvolgimenti sociali e cambiamenti politici». Ed è su questo che contano gli occidentali.

Sul campo di battaglia, al momento il fronte è abbastanza stabile; le forze ucraine hanno armi e denaro per due anni di guerra. Dispongono di 56 miliardi di dollari in riserve auree e valutarie sufficienti per un anno di guerra.

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comidad: Il ruolo di Prevost nell’imperialismo narrativo

comidad

Il ruolo di Prevost nell’imperialismo narrativo

di comidad

Il concetto di ateismo è filosoficamente difficile da maneggiare, poiché per negare l’esistenza di qualcosa occorrerebbe preliminarmente definire quel qualcosa. Insomma, per diventare atei bisognerebbe prima essere teologi. Forse non vale la pena di fare tutto questo sforzo, visto che la religione è anzitutto un fenomeno umano; anzi, un po’ troppo umano. L’inattendibilità umana scredita la religione molto di più della inattendibilità divina, perciò è risultato ancor più velleitario voler sostituire la religione trascendente con una religione dell’uomo. Ogni religione è infatti una relazione tra esseri umani, i quali di solito provvedono a smentirsi da soli.

Il 12 dicembre scorso il “Santo Padre” ha concesso una udienza ai “membri del Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica”, ovvero i servizi segreti, quelli che oggi si fanno chiamare AISI ed AISE. La notizia è riportata dal Bollettino della Santa Sede.

Il 15 ottobre 2025 si è celebrato il centenario della fondazione del sistema unificato di “intelligence”. Il Servizio Informazioni Militare è stato fondato all’epoca delle cosiddette Leggi fascistissime, e infatti fu largamente coinvolto nella persecuzione degli antifascisti. Il governo ha conferito ampio risalto a questa imbarazzante ricorrenza, e sul sito del governo si trova anche la conferma della notizia dell’udienza papale del 12 dicembre scorso.

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Giuseppe Masala: Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo

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Iran-USA: un pareggio che può cambiare il mondo

di Giuseppe Masala

Con l’insperata tregua mediata dal Pakistan e dalla Cina, Iran e USA si avviano a incamerare un “pareggio” in uno scontro che poteva avere esiti drammatici. Ma pareggio in questo caso non significa che tutto rimarrà come prima; la storia del mondo e ad uno snodo cruciale e questo pareggio cambia per sempre gli equilibri

Quando tutto sembrava avviato verso uno sbocco ancora più tragico di quello visto nel corso dell’ultimo mese e mezzo è arrivata la notizia, tanto insperata, quanto attesa: Stati Uniti e Iran hanno accettato una tregua di quindici giorni nei quali si impegnano a trovare una soluzione definitiva al conflitto in corso.

L’accordo che potrebbe avere una rilevanza storica ha visto il Pakistan nel ruolo di mediatore decisivo; secondo alcune fonti nella fase finale ci sarebbe stato anche un intervento della Cina che avrebbe spinto anche i settori più oltranzisti della élite iraniana ad accettare i termini dell’accordo.

Cosa contenga in realtà questo accordo, non è dato sapere visto che le parti parlano di vittoria storica e totale sull’avversario. Secondo le fonti iraniane, Trump avrebbe accettato i dieci punti proposti da Teheran; in realtà, pare evidente, che Trump ha accettato di discuterli in questi quindici giorni di cessate il fuoco. Il che è molto diverso.

I punti più difficili da accettare per Washington del “decalogo” di Teheran sono certamente il (1) mantenimento del controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz, (2) l’accettazione di Washington che l’Iran arricchisca il suo uranio, (3) il pagamento di un risarcimento all’Iran da parte degli USA, (4) ritiro delle truppe statunitensi dalla regione.

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Alessandro Volpi: Verso il disastro

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Verso il disastro

di Alessandro Volpi*

Cronache dal disastro

In questo momento lo Stretto di Hormuz è sostanzialmente chiuso mentre per Suez i volumi di transito sono ridotti del 70%. Diventa dunque fondamentale per l’economia globale, a cominciare da quella cinese, il transito attraverso lo Stretto di Malacca, da dove ormai passano quasi tutti i beni provenienti e indirizzati verso l’Asia.

La sua chiusura comporterebbe la paralisi della Cina in pochi giorni. Ora tale Stretto è aperto ma per effetto della chiusura degli altri transiti è fortemente congestionato con ritardi di settimane nella consegna delle merci e con prezzi in ascesa.

Bisogna aggiungere che la navigazione attraverso Malacca è molto complicata per il basso fondale e l’attuale incremento dei passaggi determina maggiori rischi in tale senso, accentuati dalle attività di pirateria. Se una nave si incagliasse, con Hormuz chiuso e Suez a scartamento ridotto, la recessione sarebbe immediata.

Per la prima volta, da anni, siamo di fronte a una crisi che non è solo il prodotto della speculazione finanziaria ma è dettata dalla follia imperiale di Stati Uniti e Israele; peraltro Trump ipotizza di mandare truppe di terra in Iran, decidendo così di affondare il suo paese che non può sopportare un debito destinato a pagare il 5% sui decennali per fronteggiare ogni giorno una spesa di 4,5 miliardi di dollari per la guerra.

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Andrea Zhok: Ricapitolando…

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Ricapitolando…

di Andrea Zhok

Doppio standard europeo: sanzioni inflessibili contro Iran e Russia, silenzio su Israele e USA. Morale proclamata, realismo assente. Intanto l’Europa paga il prezzo: energia cara, deindustrializzazione, cittadini sacrificati. Certo, la ghigliottina…

L’Unione Europea nel 2012 ha messo sotto severe sanzioni l’Iran, seguendo la scia delle sanzioni statunitensi che risalgono alla nascita della Rivoluzione islamica (1979). Le sanzioni includono il divieto di importazione, acquisto e trasporto di petrolio greggio e prodotti petroliferi iraniani.

Le motivazioni ufficiali per le sanzioni sono sempre altamente umanitarie: le violazioni dei diritti umani. Dal 2022 l’Unione Europea ha avviato una serie di sanzioni di pesantezza crescente nei confronti della Russia, primo fornitore energetico dell’Europa.

Anche qui, di fronte alle osservazioni di schietto buon senso, che osservavano come un’area di trasformazione industriale come quella europea, priva di rilevanti risorse energetiche, avrebbe dovuto operare per una rapida chiusura del contenzioso e non per un muro contro muro, la risposta ufficiale ha percorso le usuali linee di alta inflessibile idealità. Non si poteva transigere perché la libertà, la difesa della sovranità ucraina, la violazione del diritto internazionale… Poco dopo – nel 2023 – a fronte dell’aiuto iraniano alla Russia, con la fornitura di droni, l’UE ha esacerbato le sanzioni verso l’Iran. Non era tollerabile un aiuto militare a uno stato che aveva violato il diritto internazionale!

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Mario Pietri: Geopolitica del Caos Controllato: teoria dei giochi, imperi in declino e la lunga marcia verso il mondo multipolare

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Geopolitica del Caos Controllato: teoria dei giochi, imperi in declino e la lunga marcia verso il mondo multipolare

di Mario Pietri

C’è un filo rosso – sottile ma implacabile – che lega il linguaggio apparentemente erratico della politica estera americana contemporanea, la postura strategica della Russia nella guerra d’attrito ucraina, e la crescente tensione sistemica che attraversa le rotte energetiche globali: quel filo è la teoria dei giochi applicata alla geopolitica del collasso.

La lezione del professore cinese, esperto di strategie predittive – o, per usare una definizione più aderente alla sua cifra intellettuale, nelle analisi di Jiang Xueqin, una sorta di “psico-storico” contemporaneo che mescola teoria dei giochi, cicli storici e intuizioni sistemiche – non parte da slogan ma da una premessa strutturale: ciò che appare caos è spesso una forma sofisticata di razionalità non lineare, una sequenza di mosse che, se osservate nel breve periodo, sembrano incoerenti, ma che nel lungo arco temporale disegnano un tentativo deliberato di riposizionamento sistemico. In questa chiave, la politica di Donald Trump verso l’Iran – dalle minacce esplicite di riportare il paese “all’età della pietra” fino alla possibilità, più volte ventilata, di una invasione terrestre nonostante i limiti operativi evidenti (circa 50.000 uomini nel teatro mediorientale, in un contesto geografico estremamente favorevole alla guerriglia) – non sarebbe il prodotto di impulsività, ma di una strategia dirompente: rompere le catene di approvvigionamento globali per ricostruirle attorno al perimetro nordamericano, anche attraverso un uso deliberato della destabilizzazione come leva sistemica.

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Giovanni Tonlorenzi: Non vedono la tempesta arrivare

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Non vedono la tempesta arrivare

di Giovanni Tonlorenzi

corradi 1100x733 1.jpgNel mezzo di un contesto geopolitico drammatico, agli albori di una crisi economica epocale e sull’orlo di un’escalation militare in cui è sempre meno escluso il ricorso alle armi nucleari, nell’opposizione italiana al governo Meloni, centro-sinistra, campo largo o come altrimenti la si voglia chiamare, non si registra alcun dibattito degno di questo nome.

Quel poco che si intravede, fatto di dichiarazioni sparse e umori momentanei dei vari leader, non è definibile altrimenti che lunare.

Sia chiaro, nell’anno di grazia 2026 il vuoto assoluto che si riscontra nel livello politico non è che il riflesso di un vuoto più profondo, di un’apatia che attraversa la società italiana e, più in generale, quella europea da quasi quarant’anni.

Comunque questo dato non è certo un’assoluzione. Perché c’è una differenza sostanziale tra l’apatia di chi subisce gli eventi e l’incapacità di chi dovrebbe interpretarli, leggerli, trasformarli in proposta politica. La prima è comprensibile, la seconda è una colpa, specie se si è stati complici di un disastro.

Il referendum del 22 e 23 marzo scorso ha sollevato nell’opposizione un entusiasmo del tutto ingiustificato, alimentato dal desiderio di leggere nel consistente voto contro la riforma costituzionale voluta dalla destra una prova di consenso a suo favore, dimenticando che gran parte di quello stesso schieramento non è meno responsabile dello sfascio che stiamo vivendo.

Così, mentre nel campo largo ci si divide su premiership, primarie e federatori, e circolano i nomi di Conte e Schlein, ma anche di Bersani, Rosy Bindi, la sindaca di Genova Salis, il cattolico Andrea Riccardi, l’ex capo della polizia Franco Gabrielli, e di Giovanni Bachelet che ha guidato il fronte del No, nel mondo alcune questioni di una qualche importanza si accavallano con una velocità che non ammetterebbe distrazioni. Questioni che non riguardano un altrove lontano e astratto, ma bussano direttamente alle porte di questo paese.

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Antonio Castronovi: Il cuore di tenebra dell’Occidente

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Il cuore di tenebra dell’Occidente

di Antonio Castronovi

Immagine Castronovi.jpgLo sguardo fisso di Kurtz era vasto abbastanza
da abbracciare tutto l’universo, abbastanza acuto
per penetrare in tutti i cuori che battono nella tenebra.
Egli aveva tirato le somme e aveva giudicato:
quale orrore!
Joseph Conrad, Cuore di tenebra

Chi governa realmente l’Occidente? Cos’è quel sistema che definiamo comunemente come democrazia liberale? In questo sistema il popolo è veramente sovrano? E se non lo è, a chi appartiene la sovranità reale? Se non risponde al popolo, a chi risponde? Esiste il lato oscuro del Potere? Come s’inserisce il caso Epstein nel sistema liberale occidentale? Democrazia e potere sovrano sono inscindibili oppure si è creata o è sempre esistita una scissione o frattura tra questi due momenti?

La democrazia è sempre sovrana, oppure è solo una forma di legittimazione del potere, che può essere estraneo alla volontà popolare e rimanere oscuro e invisibile? Insomma la democrazia liberale è solo un’opinione?

Possiamo dire che non tutto quello che appare sia vero e non tutto quello che è vero appare nella sua luce. L’Apparenza e la Verità sono i due poli del dualismo alla base dell’epistemologia, cioè della teoria della conoscenza nella filosofia classica greca. La filosofia antica, da Platone ad Aristotele, distingueva, infatti, la doxa, intesa come l’opinione, dall’epistème, cioè dalla conoscenza. In Platone, il Mito della Caverna illustra perfettamente questo passaggio: chi vive nell’oscurità scambia per realtà le ombre proiettate sul fondo. La democrazia che veneriamo come l’apice della civiltà non è che l’ombra proiettata sul muro della nostra caverna. Dietro lo schermo del voto e del consenso, il Potere reale agisce indisturbato. Chiunque tenti di illuminare il meccanismo rischia la fine di Socrate, colpevole di aver svelato che il governo del popolo era già allora il terreno di caccia di demagoghi e oligarchie finanziarie.

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Redazione CDC: Cessate il fuoco di due settimane, l’Iran impone a Trump le condizioni base del negoziato. Riapre Hormuz, incognita Israele

comedonchisciotte.org

Cessate il fuoco di due settimane, l’Iran impone a Trump le condizioni base del negoziato. Riapre Hormuz, incognita Israele

A cura di Redazione CDC

Secondo quanto riportano le principali agenzie di stampa sia occidentali che di parte iraniana, è stato raggiunto un accordo per il cessate il fuoco di due settimane mediato dal Pakistan. Dopo quaranta giorni di conflitto, l’Iran dichiara vittoria. Gli Usa avrebbero accettato tutti e 10 i punti chiave messi da Teheran come condizione irrevocabile per la cessazione delle ostilità: secondo quanto dichiara il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, gli Stati Uniti avrebbero accettato il controllo dell’Iran sullo Stretto di Hormuz, il diritto all’arricchimento dell’uranio e la revoca di tutte le sanzioni. Avrebbero accettato di pagare un risarcimento per i danni di guerra e di ritirare le proprie forze dalla regione.

“Ora diamo alla grande nazione iraniana la buona notizia che quasi tutti gli obiettivi della guerra sono stati raggiunti, e i vostri coraggiosi figli hanno ridotto il nemico a una storica impotenza e a una sconfitta duratura”, prosegue la dichiarazione del Consiglio.

“A questo proposito, e in conformità con la direttiva della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Sayyed Mojtaba Khamenei (che Allah lo protegga), e l’approvazione del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale — e data la superiorità dell’Iran e della Resistenza sul campo di battaglia, l’incapacità del nemico di mettere in atto le sue minacce nonostante tutte le sue affermazioni, e l’accettazione ufficiale di tutte le legittime richieste del popolo iraniano — è stato deciso che si terranno negoziati a Islamabad per definire i dettagli.”

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Dante Barontini: “Salvare il pilota” o “rubare l’uranio” di Teheran?

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“Salvare il pilota” o “rubare l’uranio” di Teheran?

di Dante Barontini

La «nebbia di guerra» è più fitta quando le cose arrivano a un punto decisivo, E si stende su tutto. Sia sulle trattative per arrivare a un accordo, sia per quanto accade realmente sul campo di battaglia.

Andiamo con ordine, per aiutare i nostri lettori a orizzontarsi il più possibile.

Il sito statunitense Axios, solitamente molto attendibile e con diverse «fonti anonime» nell’amministrazione Trump, ma considerato in Medio Oriente come un’agenzia di disinformazione manovrata dal Mossad, riferisce che «i mediatori stanno discutendo con le parti i termini di un accordo in due fasi; la prima fase consisterebbe in una potenziale tregua di 45 giorni durante la quale verrebbe negoziata una fine permanente della guerra

Per la parte americana, primo problema, i «mediatori» sono sempre costituiti dalla “strana coppia” Kushner-Witkoff, indicati da tutti gli addetti ai lavori come «agenti israeliani», più che statunitensi. E dunque senza alcuna credibilità presso gli iraniani.

La questione è dunque come «costruire fiducia» sul fatto che qualsiasi accordo sarà poi rispettato sia da Washington che da Tel Aviv. Si tratta qui di offrire a Teheran garanzie concrete, ma allo stesso tempo con molta rapidità. L’ultimatum è stato per ora prorogato alle 20 (ora di Washington) di martedì 7 aprile.

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