Una scelta positiva e alcuni interrogativi
Il 23 aprile Rifondazione Comunista ha promosso un incontro, trasmesso via internet, sul tema Il PROGRAMMA E’ LA COSTITUZIONE [qui], presenti Gianluigi Pegolo, il segretario Acerbo, un esponente della segreteria dell’ANPI, una compagna della segreteria della Fiom, Domenico Gallo (Coordinamento Democrazia Costituzionale) e una studiosa di questioni costituzionali. [Qui] riportiamo la locandina dell’evento.
Con questa iniziativa Rifondazione comunista ha aperto la campagna sul Fronte democratico costituzionale, una proposta di unità per affrontare lo scontro col governo Meloni in vista del voto del 2027. La proposta ovviamente ci trova consenzienti, anzi ci sembra un segnale importante per alimentare un dibattito il più largo possibile come da tempo auspichiamo e che ci sembra centrato rispetto alla scadenza elettorale che si avvicina e deve essere affrontata con la massima chiarezza.
Partiamo innanzitutto dall’analisi della situazione che abbiamo di fronte per capire le scelte da fare, che devono essere inquadrate nel contesto della situazione e non considerate in astratto. Concretamente questo vuol dire che bisogna tener conto del fatto che gli obiettivi da perseguire sono due, non uno solo: la sconfitta del governo Meloni e il carattere dell’alternativa.
Chiariamo preliminarmente che, a nostro avviso, che ci sia o no il governo della destra non è affatto indifferente per il futuro dell’Italia. In quattro anni di governo Meloni lo abbiamo ben potuto constatare. Governo della destra significa autonomia differenziata, distruzione del principio costituzionale dell’autonomia della magistratura, politica anti-immigratoria simboleggiata dal centro costruito in Albania, tolleranza verso le manifestazioni palesi di apologia del fascismo, tentativo di imporre una cultura di destra nella scuola, leggi speciali sulla sicurezza, e in prospettiva il premierato e lo stravolgimento di tutta l’architettura costituzionale, mentre sulla questione del lavoro si è andati avanti con l’eliminazione del reddito di cittadinanza, il rifiuto del salario minimo, l’aumento della tassazione e il rigore di bilancio. Sulla politica estera e sull’economia, il governo Meloni significa filotrumpismo e filosionismo e continuità nel sostegno alla guerra in Ucraina contro la Russia.
Nel valutare le scelte da fare per le elezioni del 2027 il primo obiettivo da considerare è dunque fare piazza pulita di tutti questi provvedimenti e affrontare una nuova fase.
Esiste la certezza che un governo di alternativa basato su quella che è oggi l’opposizione istituzionale porti a termine un lavoro di questo genere? Nonostante le chiacchiere, il risultato non è garantito e per questo sosteniamo la necessità di un movimento che sulla base di una piattaforma costituzionale possa incidere sulle scelte da fare.
In particolare la politica estera è il punto dolente e l’osso duro dell’alternativa. Le forze politiche che si dicono alternative si trovano di fronte allo scoglio rappresentato dal PD. Ci si rende facilmente conto che la vittoria sulla Meloni non può che passare attraverso una presa di posizione netta su alcune questioni: collaborare o no con lo Stato d’ Israele, permettere agli americani di usare le basi per la guerra, appoggiare la politica di riarmo voluta da Trump, ma anche dall’UE, continuare a mandare armi in Ucraina e, infine, condividere l’ostilità verso Russia e Cina, lasciare che paesi come il Venezuela e Cuba vengano bombardati o affamati?
Queste questioni sono ineludibili per un governo di alternativa che, aldilà del minimalismo della Schlein, comporta necessariamente che si parli anche di economia, di salari (non solo di salario minimo), di progettualità industriale.
Un fronte democratico costituzionale deve crescere avendo coscienza di questa situazione e consapevolezza dei rischi. Ma anch’esso ha degli scogli da superare. Uno è la necessità di crescere come coscienza collettiva in milioni di persone e l’altro è guardare ai rapporti di forza per capire qual è il punto di caduta che si può raggiungere.
Una cosa è certa: tutta la battaglia da condurre non può essere un tentativo strumentale per inserirsi in una dialettica da posizioni subalterne. Bisogna capire, come ha insegnato il referendum sulla giustizia, che quando l’obiettivo è chiaro può essere raggiunto e questo toglie spazio alla logica politichese che serve a mascherare le peggiori intenzioni.
Forum Italiano dei Comunisti – 26/04/2026
Rifondazione Comunista apre la campagna per il Fronte Costituzionale – Forum Italiano dei Comunisti

