Le manifestazioni per il 25 Aprile, Giorno della Liberazione, hanno assunto quest’anno un carattere particolarmente militante, e non puramente simbolico. Hanno tradotto il carattere antifascista delle iniziative in una chiara condanna e opposizione a due mali che oggi opprimono l’umanità, sommandosi ed integrandosi con le ingiustizie sociali e l’ingiusta distribuzione della ricchezza: l’Imperialismo e il Sionismo.
A Roma fin dalle 7,30 il Piazzale di Porta S. Paolo, punto in cui iniziò la Resistenza antifascista e antinazista nel 1943, e luogo tradizionale per la partecipazione alle manifestazioni di popolo del 25 aprile, è stato presidiato da militanti del Coordinamento per la Palestina, Giovani Palestinesi, semplici cittadini antifascisti, ed altre realtà politiche locali. Lo scopo era quello di ribadire il carattere antisionista ed antimperialista della manifestazione ed evitare la presenza di provocatori sionisti o di altra natura che in occasioni precedenti si erano infiltrati nella piazza. Sventolavano bandiere palestinesi, ed anche di Hezbollah e dell’Iran, cioè le entità che oggi stanno resistendo all’Imperialismo ed il Sionismo. E’ stata deposta una stella di fiori rossi sotto la lapide che ricorda i caduti di quella giornata del 1943.
Verso le 10 sono confluiti in piazza altri due cortei: quello delle organizzazioni che si erano date convegno presso il palazzo della FAO e quello ufficiale dell’ANPI, accolti in un clima cordiale e festoso. Sono state poste altre corone di fiori, e poi il corteo unitario è ripartito per il Parco Schuster dove c’era una festa.
Vi sono state poche e contenute provocazioni, come quella di una donna che recava una bandiera dell’ex Scià, e di un gruppo di Radicali e seguaci di Calenda con bandiere del regime nazi-fascista ucraino, tutte prontamente isolate e respinte.
Straordinario è quello che è avvenuto durante il grande corteo antifascista di Milano, dove un gruppo con bandiere israeliane, che si ispirava alla fantomatica Brigata Ebraica, accompagnato da altri provocatori con bandiere ucraine, o dell’ex Scià, ha cercato di infiltrarsi nel corteo.
Prima uno sbarramento di militanti, poi una massa enorme di cittadini antifascisti anche non appartenenti ad alcuna organizzazione che si aggiunta progressivamente, hanno insieme impedito ai provocatori di penetrare nel corteo. Alla fine le stesse forze dell’ordine hanno dovuto pilotare il gruppo di provocatori lontano dal corteo tra gli strilli di protesta di noti Sionisti, come il parlamentare del PD Fiano.
Altri episodi dello stesso tipo si sono verificati anche in altre città italiane, come Bologna, e non solo.
Per quanto riguarda la “Brigata Ebraica” ricordiamo il “bluff” costituito da questa organizzazione. Essa fu formata nell’ambito dell’Esercito Britannico con la partecipazione di alcuni volontari della comunità ebraica della Palestina (che era allora un protettorato britannico) nell’ultimissima parte della Seconda Guerra Mondiale, e con il chiaro scopo di potersi sedere al tavolo dei vincitori. La brigata Ebraica venne in Italia durante gli ultimissimi mesi di guerra, e non partecipò ad alcuna azione militare importante. Il suo ruolo nella liberazione dell’Italia fu praticamente nullo.
Un libro del giornalista antifascista ed antimperialista, Alberto Fazolo, recentemente pubblicato (“La Brigata Ebraica”), illustra questi avvenimenti, Contiamo di riparlarne in un altro articolo dedicato ad alcuni fondamentali libri pubblicati, o in via di pubblicazione, sul Sionismo.
Gli avvenimenti di cui si è scritto, oltre ad inaugurare una versione più militante delle manifestazioni del 25 Aprile, indicano anche un notevole cambio nell’opinione pubblica nazionale che comincia a prendere atto con maggiore grado di coscienza dei crimini dei Sionisti nel genocidio di Gaza e nella perdurante occupazione e colonizzazione della Palestina. Il colpo di grazia è stato dato dal criminale e proditorio attacco contro Iran e Libano dei Sionisti e dell’Imperialismo Statunitense che mette in pericolo la pace mondiale e intanto dà inizio ad una crisi economica che morde sulla pelle di intere popolazioni.
Siamo fiduciosi che questo sia l’inizio di un percorso della politica del nostro paese che dia un’adeguata risposta alle richieste di pace e di giustizia sociale che si manifestano sempre più diffusamente.
Roma, 28 aprile 2026, Vincenzo Brandi

