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[SinistraInRete] Eros Barone: Il fenomeno Trump

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Quali che siano le particolarità di un individuo, costui non può eliminare i rapporti economici corrispondenti a un certo stato delle forze produttive.

 

Eros Barone: Il fenomeno Trump

Il fenomeno Trump

di Eros Barone

trump flag 1200 690x362.jpgQuali che siano le particolarità di un individuo, costui non può eliminare i rapporti economici corrispondenti a un certo stato delle forze produttive. Ma le particolarità individuali di una personalità la rendono più o meno adatta a soddisfare le necessità sociali che sorgono sulla base di determinati rapporti economici o a impedire che siano soddisfatte.

G. Plechanov, La funzione della personalità nella storia.

 

  1. Il conflitto tra globalisti e conservatori

Quando il miliardario nuovaiorchese Donald Trump venne rieletto nel gennaio 2025 quale presidente degli Stati Uniti d’America, la maggior parte degli osservatori, compresi quelli più attenti e informati, pensò ad un “cavallo di ritorno” e non si rese conto della portata “tecnicamente rivoluzionaria” di quell’evento. Ma gli eventi che da allora si sono susseguiti fino ai nostri giorni hanno mostrato le dimensioni inedite di un vero e proprio ‘tsumani’ ideologico e geopolitico, che per la verità nessuno si aspettava. Molti si aspettavano infatti che, una volta rieletto, Trump, come in parte era avvenuto nel suo primo mandato, sarebbe tornato, sia pure con i tratti carismatici ed estemporanei caratteristici del personaggio, a una politica più o meno convenzionale. In realtà, è avvenuto qualcosa di molto importante, che richiede un minimo di analisi storica.

Dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno attraversato due fasi: l’epoca della guerra fredda con l’URSS e il campo socialista (1947-1991) e il periodo del mondo unipolare (1991-2024). Nella prima fase, gli Stati Uniti erano una superpotenza alla pari con l’URSS, mentre nella seconda fase hanno completamente sconfitto l’avversario e sono diventati l’unica superpotenza mondiale. A partire dagli anni Novanta, questo dominio ha iniziato ad assumere il carattere tipico di un’ideologia liberale di sinistra, fondata su una combinazione di interessi tra il grande capitale internazionale e la cultura di stampo individualista e progressista.

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Conor Gallagher: IA e stupidità artificiale nel Golfo Persico

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IA e stupidità artificiale nel Golfo Persico

di Conor Gallagher

AP26118353466522 3 960x607 1.jpgBeh, è stato divertente finché è durato!

Il sogno dell’intelligenza artificiale in Medio Oriente, del valore di mille miliardi di dollari, aveva tutto. Energia illimitata per costruire enormi data center nel deserto. Un colpo di genio geopolitico che avrebbe visto la tecnologia statunitense rafforzare la presenza americana nella regione ricca di risorse energetiche. Un hub centrale per la supremazia digitale e monetaria americana. E forse, soprattutto, opportunità illimitate per una corruzione dilagante.

* * * *

Cominciamo da qualche anno fa, quando il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC) fu presentato per la prima volta al vertice del G20 di Nuova Delhi nel settembre 2023. La rete di ferrovie, collegamenti nave-ferrovia, vie di trasporto su strada, gasdotti e cavi dati ad alta velocità che collegano l’Asia meridionale, il Golfo Persico e l’Europa avrebbe dovuto, in teoria, rappresentare una sorta di risposta alla Belt and Road Initiative (BRI) cinese. Come corridoio logistico, tuttavia, non ha mai avuto molto senso, poiché prevede il trasporto di merci via nave dall’India agli Emirati Arabi Uniti, il loro caricamento su treni che attraversano gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, la Giordania e Israele, e infine il loro re-caricamento su navi da Israele all’Europa.

L’amministrazione Trump, tuttavia, ha seguito l’esempio della Silicon Valley e si è allontanata dall’obiettivo di Biden di creare un corridoio logistico, per concentrarsi su una cloaca digitale di corruzione, con ogni sede dell’IMEC che rafforza un nuovo e redditizio polo di egemonia americana, con Israele in prima linea. Si trattava di un invito alla superiorità dell’IA da parte dell’Europa all’India, scritto con il sangue del genocidio, ma ora sta crollando mentre il Golfo Persico, da cui dipendeva il “piano”, è in fiamme.

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Brian Berletic: Dall’Europa all’Asia: il piano di Washington per il dominio energetico globale attraverso il caos

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Dall’Europa all’Asia: il piano di Washington per il dominio energetico globale attraverso il caos

di Brian Berletic – NEO

jcnvoasug.jpgA prima vista, la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran appare come un catastrofico fallimento tattico e strategico, che dimostra i limiti della potenza militare americana e mette ulteriormente in luce i limiti della sua capacità militare-industriale.

Tuttavia, proprio come nel caso della guerra per procura contro la Russia in Ucraina, tuttora in corso, l’incapacità degli Stati Uniti di sopraffare le nazioni bersaglio con una potenza militare diretta distoglie l’attenzione dai numerosi modi in cui perseguono i propri obiettivi geopolitici attraverso altri mezzi.

In Ucraina, gli Stati Uniti hanno categoricamente fallito nel sconfiggere le forze russe attraverso il sostegno ai loro alleati ucraini. Tuttavia, hanno sfruttato la guerra per intrappolare la Russia in un conflitto costoso, prolungato e ad alta intensità che ha palesemente compromesso gli interessi russi al di fuori dell’Europa, soprattutto in vista del collasso della Siria nel 2024.

La guerra è inoltre riuscita a isolare l’Europa dall’energia russa, economica, affidabile e abbondante, e sta rendendo l’Europa sempre più dipendente, e probabilmente in modo irreversibile, dagli Stati Uniti.

Questa dipendenza energetica dagli Stati Uniti ovviamente avvantaggia finanziariamente le multinazionali energetiche statunitensi, ma rafforza anche la leva strategica di Washington, se non addirittura il suo controllo assoluto, sull’Europa. Tale controllo viene utilizzato con successo per creare un fronte unito in tutta Europa contro la Russia.

Analogamente, gli Stati Uniti stanno usando la loro guerra contro l’Iran per strangolare le esportazioni di energia dall’intero Medio Oriente verso l’Asia, al fine di svincolare l’Asia da gas e petrolio economici, affidabili e abbondanti e renderla dipendente dagli Stati Uniti dal punto di vista energetico, fornendo così agli USA una leva strategica sull’Asia per creare un fronte unito simile contro la Cina.

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Dante Barontini: A piccoli passi nel delirio

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A piccoli passi nel delirio

di Dante Barontini

Se la guerra diventa una gara social diventa impossibile capire quello che sta veramente accadendo, sia sul campo che sul terreno diplomatico. Guardando i grandi media di tutto l’Occidente si vede chiaramente che non sanno nulla. Per necessità di riempire lo spazio che si sono conquistati si buttano a pubblicare un po’ di tutto, ovviamente con i tweet di Trump come “driver”, alternando così informazioni terrorizzanti e speranze di pace.

Visto che per una volta giochiamo tutti alla pari, proviamo spiegare quel che abbiamo capito noi in questo guazzabuglio.

Fatto numero uno. La “liberazione” dello Stretto di Hormuz annunciata da Trump, e che sarebbe iniziata ieri, si limita per ora all’indicazione – per le navi che intendono uscire dal Golfo Persico – di una “rotta consigliata”, il più vicino possibile alle coste dell’Oman. Niente “scorta armata” con le navi militari statunitensi. In pratica, le navi possono provarci, ma a proprio rischio e pericolo (anche perché la “nuova rotta” passa su fondali rocciosi assai meno profondi). Stando ai dati satellitari di tracciamento marittimo, comunque, sembra che nessuna nave abbia attraversato lo Stretto; l’unica affermazione positiva, relativa al passaggio di una nave Maersk non è stata ancora confermata ufficialmente.

Fatto numero due. L’Iran per ora minaccia di colpire le navi che provano a transitare senza aver ottenuto l’autorizzazione con Tehran, ma al momento solo una nave sudcoreana lamenta un’esplosione con successivo incendio a bordo.

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Stefania Consigliere e gruppo TUAS: Si alza il vento /1 – La conoscenza dalla nebbia

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Si alza il vento /1 – La conoscenza dalla nebbia

di Stefania Consigliere e gruppo TUAS (Tutta Un’Altra Storia)

Capita perfino qui in costa, non solo nelle terre laboriose di opifici, capannoni, concerie e OGM: a volte una nebbiolina sale dalle masse d’acqua marina e si diffonde a rotoloni fra i vicoli del turismo blasonato. Da queste parti si chiama caligo, in Sicilia ha il nome, ben più evocativo, di lupa. Fatto sta che, nel nostro eterno malumore ligure, quando la nebbia di mare riduce visibilità e capacità polmonare ci sentiamo traditi: sottosviluppo economico e strade in salita devono accompagnarsi a un clima “impeccabile” (salvo occasionali alluvioni, che a ogni modo non contano perché sono, come ovunque, fatalità). Nelle poche ore di caligo che di tanto in tanto ci toccano, la frase che ci rilanciamo più spesso è: «Ma t’immagini passare così tutto l’autunno?». E rabbrividiamo nell’intimo, ringraziando il cielo per averci fatti nascere nel solo posto abitabile del nord Italia.

Per quanto antipatico, questo è, precisamente, il sentimento che ci attraversa quando siamo esposti alla nebbia: il sollievo metafisico di quelli a cui, nella vita, è andata proprio bene. Pensa quei poveretti in Padana. Chissà perché ci restano. Sarà per il lavoro, sennò non si spiega. Eh certo, lassù lavoro ce n’è più che qui… Però comunque che sfiga passar metà dell’anno all’umido, sai che reumatismi? E via dicendo.

In quanto genovese, plasmata fin nel midollo dalle strutture di sentimento di questa terra, solo di recente mi sono accorta di un paio di cose. La prima è che questo senso di sollievo cosmico s’apparenta, per inflessione, a quello dell’Occidente egemone quando, guardando al resto del mondo, pensa «Che fortuna esser nati nella terra della democrazia, del progresso e dell’industria!

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Alberto Giovanni Biuso: Esami

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Esami

di Alberto Giovanni Biuso

Qualche giorno fa ho svolto, insieme agli altri membri della commissione che presiedo, gli esami di Filosofia teoretica / Corso avanzato, vale a dire esami degli studenti del Corso magistrale in Scienze filosofiche, i quali dunque già possiedono una laurea triennale in Filosofia.

Prima di iniziare gli esami leggo agli studenti alcuni brani tratti dalle schede didattiche, le quali sono dei testi ufficiali – sono infatti pubblicate sul sito del Dipartimento – il cui contenuto è vincolante. In tali schede a proposito dei criteri di valutazione degli esami orali si legge questo:

«Saranno valutati:

– la capacità di leggere e interpretare i testi;

– la competenza linguistica;

– la capacità di riferire il contenuto dei testi alla tematica generale del corso;

– l’elaborazione critica e teoretica».

Se mi discostassi da tali criteri commetterei non soltanto una scorrettezza pedagogica ma anche un reato, visto che si tratta di un documento ufficiale e pubblico.

Tra le risposte che la commissione ha ascoltato in occasione dei recenti esami ci sono queste:

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Vincenzo Brandi: I deliri pseudo-tecnologici di Palantir e il nuovo imperialismo digitale

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I deliri pseudo-tecnologici di Palantir e il nuovo imperialismo digitale

di Vincenzo Brandi

Ha destato scalpore il manifesto in 22 punti tratto dal libro (“The New Technological Republic”) del noto Amministratore Delegato (CEO) della società di intelligenza artificiale, Palantir, Alex Karp, scritto insieme al collaboratore e co-fondatore della società, Nicolas Zamiska.

Vi si legge (punto 1) che l’élite ingegneristica della Silicon Valley (quella che ha creato i computer portatili, la rete internet, le grandi piattaforme digitali, e ora l’intelligenza artificiale) ha l’obbligo di partecipare alla difesa della nazione. Servire la nazione è un dovere universale anche per interventi militari all’estero (punti 6 e 7).

Sarà costruito hard-power sulla base di software, e armi sulla base dell’intelligenza artificiale (punti 4 e 5). La deterrenza atomica (come quella della Guerra Fredda basata sull’equilibrio del terrore atomico) è finita. Ora la deterrenza (punto 12) è basata sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale (che da ora in poi indicheremo con IA).

Ai punti 13 e 14 si esalta la potenza degli USA. Al p. 15 si parla di riarmare Germania e Giappone.

Al p, 17 si parla di lotta alla criminalità violenta e ai p. 16 e 18 si invitano i miliardari a intervenire in politica. Al p. 19 si invita a non usare prudenza e mediazione e al p. 22 si rifiuta un pluralismo vuoto e inclusivo.

Al p, 20 si invitava ad evitare l’intolleranza verso le credenze religiose.

Anche in altri punti del libro si moltiplicano gli appelli per un’uscita delle tecnologie prodotte dalla Silicon Valley da una loro (presunta) neutralità e si parla di culture inferiori da dominare.

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Luca Malgioglio: Cecità selettiva

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Cecità selettiva

di Luca Malgioglio

scuola.jpgGià da prima della sua uscita, il libro Contro la scuola neoliberale (Milano, Nottetempo, 2026), curato da Mimmo Cangiano, ha ricevuto attacchi al limite del grottesco; poco dopo è partita una vera e propria campagna contro il film D’istruzione pubblica, denuncia dello smantellamento neoliberale del nostro sistema di istruzione diretta da Federico Greco e Mirko Melchiorre. Va detto che le due opere, uscite in contemporanea, sono molto diverse tra loro, non solo, come è ovvio, nella scelta del mezzo utilizzato, ma anche nella lettura che si dà della crisi indotta nel sistema scuola in una fase estrema del capitalismo. Il punto però è un altro: al di là delle singole questioni, si ha l’impressione che il polverone sollevato contro entrambe le opere, soprattutto a partire da alcune bacheche social su cui i commenti rimbalzano con tag e citazioni reciproche, serva a far scomparire alcune questioni fondamentali, che in qualche modo vengono sollevate sia dal libro che dal film. Tra le tante di cui si potrebbe parlare, le più rilevanti mi sembrano queste:

 

1) Autonomia scolastica. È vero che esiste una lunga tradizione riconducibile a un pensiero di sinistra nel chiedere autonomia rispetto al centralismo statalista. Ma va detto chiaramente che l’”autonomia scolastica”, come ideologia e dispositivo normativo realizzato dal 1997 in poi, non ha assolutamente nulla a che fare con quell’idea di autonomia come libertà di sperimentazione didattica e pedagogica rispetto alle rigidità centralistiche invocata negli anni ’60 e ‘70. Quando si parla di autonomia, si utilizza con colpevole ambiguità la stessa parola per due cose completamente diverse, o per meglio dire opposte (basti pensare al contrasto insanabile tra collegialità scolastica e una figura di dirigente-dominus del tutto aliena rispetto alla natura e agli scopi dell’istruzione pubblica); e lo si è cominciato a fare all’epoca della “riforma” berlingueriana per far digerire a sinistra cose altrimenti improponibili. Prova ne sia il fatto che l’autonomia scolastica recepisce in pieno le indicazioni del pensiero economicistico neoliberista: all’epoca, e nemmeno troppo tra le righe, lo si ricavava dalle parole dello stesso Luigi Berlinguer.

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Alessandro Visalli: A partire da Patrick Bond, Sfatare il mito multipolare, la questione dei Brics. Parte Prima

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A partire da Patrick Bond, Sfatare il mito multipolare, la questione dei Brics. Parte Prima

di Alessandro Visalli

gang dei 4.jpgIn questo articolo compiremo un percorso in tre passi, come se attraversassimo degli ambienti fisici: tre stanze in sequenza per arrivare alla fine a una finestra dalla quale affacciarci.

Muoveremo nella prima stanza una lettura critica puntuale, di un interessante articolo[1] di Patrick Bond. In questo primo ambiente metteremo alla prova il suo frame analitico, nel secondo, lo confronteremo con il lavoro dei coniugi Patnaik. In questi primi due ambienti saranno presentate due versioni della ricezione contemporanea della Teoria della Dipendenza che fu oggetto di un mio libro nel 2020[2].

Nella terza stanza, la più ampia, finalmente esporremo un modello concettuale che può servire ad ampliare la percezione della dinamica Occidente/Brics. Lo scopo è di fornire le risorse analitiche per sfuggire al vicolo cieco nel quale, in modo diverso, mi pare ricadono sia Bond come i Patnaik nella loro ricerca di un “soggetto” di trasformazione. Soggetto che, nella forma da loro proposta, non esiste e non può esistere. Ovvero non può attivare la trasformazione del nostro mondo alla scala richiesta. Nello sviluppare questa critica utilizzo in parte risorse argomentative proposte in Classe e Partito[3].

La ragione della chiusura di Bond (e, per certi versi anche dei Patnaik) è che entrambi sono attivi politicamente nell’area di opposizione a due forme neoliberali che informano governi Brics. Si tratta di un atteggiamento più palese nel caso indiano, più mascherato in quello sudafricano. In particolare, il trauma di Bond, nato nel 1961, attivo nel ANC e nel primo governo Mandela, autore di testi importanti come Elite transition[4], e quindi deluso della direzione che il governo Sudafricano ha preso, di fronte alle sfide dello sviluppo di un paese altamente complesso e con ineguaglianze profonde, lo porta ad una postura molto comune. In sostanza si accontenta di aprire il conflitto sociale senza indicare alternative regolative e restando sostanzialmente sul gesto. Questa mossa, diversamente da quella dei Patnaik, risuona peraltro, e profondamente, con una certa linea critica del Marxismo Occidentale, oggetto dell’ultimo libro del noto storico e filosofo marxista Domenico Losurdo, Il marxismo occidentale[5], e testo centrale di una trilogia che rappresenta il suo lascito più importante[6].

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Carlos Javier Blanco Martín: L’Impero Occidentale: Il Grande Buco Nero

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L’Impero Occidentale: Il Grande Buco Nero

di Carlos Javier Blanco Martín

Rappresentazione artistica di un buco nero ultramassiccio con disco di accrescimentoIl tramonto dell’Impero d’Occidente sarà sanguinoso e porterà il mondo sull’orlo della distruzione.

Parlo dell’Impero Occidentale nel seguente senso: questo concetto consiste fondamentalmente in un nucleo centrale, gli Stati Uniti, e nella sua estensione, l’entità sionista. A sua volta, l’entità sionista, oltre a essere un’estensione, è una sorta di tumore duplicato che si annida nel cuore stesso del potere americano e, dal 1948, anche in Oriente.

L’entità sionista è comandata da sionisti cristiani ed ebrei sionisti sul lato americano, e da ebrei sionisti sul lato orientale.

La sua violenza fanatica e millenaristica, pseudo-religiosa, il perseguimento di programmi, piani e obiettivi di natura suprematista rendono questa entità un pericolo per gli stessi americani, in una parte del mondo, e un orrore per i popoli arabi (musulmani e cristiani), persiani e altri vicini nella parte orientale.

Questo Impero occidentale ha una cintura di alleati-vassalli , rappresentata dagli inglesi e da altre nazioni dominate dagli anglosassoni. Attualmente, durante il secondo mandato di Trump, è ormai chiaro che gli altri stati dell’Europa occidentale (Germania, Francia, Italia, Spagna, ecc.), dominati dall’UE autocratica, non godono del doppio status di alleati-vassalli , ma sono semplicemente vassalli.

Le reazioni dei leader europei alle frequenti umiliazioni trumpiane nel corso della guerra in Ucraina, in Iran e anche nel corso del genocidio a Gaza, in Cisgiordania e in Libano, non lasciano spazio a dubbi: gli europei occidentali sono sempre stati stati vassalli sin dalla sconfitta del nazismo nel 1945.

La sconfitta di questo regime mostruoso, guidato da Hitler, fu al tempo stesso la sconfitta di una civiltà in declino da decenni: la civiltà europea. I nazisti, e in particolare la fazione razzista hitleriana, dilapidarono completamente il potenziale egemonico della Germania e si scagliarono follemente contro la Russia.

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Jeko Calabrone: Il cloud ormai svolge un ruolo determinante nell’organizzazione del lavoro

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Il cloud ormai svolge un ruolo determinante nell’organizzazione del lavoro

di Jeko Calabrone

Per anni il cloud è stato raccontato come qualcosa di etereo, quasi neutro: una “nuvola” dove finiscono dati e applicazioni per far funzionare meglio aziende, servizi e pubbliche amministrazioni. Oggi quella nuvola ha un peso molto concreto. Decide dove si investe, chi lavora, con quali competenze e a quali condizioni. E soprattutto decide chi comanda.

In Europa, oltre il 60% del cloud è controllato da tre giganti statunitensi. Anche quando i server sono fisicamente sul territorio europeo, le piattaforme, il software e le scelte strategiche restano legate a interessi e leggi extra UE. È questo squilibrio che ha spinto Bruxelles a parlare sempre più esplicitamente di sovranità digitale”.

Ma dietro la parola “sovranità” non c’è solo il tema dei dati: c’è il futuro del lavoro in settori chiave come le telecomunicazioni.

Nel mondo TLC il cloud non è un’opzione tecnica fra tante. È diventato la base stessa delle reti, dei sistemi informativi, dei centri di controllo, della sicurezza informatica, dei servizi digitali e del customer care. Chi controlla il cloud controlla i processi e, sempre più spesso, anche l’organizzazione del lavoro: carichi, ritmi, priorità, strumenti di monitoraggio. Le decisioni non passano più solo dalle direzioni aziendali locali, ma da piattaforme globali che fissano standard uguali per tutti.

Il risultato è sotto gli occhi di chi lavora nel settore. Le aziende di telecomunicazioni hanno accelerato la migrazione verso i cloud delle Big Tech, riducendo competenze interne e aumentando esternalizzazioni e subappalti.

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Davide Malacaria: Iran. L’America fa un passo per ricominciare la guerra

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Iran. L’America fa un passo per ricominciare la guerra

di Davide Malacaria

Tel Aviv minaccia anche di riprendere in grande stile il genocidio di Gaza, abbandonando l’attuale modalità silenziosa, perché Hamas ha rifiutato la richiesta di disarmo avanzata dalla controparte (la milizia resta ferma sulle sue posizioni: riporrà le armi solo in parallelo al ritiro israeliano dalla Striscia, cosa che la controparte esclude dall’orizzonte…)

La decisione di Trump di ripristinare il traffico dello Stretto di Hormuz aiutando petroliere e navi merci a superare, sotto la supervisione delle forze armate statunitensi, lo sbarramento iraniano, allarma non poco perché ha tutta l’aria di un passo verso la ripresa delle ostilità.

Secondo la ricostruzione di Axios, giovedì scorso a un Trump sempre più frustrato dallo stallo sarebbe stato presentato un piano per riaprire lo Stretto con la forza, ma egli ha optato per un’iniziativa più soft, un piano in cui si prevede che le forze statunitensi aiutino “le navi battenti bandiera americana e altre navi commerciali ad attraversare lo Stretto, fornendo loro le dovute avvertenze su come evitare le mine e rimanendo pronte a intervenire in caso di attacco da parte dell’Iran”.

L’Iran ha prontamente dichiarato che il transito non autorizzato sarebbe stato intercettato e, a quanto pare, è già accaduto stamane, con le difese iraniane che avrebbero respinto un cacciatorpediniere che si apprestava a entrare nello Stretto colpendolo con due missili, notizia che però gli Stati Uniti hanno negato.

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Gianandrea Gaiani: Trump e il ritiro delle forze USA: forse non tutti i mali vengono per nuocere

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Trump e il ritiro delle forze USA: forse non tutti i mali vengono per nuocere

di Gianandrea Gaiani

Donald Trump continua a dare i voti in pagella agli (ex) alleati della NATO minacciando di colpire le nazioni meno ubbidienti ai suoi diktat con punizioni che variano dall’aumento degli immancabili dazi alla promessa di ritirare o ridurre le truppe e le basi militari statunitensi in Europa.

Tra i “cattivi” della NATO che secondo Trump non hanno aiutato gli USA nella guerra in Iran il mirino della Casa Bianca si è posato su Germania, Spagna e Italia.

Non sorprende che, come è sempre accaduto con tutte le amministrazioni statunitensi, il “bersaglio grosso” sia la Germania, locomotiva (n realtà un bel po’ acciaccata) dell’Europa. Al cancelliere Friederich Merz il presidente americano ha riservato un paio di “uno-due” da esperto boxeur per punirlo delle affermazioni sulla guerra all’Iran.

Con una lucidità che non sempre balena dai suoi discorsi, Merz ha affermato quello che è sotto gli occhi di tutti: gli Stati Uniti sono del tutto “privi di strategia per uscire dal conflitto in Iran”, aggiungendo che Teheran “sta umiliando un’intera nazione“, con riferimento agli USA.

Poiché Trump è implacabile nel punire il reato per lui più grave, quello di “lesa maestà”, al malcapitato Merz è stato prima annunciato il ritiro di almeno una parte dei 39 mila militari stanziati in una quarantina di basi sul territorio tedesco, poi impartito il severo consiglio di occuparsi “dell’Ucraina e del suo Paese in rovina” piuttosto che dell’Iran.

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Il Chimico Scettico: La storia, che non sapeva di essere finita -3

La storia, che non sapeva di essere finita -3

di Il Chimico Scettico

Il secondo decennio del XXI secolo in Italia è stato determinato dalle conseguenze del 2010. E a questo riguardo i dati sull’emigrazione degli italiani forniscono un segnale inequivocabile.

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