[CARC] 18 maggio sciopero generale! Nemmeno un chiodo per guerre e genocidio

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Newsletter n. 17 del 15 maggio 2026

18 maggio sciopero generale! Nemmeno un chiodo per guerre e genocidio

Lunedì 18 maggio sarà sciopero generale. Lo ha proclamato l’Usb raccogliendo l’appello lanciato dalla Global Sumud Flotilla dopo l’abbordaggio illegale a largo delle coste di Creta di alcune delle sue barche da parte della marina sionista nella notte tra il 29 e il 30 aprile.

Nemmeno un chiodo per guerre e genocidio è la parola d’ordine lanciata con l’obiettivo di bloccare ancora il paese in solidarietà alla Global Sumud Flotilla e al popolo palestinese. È la parola d’ordine che racchiude le aspirazioni di tanti lavoratori che si oppongono alla collaborazione dell’Italia con le guerre degli imperialisti Usa, sionisti, Ue e col genocidio in corso in Palestina. Ma è soprattutto una parola d’ordine che parla ai lavoratori perché sono quelli che hanno la forza di portare il paese fuori dalla Terza guerra mondiale.

Sono loro che producono beni e servizi, che mandano avanti il paese e la sua economia, la sua funzionalità. Sono loro quindi quelli che possono bloccare questo ingranaggio. Quelli che in ogni azienda, scuola e ospedale possono rendere vivo e applicato l’articolo 11 della Costituzione italiana.

Per la giornata della Nakba – cacciamo agenti sionisti e guerrafondai dal paese 

Il 15 maggio cade il settantottesimo anniversario della Nakba. Il 15 maggio del 1948 le forze sioniste guidate da Ben Gurion autoproclamarono la costituzione dello stato d’Israele e dettero impulso, con il piano Dalet, all’espulsione della popolazione palestinese da città, villaggi e campagne. Il popolo palestinese vide le proprie case e le proprie terre requisite, villaggi e città saccheggiate e circa 800.000 palestinesi furono costretti a fuggire dalla propria patria ed espulsi dai territori autoproclamati “stato d’Israele”.

Da 78 anni il popolo palestinese resiste eroicamente all’occupazione dei criminali sionisti, oggi resiste a un genocidio dispiegato che avviene in diretta mondiale. Da 78 anni la Resistenza palestinese parla alle masse popolari e ai popoli del mondo. Insegnando loro che se c’è chi la promuove ed è deciso a vincere, la resistenza si sviluppa e vince. Quali che siano le condizioni della lotta imposte dal nemico, quale che sia la forza e la ferocia del nemico. 

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Parteggio. Appello alla solidarietà contro la repressione e alla mobilitazione per un governo che attua la Costituzione

Attestati e messaggi di solidarietà contro il teorema terrorismo

Appello alla sottoscrizione economica

“Spendiamo alcune parole sull’aggravante di aver coinvolto un minorenne nella rete terroristica.

Alla Procura di Napoli, al dottor Maurizio De Marco, ai suoi mandanti e ai suoi consiglieri appare come una grave colpa che i comunisti curino la formazione dei giovani, dei “minorenni”. La formazione ideologica, politica, pratica, organizzativa, scolastica e culturale. Sono molto indulgenti, se non persino favorevoli, rispetto al fatto che ai bambini e ai ragazzi del nostro paese sia imposta la presenza dell’Esercito e delle Forze dell’Ordine nelle scuole, sia imposta la propaganda bellica, siano presentate come opportunità la possibilità di partecipare alla Fiera delle armi o alle lezioni di ginnastica militare. Sono indulgenti rispetto al fatto che i ragazzi e le ragazze – minorenni – siano spediti a svolgere l’alternanza scuola lavoro nelle industrie della filiera bellica o in qualche altro stabilimento dove a volte ci lasciano la vita”.

L’inchiesta per terrorismo è una goffa marchetta al governo dei servi degli imperialisti Usa, dei sionisti e dei nostalgici del Ventennio.

Per quanto ci riguarda continueremo a lottare per un governo di emergenza popolare che attua la Costituzione, a formare alla lotta di classe e alla lotta politica i giovani e le giovani delle masse popolari, a prenderci la responsabilità del presente in cui vivono e del futuro in cui vivranno.

Con le perquisizioni la polizia politica si è presa telefoni e pc: con la scusa delle indagini ostacolano il nostro lavoro. Chi vuole può esprimere concretamente solidarietà contro questo attacco all’agibilità politica con una sottoscrizione economica per ricomprare le attrezzature rubate con l’inchiesta. Qui il modulo

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Sul numero 5/2026 di Resistenza

Editoriale. Alimentare l’incendio. E voi che piani avete per la primavera?

Compagni e compagne, non saremo noi a dirvi che viviamo in tempi bui, perché questo lo sapete già. Anzi, tutti quelli che si limitano a ripeterlo e a descrivere la barbarie che dilaga sono, loro malgrado, parte del problema. Perché non è la denuncia del cattivo presente ad accendere la scintilla che incendia la prateria, serve la prospettiva della riscossa.

Noi vi diciamo che è proprio nei tempi bui che si accende la scintilla della riscossa. È in tempi di guerra che si fa la rivoluzione. Diciamo che la rivoluzione socialista va fatta, ma diciamo anche che farla è possibile.

Noi diciamo che la rivoluzione socialista non scoppia: è un processo che inizia quando qualcuno, i comunisti, lo fa iniziare e che si sviluppa quando la parte più generosa, combattiva, lungimirante e responsabile delle masse popolari si unisce e ne diventa protagonista. Serve un piano per costruirla. Questo insegna il patrimonio teorico e pratico del movimento comunista.

I comunisti e le masse popolari italiane instaureranno il socialismo. Non è un dogma, è una certezza granitica: il superamento del capitalismo, l’instaurazione del socialismo e l’avanzamento verso il comunismo sono una necessità oggettiva per l’umanità.

La barbarie in cui viviamo è effetto degli ostacoli che la borghesia imperialista oppone a questo sviluppo naturale della società.

Instaureremo il socialismo come conseguenza delle immani distruzioni della Terza guerra mondiale promossa dagli imperialisti Usa, sionisti e Ue oppure come azione preventiva che impedisce lo sviluppo della Terza guerra mondiale: “o la rivoluzione previene la guerra oppure la guerra genera la rivoluzione”.

L’obiettivo immediato è fare la rivoluzione socialista per sbarrare la strada alla Terza guerra mondiale.

È l’intenzione che decide. Non c’è niente da chiedere al governo Meloni. Va solo cacciato

Il governo Meloni galleggia e imbarca acqua. Il Pd e le forze del campo largo fanno di tutto per tenerlo a galla anziché affondarlo.

Se in questo paese esiste un’opposizione politica degna di questo nome essa è fuori dai palazzi, è il movimento popolare e sono gli organismi che lo promuovono. Per quanto ancora diviso, contraddittorio e disordinato è la sola forza oggettivamente accomunata dall’obiettivo di affondare il governo.

Tuttavia il movimento popolare è ancora politicamente influenzato dalle concezioni del Pd e dei suoi cespugli di sinistra. E questo comporta alcune cose.

Comporta che nei suoi promotori prevale la sfiducia di riuscire ad affondare il governo Meloni senza una “sponda politica” che li sostiene (il sostegno del Pd e dei suoi cespugli di sinistra).

Comporta che nel movimento popolare si fa strada la convinzione che il governo Meloni può essere cacciato solo con le prossime elezioni.

Comporta la rassegnazione al fatto che, affondato il governo Meloni, il governo che lo sostituirà sarà formato dal Pd e dai suoi cespugli di sinistra e di destra. E poiché il Pd ha lo stesso programma del governo Meloni, la rassegnazione di passare dalla padella alla brace prenderà rapidamente il posto dell’entusiasmo per essersi liberati dal governo dei nostalgici del Ventennio.

In ragione dell’influenza politica del Pd e dei suoi cespugli di sinistra, il movimento popolare è frenato, la sua reale forza non si dispiega e gli organismi che lo promuovono sono inibiti dall’assumere fino in fondo e coscientemente il ruolo e la responsabilità che oggettivamente già hanno.

25 Aprile. Una disfatta per i sionisti e per i loro servi nelle Larghe Intese

Una visione d’insieme della giornata del 25 Aprile restituisce l’immagine di una mobilitazione diffusa e capillare. Questa non è una novità, è una conferma. C’è una consistente parte delle masse popolari che mantiene un legame vivo con la Resistenza, con la Liberazione, con la memoria dei partigiani e delle partigiane e i loro valori.

Non è una cosa scontata. Decenni di propaganda martellante per trasformare il 25 Aprile in una ricorrenza di unità nazionale e conciliazione, per trasformarla da Festa della Liberazione a “festa della libertà” (sic!), decenni di governi revisionisti che si sono alternati con governi nostalgici del Ventennio non hanno soffocato il valore e il senso del 25 Aprile. Questo è un primo dato di fatto.

Nelle grandi città come nei paesi di provincia ci hanno pensato le masse popolari a riaffermare il valore della Liberazione, contestando, e in alcuni casi cacciando, gli usurpatori del 25 Aprile, gli sciacalli guerrafondai, i sionisti, i sostenitori della Nato e degli Usa.

Una visione più particolareggiata della giornata del 25 Aprile consente di individuare alcuni dei nodi politici che sono venuti al pettine.

Se la legalità è copertura per un colpo di mano…

Come funziona la strategia della tensione lo sappiamo. Anche se ci sono fior di intellettuali e di analisti che spacciano gli anni Settanta per un capitolo chiuso, gli anni Settanta sono letteralmente “ieri”. La stagione della strategia della tensione e delle trame dello Stato, pertanto, la conosciamo.

Anche se c’è uno stuolo di mestatori e propagandisti che cerca di accomunare e derubricare tutto sotto l’unico termine “terrorismo”, come sono andate le cose lo sappiamo in tanti.

In tanti hanno le immagini della strage di Piazza Fontana, della Stazione di Bologna, di Piazza della Loggia, dell’Italicus impresse nella memoria. Alcuni anche sul corpo. Alcuni hanno perso amici e familiari e altri sono nipoti e figli di chi è morto.

Il terrorismo non è mai stato lo scontro fra opposti estremismi – “rossi” e “neri” – con lo Stato che faceva da arbitro.

Il terrorismo e la strategia della tensione sono stati il frutto dell’iniziativa cosciente, pianificata, diretta ed eseguita da una parte delle istituzioni di questo paese, nazionali e sovranazionali, per soffocare il movimento rivoluzionario e fiaccare il movimento popolare. È successo, letteralmente, ieri.

La stagione delle trame è il periodo in cui l’attività delle istituzioni della Repubblica Pontificia è passata dall’essere sotto traccia all’essere evidente, aperta, dispiegata su ampia scala.

Le strutture della Nato hanno operato con i servizi segreti, con i vertici dei carabinieri, con la magistratura, con le organizzazioni neofasciste e con il sistema mediatico per condurre attentati e addossare la responsabilità al movimento rivoluzionario. E quando non sono riusciti ad addossare la responsabilità al movimento rivoluzionario hanno comunque perseguito e ottenuto l’obiettivo di terrorizzare le masse popolari.

Lo sappiamo in tanti. Ci sono anche decine di migliaia di pagine di atti giudiziari che lo dimostrano, benché le sentenze abbiano – ma è parte della strategia della tensione e dei suoi sviluppi – in gran parte omesso il ruolo delle istituzioni nazionali e sovranazionali.

Pertanto, come funziona la strategia della tensione lo sappiamo tutti, nel movimento rivoluzionario; lo sanno in tanti nel movimento comunista, nei vertici dei sindacati di base, fra gli organismi operai e popolari, nei movimenti. E lo sanno anche molti che oggi siedono in parlamento o occupano posti – è irrilevante il peso – nelle istituzioni.

L’attentato del 25 Aprile a Roma contro due attivisti dell’Anpi non è una ragazzata. Non è una manifestazione degli opposti estremismi. È invece il segnale che una parte delle istituzioni di questo paese è disponibile e disposta a tramare e ad agire per riaprire su ampia scala una nuova stagione della strategia della tensione.

La colonia di Israele sta collassando

Con l’inizio della “soluzione finale” contro il popolo palestinese a partire dal 7 ottobre del 2023, i sionisti hanno innescato anche l’inesorabile declino dello Stato d’Israele. Il moltiplicarsi dei fronti di guerra, le sconfitte inflitte ai sionisti dall’Asse della Resistenza, il crescente isolamento internazionale e il boicottaggio globale ne hanno aggravato la crisi.

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Tesseramento

Il mondo dei padroni è in fiamme, viviamo in un’epoca di sconvolgimenti, di guerre e di rivoluzioni.
Viviamo un’epoca in cui non serve la fede, ma la fiducia. Fiducia nella forza delle masse popolari e fiducia nel fatto che il movimento comunista che rinasce avrà la capacità e la forza di superare i limiti e di correggere gli errori per i quali non è mai stata fatta la rivoluzione socialista in un paese imperialista.
Possiamo farlo noi? Dobbiamo farlo noi.
Quello che chiediamo a chi ha la falce e il martello nel cuore, a chi si sente rivoluzionario, a chi aspira al comunismo è di dare uno schiaffo allo scetticismo e aderire al P.Carc. Quello che gli proponiamo è rompere gli indugi e aderire al P.Carc per portare le proprie energie e metterle al servizio delle mille attività che il P.Carc conduce. Sono tante per elencarle tutte, ma è certo che c’è un posto di combattimento per tutti e che il contributo di ognuno è prezioso.

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Milano, 15 maggio 2026

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