Il meglio della settimana di InsideOver
Caro lettore, Cara lettrice,
Questa setttimana Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha apertamente incoraggiato la migrazione forzata dei palestinesi da Gaza e Cisgiordania verso il Libano, dichiarando: “Abbiamo i piani giusti per incoraggiare la migrazione da Gaza e per attuare la migrazione anche dalla Cisgiordania.” Sulla stessa linea il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che ha rilanciato il progetto di integrazione totale dei territori occupati sostenendo che “l’intera Terra di Israele è nostra” e chiedendo l’eliminazione delle distinzioni tra aree A, B e C in Cisgiordania. Nel frattempo Israele continua a violare quotidianamente il cessate il fuoco entrato in vigore nell’ottobre 2025 a Gaza. Dall’inizio della tregua almeno 1.000 persone sono state uccise e altre 2.486 ferite.
Nel 2019 Ottawa impose restrizioni all’export militare verso la Turchia dopo l’operazione turca nel nord della Siria. Le misure colpirono direttamente aziende come Baykar e Turkish Aerospace Industries, allora dipendenti da componentistica canadese per i propri droni. Oggi, sette anni dopo, il quadro si è completamente ribaltato.
Il Canada starebbe infatti valutando l’acquisto proprio dei droni turchi precedentemente sanzionati, in particolare piattaforme MALE (medium-altitude, long-endurance) da impiegare in missioni di sorveglianza.
Nel frattempo Ankara ha costruito una filiera nazionale autonoma e si è trasformata in uno dei principali esportatori mondiali di droni militari.
Il 3 aprile 2026 Italia, Germania, Spagna, Austria e Portogallo avevano chiesto formalmente alla Commissione Europea di introdurre una tassa sugli extraprofitti delle compagnie energetiche per contenere l’impatto economico della crisi scatenata dal conflitto USA-Iran. La risposta di Bruxelles, arrivata con il pacchetto “AccelerateEU”, è stata negativa.
La Commissione ha escluso la possibilità di una tassazione comune, motivando la scelta con l’assenza di consenso unanime nel Consiglio UE e con le resistenze di Paesi come Repubblica Ceca e Slovenia, contrari a cedere autonomia fiscale. La decisione priva però l’Unione di una potenziale fonte di entrate necessaria per affrontare l’aumento dei costi energetici e sostenere famiglie e bilanci pubblici.
La crisi energetica cubana continua ad aggravarsi.
Dopo il blocco imposto dagli Stati Uniti a gennaio sulle forniture di diesel e olio combustibile, l’isola affronta blackout diffusi e gravi difficoltà che colpiscono anche il sistema sanitario. Washington ha annunciato un pacchetto di “assistenza umanitaria” da 100 milioni di dollari, specificando però che gli aiuti saranno gestiti da ONG considerate affidabili e dalla Chiesa cattolica, bypassando lo Stato cubano. Una strategia che combina pressione economica e apertura negoziale controllata. Nel frattempo il governo di Miguel Díaz-Canel appare sempre più esposto: le proteste per i blackout e la scarsità di carburante si moltiplicano mentre cresce la fragilità interna del sistema.
In questo contesto si inserisce anche la visita all’Avana del direttore della CIA John Ratcliffe, che avrebbe incontrato vertici della sicurezza cubana trasmettendo direttamente le condizioni dell’amministrazione Trump per eventuali aperture diplomatiche.
Per questa settimana è tutto,
Ci sentiamo il prossimo sabato
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