“Si parla molto di Costituzione, ma come passare dalle parole ai fatti?”

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La verifica che stiamo facendo sul terreno per capire come i tanti discorsi sulla attuazione della Costituzione possano diventare un programma di vera alternativa al governo Meloni non ci porta ad essere ottimisti.

I segnali registrati sono molti, ma manca ancora una spinta unitaria vera che possa raccogliere le forze che credono nel progetto costituzionale e sia in grado di lanciare la sfida a quelli che per il 2027 propongono un’alternativa al governo di centro destra senza cambiare la sostanza della situazione.

C’è insomma una discrepanza tra coscienza oggettiva e consapevolezza soggettiva di svolgere un ruolo attivo per condizionare la situazione. Man mano che la scadenza elettorale del 2027 si avvicina, la concorrenza si fa frenetica e confusa. Si parla solo di nuova legge elettorale e di primarie e non è un caso perchè chi rimanda la discussione sul programma spera che l’emergenza dell’ultimo momento con lo slogan Meloni o non Meloni ci faccia dimenticare i contenuti dell’alternativa. Anche la politica dello ‘ascolto’, inaugurata per dare l’idea che si tengono in conto le istanze della gente, non è affatto garanzia sui programmi.

Allora, delle due l’una. O ci rassegniamo all’inevitabile, cioè a un’alternativa stile PD, oppure ci mettiamo in testa di lavorare alla costruzione di un movimento di base che con una piattaforma costituzionale raccolga quel settore importante della società italiana che esige una vera svolta progressista nel governo di questo paese. Non è, per essere chiari, la proposta della solita listarella di una sinistra dallo zero virgola, ma qualcosa che rappresenti una svolta radicale rispetto a un passato di sconfitte.

E’ possibile che stavolta le cose vadano diversamente? I segnali ci sono. Bisogna tentare e avere una capacità innovativa rispetto alla tradizione minoritaria che ha sempre caratterizzato il popolo della contestazione.

Quali sono le cose che bisogna evidenziare nel progetto che tende a coinvolgere una sinistra che esprime valori solidi rispetto a una serie di questioni che diventano dirimenti sulla scelta da fare? Per cominciare, deve essere chiaro che una piattaforma di alternativa costituzionale deve essere ancorata alla convinzione che si tratta di qualcosa di ben diverso da una alternativa di tipo ideologico, che non è nell’ordine delle cose. La piattaforma costituzionale è un progetto unitario, il punto di sintesi per tutti coloro che ritengono che la realizzazione dei principi della Costituzione Repub­bli­ca­na sia la base dell’avanzamento della società italiana. Contro la destra dunque, ma anche contro l’euro-imperialismo comunque mascherato e anche contro un velleitarismo radicale che non ha forza nella società italiana e risulta sempre espressione minoritaria.

La domanda da farsi allora è se esistono le condizioni storiche per un passaggio concreto che affermi questa prospettiva. Noi siamo convinti di sì, o perlomeno che bisogna provarci seriamente. In primo luogo perchè il governo Meloni ha determinato una reazione democratica e antifascista che si è espressa con la vittoria nel referendum sulla giustizia, eppoi perché – nonostante le sconfitte – il renzismo, il draghismo e i nuovi tentativi di portare in prima posizione come alternativa il centro politico cozzano contro una cultura costituzionale e resistenziale che è rimasta un fattore di coscienza storica in buona parte del popolo italiano e le esperienze di centrosinistra hanno tentato di devastarlo senza riuscirci. Inoltre rimane il fatto fondamentale che senza fare i conti con il popolo della sinistra progressista non si può vincere. Su questo il PD non si illuda.

Di questo, appunto, devono convincersi i neocentristi e questo va detto dunque chiaramente a chi parla di alternativa. Per essere convincente l’alternativa deve prevedere alcune cose essenziali su cui siamo tutti d’accordo: il blocco dell’aumento delle spese militari, il rifiuto dell’uso delle basi per le guerre americane, lo stop al finanziamento del massacro in Ucraina, l’isolamento del regime genocida di Israele. Sul piano della politica interna, ridare spazio alle esigenze sociali senza trovare palliativi di poco conto, riorganizzare l’economia e le relazioni internazionali tenendo conto dello sviluppo economico dell’Italia con finalità sociali, come prevede appunto la Costituzione.

Due le condizioni per andare avanti su questa strada: sviluppare l’unità del movimento costituzionale ed essere animati da uno spirito giacobino determinato a sfruttare la situazione per vincere.

 

Forum Italiano dei Comunisti – 19/05/2026

forumdeicomunisti.it/edit109_dalle_parole_ai_fatti.html

 


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