Forum Italiano dei Comunisti

“Scioperi virtuali: a chi servono?”

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Calato il polverone suscitato dai drammatici avvenimenti di Gaza dove qualcuno si è infilato pensando di lucrarci sopra, la realtà ha riportato le cose nel loro alveo naturale, nella loro vera ragione di essere.

La critica rivolta alla USB dal SI Cobas è quella di aver rifiutato un rapporto unitario per la proclamazione dello sciopero generale che diverse sigle del sindacalismo di base avevano fissato per il 29 maggio che è la data, appunto, dello sciopero unitario CUB, SGB, ADL, SI COBAS, USI.

Bisogna dire, a onor del vero, che non è la prima volta che le varie sigle del sindacalismo di base si dividono nel proclamare scioperi che vengono definiti ‘generali’, ma interessano solo gruppi ristretti di lavoratori, per cui menare scandalo per un comportamento ritenuto settario non ha molto senso. Semmai bisogna aprire una discussione sul vertenzialismo, cioè sul il modo di intendere le lotte e il raggiungimento dell’obiettivo che caratterizza coloro che si ritengono mandatari della base, cioè dei lavoratori.

In primo luogo va evidenziata l’anomalia del fatto che chi considera il sindacalismo di base uno strumento unitario per i lavoratori, che si contrappone al sindacato delle tessere e del controllo dei vertici, non trovi naturale rapportarsi a strutture sindacali che hanno la stessa caratteristica. Ma cosa c’è dietro questa anomalia? La domanda è puramente retorica perché, più volte sollecitati, i sindacati di base non hanno mai voluto aderire a un codice di comportamento che obblighi chi vuole rappresentare la base ad essere vincolato a un principio oggettivo che è l’unita’ dei lavoratori nella rappresentanza dei propri interessi.

Se esistono tre confederazioni, CGIL, CISL e UIL, non è un caso, ma dipende dalla volontà politica delle forze padronali che vogliono tenere divisa la forza dei lavoratori. Allo slogan ‘uniti si vince’, le forze padronali contrappongono gli steccati tra lavoratori per piegarli alle loro esigenze. Le considerazioni fatte dal Si Cobas sulla mancanza di spirito unitario per la convocazione di uno sciopero sono dunque corrette e certi comportamenti autoreferenziali vanno stigmatizzati sempre e dovunque si manifestino. Ma alla base della questione c’è un convitato di pietra che impone un ragionamento politico sulla divisione del sindacalismo di base nel proclamare lo ‘sciopero generale’. Si tratta, in sintesi, di capire una cosa che sembra ovvia, ma che evidentemente ovvia non è: la partecipazione dei lavoratori alle decisioni, alla lotta, al rapporto tra questa e il raggiungimento dell’obiettivo.

A questo bisogna rispondere con estrema onestà. Uno sciopero generale ha senso se i lavoratori, nell’insieme delle categorie, rispondono in massa e non può essere uno sciopero dimostrativo. Uno sciopero generale deve avere forza politica e capacità di perseguire l’obiettivo e su questo terreno bisogna anche battere la demagogia landiniana che evita le lotte vere e fa da copertura sindacale al PD.

Bisogna quindi evitare il virtualismo degli scioperi, creare le condizioni della partecipazione unitaria dei lavoratori alle lotte e perseguire con forza l’obiettivo. Ci sembra – scusate il gioco di parole – il minimo sindacale per un sindacalismo di base.

 

Forum Italiano dei Comunisti – 25/05/2026

 

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Nel sindacalismo di base si apre il dibattito
sugli scioperi virtuali

Dal SI Cobas

Lo sciopero-flop dell’USB: il separatismo e le logiche di orticello non pagano

Per noi rivoluzionari, il fallimento di uno sciopero non è mai una buona notizia, anzi! Tanto più se si tratta, ed è questo il caso, di uno sciopero convocato su temi riguardanti la guerra e su una piattaforma rivendicativa che è in buona parte condivisibile.
Ciò premesso, è innegabile che lo sciopero “generale” proclamato da USB nella giornata di ieri, 18 maggio, si sia rivelato un flop, con adesioni scarsissime non solo nel settore privato, ma anche in quel pubblico impiego che ha sempre costituito la principale roccaforte di quel sindacato: i dati provvisori parlano di meno dell’1% di adesione in tutto il settore pubblico, e di appena l’1,1% nella scuola, cioè la categoria che negli scioperi generali del 22 settembre e 3 del ottobre 2025 aveva registrato percentuali di adesione di oltre dieci volte superiori, caratterizzandosi come il comparto pubblico più sensibile e combattivo nell’opposizione alla guerra e nel sostegno alla resistenza del popolo palestinese. Ancora più eloquente il dato del trasporto pubblico locale e nazionale, laddove nelle principali città le percentuali di adesione allo sciopero sono state modeste, e in alcuni casi nulle.
Non difforme il dato delle piazze, su cui Usb ha sempre puntato (soprattutto negli ultimi mesi) per mascherare i bassi tassi di adesione agli scioperi grazie al sostegno attivo della propria area politica di riferimento (Potere al popolo, Cambiare Rotta, ex-Opg) nelle manifestazioni indette a ridosso degli scioperi generali: poche centinaia in corteo non solo a Milano (foto qui) e a Napoli, ma anche nella stessa Roma.
I massimi dirigenti di Usb (e delle sue propaggini politiche e sociali) potrebbero risponderci di essere ben consapevoli che questo sciopero cadeva in un periodo di riflusso oggettivo delle mobilitazioni, ma di essere stati spinti a proclamarlo a seguito della ripartenza della Global Sumud Flotilla e del probabile sequestro dei suoi attivisti operato in questi giorni da Israele in acque internazionali.

Si tratterebbe, però, di una “giustificazione” insostenibile che cozza con la realtà dei fatti e con il dibattito che si è sviluppato nelle scorse settimane nell’intero panorama del sindacalismo di base.

Da oltre due mesi si è infatti aperto un confronto tra la gran parte delle sigle extra-confederali sulla necessità di giungere a un nuovo sciopero generale entro la primavera: una necessità che doveva fare i conti con il clima tutt’altro che effervescente sui luoghi di lavoro, ma era resa ancor più urgente dall’escalation bellica in Iran e in Medio Oriente, dall’impatto pesantissimo che la guerra sta producendo e produrrà sulle condizioni di vita e sui salari di milioni di lavoratori, e in ultimo dall’inasprimento dei dispositivi repressivi attuati dal governo Meloni contro le lotte sindacali e sociali (su tutti i nuovi decreti-sicurezza e l’infame delibera della Commissione anti-sciopero per bloccare sul nascere le lotte nella logistica).

A questo confronto, lanciato dalla Cub con lo scopo di giungere a uno sciopero generale unitario e al quale hanno fin da subito aderito SI Cobas, SGB, ADL Varese, le due USI, Cobas e altre sigle, e aperto anche alle reti di sostegno alla Palestina e a varie realtà di movimento, era stata invitata più volte formalmente anche Usb, che si è sottratta puntualmente agli inviti.

In un primo momento, la gran parte dei sindacati aveva convocato lo sciopero per il giorno 15 maggio, raccogliendo l’appello di Udap, GPI e reti di sostegno alla Palestina le quali avevano indetto la manifestazione nazionale del 16 maggio a Milano in occasione dell’anniversario della Nakba; ma hanno poi dovuto ripiegare sulla data del 29 maggio a seguito della sfilza di limitazioni imposte dalla Commissione di garanzia per via del cosiddetto “divieto di rarefazione oggettiva” (cioè il divieto di proclamare scioperi nella stessa categoria nella settimana precedente e successiva a un’altra indizione) che avrebbe impedito di scioperare in alcuni settori pubblici “essenziali” (tra cui la scuola e il trasporto aereo).

Fino a inizio maggio Usb, tenendosi ben lontana dal confronto con il resto del sindacalismo di base, aveva dichiarato che non vi erano le condizioni per uno sciopero generale in primavera per via della scarsa disponibilità dei lavoratori, e che avrebbe perciò ripiegato su scioperi di categoria quale quello dei Porti, indetto lo scorso 7 maggio sul tema del lavoro usurante (molto sentito da questa componente operaia). Poi d’improvviso 2 settimane fa, a seguito degli appelli provenienti dalla Global Sumud Flotilla, ha preso parte agli ultimi due incontri online, nei quali ha “inspiegabilmente” rigettato sia la proposta di convergere sulla data unitaria del 29 maggio, sia quella (formulata soprattutto dal SI Cobas) di ri-anticipare lo sciopero generale al 15 maggio in modo da accogliere unitariamente le sollecitazioni delle reti solidali con la Palestina.

I risultati di questo arroccamento identitario sono purtroppo sotto gli occhi di tutti: la sindrome dell’”autosufficienza” e l’ostinato separatismo di Usb, che a settembre e ottobre scorsi avevano “pagato” in termini di immagine grazie alla grande visibilità mediatica dei portuali di Genova e Livorno nella campagna contro il traffico di armi dirette a Israele e nel contesto di una mobilitazione di massa contro il genocidio a Gaza (ma che anche in quelle occasioni aveva depotenziato non poco il carattere unitario e plurale degli scioperi sui luoghi di lavoro), oggi, con il movimento in fase di risacca, svela tutta la sua inconsistenza e autoreferenzialità politica – in chiave, in ultima analisi, elettoralistica.

Tale condotta separatista oggettivamente indebolisce anche lo sciopero generale unitario proclamato per il prossimo 29 maggio da Cub, SI Cobas, SGB, Adl Varese, USI Cit e USI 1912: uno sciopero coraggioso, e che proprio per questo chiama alla massima mobilitazione e al massimo sostegno quanti/e intendono opporsi realmente ai piani di guerra, di riarmo e di complicità col genocidio sionista del governo Meloni, e rilanciare una battaglia generale contro lo sfruttamento, la repressione, le misure anti-sciopero, per un pieno recupero del potere d’acquisto dei salari e per lo sviluppo dell’organizzazione operaia sui luoghi di lavoro.

 

 

Una proposta della CUB di Torino

 

Se vogliamo rompere la ritualità della lotta sindacale e preparare il terreno a una nuova fase di unità e di azione, a mio parere, dobbiamo puntare:

1) a modificare la normativa della 146/90 che impedisce un libero dispiegamento delle vertenze imponendo una gabbia di modalità che ne riducono fortemente l’efficacia;

2) a elaborare una piattaforma di lotta ampiamente discussa con i lavoratori e in modo unitario sul salario, il suo recupero annuale e su un sistema di tassazione che blocchi il fiscal drag.

A Torino la CUB proporrà un’assemblea unitaria di tutto il sindacalismo e lancerà una sfida al segretario della CGIL a mettere in pratica ciò che ripete in pubblico, ma non si traduce in lotte.

 

Luigi Casali

 


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