Quando i compagni del PCUP hanno lanciato la proposta di creare un tavolo di confronto tra comunisti per arrivare alla formazione di un’Assemblea permanente che fosse in grado di creare il terreno di collaborazione nell’area comunista, abbiamo condiviso l’ipotesi e manifestato la disponibilità a partecipare.
In un confronto recente, in previsione di un primo incontro previsto per l’11 giugno, abbiamo però chiesto al PCUP che si mettessero in chiaro, in un comunicato congiunto, due cose che riteniamo essenziali: primo, evitare di trovarci di fronte ad ammucchiate che nascono su un terreno di ambiguità politica e che servono solo a dare l’immagine di uno sviluppo organizzativo che non pone le basi effettive per una prospettiva comune e, in secondo luogo, che non si dia vita a un’operatività immediata finchè non si individui un retroterra sufficientemente solido per affrontare i passaggi che si vogliono intraprendere sul terreno politico, sindacale e sociale.
Sulle due questioni non abbiamo ricevuto le risposte che ci aspettavamo, nonostante questo però non ci sottrarremo al confronto dell’11 dove esporremo in maniera articolata il nostro punto di vista. In via preliminare ne riassumiamo qui il contenuto.
Sul carattere di un’assemblea comunista permanente, che pure deve essere concepita in modo da raccogliere il maggior numero di compagni e compagne, deve essere chiaro che ci si debba rivolgere a coloro che in questi decenni hanno partecipato a una battaglia, variamente organizzata, per riaffermare il valore storico di quella esperienza comunista di cui Gramsci e Togliatti sono stati la massima espressione (a proposito di questo, nel mese di giugno, è previsto un incontro nazionale aperto a tutti). Questo significa, in termini concreti, che l’appello all’unità non è rivolto a quei ‘comunismi’ che in maniera inconcludente hanno occupato la scena in questi decenni, bensì a quelle esperienze che si sono mosse nella direzione giusta anche se il risultato non ha portato ancora alla formazione di un’organizzazione comunista all’altezza dei problemi che si pongono sul terreno della lotta politica e di classe in Italia.
La formazione di un’assemblea permanente serve appunto a fare un bilancio e capire quali sono le cose che non hanno funzionato e e da qui partire per adeguare un lavoro di costruzione unitaria. Non è possibile saltare questa verifica se non vogliamo apparire un’assemblea di reduci che ritentano avventure senza aver capito la lezione. Questo riguarda non solo le questioni generali, che attengono all’asse strategico di un partito che si definisce comunista, ma anche quella che viene chiamata unità d’azione, la quale non può prescindere da una ricognizione sul terreno concreto dei problemi che si vogliono affrontare e sui quali i comunisti sono rimasti a rimorchio di un movimentismo politico e sociale che ha agito alla superficie dei problemi proprio per la mancanza di un’organizzazione comunista adeguata.
Insomma, discutiamo seriamente senza fughe in avanti e rendiamo il percorso qualcosa di reale che non sia la rappresentazione di noi stessi. Soprattutto cerchiamo di rendere la parola comunismo non un concetto virtuale ma un movimento reale che trasforma lo stato di cose presente. Il P.C.I di Gramsci e di Togliatti è stato questo.
Forum Italiano dei Comunisti – 02/06/2026
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