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[SinistraInRete] Giuseppe Gagliano: Europa e Russia: il negoziatore impossibile

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A Bruxelles esiste una funzione di cui tutti parlano e che nessuno, in realtà, può esercitare: quella di un eventuale inviato europeo incaricato di negoziare con la Russia.

Giuseppe Gagliano: Europa e Russia: il negoziatore impossibile

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Europa e Russia: il negoziatore impossibile

di Giuseppe Gagliano

48dfa6973630a70847f6a975204f330f 1733060933 extra largeLa sedia vuota di Bruxelles

A Bruxelles esiste una funzione di cui tutti parlano e che nessuno, in realtà, può esercitare: quella di un eventuale inviato europeo incaricato di negoziare con la Russia. Il problema non è trovare un diplomatico esperto, un ex capo di Stato o una personalità capace di parlare con Mosca. Il problema è più profondo: il mandato è già svuotato in partenza.

L’Unione Europea afferma di voler pesare nella fase diplomatica del conflitto ucraino, ma ha costruito essa stessa le condizioni che rendono questa ambizione quasi impossibile. Quando l’Alta rappresentante per gli Affari esteri, Kaja Kallas, dichiara che l’Europa non sarà mai un mediatore neutrale tra Russia e Ucraina perché è dalla parte di Kiev e difende i propri interessi di sicurezza, dice una verità politica. Ma quella verità distrugge, nello stesso momento, la possibilità di una mediazione europea.

Un mediatore non è un avvocato. Un negoziatore credibile agli occhi di Mosca non può essere percepito come la semplice proiezione diplomatica del campo avverso. Eppure è esattamente così che la Russia vedrebbe qualsiasi inviato europeo: non come un’alternativa al canale americano, ma come una versione più ideologica, più rigida e meno pragmatica della posizione occidentale.

 

Il vuoto americano e l’incapacità europea

Il paradosso è che lo spazio diplomatico esiste. Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno ridotto il loro investimento diretto nella gestione politica del conflitto ucraino. Mosca desidera un processo più stabile, con gruppi di lavoro, incontri regolari e una catena diplomatica strutturata. La Russia non vuole soltanto visite intermittenti di emissari presidenziali, ma un negoziato continuo, con interlocutori capaci di decidere.

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Fulvio Grimaldi: Da Germania anno zero a Germania anno 2.0… C’ero, ci risiamo, ci sono

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Da Germania anno zero a Germania anno 2.0… C’ero, ci risiamo, ci sono

di Fulvio Grimaldi

ardopjg9rhggddgPreambolo dinastico

Non fosse stato per il Capitano Pierre François De Gerbaulet, non avrei avuto motivi molto personali per scrivere questo pezzo.

Per motivi svaporati nel tempo, forse legati alla persecuzione degli ugonotti ordinata da Carlo IX di Francia e da Caterina de’ Medici nella seconda metà del ‘600, Pierre François abbandonò la natìa Borgogna e si insediò a Muenster in Westfalia. Qui diede origine a una dinastia che, per me, si concluse con mia madre, una De Gerbaulet franco-prussiana, nata e cresciuta nella spumeggiante Berlino di Weimar, quella eternata ai posteri dal mitico “Cabaret” di Bob Fosse con Liza Minnelli. O, forse, nella sua parte migliore, da Bertold Brecht.

Tramite mia madre e mio padre, i Gerbaulet (che intanto, democraticamente, avevano buttato il “De”) si fusero in me con i Grimaldi dell’Alta Savoia, che indossavano quel patronimico per derivazione da Grimoaldo, re dei Longobardi e re d’Italia dal 662 al 671 e poi anche un Duca di Benevento. Grimaldi mica per virtù di schiatta. Semplicemente il genitivo latino di Grimoaldus (“potente guerriero”) con cui, andando in giro, usavano qualificarsi i sudditi del longobardo.

Tutta questa pappardella per fornire una spiegazione del trovarmi in quella Germania che, con occhio, cuore e mente, Rossellini raccontò nel film che ha dato il titolo a questo testo.

 

Premessa bombarola napoletana

E qui si comincia per davvero. 1942, grazie al fastidio provato dagli alleati per la presenza di truppe tedesche destinate al fronte nordafricano, con 200 bombardamenti dal 1941 al 1943, Napoli divenne la città italiana più bombardata in assoluto. Il mi’ babbo era lì per lavoro e così anche l’ultima, per allora, dei Gerbaulet e i due figli piccini. Che mia madre allenò a non avere paura, portandoli, quando suonava l’allarme, sulla torretta in cima alla casa di Posillipo per fare a gara a chi contava più esplosioni della contraerea.

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Roberto Fineschi: Qualche riflessone sull’enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas

Qualche riflessone sull’enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas

di Roberto Fineschi

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La mia tradizionale passione/perversione per le questioni ecclesiastiche mi ha ovviamente portato a leggere la prima enciclica di Leone XIV, dal titolo Magnifica humanitas, dedicata alla dottrina sociale della chiesa, con particolare attenzione alla questione scottante dell’Intelligenza Artificiale[1].

Disclaimer importante: come sempre queste mie riflessioni non riguardano il vasto mondo cristiano e cattolico nel suo complesso, composto di molte anime e realtà; al solito, mi riferisco alle posizioni ufficiali della gerarchia vaticana che si manifestano attraverso documenti come encicliche, il catechismo, ecc.. E, al solito, non si intende punzecchiare la spiritualità personale di alcuno con commenti arditi, ma solo discutere di questioni teoriche e storiche legate specificamente a quelle posizioni con i loro risvolti politici e sociali.

Il tema preponderante dell’Intelligenza artificiale non è però isolato; il papa riprende molte delle questioni chiave del magistero sociale della chiesa, non a caso inaugurato dal suo omonimo predecessore Leone XIII con la celeberrima Rerum Novarum. Questa è l’occasione per ribadire alcuni dei principi basilari – e per larghi aspetti controversi – di tale magistero.

Pur tra tutti i distinguo possibili, premetto che è da sottolineare la netta presa di posizione contro la guerra e la degradazione della dignità umana nelle dinamiche correnti; nel far questo, quella del papa è voce quasi unica nel panorama internazionale che conta. Ciò va evidenziato e ne va dato merito.

Per quanto riguarda la parte più nettamente dedicata ai problemi legati all’intelligenza artificiale e alla digitalizzazione, l’enciclica ricalca le considerazioni già da tempo diffuse in ambito critico in quanto a possibile manipolazione, intesa non solo come mero condizionamento esterno, ma come creazione disfunzionale della personalità, alla pericolosa eterodirezione e automazione dei processi decisionali in campo economico, sociale, educativo, ecc. In questo non è particolarmente originale per chi abbia un minimo di familiarità con tali argomenti; i moniti vanno comunque per lo più nella direzione giusta. Molto più “leggera” invece la parte propositiva, l’elaborazione di alternative, la proposta di un modello in positivo[2].

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Giuseppe Masala: Voci di guerra da San Pietroburgo. Sulle (agghiaccianti) dichiarazioni dell’ex agente segreto Andrey Bezrukov

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Voci di guerra da San Pietroburgo. Sulle (agghiaccianti) dichiarazioni dell’ex agente segreto Andrey Bezrukov

di Giuseppe Masala

Ieri ha avuto inizio il Forum Economico di San Pietroburgo, il più importante simposio economico del paese, nato con l’ambizione di ridare slancio all’economia russa dopo il crollo del sistema sovietico e impostosi, negli anni, come uno dei più attrattivi forum economici a livello mondiale perché porta d’ingresso all’enorme spazio economico euroasiatico. Da notare che proprio in questa edizione si è avuto il ritorno di una delegazione statunitense, dopo gli anni del boicottaggio causato dal conflitto tra Mosca e Kiev. Al contrario, latitano ancora i paesi europei che insistono nella loro ostilità ostentata nei confronti di Mosca.

Proprio nel giorno dell’inaugurazione di questa importante manifestazione, San Pietroburgo è stata colpita da un potente attacco di droni ucraini. Molto probabilmente negli intendimenti di Kiev vi era quello di rovinare quella che – soprattutto in occidente – viene intesa come una manifestazione che ha lo scopo di glorificare Putin e il putinismo economico. Il risultato dell’attacco è stata l’esplosione di alcuni depositi petroliferi e la distruzione di una corvetta del Flotta del Baltico della Marina Militare Russa. Una mossa, quella di Kiev, certamente propagandistica, ma che segnala anche una capacità di colpire a lunghissima distanza dal proprio territorio: chiaramente un attacco del genere non può non aver sorvolato lo spazio aereo della NATO, sempre che – addirittura – il lungo di partenza dei droni non fosse direttamente situato in territorio NATO. Ciò sempre di più chiarisce, anche a chi si è recato a San Pietroburgo per partecipare al Forum Economico, che la Russia è in realtà in guerra con buona parte dei paesi europei.

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Alessandro Volpi: Perché l’Occidente fa bombardare San Pietroburgo

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Perché l’Occidente fa bombardare San Pietroburgo

di Alessandro Volpi*

L’Ucraina spara droni contro San Pietroburgo nel giorno in cui proprio nell’ex città imperiale si apre il St. Petersburg International Economic Forum (SPIEF), giunto alla ventinovesima edizione.

Si tratta di un incontro, che durerà fino al 6, a cui partecipano i rappresentanti di governi e aziende di 130 paesi del mondo, con una chiara predominanza della rete dei Brics, a cominciare da Cina, rappresentata dal vice presidente Han Zheng, India e Brasile.

Un ruolo centrale avranno i paesi africani e quelli del Golfo, con la presenza degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita, ospite speciale, a cui si affiancano colossi come l’Indonesia e il Vietnam. Naturalmente ci saranno quasi tutte le grandi aziende di questi paesi, sia le grandi corporation pubbliche, dall’energia, all’acciaio, all’automotive, all’IA fino alle comnmodities, sia quelle private.

Solo per fornire tre dati di riferimento è possibile ricordare che questi paesi muovono un terzo delle merci globali, il loro interscambio è superiore a un quinto del commercio internazionale e, soprattutto, controllano quasi per intero le risorse energetiche e minerarie critiche, necessarie al resto del mondo.

In particolare nei prossimi tre giorni, saranno oggetto di discussione, tra le altre, la questione delle rotte commerciali, della dedollarizzazione e dell’interazione finanziaria.

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Angelo d’Orsi: «“Agorà”. Una proposta contro il “sistema guerra”, contro il bipolarismo politico, per un nuovo patriottismo della Costituzione»

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«“Agorà”. Una proposta contro il “sistema guerra”, contro il bipolarismo politico, per un nuovo patriottismo della Costituzione»

Ezio Locatelli intervista Angelo d’Orsi

Il concetto gramsciano di “intellettuale organico” ben si confà ad Angelo d’Orsi. Noto per essere uno dei massimi studiosi a livello internazionale della figura di Antonio Gramsci, d’Orsi non si è mai tirato indietro dall’impegno civico, politico in una prospettiva critica del neoliberismo e del capitalismo. Non lo ha fatto cinque anni fa quando si è trattato di dare la disponibilità a candidarsi a sindaco nelle elezioni comunali di Torino e a fare campagna davanti alle fabbriche, agli ospedali, nei quartieri popolari. Non lo ha fatto in occasione delle ultime tornate politiche. Non lo ha fatto in questi anni quando si è trattato di girare la Penisola in lungo e in largo per perorare una politica di opposizione alla guerra. Ora d’Orsi ha deciso di lanciare un movimento su scala nazionale denominato Agorà, il termine che indicava la piazza principale delle antiche polis ma che nei suoi propositi vuole essere anche una possibile forma politica contemporanea.  Un movimento politico rivolto a tutti coloro che in questi ultimi anni hanno manifestato per Gaza, contro la guerra o che si sono mobilitati per il No al referendum costituzionale ma che non hanno voce politica.

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Gideon Levy: La “soluzione” al problema di Gaza è ben avviata

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La “soluzione” al problema di Gaza è ben avviata

di Gideon Levy*

Israele ha un piano postbellico per Gaza. L’idea che ne fosse privo era un grave errore. Vorrei che questo piano non esistesse. Lontano dall’attenzione dell’opinione pubblica globale e israeliana, l’attuazione della fase successiva della strategia graduale di Israele è già in pieno svolgimento.

Ora che il Genocidio ha fatto il suo corso e la Striscia è stata quasi completamente distrutta, Israele sta avanzando con sicurezza verso la fase successiva del piano: rendere l’intera popolazione di Gaza permanentemente disabile, ferita, malata, affamata, senza casa e disoccupata.

Una volta che la popolazione di Gaza sarà ridotta a una massa disomogenea senza una società organizzata, senza servizi di base, istituzioni essenziali e, naturalmente, senza un governo, la completa disgregazione del tessuto sociale renderà più facile per Israele passare alla fase successiva, che non ha mai abbandonato, la fase dell’espulsione. Solo allora il problema di Gaza sarà finalmente risolto. Solo in questo modo

Un chiaro eco di questo piano si è potuto sentire la scorsa settimana nelle dichiarazioni dei suoi due architetti ed esecutori: il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha affermato che la sua “direttiva” è quella di espandere al 70%, dal 60%, l’area della Striscia controllata da Israele. Il Ministro della Difesa Israel Katz ha scritto su X: “Abbiamo promesso che Hamas non governerà Gaza né civilmente né militarmente, e così faremo.

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Mario Agostinelli e Sergio Bellucci: Intelligenza Artificiale, crescita, potere e architettura sociale: un esito scontato?

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Intelligenza Artificiale, crescita, potere e architettura sociale: un esito scontato?

di Mario Agostinelli e Sergio Bellucci

doinuffkoI costi fisici ed energetici legati allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale ci interrogano sugli enormi impatti ambientali, sociali, di potere e sulle dinamiche della sua crescita. Si propone una riflessione su come integrare trasparenza ed efficienza e individuare limiti e divieti nelle architetture dell’IA dove si confrontano i due paradigmi opposti della centralizzazione e del decentramento che potranno plasmare il modello stesso della società.

* * * *

Premessa

Secondo un recente rapporto di Accenture2 le tecnologie di Intelligenza Artificiale (IA) porteranno entro il 2035 a un raddoppio annuale della crescita economica nelle 12 economie più sviluppate e ne miglioreranno la produttività fino al 40 per cento. La ricerca rivela che l’IA potrebbe modificare la natura del lavoro e generare un nuovo rapporto tra uomo e macchina. Nel dibattito pubblico, tuttavia, resta in ombra un punto cruciale: la cosiddetta crescita di cui si parla, peraltro stimolata da profondi riassetti di potere e spesso data per indiscutibilmente desiderabile e inarrestabile, produce effetti sociali quantomeno controversi, mentre un aumento sconsiderato dei consumi elettrici esercita un impatto significativo e destabilizzante su ambiente e clima. Di queste ricadute, tuttavia, si ragiona raramente e se ne tiene ancora poco in conto. Saranno invece argomento delle note che seguono.

Nel 1972 il Club di Roma, con I limiti del-lo sviluppo3, mise a fuoco una contraddizione strutturale: un Pianeta dalle risorse finite non può sostenere all’infinito modelli di crescita esponenziale. Oltre mezzo secolo dopo, quella diagnosi risuona in un contesto diverso ma affine: quello cioè dell’espansione incontrollabile delle Big Tech che intercettano e monetizzano l’attenzione umana trasformando fuori da ogni controllo relazioni, emozioni ed esperienze in dati di loro proprietà.

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Carla Filosa: Disarmare l’Intelligenza Artificiale

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Disarmare l’Intelligenza Artificiale

di Carla Filosa

Lunedì scorso 25 aprile, è uscita la prima enciclica di papa Prevost intitolata “Magnifica Humanitas”, che presenta un interesse generale per le popolazioni di tutto il mondo, al di là di ogni riduttivo giudizio di appartenenza confessionale o di condivisione di valori spirituali, magari anche poco conosciuti.

Sembra oggi necessario fuoriuscire dall’angustia non solo sterile, ma ormai retrodatata, della separazione tra credenti e non credenti di fronte a un messaggio vaticano, al fine di raggiungere una maturità coscienziale che permetta di riconoscere le dinamiche politiche di un mondo in rapida evoluzione e partecipare attivamente, di conseguenza, alle scelte che il mutamento impone.

L’interesse preminente, che coinvolge popolazioni e non solo direttamente istituzioni e governi, in particolare quelli che perseguono obiettivi dispotici o suprematisti, riguarda un’umanità centrata nell’enciclica che non prevede di approfondire le attuali diseguaglianze né puntare a obiettivi di potere.

L’interesse particolare di questo messaggio riguarda anche l’IA, analizzata dalla personalità di un papa scientificamente competente, ma anche autorevole su un piano politico generale, in netto contrasto con le ambizioni imperiali tuttora impegnate a resistere all’estinzione progressiva dell’Occidente.

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comidad: Suprematismo occidentale per tutti i gusti

comidad

Suprematismo occidentale per tutti i gusti

di comidad

Mai sottovalutare la futilità; perciò può valere la pena di occuparsi persino di uno come Vannacci, se occuparsene serve a demistificare un po’ l’ambiente. C’è chi sostiene che il generale sia l’ennesima esca lanciata dall’establishment per manipolare e fuorviare le istanze di opposizione. Certamente le cose stanno anche così, ma non è l’unico aspetto del problema, che si presenta più complicato. Gran parte dell’elettorato ha sicuramente metabolizzato la fintocrazia e ne ha interiorizzato i rituali, perciò in personaggi come Vannacci l’elettore non scorge tanto una alternativa politica concreta, bensì cerca un personaggio con il quale identificarsi; si tratta di un voto del tutto simile a quello che gli spettatori esprimono per i reality show come il Grande Fratello o l’Isola dei Famosi. La “sinistra” mainstream si identifica con una serie di tabù: magistratolatria, eurolatria e vaccinolatria; perciò molti cittadini la percepiscono come quella che li vuole colpevolizzare, quella che cerca di farli sentire brutti e cattivi se non si fanno piacere i migranti, i gay e le tasse ecologiche.

In questo contesto di frustrazione e di colpevolizzazione, si può facilmente vendere agli elettori una figura di spregiudicato istrione in guerra contro la tirannia del politicamente corretto. Anche il Buffone di Arcore e l’attuale cialtrone della Casa Bianca si sono venduti all’elettorato come liberi e selvaggi iconoclasti nei confronti dei tabù del politicamente corretto. Insomma, l’elettore fintocratico non cerca soluzioni ai suoi problemi materiali, bensì psicodrammi che lo aiutino a liberarsi dall’oppressione della polizia del pensiero.

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Gaetano Colonna: Armi nucleari nel Vicino Oriente

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Armi nucleari nel Vicino Oriente

Federico Dal Cortivo intervista Gaetano Colonna

In occasione della pubblicazione del libro Lo Spettro della Bomba di Gaetano Colonna e Luca Serafini, editi dalle edizioni Il Cerchio di Rimini, il giornalista Federico Dal Cortivo per l’Adige di Verona ha intervistato il nostro storico collaboratore Gaetano Colonna. Riportiamo il testo integrale dell’intervista, per gentile concessione de L’Adige di Verona.

* * * *

D: Prof. Colonna mai come in questi ultimi mesi, dall’inizio dell’attacco israeliano statunitense contro l’Iran, si sente parlare di un possibile utilizzo di armi nucleari. Pare quasi che quello che una volta veniva appena sussurrato, come ai tempi della “guerra fredda”, oggi sia stato semplicemente sdoganato diventando quasi argomento da bar. A suo avviso il mondo sta correndo questo rischio?

A quanto pare l’utilizzo delle armi nucleari non è più un tabu nei conflitti in corso: dopo la fine dell’equilibrio del terrore (la cosiddetta Mutual Assured Destruction in acronimo MAD, cioè “pazzo” in inglese), che era in voga al tempo della contrapposizione dei due blocchi ideologici, occidentale e sovietico, si è diffusa negli ambienti militari l’opinione che sia possibile un uso “tattico” di questo tipo di armi, cioè con potenza distruttiva limitata.

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