Molti, molti anni fa sono stato invitato dal Weizmann, insieme ad altri scienziati, a visitare Israele. L’Istituto Weizmann è un prestigioso centro di ricerca scientifica.
Naturalmente accettai. In Israele incontrai fisici ebrei colleghi miei, con i quali già ero in contatto per comuni interessi di ricerca. A quel tempo ero ignorante della reale situazione in Palestina. Anni prima avevo visitato il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau e ne ero uscito sconvolto.
Come (quasi) tutti, ero indignato per i crimini del razzismo nazifascista e per l’ignavia degli stati democratici.
L’orrore dell’Olocausto favorì e accelerò la costituzione dello stato di Israele in Palestina, nonostante che il territorio assegnato a Israele fosse abitato da secoli da altre popolazioni, prevalentemente arabe.
Il 29 novembre 1947, l’Assemblea Generale dell’ONU approvò la Risoluzione 181, che prevedeva la divisione della Palestina in due Stati indipendenti, uno ebraico e uno palestinese, e poneva Gerusalemme sotto controllo internazionale.

Il piano fu accettato dai leader ebrei ma rifiutato dai Paesi arabi. Il 14 maggio 1948, con la fine del mandato britannico, i leader ebraici proclamarono la nascita dello Stato di Israele ma la leadership palestinese e i Paesi arabi rifiutarono la risoluzione, sfociando nella guerra arabo-israeliana del 1948. In seguito Israele subì altri attacchi dai paesi arabi.
Facciamo un passo indietro, anzi, molti passi.
La Palestina come territorio esisteva da millenni. Il nome “Palestina” deriva dall’antico popolo dei Filistei e fu usato dai Romani per indicare l’intera area. Prima ancora, i territori erano noti come Terra di Canaan.
E’ sempre stata al centro di contese. È stata abitata da popolazioni arabe e cristiano giudaiche, molte delle quali nomadi, colonizzate di volta in volta da potenze straniere, ultimi i turchi ottomani.
Secondo la tradizione e le fonti storiche, gli antichi Israeliti si stabilirono in questa stessa area migliaia di anni fa, fondando i regni di Giudea e Israele, prima di essere esiliati.
Molti israeliani, oggi, rivendicano il loro diritto alla Palestina rifacendosi alla Bibbia. Nella Bibbia, la promessa a Israele è il patto fondamentale tra Dio e il popolo ebraico. Consiste nel dono incondizionato della Terra di Canaan (la “Terra Promessa”) e nella benedizione divina, sanciti attraverso i patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe. Ma la Bibbia è stata scritta duemilacinquecento anni fa!
Questa assurda pretesa ha portato a conseguenze tragiche.
Cosa diremmo oggi se i popoli scandinavi rivendicassero diritti sulla Lombardia richiamandosi al Re Alboino e alla Regina Teodolinda, longobardi, il cui regno (568-774 d.C.) divise la penisola per oltre due secoli? I longobardi lasciarono un’impronta indelebile nella cultura, nella lingua e nella toponomastica italiana.
Intorno alla costituzione dello Stato di Israele, più di 700.000 palestinesi sono stati espulsi dalle loro case e dalle loro terre; molte città e villaggi sono stati rasi al suolo. A questo evento gli storici arabi (ma non solo) si riferiscono oggi come la Nakba, che vuole dire ‘catastrofe. I Palestinesi cacciati dai loro territori si rifugiarono in diversi Paesi arabi, soprattutto in Giordania, a Gaza e in Cisgiordania. La difesa del diritto al ritorno è da allora un punto fermo delle rivendicazioni politiche palestinesi. In tutti gli anni successivi fino ai nostri giorni, si sono stabiliti in Cisgiordania insediamenti illegali israeliani che ne hanno frammentato il territorio e che attualmente ne occupano una buona parte.
Dopo la strage perpetrata da Hamas il 7 ottobre 2023, in cui morirono 1200 civili israeliani, l’esercito di Israele scatenò la guerra e il massacro di Gaza, dove sono state uccise più di 70.000 persone (prevalentemente civili) e la maggior parte degli edifici è stata rasa al suolo.
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Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU (UNSC) ha adottato circa 30 risoluzioni che criticano o impongono obblighi specifici a Israele sugli insediamenti, e oltre 130 incentrate più ampiamente sul conflitto arabo-israeliano.
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L’Assemblea Generale (UNGA), dal 2015 al 2024, ha approvato 173 risoluzioni che condannano le politiche israeliane o richiedono il ritiro dai territori occupati.
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Il Consiglio per i Diritti Umani (UNHRC), dal 2006, ha adottato 112 risoluzioni di condanna.
Luciano Bertozzi, analista ed esperto di disarmo, ha scritto: “L’Assemblea Generale dell’ONU ha adottato, con una schiacciante maggioranza, (con il voto contrario di Israele, USA e pochi altri e con l’astensione dei Paesi europei, Italia compresa) una risoluzione con cui chiede la fine dell’occupazione israeliana della Palestina, entro 12 mesi. Israele, inoltre, deve restituire le terre e gli altri beni immobili e tutti quelli sequestrati dal 1967 ad oggi. L’Assemblea ha deplorato vivamente il disprezzo totale e continuo per le violazioni da parte del governo israeliano del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’ONU. La Risoluzione trova fondamento nella decisione della Corte di Giustizia Internazionale, organo dell’ONU, che ha sancito l’illegalità di tale occupazione.
I principali organi di informazione italiani hanno ignorato questa notizia. L’Italia e gli altri paesi europei devono porre fine ad ogni aiuto militare per evitare di essere complici del massacro in atto in Medio Oriente.
Il governo dello Stato di Israele taccia di antisemitismo ogni critica alla sua politica criminale contro i palestinesi.
Se la situazione in Palestina non migliorerà, ai danni umani e alle distruzioni si assisterà alla crescita dell’anti-sionismo, ossia della critica alla ignobile politica del governo di Israele, sostenuto dalla maggior parte della popolazione ebraica. Inoltre si approfondirà la piaga dell’antisemitismo, del razzismo anti-ebraico, piaga mai del tutto estirpata.
L’idea che potrei provare ostilità per i miei amici e colleghi ebrei a causa delle persecuzioni inflitte dagli israeliani ai palestinesi nella West Bank mi sembra orribile.
Negli Stati Uniti (The Washington Post) i sondaggi indicano che la maggioranza dell’opinione pubblica ha ora una visione sfavorevole di Israele, con crescenti simpatie per la causa palestinese. Esponenti politici sia democratici che repubblicani stanno mettendo in discussione gli aiuti statunitensi a Israele.
Un dato rilevante riguarda anche la comunità ebraica americana: il 56% degli intervistati afferma di avere poca o nessuna fiducia in Netanyahu. Una rilevazione dell’Istituto dell’Elettorato Ebraico mostra come il 63% degli intervistati si definisca “pro-Israele” pur esprimendo critiche verso le politiche del governo.
Ricordiamo infine che la Corte penale internazionale (CPI) ha condannato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della difesa Yoav Gallant, accusati di crimini di guerra nella conduzione del conflitto con Hamas a Gaza.
Per concludere, ricordiamo quanto ha scritto Natalia Ginzburg il 14 settembre 1972:
“Non eravamo affatto preparati a vederli (gli ebrei) diventare una nazione potente, aggressiva e vendicativa. Speravamo che sarebbero stati un piccolo paese inerme, raccolto, che ciascuno di loro conservasse la propria fisionomia gracile, amara, riflessiva e solitaria. Forse non era possibile. Ma questa trasformazione è stata una delle cose orribili che sono accadute”.
“Quando qualcuno parla di Israele con ammirazione, io sento che sto dall’altra parte. Ho capito a un certo punto, forse tardi, che gli arabi erano poveri contadini e pastori. So pochissime cose di me stessa, ma so con assoluta certezza che non voglio stare dalla parte di quelli che usano armi, denaro e cultura per opprimere dei contadini e dei pastori (…) Gli uomini e i popoli subiscono trasformazioni, rapidissime e orribili. La sola scelta che a noi è possibile è di essere dalla parte di quelli che muoiono e patiscono ingiustamente”.
Elena e Roberto Fieschi* – Giugno 2026
(*) Laureato in fisica nel 1950, ha insegnato in varie università, dal 1965 all’Università di Parma. Ha svolto ricerche prevalentemente in fisica dello stato solido. Ha pubblicato vari libri e articoli per la diffusione della cultura scientifica ed è coautore di vari corsi multimediali che hanno ottenuto premi internazionali. Nel 1977 gli è stata conferita la “medaglia d’oro” del Ministero della pubblica istruzione. Negli anni Ottanta è stato membro del Comitato centrale del Partito comunista italiano. È Professore emerito di fisica all’Università di Parma.
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