Il meglio della settimana di InsideOver
L’ultimo rapporto dell’Explosive Weapons Monitor ha acceso i riflettori sull’impatto crescente delle armi esplosive sui civili. Secondo il documento, pubblicato il 10 giugno, oltre 22.600 civili sono stati uccisi da armi esplosive nel corso dell’ultimo anno in 65 Paesi. La Palestina risulta il territorio più colpito al mondo nel 2025 per numero di vittime civili, seguita da Ucraina, Myanmar, Siria e Sudan. Il rapporto attribuisce alle operazioni militari israeliane oltre la metà delle morti civili causate da armi esplosive registrate a livello globale e segnala che nove attacchi su dieci contro convogli e strutture umanitarie sono avvenuti nei territori palestinesi. Gli autori del monitoraggio parlano di una progressiva “normalizzazione” delle sofferenze inflitte alle popolazioni civili nei conflitti contemporanei.
Nel Regno Unito cresce intanto il dibattito sul ruolo della società tecnologica Palantir nella gestione dei dati pubblici. Un rapporto della Commissione parlamentare per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia di Westminster ha sollevato dubbi sull’opportunità di affidare all’azienda statunitense la gestione della piattaforma dati del National Health Service, il servizio sanitario nazionale britannico. Il documento sostiene che non emergano vantaggi tecnologici sufficientemente rilevanti da giustificare la scelta, mentre aumentano le preoccupazioni legate ai rischi strategici e alla dipendenza da fornitori privati per infrastrutture considerate essenziali.
In Messico, l’inizio dei Mondiali di calcio è diventato occasione di mobilitazione per i familiari delle persone scomparse. Secondo i dati ufficiali, il Paese conta oltre 134.000 desaparecidos, una cifra che continua a crescere e che supera ampiamente la capienza dello Stadio Azteca, simbolo dell’evento sportivo. Diverse organizzazioni hanno sfruttato la visibilità internazionale del torneo per richiamare l’attenzione sulla crisi. A Città del Messico i manifestanti hanno adottato come simbolo l’“Ajolote Buscador”, una mascotte ispirata a quella dei Mondiali e trasformata in emblema della ricerca dei dispersi. Nello Stato di Jalisco, il collettivo Luz de Esperanza ha distribuito un album di figurine che sostituisce i volti dei calciatori con quelli delle persone scomparse.
Nella Repubblica Democratica del Congo continua a peggiorare la situazione legata all’epidemia di Ebola. Le autorità sanitarie hanno confermato 598 casi e 115 decessi dall’inizio della trasmissione. Sebbene il focolaio sia stato dichiarato ufficialmente a metà maggio, il governo ha ammesso che il virus aveva già circolato per diverse settimane senza essere individuato. Questa diffusione silenziosa ha complicato le operazioni di contenimento, favorendo l’espansione dell’epidemia in aree già fragili e caratterizzate da gravi difficoltà economiche e infrastrutturali. I casi sono stati registrati in numerose zone sanitarie delle province di Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu.
L’India affronta nel frattempo una delle più intense ondate di calore mai documentate. In molte regioni le temperature hanno superato i 45 gradi, con punte vicine ai 48. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Environmental Health stima che una singola giornata di caldo estremo possa essere associata a circa 3.400 morti nel Paese, mentre un’ondata di cinque giorni potrebbe provocare quasi 30.000 decessi. Le cifre risultano nettamente superiori ai dati ufficiali, che contabilizzano principalmente le vittime dirette dei colpi di calore. Gli studiosi sottolineano invece l’impatto indiretto delle temperature elevate sull’aggravamento di patologie cardiovascolari, respiratorie, renali e metaboliche. La vulnerabilità della popolazione è accentuata dal fatto che meno del 5% degli abitanti dispone di un sistema di climatizzazione domestica.
Molte delle tragedie che colpiscono il continente africano restano invisibili fino a quando non diventano impossibili da ignorare. Il nostro obiettivo è raccontarle prima, con rigore, presenza sul campo e attenzione alle popolazioni coinvolte. Per aiutarci a documentare queste realtà e dare voce a chi spesso non ne ha, puoi contribuire con una donazione a questo link.
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